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Imperialismo, Stato Islamico (Isis) e la politica della guerra infinita

Coalizione "ANSWER" | answercoalition.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

19/02/2015

Sabato 21 marzo 2015 marceremo su Washington DC per dire NO all'autorizzazione a fare una nuova guerra in Iraq e Siria.

Dichiarazione di Brian Becker, presidente della Coalizione ANSWER

Sabato 21 marzo, la Coalizione ANSWER [Act Now to Stop War and End Racism, Agiamo ora per fermare guerra e razzismo] guiderà, come parte di una più ampia coalizione, l'organizzazione di un corteo nazionale a Washington DC contro la politica di "guerra infinita" in Iraq, Libia, Siria ed ovunque in Medio Oriente. La marcia nazionale del 21 marzo riunirà i dimostranti presso la Casa Bianca alle 12.00 e sarà il culmine di quattro giorni di azioni di protesta nel Campidoglio. Gli eventi sono organizzati sotto le bandiere di Spring Rising [Primavera nascente, coordinamento per i quattro giorni di protesta pacifista in Washington DC, dal 18 al 21 marzo 2015, ndt]

Questo è un momento critico in cui l'amministrazione Obama deve ottenere l'autorizzazione del Congresso per l'uso della forza militare (AUMF) in Medio Oriente e forse anche altrove.

Vi invitiamo a partecipare alla protesta, a diffonderla ed a manifestare il vostro sostegno.

Con questo messaggio intendiamo spiegare perché consideriamo la situazione attuale di importanza critica.

Un momento cruciale

Siamo alla vigilia di ciò che viene pianificato come una guerra pluridecennale - una guerra che si espanderà e crescerà. Anche se da parte del Presidente vi era l'impegno di "limitare" la guerra, tale promessa potrebbe essere intesa come semplice artifizio verbale per lenire un pubblico scettico. Se Obama avesse detto di aver ordinato una nuova "ondata" di decine di migliaia di truppe in Iraq, ci sarebbero state massicce proteste contro la guerra in tutte le strade di questo paese.

Il Presidente non poteva rischiare tutto ciò. Né potrebbe battersi il petto come i Repubblicani, i quali da sempre dipingono Obama come un leader debole. Persino questi ultimi hanno paura di dire alla pubblica opinione che questo è solo l'inizio e che l'impegno militare porterà all'invio di un enorme numero di truppe in Iraq - che i consiglieri militari e gli istruttori non riusciranno a sconfiggere lo Stato Islamico e che il loro fallimento si tradurrà in un costante accrescimento delle truppe americane sul campo di battaglia.

Nonostante la promessa iniziale di "non mettere gli stivali sul terreno", oggi vediamo diverse migliaia di soldati americani in più in Iraq. Il 14 febbraio, il Pentagono ha annunciato che invierà in Kuwait una brigata forte di 4.000 uomini equipaggiati con armatura pesante. Nelle basi e sulle portaerei della regione è schierata una massiccia forza aerea. Le città ed i villaggi iracheni verranno bombardati di nuovo, ma la "guerra limitata" non avrà successo più di quanto ne abbia avuto in Vietnam e di conseguenza vi sarà una richiesta di truppe di volta in volta sempre maggiore.

L'esercito degli Stati Uniti ha insediato un quartier generale di divisione in Iraq. L'unico motivo per stabilire un simile quartier generale è appunto per dirigere una divisione. La divisione non è ancora arrivata, ma lo farà. Una divisione americana è composta da 20.000 soldati.

I problemi di oggi in Iraq e Siria sono le conseguenze dell'azione militare americana. Un incremento odierno dell'azione militare rafforzerà lo Stato Islamico anziché indebolirlo. La catastrofe di una guerra degli Stati Uniti con finale incerto avrà un impatto non solo sulla popolazione della regione, ma sull'intero globo. Dire semplicemente che la posta in gioco è alta, non aiuta a cogliere l'entità del possibile disastro.

E' giunto il momento per la popolazione di andare in piazza per dire NO all'autorizzazione del Congresso per la guerra infinita.

L'azione militare degli Stati Uniti ha distrutto l'Iraq, la Siria e la Libia

C'è molta confusione su ciò che l'amministrazione Obama sta facendo e perché lo sta facendo. La confusione è causata dalla presentazione ingannevole dell'azione militare statunitense contro il cosiddetto Stato Islamico.

Lo Stato Islamico ha stabilito una formidabile presenza militare in Iraq, Siria e Libia e la sua influenza è in crescita in altri paesi.

