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- osservatorio - movimento antimperialista - 16-02-08 - n. 215
Lisbona, 1 dicembre 2007 - Seminario internazionale sull'Africa
Contributo di Ali Boudjenah, rappresentante del PADS (Parti Algérien pour la Démocratie et le Socialisme)
Ringraziamo calorosamente i dirigenti ed i militanti del PCP per l'organizzazione del seminario dedicato alla denuncia del neocolonialismo e ad un'altra visione per le relazioni con l'Africa. Ringraziamo anche tutti i partecipanti a questo seminario. Siamo convinti che i vari interventi e le nostre discussioni fraterne permetteranno a ciascuno ed a ciascuna di noi di essere meglio armati per questa giusta battaglia contro l’imperialismo, il neocolonialismo e per una sincera cooperazione tra tutti i nostri popoli. In effetti questa solidarietà concreta del partito comunista portoghese offre l'opportunità ai comunisti ed ai progressisti del continente africano di confrontare i loro punti di vista e studiare insieme con i loro compagni portoghesi i mezzi migliori da adottare per un vero sviluppo dell'Africa. Questo sviluppo al quale aspirano i nostri popoli non ha nulla a che vedere con le concezioni neocolonialiste messe in opera attualmente da tutte le potenze imperialiste. Queste concezioni purtroppo sono accettate dalla maggioranza dei gruppi dirigenti dei nostri paesi che preferiscono sottoporsi ai diktat delle potenze imperialiste a tutti i livelli per salvaguardare i loro interessi di classe a scapito delle aspirazioni dei nostri popoli ed a scapito dei nostri interessi nazionali. Oggi ci confrontiamo su una strategia imperialista che vuole rimettere in discussione, e ci riesce molto spesso, tutte le conquiste del movimento di liberazione nazionale dei popoli africani. Si sa che gli imperialisti non hanno mai accettato di buon grado l'indipendenza dei nostri paesi. È soltanto dopo guerre distruttive ed inauditi sacrifici dei nostri popoli che le potenze coloniali (Francia, Portogallo, Spagna ed Inghilterra) hanno accettato di riconoscere le nostre indipendenze. Ad esempio in Algeria De Gaulle, rappresentante di grandi monopoli, ha accettato di sacrificare la colonizzazione della terra per salvaguardare gli interessi dei capitalisti francesi. Ciò che caratterizza la politica neocoloniale delle potenze imperialiste è soprattutto la preservazione delle loro capacità di mantenere lo sfruttamento delle ricchezze minerarie ed energetiche e uno sbocco per la distribuzione dei loro prodotti e per l'esportazione dei loro capitali, per ricavare superprofitti dallo sfruttamento dei nostri paesi. Quest'indipendenza è stata possibile anche, non lo dimentichiamo, grazie ai rapporti di forza nel mondo che esistevano negli anni 60 e grazie anche alle lotte della classe operaia in Europa in particolare in Francia ed in Portogallo. Come dimenticare che la distruzione del fascismo in Portogallo ha permesso immediatamente l'indipendenza dell'Angola, del Mozambico, di Capo Verde e delle altre colonie occupate da secoli?
