www.resistenze.org - osservatorio - lotta per la pace - 15-12-08 - n. 254

da: www.futurefastforward.com/current-affairs/694-peace-by-cindy-sheehan-latest-update-101208?tmpl=component&print=1&page=
versione francese: www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2008-12-11%2013:10:49&log=invites
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Il movimento per la pace continuerà, indipendentemente da chi ricopre la carica di presidente
 
di Cindy Sheehan
 
05/12/2008
 
Oggi è il 67° anniversario del "giorno del disonore". Se c'eri 67 anni fa, eri molto giovane. Conosco poche persone che ricordano ancora quando i giapponesi bombardarono la base navale statunitense di Pearl Harbor nelle Hawaii, ma ho ancora in mente la storia narratami di quel giorno dei miei genitori.
 
Mia madre era seduta al tavolo della cucina e mangiava una focaccia quando ha sentito la notizia alla radio, aveva 10 anni. Mio padre viveva in Oklahoma, ma mia mamma era a Hawthorne in California e la sua famiglia era terrorizzata al pensiero che la California sarebbe stata colpita a breve. Posso immaginare che negli anni a venire, i miei figli racconteranno ai loro figli ciò che stavano facendo quando hanno sentito dell'attacco dell'11 settembre 2001 alle Torri Gemelle e al Pentagono.
 
Era già in corso un conflitto terribile e mondiale il 7 dicembre del 1941, ma quella data segnava simbolicamente l'ingresso degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale. Quattro giorni dopo il Congresso pronunciò la formale dichiarazione di guerra contro il Giappone. Anche se negli anni a seguire gli Stati Uniti sono stati coinvolti in molte guerre, azioni di intelligence e guerre striscianti, quella è stata l'ultima dichiarazione di guerra pronunciata costituzionalmente. Non che ciò giustifichi l'uso della violenza, ma le "procedure" erano state seguite. Milioni di persone perirono nella seconda guerra mondiale e le armi di distruzione di massa furono scatenate dagli Stati Uniti contro civili innocenti.
 
Gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica uscirono dalla Seconda Guerra Mondiale come "superpotenze" del mondo. In quel ruolo gli Stati Uniti ricorsero all'intimidazione violenta e al militarismo sfrenato. L'impero dell'URSS crollava sotto il peso della sua macchina militare, nello stesso modo in cui sembrano ora destinati gli Stati Uniti, in particolare dopo che il neo eletto Presidente Obama scioccamente ha deciso di perseverare nell'errore in Afghanistan. Qualcuno dovrebbe informarlo che l'Afghanistan ha segnato la fine di molti imperi, o invece è ora che anche l'impero militare statunitense si sgretoli.
 
Se gli Stati Uniti avessero un movimento nazionale per la pace, Obama non sarebbe stato eletto. Dennis Kucinich (Deputato Democratico in Ohio) sarebbe stato il candidato dei Democratici, Ron Paul (Deputato Repubblicano del Texas) sarebbe stato nominato dal suo partito e Cynthia McKinney (Verdi) e Ralph Nader (Indipendente) avrebbe preso parte nei dibattiti elettorali. Negli Stati Uniti c'è un movimento "antiguerra" che discrimina l'opposizione alla guerra: molte organizzazioni nazionali, considerano le guerre del Partito Democratico accettabili, mentre quelle del Partito Repubblicano sono cattive. Ecco perché abbiamo bisogno di un movimento che abbia integrità di visione, che non sia complice degli inganni dei Democratici; un movimento capace di dichiarare senza mezzi termini che ogni forma di violenza è sbagliata e la risoluzione di problemi con l'uso o la minaccia della forza costituisce un crimine contro l'umanità. George Bush come Barack Obama, quando formulano queste minacce o promuovono l'intensificazione della violenza, sono ugualmente penalmente colpevoli. Se l'uso della violenza è intrinsecamente sbagliato per l'individuo, è infinitamente esecrabile quando proviene da uno Stato.
 
L'anno scorso, il 5° anniversario dell'invasione dell'Iraq, ho provato a lanciare una mobilitazione di massa nella città di Washington, ma i dirigenti di alcune organizzazioni nazionali non hanno voluto "imbarazzare i Democratici". Succederà la stessa cosa nel 6° anniversario dell'invasione con un presidente Democratico? Obama chiaramente non è un Presidente pacifista (ne esistono?) e nemmeno "antiguerra". Non ha mai assicurato un immediato e completo ritiro dall'Iraq e ha preannunciato l'escalation della violenza in Afghanistan. Queste, badate, sono state le sue promesse in campagna elettorale. Obama ha tradito la base che gli ha consentito di essere eletto sfruttando una percezione fuorviante di se stesso e successivamente nominando dei ministri che rendono pazzi di gioia i falchi neo-con.
 
