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Lisbona, 1 dicembre 2007: Seminario internazionale sull’Africa

 

Intervento di Chris Matlhako, membro dell’Ufficio Politico del Partito Comunista Sudafricano (SACP)

01/12/2007

 
Il SACP coglie l’opportunità per esprimere la propria soddisfazione per essere stato invitato a prendere parte a questa importante riunione organizzata dal Partito Comunista Portoghese (PCP) per riflettere sul prossimo 2° Vertice UE-Africa e fare le proprie osservazioni al riguardo
 
Ci siamo ritrovati insieme subito dopo il successo delle celebrazioni del 90° anniversario della Grande Rivoluzione d’Ottobre del 1917 in molte parti del mondo, ed anche in Sud Africa. A conferma della validità degli ideali della Grande Rivoluzione d’Ottobre, cerchiamo di avanzare fattive osservazioni rispetto alle sfide contingenti.
 
Abbiamo osservato nel processo degli eventi, crescenti conflittualità intra-imperialiste. Queste si stanno manifestando in molti modi ed avrebbero conseguenze molto gravi per i lavoratori ed i poveri del mondo, in particolare per il continente africano, se continuassero senza essere contrastate.
 
Noi, insieme ad altri, abbiamo seguito e condiviso le osservazioni dell’incontro internazionale dei partiti comunisti e dei lavoratori del mondo, secondo le quali:
 
“…il neo-liberismo, il militarismo, la guerra, gli attacchi contro i diritti fondamentali, la libertà e le garanzie sono componenti intrinseche al grande capitale e all’imperialismo. La lotta è per la dominazione delle risorse energetiche del pianeta; e il controllo delle rotte di distribuzione è un fattore importante della geopolitica dell’imperialismo, come è evidente in Medio Oriente, Asia Centrale, Africa ed altre regioni”.
 
Nel Febbraio 2007 George W. Bush annunciò la sua decisione di creare un Comando Unificato per l’Africa, noto come AFRICOM. Riguardo l’elaborazione dei compiti dell’AFRICOM, nella sua testimonianza davanti alla Commissione delle Relazioni Estere del Senato, sottocommissione per gli Affari Africani, del 1 agosto del 2007, la Sottosegretaria alla Difesa per gli Affari Africani, Theresa Whelan , ha detto tra l’altro:
 
“ Per molti anni le nostre relazioni militari con il continente africano sono state attuate da tre comandi separati: il comando Europeo U.S., il Comando Centrale U.S. ed il Comando del Pacifico U.S.. Sebbene questi comandi abbiano eseguito bene la loro missione, l’AFRICOM offre un’opportunità per eliminare le divisioni burocratiche e i limiti operativi creati da questa struttura organizzativa. Noi speriamo che l’AFRICOM possa permettere ai dirigenti civili e militari del Dipartimento della Difesa U.S. di assumere un approccio più funzionale ed operativamente efficiente verso le possibilità e le sfide che ci stanno di fronte, essendo le istituzioni multilaterali dell’Africa, come l’Unione Africana (UA) e le Comunità Economiche Regionali le figure più rilevanti negli affari della sicurezza africana. L’unificazione in un solo comando contiene la potenzialità di sostenere meglio lo sviluppo di questi importanti meccanismi regionali e di relazioni …”
 
“Inoltre l’AFRICOM è una manifestazione di come il Dipartimento della Difesa stia innovandosi per trasformare, istituzionalmente, la sua capacità di affrontare le sfide della nuova sicurezza globale”
 
Noi crediamo che l’elemento fondante primario dell’AFRICOM sia di dare un’espressione concreta agli obiettivi della ‘Strategia di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti d’America’ (NSS), deliberata dal Dipartimento di Stato U.S. nel Marzo 2006.
 
Ciò chiaramente comprende gli attuali intenti egemonici degli U.S. e le sfide che questi lanciano alle forze comuniste, socialiste ed agli altri progressisti.
 
Invece l’UE ha cercato di imporre accordi così detti di libero mercato attraverso convenzioni economiche di partnership (EPA) tra soci molto diseguali. Gli EPA, che sono i nuovi accordi di libero mercato, sono stati negoziati dall’Unione Europea (UE) con 75 ex colonie europee, riconosciute nel gruppo Africano, Caraibico e del Pacifico (ACP).
 
L’UE sta usando gli EPA per forzare le nazioni povere attraverso la propria agenda unilaterale. E’ stato osservato che questi accordi dispongono:
 
-        intenti repressivi per sviluppare una moderna base industriale nei paesi ACP        
-        riduzione delle esportazioni dei raccolti tradizionali          
-        orientamento ai conflitti interni e lotte per le risorse
 
questi e molti altri tentativi del capitalismo tradizionale e dei suoi surrogati nel gruppo dei paesi ACP sono parte del disegno più ampio di raggiungere gli obiettivi preordinati per soggiogare i popoli oppressi ed aumentare il loro sfruttamento per il conseguimento di super-profitti.
 
E’ anche contro questo scenario che noi crediamo che sia pure molto importante una valutazione critica del NEPAD. L’attuale approccio totalizzante del NEPAD serve solo a sostenere i profitti transnazionali.
 
Noi accogliamo davvero con favore gli intenti del Governo del Sud Africa di dare il suo contributo alla realizzazione della pace nel continente africano. Ma crediamo che questi sforzi dovrebbero cercare di mobilitare il maggior numero di forze progressiste possibile allo scopo di assicurare che sia realizzata una pace più durevole e sostenibile. Questi tentativi inoltre non devono essere- ne offrire- una base per il trasferimento del capitalismo razzista in altri paesi del continente, così come certe pubblicazioni hanno illustrato.
 
Conclusioni
 
Il continente africano è la maggior vittima di quello che il SACP ha definito come simultanea integrazione ed emarginazione del continente africano nell’attuale ordine globale imperialista. Quanto più l’Africa è trascinata nell’orbita delle politiche economiche neo-liberiste, tanto più diventa vulnerabile ad un nuovo sfruttamento. Una manifestazione di questo è che, nonostante il fatto che l’Africa abbia il maggiore ritorno dagli investimenti esteri, sta attirando il minimo di investimenti esteri diretti.
 
Dagli anni ’70 al periodo attuale, il continente africano ha sofferto immensamente per i programmi di adeguamento strutturale, sia imposti dal FMI sia auto-imposti. Questi programmi di adeguamento strutturale, congiuntamente al collasso dell’Unione Sovietica, hanno fatto regredire severamente molte delle vittorie progressiste ottenute immediatamente dopo l’indipendenza nazionale in molti paesi, attraverso in particolare ai tagli ai servizi sociali, come sanità, istruzione, le privatizzazioni e il saccheggio delle risorse pubbliche da parte di elite transnazionali/multinazionali, con la piena collaborazione talvolta di quelle nazionali.
 
L’Africa ha invece bisogno di ricostruirsi sulle linee delle alleanze di liberazione nazionale e dei movimenti di massa forgiati durante l’epoca delle lotte di liberazione anti-coloniale. Come abbiamo argomentato prima, dobbiamo portare avanti la visione delle lotte di liberazione e di indipendenza nazionale, specialmente di quelle che non significano una liberazione politica priva di emancipazione economica, in tutte le sue dimensioni, nazionale, di classe e di genere.
 
Amandla!
Socialismo per il futuro! Costruiamolo oggi! Con e per i lavoratori e i poveri!
 
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org di BF