Questi brevi richiami servono a dimostrare che oggi la lotta per la difesa della nostra sovranità, quotidianamente calpestata, per la democrazia ed il progresso sociale per i lavoratori e la maggioranza delle nostre popolazioni, può essere raggiunta soltanto con il sostegno dei comunisti e delle forze progressiste nel mondo ed in particolare in Europa. Siamo persuasi che il PCP, che ha sempre esercitato una solidarietà attiva verso i popoli africani continuerà a denunciare senza indugi gli obiettivi reali degli imperialisti, siano essi americani o europei. La rivalità dei blocchi imperialisti in particolare tra l'UE e gli USA esiste sempre. In Algeria la NATO cioè gli USA ha sostenuto la Francia durante la guerra d'Algeria, ma nel contempo Kennedy si presentava come un partigiano della nostra indipendenza con l’obiettivo di sostituirsi al colonialismo francese. In questa rivalità costantemente esistente, nonostante i loro comuni obiettivi neocolonialisti, il controllo delle risorse dell’Africa diventa per loro e per le loro multinazionali una questione di vitale importanza. In Algeria l’attuale nostro ministro dell'energia accusato di essere l'uomo degli americani è riuscito a denazionalizzare il petrolio prima che Bouteflika tornasse su questa decisione alcuni mesi più tardi. Da noi gli investimenti delle multinazionali, in particolare quelli americani, vengono fatti soprattutto per lo sfruttamento delle ricchezze energetiche. Questi ultimi 2 anni esse hanno già rimpatriato i loro profitti che consistono nella metà di questi investimenti! La Germania ci vuole aiutare nello sfruttamento dell'energia solare e la Francia dell'energia nucleare ma a condizione di sfruttare in comune i nostri idrocarburi. Le multinazionali non si interessano soltanto delle ricchezze energetiche. Le altre risorse (ferro, fosfati, zinco, piombo, uranio, oro ecc.) li interessano ugualmente. In Algeria il grande complesso siderurgico e la principale miniera di ferro sono stati ceduti ad un grande consorzio indiano che non rispetta alcun impegno assunto verso lo Stato algerino. Sempre nel caso dell'Algeria il nostro denaro è trasformato in buoni del tesoro americani e non viene utilizzato per lo sviluppo economico e sociale.
Il nostro continente contiene risorse considerevoli. Da qualche anno la presenza di risorse energetiche ed altre materie prime importanti in molti dei nostri paesi suscita le bramosie che spiegano sostanzialmente le continue guerre e le ripetute crisi che conosciamo (Congo, Darfur ecc.). Le potenze imperialiste utilizzano queste crisi, quando non le creano di sana pianta, per mantenere un clima di tensione e preferiscono mantenere questo clima per favorire meglio le loro manovre. Ad esempio mantengono nelle nostre frontiere l'occupazione del Sahara occidentale a dispetto della legalità internazionale per sostenere meglio una situazione di pericolo che può degenerare in qualsiasi momento. Approfittiamo di quest'occasione per ricordare il nostro sostegno fermo al popolo fratello del Sahara occidentale nella sua lotta per il suo diritto all'autodeterminazione. Gli USA vogliono installare un comando militare in Africa per lottare, si fa per dire, contro il terrorismo mentre la loro reale preoccupazione è quella di controllare in particolare le risorse energetiche del nostro paese. Le potenze dell'Unione europea che considerano l'Africa la loro riserva di caccia non hanno l'intenzione di abbandonare i loro obiettivi neocolonialisti e, evitando di scontrarsi frontalmente con gli imperialisti americani, agiscono per mantenere le loro posizioni e provano a mettere a punto una strategia capace di salvaguardarle. Il progetto di Unione mediterranea di Sarkozi sostenuto nei fatti da tutti i paesi dell'Unione europea non ha alcun altro scopo. Salutando questo progetto il ministro degli esteri spagnolo dichiara ad un giornale algerino: “Credo che ciò che manca da molti anni, è un impegno strategico dell'UE a riguardo dei paesi del sud del Mediterraneo. Non siamo stati in grado di rispondere ai cambiamenti strategici che sono derivati dal crollo del muro di Berlino. Certamente, abbiamo saputo ricomporre la geografia e la storia dell'UE con l'adesione di nuovi membri dell'Europa centrale e dell'Est. Ma, non siamo riusciti a svolgere una nuova strategia nei confronti dei paesi del Sud. È per ciò che abbiamo provato a riprendere con impeto ciò che era stato lanciato nel 1995 organizzando il vertice euro mediterraneo a Barcellona, nel 2005. Con questo spirito, siamo pronti a lavorare per dare un nuovo impulso attraverso l'iniziativa dell'Unione mediterranea” (vedere il quotidiano di Oran del 5 novembre 2007).
L'UE moltiplica le sue pressioni sui nostri paesi ed ha imposto diversi “accordi” in tutti i settori con i nostri governanti. Non si contano più le riunioni e le decisioni alle quali partecipa l'Algeria sul piano politico, economico, sulla sicurezza militare che ci impongono, con lo scopo di rispondere alle preoccupazioni delle potenze europee. Sostenere le decisioni politiche dell'Unione europea, controllare l'immigrazione, rafforzare la cooperazione militare, spingere per delle riforme che hanno lo scopo di mettere a disposizione delle multinazionali straniere tutte le nostre risorse. L'accordo di associazione con l'Unione Europea rovina la nostra economia. Le nostre produzioni sono in caduta libera. Le nostre imprese sia pubbliche che private non sono in grado di competere con le imprese straniere. Le nostre esportazioni, al di fuori degli idrocarburi, non raggiungono neppure uno miliardo di dollari. Nello stesso tempo i gruppi dirigenti europei sostengono che veglieranno per il mantenimento della democrazia da noi. Ma gli attentati alla democrazia non sono mai stati così gravi nel nostro paese. Né le elezioni truccate, né gli attacchi alle libertà democratiche, né la messa in discussione del diritto di sciopero li disturbano più di tanto. La borghesia compradora al potere utilizza contemporaneamente i nostri mezzi finanziari sempre più ingenti grazie all'aumento del petrolio in progetti che, indipendentemente dalla loro utilità, non sono prioritari. I beneficiari di questi progetti sono soltanto le stesse multinazionali. Costruire un'autostrada di 15 miliardi di dollari e rifiutare di investire neppure un soldo nell'industria non è conforme secondo noi all'interesse nazionale. La politica che viene seguita nel nostro paese da molti anni ha ridotto alla miseria milioni di nostri compatrioti. Oltre alle multinazionali le sole ad approfittarne sono i gruppi sociali dei compradores e gli affaristi di vario genere. Ricordiamo che il FMI e la Banca mondiale continuano a dettar legge da noi e controllano regolarmente il bilancio dello Stato, la politica del paese, distribuiscono i loro punteggi di merito ed esigono riforma su riforma. Questa politica non risponde completamente agli altri strati della borghesia, ma non possiamo fare affidamento su di essi per difendere l'indipendenza nazionale o proporre una vera alternativa che porterebbe al cambiamento fondamentale di cui ha bisogno il paese. La classe operaia si batte coraggiosamente per le sue rivendicazioni. Essa è ostacolata dall'asservimento della principale organizzazione sindacale diventata un vero sindacato ufficiale incaricato di rallentare le lotte attraverso dirigenti corrotti respinti sempre più dai lavoratori. Di lato ci sono numerosi sindacati detti “autonomi” non riconosciuti dal potere che in buona parte mobilitano molti lavoratori dipendenti nelle lotte. Dedichiamo nel nostro lavoro molti sforzi per spiegare ai lavoratori che senza una vera organizzazione sindacale di classe, indipendente dai partiti borghesi, dal patronato e dal potere i loro successi saranno sempre rimessi in discussione. Così richiamiamo regolarmente la loro attenzione sulla necessità di fare del loro partito comunista uno strumento influente al servizio dei lavoratori e del paese.
Lottando per la sua liberazione il nostro paese ha apportato nello stesso tempo un grande contributo alla lotta per l'indipendenza di tutti i paesi africani. Noi Africani agiamo oggi per resistere al imperialismo, che vuole, sia con la forza brutale come fa Bush, sia con mezzi più sottili come fanno gli imperialisti europei, accaparrarsi le nostre ricchezze. In questa lotta i comunisti ed i progressisti africani non possono contare che sulla loro unione e la solidarietà attiva dell'opinione progressista mondiale ed europea in particolare. Salutiamo nuovamente gli sforzi dello PCP e la sua volontà di rafforzare la sua cooperazione con tutti i progressisti africani. Dopo la resistenza vittoriosa contro il colonialismo, la battaglia contro il neocolonialismo, presto o tardi, sarà vinta dai popoli africani.