Il nostro minuscolo movimento per la pace ha sempre sostenuto che entrambe le invasioni e le occupazioni statunitensi in Iraq e in Afghanistan sono illegali e immorali e che le nostre truppe dovrebbe essere riportate a casa immediatamente e che l'impero statunitense rischia di ridursi a una dimensione tale da affogare in un bicchier d'acqua. Il movimento "antiguerra" invece è sempre stato molto attento a fare una distinzione, che considero errata, tra la guerra in Iraq (cattiva) e quella in Afghanistan (giustificata). E' un ragionamento sbagliato che a lungo andare danneggia l'integrità del movimento.
 
Conoscete il movimento statunitense per la pace. L'avete visto in azione. I promotori vanno in bicicletta o prendono i mezzi pubblici per recarsi ai cortei, o guidano auto vecchissime tenute insieme con lo scotch. Sono quelli che fuori dalle carceri, con una candela in mano, protestano contro l'omicidio comminato dallo Stato, anche contro una sola persona. Sono quelli che s'inginocchiano davanti alla Casa Bianca in tute arancione per protestare contro la tortura. Sono quelli che si radunano in migliaia ogni anno per chiedere la chiusura della Scuola delle Americhe. Il movimento per la pace sa che da violenza nasce violenza. Il movimento per la pace svolge il duro lavoro di affrontare l'Impero e lo fa in un modo pacifico, anche se giustamente rumoroso.
 
Il movimento contro le guerre promosse dai Repubblicani, promuove i cortei sul fine settimana, in luoghi in cui lo status quo non sia disturbato; poi si congratulano tra loro e tornano agli incontri nazionali per pianificare le modalità con cui far eleggere il maggior numero di Democratici.
 
Lavorare per la pace non è gratificante dal punto di vista economico, ma i volti rugosi di chi a lungo si è speso per la pace, risplendono, mostrano soddisfazione per il lavoro svolto e si guardano allo specchio senza vergogna.
 
Il movimento contro le guerre promosse dai Repubblicani si ritirerà durante il regime di Obama per "dargli una possibilità". Il movimento per la pace invece sta ancora lavorando e proseguirà il suo lavoro, indipendentemente da chi ricopre la carica di presidente.
 
La pace non è per i codardi. La pace richiede molto lavoro, molte risorse e molta energia. La maggior parte delle persone non ha la determinazione sufficiente o la resistenza necessaria.
 
Il movimento per la pace ha preteso da Bush e pretenderà da Obama un completo e immediato ritiro delle forze statunitensi e dei mercenari indipendenti dall'Iraq e dall'Afghanistan e la dichiarazione della fine della Guerra al Terrore.
 
Esigiamo che tutte le prigioni della tortura, quella di Guantanamo a Cuba e in tutto il mondo, vengano chiuse e che gli esseri umani rinchiusi in quelle prigioni vengano liberati, portati a processo con la piena tutela del diritto comunemente condiviso (quello che una volta esisteva negli Stati Uniti) e che venga abrogata la legge che ha istituito le commissioni militari.
 
Esigiamo che gli Stati Uniti adottino un approccio più equilibrato riguardo l'occupazione israeliana e l'oppressione del popolo palestinese e che si impegnino a lavorare con la comunità internazionale per alleviare la crisi umanitaria a Gaza.
 
Esigiamo che la legge "Patriot Act" venga abrogata. Obama ha votato per mantenerla.
 
Esigiamo che un'altra legge, la "FISA Modernization Act" venga abrogata. Obama ha votato per privarci della tutela del quarto emendamento [della Costituzione, che subordina l'arresto e le perquisizioni a un ragionevole motivo, n.d.t.].
 
Esigiamo che tutte le basi statunitensi nel mondo – oltre 800 – vengano chiuse e le nostre truppe riportate in patria e ridotte le dimensioni del nostro "esercito permanente" che è, in ogni caso, incostituzionale.
 
Esigiamo che l'esercito statunitense venga ridotto e commisurato a scopi difensivi, di intervento in caso di calamità naturali e di emergenze internazionali, anziché essere rafforzato con altri 100.000 soldati (una delle promesse della campagna elettorale di Obama).
 
Esigiamo che gli stanziamenti per il Pentagono vengano ridotti drasticamente e che il denaro risparmiato sia utilizzato per l'istruzione, l'occupazione e l'assistenza sanitaria negli Stati Uniti. Se tutti, non solo i ricchi, avessero accesso a questi diritti umani fondamentali, a che scopo arruolarsi nell'esercito dell'Impero militare statunitense?
 
Esigiamo che il Posse Comitatus Act venga completamente reintrodotto in modo che le truppe e le armi statunitensi non possano essere utilizzate contro noi cittadini.
 
Non solo esigiamo queste cose, ma siamo disposti a lavorare duramente per ottenerle. Lavorare per la pace ci pone davanti l'assurdità di un sistema corrotto da due grandi partiti che operano sempre per la guerra.
 
Non riesco a immaginare un posto migliore in cui essere o una cosa migliore da fare.
 
Con l'amministrazione Obama si separerà definitivamente "il grano dal loglio" e vedremo chi davvero vuole la pace e chi è disposto ad accettare la violenza Democratica.