www.resistenze.org - osservatorio - movimento antimperialista - 15-05-08 - n. 228

da Tribuna Popular - www.tribuna-popular.org/index.php?option=com_content&task=view&id=2616&Itemid=1
 
“La guerra globale cerca di dividere tutta l’America Latina”
 
Intervista a Michel Collon
 
Il giornalista e scrittore belga Michel Collon ritiene che la Guerra Globale si proponga la ricolonizzazione dei territori che appartennero all’Unione Sovietica, dei paesi del Terzo Mondo e di alcune nazioni indipendenti. Pensa che la resistenza a questa guerra debba esprimersi nel campo mediatico, principalmente attraverso Internet.
 
Michel Collon, giornalista e scrittore belga, e combattente nel campo della teoria e della produzione della conoscenza, il 17 aprile, ha relazionato alla conferenza “Gli Stati Uniti e l’Europa nella guerra globale contro i popoli del sud”, nel Salone Simon Bolivar dell’Università Bolivariana del Venezuela, UBV, dove si sono riuniti studenti, professori ed altro pubblico.
 
Dopo aver partecipato a questa iniziativa, il ricercatore si è incontrato con l’equipe della stampa del Ministero del Potere Popolare per la Comunicazione (MinCI), condividendone la valutazione dello scenario mondiale attuale, come pure dell’importanza del Venezuela e della Rivoluzione Bolivariana all’interno delle dinamiche internazionali.
 
Domanda (D): Come definisce una “Guerra Globale”, e come pensa venga messa in pratica?
 
MC: Si tratta di una guerra di ricolonizzazione del mondo, dei territori persi dell’Unione Sovietica, del Terzo Mondo, ed anche di territori indipendenti. E’ una Guerra Globale per il controllo di tutte le materie prime, ma anche della forza lavoro nel mondo e dei mercati; è una guerra contro i popoli, allo scopo di ottenere il controllo del petrolio e delle risorse naturali.
 
In tal senso, c’è unità tra Stati Uniti ed Europa, nella ricerca del controllo dei paesi del Terzo Mondo, ma questa Guerra Globale riflette anche una rivalità tra queste due grandi potenze, principalmente a causa della concorrenza tra le loro transnazionali.
 
Così funziona il capitalismo: da un lato c’è unità di Stati Uniti ed Europa contro i popoli del sud, ma dall’altro ci sarà rivalità quando le loro transnazionali entreranno in competizione. L’ultimo rivale degli Stati Uniti è l’Unione Europea.
 
D: Lei utilizza due concetti di guerra. Guerra di resistenza o diretta e Guerra non dichiarata o indiretta. La Guerra Globale si caratterizza come una delle due varianti?
 
MC: Credo che ci siano guerre dirette con invasioni militari, come quella attuale di Bush in Iraq, o quella dell’Afghanistan, ma si può constatare come questa strategia di Guerra Globale venga sconfitta, dal momento che ha provocato una magnifica resistenza in Iraq, Afghanistan, Libano, Congo, Asia e naturalmente in America Latina.
 
La resistenza provocata in questi paesi ha come effetto l’indebolimento delle possibilità di intervento degli Stati Uniti. Di fronte a ciò, l’altro metodo che viene utilizzato è quello delle guerre indirette, delle guerre provocate, delle guerre non dichiarate, dei movimenti separatisti, per dividere così i paesi che resistono.
 
Credo che lo stesso metodo utilizzato contro la Jugoslavia sia quello che si vuole usare contro Bolivia, Ecuador e Venezuela: la divisione. Ciò che si cerca, con questa Guerra Globale, è dividere l’intera America Latina.
 
D: Nell’ambito di questa Guerra Globale, qual è la situazione del Venezuela?
 
MC: Il Venezuela ha un ruolo molto significativo, perché, in primo luogo, dimostra che è possibile utilizzare il denaro del petrolio in un altro modo, e questo elemento rappresenta un esempio molto significativo.
 
Ciò che sta vivendo questo paese rappresenta un insegnamento importantissimo per la sua visione di democrazia partecipativa, che mi sembra più avanzata della democrazia che noi abbiamo in Europa. Inoltre, questo paese propone un’alternativa di commercio equo tra le nazioni, come l’Alternativa Bolivariana per i Popoli dell’America (Alba). Ciò rappresenta anche un’alternativa al sistema neocolonialista, sistema in cui una grande potenza domina tutto il mondo e dove le grandi decisioni dell’America Latina si prendono a Washington.
 
D: Il processo che si sta sviluppando in Venezuela può porre a rischio il paese, nell’ambito di questa guerra di cui lei parla?
 
MC: Il Venezuela ha già vissuto situazioni di rischio. Il Caracazo (il tentativo di colpo di stato dell’aprile 2002, ndt) è stato un rischio. Naturalmente si rischia quando si resiste. Quando tu non resisti, quando il paese è diretto da agenti di Washington, succede come in Colombia, dove si è creata una situazione con quattro milioni di emarginati, costretti ad una gran povertà, che sono vittime del narco-traffico. Naturalmente il Venezuela rischia, ma è meglio rischiare difendendosi piuttosto che sottomettendosi.
 
D: Lei ha affermato che la campagna informativa del Venezuela a livello internazionale è un po’ debole, che non starebbe sortendo gli effetti che sarebbero necessari all’estero e che deve rafforzarsi? Per ottenere tale rafforzamento, cosa occorrerebbe fare, che cosa raccomanda al nostro paese?
 
MC: Credo che occorra usare maggiormente Internet, che rappresenta una forza di controinformazione molto importante ed è un fattore molto sviluppato in Europa e negli Stati Uniti e uno strumento da utilizzare per difendere il Venezuela. Mediante Internet, si devono dare risposte immediate alle menzogne dell’imperialismo.
 
Inoltre, Internet è necessario per organizzare una solidarietà più ampia a livello mondiale. In Europa esiste una campagna mediatica tesa a rappresentare il presidente Chavez come un dittatore. Di fronte a tale campagna manca un’organizzazione della comunicazione sistematica di risposta immediata e soprattutto in lingue diverse.
 
Difendere il Venezuela è difendere il diritto all’alternativa, di fronte al sistema capitalista. E perciò, penso che non si possa prescindere dalla costruzione di un Fronte Mondiale di Resistenza alla Guerra e al Colonialismo. Occorre prepararsi per la resistenza, e tale resistenza deve essere avviata nel campo della lotta mediatica.
 
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare