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- osservatorio - lotta per la pace - 01-02-16 - n. 574
Siria: permettete che la voce della ragione sia ascoltata
Un appello urgente da parte del Consiglio per la Pace statunitense indirizzato a tutti i nostri amici del Movimento per la pace
Consiglio per la Pace USA | wpc-in.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
23/01/2016
Cari amici e compagni del Movimento per la Pace,
Come voi tutti ben sapete, dopo quasi mezzo decennio di violenta guerra per procura, terrorismo e spargimento di sangue in Siria, le parti in conflitto hanno accettato di incontrarsi ancora una volta, questa volta a Ginevra, in Svizzera, per trovare una soluzione politica alla guerra in corso che è costata la vita di decine di migliaia di uomini, donne e bambini innocenti, ha lasciato milioni di siriani senza casa e ne ha trasformati altrettanti in rifugiati inondando i paesi confinanti con la Siria e l'Europa. Molti esperti ritengono che questa è l'ultima occasione per raggiungere una soluzione pacifica della crisi siriana.
E' anche noto che i negoziati in corso si svolgono in circostanze estremamente complicate. Questo conflitto vede il coinvolgimento di più di due contendenti, non solo il governo della Siria e la sua opposizione. Qui abbiamo anche a che fare con le rivalità tra potenze regionali, dove ogni paese persegue i propri interessi, e con l'ambizione degli Stati Uniti e degli stati membri della Nato di ridisegnare la mappa del Medio Oriente per raggiungere i propri obiettivi imperiali. Inoltre questo conflitto è anche parte integrante del progetto di circoscrivere, contenere e sottomettere la Russia e la Cina, come continuazione della strategia globale dei neocon.
A livello globale, gli Stati Uniti e la Nato considerano la Siria come un trampolino di lancio verso un cambio di regime in Iran e in definitiva in Russia e stanno cercando di portare la Siria sotto il controllo occidentale e della Nato con ogni mezzo possibile, compreso il finanziamento, l'organizzazione e l'armamento di gruppi militanti/terroristici che combattono il governo siriano, sia direttamente o per procura per mezzo degli alleati regionali. Questo pone inevitabilmente gli Stati Uniti su un pericoloso piano di scontro con la Russia che vede nel rovesciamento del governo siriano e nell'istituzione di un altro stato pro-Nato nelle zone di confine come una grave minaccia alla sua sicurezza nazionale.
La Russia giudica gli accadimenti in Siria come un prolungamento di ciò che la Nato sta facendo in Ucraina. L'abbattimento di un caccia russo, da parte di uno stato membro della Nato, la Turchia, è una chiara recrudescenza di questo confronto intenzionale e pericoloso. A livello regionale, il conflitto non può essere ridotto a una guerra tra due campi contrapposti. Non è semplicemente il caso di Siria, Iran e Russia, da un lato, e Arabia Saudita, Bahrain, Kuwait, Qatar, Giordania, Turchia, Israele, e altri, sul lato opposto. Anche se tutti i paesi del secondo gruppo agiscono all'interno del piano generale degli Stati Uniti/Nato per un cambio di regime in Siria, ognuno di loro ha le proprie mire sulla Siria e sulla regione nel complesso, e premono perché gli eventi volgano nella direzione utile ai propri interessi.
Sia l'Arabia Saudita (il più stretto alleato degli Stati Uniti dopo Israele) che il Qatar (sede del Comando Centrale degli Stati Uniti) sono determinati a rovesciare il governo di Assad con l'uso della forza. Sono i principali fornitori di denaro e armi ai ribelli militanti e ai terroristi stranieri in Siria. L'Arabia Saudita, in particolare, considera l'Iran come il maggiore rivale e nemico nella regione fin dalla rivoluzione del 1979 che ha portato l'Iran fuori dalla sfera di influenza Usa/Nato.
Per i sauditi, il rovesciamento della Siria di Assad, l'unico stato arabo indipendente dalla manipolazione degli Stati Uniti e alleato di lungo corso dell'Iran in Medio Oriente, serve a indebolire l'Iran e in ultima analisi ad aprire la strada a un cambiamento di regime in questo paese.
Tuttavia, nonostante l'accordo sull'obiettivo di cambio di regime forzato in Siria, l'Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia hanno idee diverse su chi debba sostituire il governo di Assad. Per i sauditi, intenti a diffondere la loro versione estremista wahhabita dell'Islam nella regione, i favoriti sono l'ISIS, i gruppi collegati ad Al Qaeda, come al-Nusra, e altri gruppi estremisti islamici come l'Esercito dell'Islam e il Fronte Asala wa Tanmiya (sostenuto anche da Stati Uniti).
D'altra parte, il Qatar e la Turchia, sostengono i gruppi islamici affiliati ai Fratelli Musulmani, come Sham Legion e la formazione Ahrar al-Sham, finanziata dai turchi. In molti casi, ciascuno di questi gruppi è di per sé una coalizione di decine di gruppi islamici che combattono in Siria, molti dei quali sono in realtà combattenti stranieri.
Sommando tutto, secondo la BBC: "si ritiene debbano esserci un migliaio di gruppi di opposizione armata in Siria, al comando di circa 100.000 combattenti", ciascuno, naturalmente, sotto il controllo o l'influenza di uno o più dei governi anti-Assad coinvolti. Fino a poco tempo fa l'obiettivo principale di questi governi e degli Stati Uniti era il rovesciamento armato del governo di Assad e gli Stati Uniti ponevano come pre-condizione a qualsiasi eventuale negoziato con il governo della Siria una politica intransigente che vedeva l'uscita di scena di Assad.
Tuttavia, l'ingresso dei militari russi nel teatro di guerra ha reso una vittoria militare delle potenze occidentali e dei loro alleati regionali praticamente impossibile e, di conseguenza, ha costretto gli Stati Uniti ad ammorbidire la posizione sul metodo, ma non l'obiettivo, di rimuovere Assad.
Di conseguenza, l'attenzione si è ora spostata a trovare un modo per rimuovere il governo di Assad dal potere attraverso negoziati "pacifici", con la partecipazione sia del governo siriano che dell'opposizione, consentendo un "periodo di transizione" per un cambio di regime.
Ma ci sono diversi punti delicati che devono essere risolti per consentire a questi negoziati di procedere e portare qualche risultato. Il primo problema fondamentale è chi dovrebbe essere considerata opposizione legittima e quindi essere autorizzata a partecipare ai negoziati.
Per quanto riguarda il governo siriano, tutti quelli che hanno ingaggiato la lotta armata contro lo Stato legittimo siriano e sono responsabili della morte e del ferimento di decine di migliaia di persone, devono essere considerati terroristi e quindi esclusi.
Sia Iran che Russia hanno annunciato il loro sostegno per la posizione siriana. Secondo il Ministero degli Esteri russo: "Siamo ancora convinti che i terroristi di tutte le risme, devono essere esclusi dal processo politico in Siria....". Ma questo non è quello che gli Stati Uniti e i suoi alleati regionali hanno in mente: loro insistono per l'inclusione dei cosiddetti combattenti armati "moderati" nei negoziati. La risposta dell'Iran è che: "non sarà mai permesso ai terroristi di presentarsi come opposizione moderata e decidere del futuro della Siria e della regione".
Il governo siriano, da parte sua, ha annunciato che è pronto a partecipare a colloqui di pace con l'opposizione a Ginevra questo mese, ma vuole vedere gli elenchi dei gruppi di opposizione che partecipano e la garanzia che i gruppi "terroristi" non siano rappresentati. A parte la questione su chi sia un terrorista e chi faccia parte della legittima opposizione, ognuno di questi paesi ostili manovra per l'inserimento dei combattenti preferiti e l'esclusione di quelli di altri contendenti.
L'Arabia Saudita, dal canto suo, sta spingendo per l'inclusione di tutti i combattenti islamici armati e per raggiungere questo obiettivo, nel mese di dicembre 2015, ha organizzato una conferenza di tre giorni a Riad a cui hanno preso parte oltre 100 gruppi ribelli estremisti islamici che chiedono un cambio di regime in Siria: tra questi alcuni di quelli considerati terroristi dagli Stati Uniti.
Secondo il Vice Ministro degli Esteri iraniano: "Ciò che è degno di nota è la presenza di alcuni gruppi terroristi legati ad ISIL alla Conferenza Riad". L'obiettivo di questa conferenza, dal titolo "Conferenza della Rivoluzione siriana e delle Forze di opposizione", è stato quello di unire queste forze estremiste armate intorno a una piattaforma comune per i negoziati. Il 10 dicembre 2015, il convegno ha adottato la sua "dichiarazione finale", che non ha solo chiamato a "la creazione di uno Stato... senza alcun posto per Bashar al-Assad o simboli e pilastri del suo regime", ma ha compiuto un ulteriore passo avanti, stressando "che Bashar al-Assad e la sua cerchia lascino gli incarichi all'inizio del periodo di transizione". In altre parole, chiedono sin dall'inizio un cambiamento di regime.
Non vi è dubbio che tale posizione è volta a sabotare i negoziati ancor prima di iniziare. Anche se la posizione saudita contrasta con la posizione attuale degli Stati Uniti, tuttavia, il Segretario di Stato John Kerry ha ringraziato i sauditi per la conferenza di Riad.
Il motivo per i sauditi di sabotare i negoziati, così come la recente esecuzione di massa di 47 persone, tra cui un religioso sciita, deriva dal nervosismo per il riavvicinamento e i legami che potrebbero svilupparsi tra Iran e Stati Uniti dopo l'accordo sul nucleare e potenziali nuovi accordi durante il negoziato siriano. I sauditi considerano una soluzione politica del conflitto siriano senza un'immediata rimozione di Assad dal potere come un passo verso la fine dell'isolamento dell'Iran e il rafforzamento della posizione iraniana nella regione.
Ciò che è maggiormente significativo della Conferenza di Riad, tuttavia, non è chi ha partecipato, ma chi non è stato autorizzato a partecipare. I sauditi hanno fatto in modo che nessuno dei moderati delle forze di opposizione interne (non armati e non violenti) fosse invitato: forze come il Partito della Solidarietà, il Partito Nazionale della Gioventù e la formazione Azione Democratica Nazionale, che, come ammette il rapporto Carnegie Endowment per la pace internazionale: "può riflettere bene le opinioni di un numero significativo di siriani che vorrebbero un programma di riforme, ma, in ultimo, preferiscono Assad ai ribelli".
Alla Conferenza di Riad non era nemmeno invitata alcuna forza di opposizione curda. Come ha lamentato l'agenzia di notizie Fars News iraniana all'indomani della conferenza: "L'Arabia Saudita ha ospitato un incontro di tre giorni con gruppi terroristici a Riad tra l'8 e il 10 dicembre. I curdi siriani, che controllano gran parte del nord della Siria, non sono stati invitati, mentre c'erano la ramificazione ufficiale di al-Qaeda in Siria, i gruppi terroristici di al-Nusra e Ahrar al-Sham.... "
L'esclusione dei curdi è anche un obiettivo del governo turco. I curdi sono stati una forza importante nella lotta contro ISIS nella parte settentrionale della Siria, ma sono allo stesso tempo bombardati dall'aviazione turca nel nord della Siria. In effetti, la Turchia fornisce anche direttamente aiuto all'ISIS aprendo i suoi confini ai gruppi militanti armati e acquistando petrolio siriano rubato. Il governo turco non vuole vedere l'inserimento dei curdi nei negoziati (che costituiscono un terzo della popolazione siriana), per il timore che una tale mossa rafforzerebbe la mano di organizzazioni curde come il Pkk in Turchia. Israele ha in tal senso un ruolo di supporto, fornendo segretamente cure mediche ai combattenti dell'ISIS feriti attraverso i suoi confini con la Siria lungo le alture occupate del Golan.
E' chiaro che questi tentativi di escludere dai negoziati tutte le forze moderate interne della Siria, che rappresentano "un numero significativo di siriani", e i curdi, truccano le carte ai danni del popolo siriano a favore di governi stranieri e gruppi terroristici/estremisti islamici: un risultato che non solo non può portare alla pace, ma che è destinato a promuovere la deflagrazione di un conflitto nella regione e un'eventuale guerra tra Stati Uniti/Nato e Russia, le maggiori potenze nucleari.
Cari amici e compagni del Movimento per la Pace,
Guardando l'intero quadro, non c'è dubbio che ci troviamo di fronte a una situazione pericolosamente esplosiva in Siria e in Medio Oriente. La voce genuina del popolo siriano è stata messa a tacere dalla guerra e dal terrorismo imposti dagli stranieri. Noi del movimento per la pace e contro la guerra degli Stati Uniti non possiamo guardare passivamente gli intrighi, gli inganni e le manipolazioni che stanno portando ad un altro disastro. Dobbiamo alzare forte le nostre voci della ragione a sostegno del popolo della Siria e chiedere che tutte le parti coinvolte nei negoziati siriano lavorino onestamente e sinceramente per una soluzione pacifica del conflitto.
Facciamo appello a tutti voi per aiutare a organizzare manifestazioni davanti ai siti governativi e far pressione sull'amministrazione Obama per garantire che il popolo siriano partecipi liberamente ai negoziati e che solo al popolo siriano sia consentito di decidere del futuro del paese, non le potenze straniere e i loro alleati locali.
Ci appelliamo a tutti gli attivisti del movimento per la pace di sommergere le e-mail e le linee telefoniche della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato chiedendo di:
1. Fermare tutti gli sforzi stranieri che intendono forzare un cambio di regime in Siria:
a) Fine del bombardamento delle infrastrutture economiche della Siria in nome della lotta all'ISIS.
b) Fine dell'introduzione di foreign fighters in Siria.
c) Fine al finanziamento, all'organizzazione e all'armamento dei combattenti in Siria.
2. Lasciare che siano i siriani stessi a decidere il futuro del paese senza ingerenze straniere:
a) Consentire a tutti i gruppi di opposizione interna veramente moderati e alle organizzazioni curde di partecipare ai negoziati.
b) Coinvolgere tutti i segmenti della popolazione siriana nei negoziati di pace.
c) Escludere dai negoziati tutte le forze straniere di opposizione, così come tutte le organizzazioni terroristiche.
3. Togliere tutte le sanzioni contro la Siria. Fornire aiuti umanitari al popolo siriano. Aiutare i rifugiati siriani a stabilirsi dove vogliono, compreso il rientro in Siria.
4. Terminare tutte le guerre di aggressione, tutte le forme di occupazione straniera e tutte i cambiamenti di regime fomentati dall'ingerenza straniera.
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