Si deve dire la verità, smascherare le menzogne e aiutare il popolo di questo paese a capire come sia stato ingannato dal Pentagono e dalla leadership, sia dei repubblicani che dei democratici.

La strategia militare degli Stati Uniti in Medio Oriente è stata ed è il catalizzatore primario per la crescita dello Stato Islamico. Oggi, la lotta contro lo Stato Islamico è la giustificazione logica data in pasto al pubblico per autorizzare una guerra a tempo indeterminato del Pentagono in Medio Oriente. Ciò richiederà basi militari, migliaia di truppe, aviogetti da combattimento e centinaia di miliardi di dollari in spese militari.

Il Pentagono ha distrutto i governi laici ed i loro apparati statali in Iraq e Libia, il che ha creato lo spazio politico per la nascita dello Stato Islamico e delle altre milizie islamiche di destra. La Cia, attraverso la Giordania e la Turchia, ha coordinato la massiccia importazione di armi che sono confluite in Siria a coloro che il Dipartimento di Stato e i media mainstream hanno etichettato come "i combattenti per la libertà" dal 2011 fino al 2014. Rifocillati di armi e finanziamenti dall'estero e rinvigoriti dalla loro vittoria in Libia, queste unità armate hanno conquistato vaste aree di territorio siriano ai danni del suo governo. Questi territori sono stati utilizzati per creare il cosiddetto Stato Islamico del Califfato.

Nei mesi di agosto e settembre 2013, il Segretario di Stato Kerry ed i suoi amici neo-conservatori al Congresso chiedevano che gli Stati Uniti avviassero un massiccio bombardamento dell'esercito siriano. Ciò è stato impedito solo dall'opposizione dei movimenti pacifisti presenti negli Stati Uniti, in Gran Bretagna ed altrove. Kerry e McCain si sono in quel momento scatenati per chiedere il bombardamento dell'Esercito arabo siriano, ma non una volta durante questa fase si sono spinti a chiedere un'azione militare contro lo Stato Islamico. Da allora (agosto / settembre 2013), lo Stato Islamico e l'affiliato di Al-Qaeda, Jabhat al-Nusra, sono stati la forza militare dominante nel conflitto armato in Siria e sarebbero stati i primi favoriti da un'azione militare degli Stati Uniti.

L'ascesa dello Stato Islamico è la diretta conseguenza delle politiche militari degli Stati Uniti

Senza le distruttive e criminali azioni dei politici americani e dell'alto comando del Pentagono, lo Stato Islamico oggi non esisterebbe se non forse come una piccola entità.

Sotto la direzione di George W. Bush, Dick Cheney e Donald Rumsfeld, il Pentagono ha invaso l'Iraq. Le autorità statunitensi hanno immediatamente sciolto il governo e l'esercito nazionale. Dal momento che l'Onu non avrebbe autorizzato questa azione, la Casa bianca di Bush fondò la "legalità" delle sue azioni sulla base dell'autorizzazione data nel 2002 da un Congresso privo di spina dorsale.

Come diretta conseguenza di questo premeditato atto di aggressione, la nazione irachena si è divisa lungo confini etnici e confessionali. Bush e Cheney, dopo aver ordinato lo scioglimento del governo iracheno, hanno stabilito la propria dittatura militare in Iraq sotto il controllo della Coalition Provisional Authority (Cpa). Guidata da un americano, L. Paul Bremer, il quale non ha mai nemmeno parlato l'arabo, la Cpa stracciò la Costituzione dell'Iraq e si mise a ricreare un Iraq sotto la tutela dell'occupazione militare americana. Fin dall'inizio, l'occupazione statunitense, consapevolmente e inconsapevolmente, ha finito per dividere l'Iraq lungo confini etnici e religiosi.

In risposta alla resistenza armata irachena - non preventivata da Washington - contro l'occupazione iniziata nell'estate del 2003, i funzionari statunitensi consapevolmente ri-organizzarono e finanziarono la vita politica irachena e il suo governo su basi strettamente confessionali: uno sciita sarebbe stato primo ministro, un curdo sarebbe stato il presidente, un sunnita sarebbe stato il presidente dell'Assemblea nazionale. E poi, a partire dal 2004, nel tentativo di prevenire l'insorgere di un fronte di resistenza irachena unificato a livello nazionale, i funzionari d'occupazione statunitensi, insieme al Pentagono e alla Cia, hanno iniziato a finanziare milizie la cui identità è legata all'identità religiosa o all'etnia. Era il classico strumentario del "divide et impera", che il colonialismo britannico aveva impiegato nel sub-continente indiano e in tutto il suo vasto impero.

Sono state proprio le politiche statunitensi che hanno diviso l'Iraq. Ed oggi, l'Iraq così come esisteva fino a 13 anni fa, non c'è più. È per tale motivo che lo Stato Islamico esiste come forza in Iraq.

Le aree che lo Stato Islamico controlla oggi sono quei centri abitati che furono bombardati ed occupati dalle forze militari statunitensi, emarginati e brutalizzati da parte del governo iracheno centrale creato dagli Stati Uniti e dalle milizie confessionali che sostenevano il governo.

Il compito urgente del movimento contro la guerra negli Stati Uniti

Come sappiamo - e già sapevamo - l'invasione dell'Iraq era fondata interamente sulle menzogne. Fu un'aggressione basata sulla sola politica di potenza.

I criminali che hanno ordinato l'invasione e l'occupazione dell'Iraq non sono stati arrestati e nemmeno sono demonizzati dai media statunitensi. In realtà, sia Bush che Cheney stanno facendo ingenti somme di denaro tenendo discorsi, impegnandosi nella raccolta fondi per il partito, scrivendo e vendendo libri, facendo apparizioni nei talk show televisivi per dare il loro parere su questo o quel problema.

Per coloro che sostengono che "gli Stati Uniti devono fare qualcosa" in Iraq, va detto che quel "qualcosa" altro non è che il bombardamento delle stesse città e villaggi iracheni che le forze armate Usa hanno già bombardato e brutalmente occupato durante gli anni di Bush. Quel "qualcosa" altro non è che l'armare e dirigere quelle milizie confessionali e quell'esercito nazionale iracheno che negli anni scorsi ha instaurato un regno del terrore contro i centri abitati che sono ora sotto il controllo dello Stato Islamico.

E 'importante riflettere sulle posizioni politiche contraddittorie adottate dal Governo degli Stati Uniti, ancora una volta includendo sia Repubblicani che Democratici.

La politica estera statunitense è una politica imperialista. Dopo che tanta distruzione e sofferenze sono state causate ai popoli del Medio Oriente, è crudelmente ingenuo oppure un atto di impassibile cinismo affermare che il Pentagono possa essere l'agenzia che esporta la giustizia in quegli stessi paesi che ha violentemente distrutto. La forza crescente dello Stato Islamico e di altre simili forze politiche reazionarie è un problema soverchiante per il popolo progressista del Medio Oriente e di tutto il mondo musulmano. Per mezzo secolo, la politica estera e la strategia militare degli Stati Uniti sono state quelle di distruggere i movimenti antimperialisti laici e di sinistra che costituivano la leadership dei movimenti anticoloniali e antimperialisti nella regione. Dopo aver portato a termine una tale agenda, la burocrazia degli Stati Uniti non dovrebbe restare sorpresa che organizzazioni ripugnanti come Stato Islamico siano cresciute per riempire il vuoto.

Le forze progressiste in Medio Oriente sono immobilizzate in una lotta per la vita o la morte finalizzata a conquistare la guida della società contro forze brutalmente reazionarie come lo Stato Islamico. L'azione militare degli Stati Uniti non è stata predisposta per aiutarle, né può farlo. Noi, in Occidente, possiamo offrire sostegno politico e solidarietà alla loro lotta, al fine di salvare la regione dall'imperialismo, dalle monarchie reazionarie, dalla macchina militare israeliana e da reazionari revanscisti come lo Stato Islamico.

Da parte nostra, i progressisti degli Stati Uniti devono oggi mobilitarsi contro le politiche del nostro governo di casa, il quale ha generato una distruttiva tempesta di fuoco in Medio Oriente ed ora cerca "autorizzazioni" per nuovi decenni di guerra negli stessi paesi e contro gli stessi popoli. Autorizzata da un gruppo di potere imperialista, la politica della guerra infinita che sarà portata avanti dalla macchina militare del Pentagono può solo portare ad ulteriori sofferenze - e non pace né liberazione - per i popoli che ne sono il bersaglio.

E' urgente rinfocolare il vasto movimento contro la guerra. Cominciamo dalla Marcia nazionale del 21 marzo prossimo, radunandoci a mezzogiorno attorno alla Casa bianca e partecipando alle altre manifestazioni programmate per i giorni precedenti a Washington, DC.


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