www.resistenze.org
- osservatorio - movimento antimperialista - 14-02-11 - n. 351
da www.aporrea.org/ideologia/n172506.html
traduzione dal castigliano Ciro Brescia
Discorso di apertura dei lavori del Presidente della nuova Asamblea Nacional Fernando Soto Rojas
Il capitalismo schiavizza il lavoro ed opprime il popolo
di Fernando Soto Rojas
Ai Compatrioti presenti in questo emiciclo e in tutto il territorio nazionale che ci ascoltano attraverso i mezzi di comunicazione.
Ai Cittadini Deputati, alle Cittadine Deputate. A coloro i quali e le quali sono stati eletti Deputati e Deputate nel processo elettorale del 26 settembre 2010 in quanto espressione della volontà popolare, abbiamo il dovere di iniziare questa Asamblea Nacional per il nuovo periodo legislativo 2011-2016.
Questa Asamblea Nacional, in quanto organo del Potere Popolare, è multietnica e pluriculturale, qui ci sono gli aborigeni, alle e agli afrodiscendenti, ai meticci e alle meticce, qui ci sono gli uomini e le donne che in passato sono stati perseguite, detenute e torturate, siamo qui in quanto espressione del popolo che ci ha eletto e in rappresentazione di coloro i quali sono stati ridotti a desaparecidos, coloro i quali sono stati assassinati perché aspiravano ad un Venezuela senza poveri, senza disoccupati, senza disuguaglianze, senza né odio né rancore.
Sono qui rappresentati, inoltre, gli uomini e le donne che in quel passato ci hanno perseguitati, arrestati, torturati, assassinati e fatti sparire, coloro che hanno seminato la miseria tra il popolo, negando ad esso il proprio diritto alla proprietà privata di una casa degna, ad una attenzione medica di qualità, alla sua salute, alla sua educazione, ad un pezzo di terra da coltivare, coloro i quali hanno negato la proprietà privata al popolo e l’hanno concentrata nelle mani di una minoranza alleata all’imperialismo.
Questa Asamblea, dunque, è davvero nazionale, senza perseguitati, né persecutori, senza odio, né rancore.
Tale assemblea è stata possibile, perché viviamo in un paese libero, nel quale stiamo costruendo la uguaglianza sociale dei mezzi di produzione e nell’esercizio del potere, poiché possiamo contare con un solido Potere Elettorale, che garantisce la correttezza, la rapidità e l’imparzialità, dove il popolo esprime la propria volontà liberamente e senza alcun tipo di dilazione, rendendo pubblici i risultati così come si sono avuti.
Questa Asamblea Nacional si costituisce oggi nel mezzo di un contesto politico complesso, difficile ed esigente per il Venezuela, per l’America Latina e per il Mondo. Difficoltà che sono gravide di enormi possibilità per il popolo, per affrontare e sconfiggere i dominatori, gli sfruttatori, i responsabili della spoliazione delle ricchezze materiali e spirituali delle nazioni e dei popoli sfruttati.
Con la società divisa in classi, basata sull’ignoranza imposta al popolo, la barbarie e la repressione, ci hanno obbligato alla schiavitù del lavoro attraverso il “Sistema del Metabolismo Sociale del Capitale e del Tripode: Capitale, lavoro salariato e Stato” come lo definisce l’umanista e filosofo ungherese István Mészáros.
Oggi il mondo degli attuali dominatori, si trova in aperta decomposizione storica e politica. Per questo non hanno alcuna argomentazione storica o scientifica seria, sostenuta dalla verità e dalla storia per tenere in piedi il loro sistema. Ad essi, i portavoce, i filosofi, i politici e gli economisti, si sono frantumate le loro teorie di fronte ad una realtà storica concreta e di fronte alla drammatica lotta di classe di ieri e di oggi, diretta dal popolo.
Così, per esempio, il filosofo tedesco Kant con il presunto spirito commerciale della gente ed il suo concetto di infinito assoluto, Hegel con l’astuzia della ragione ed il concetto di capitale permanente universale, Adam Smith e la mano invisibile del mercato, Keynes con la regolazione della spesa pubblica attraverso lo Stato capitalista, Joseph Stigliz nel tentativo di correggere i mali della globalizzazione neoliberale o attraverso le Nazioni Unite, negli ultimi 65 anni, attraverso fori o diverse riunioni, tentando di correggere le limitazioni del mondo borghese, hanno elaborato teorie che oggi sono obsolete.
Nel 2010, con le riunioni di Copenaghen in Danimarca ed a Cancun, in Messico, per la questione climatica o nella riunione di Seul, in Corea, con il gruppo dei 20 non si è avuto nessun accordo che favorisca gli interessi della umanità o del pianeta.
La Repubblica Popolare Cinese ha avanzato una proposta in 5 punti che contemplava la lotta: per una crescita forte, duratura ed equilibrata tra i paesi, sostenere un commercio aperto, promuovere uno sviluppo coordinato ed equilibrato, riformare il sistema finanziario internazionale ed equilibrare la differenza nello sviluppo.
Nonostante sia stata una proposta conciliatoria e contraddittoria, non si è avuto nessun accordo. Nella sua dichiarazione finale si stabilisce di lottare: “per un sistema di tassi di cambio maggiormente determinato dal mercato e per l’astenersi da svalutazioni competitive tra monete” e concordano per il riunirsi sei mesi dopo, nel 2011.
Contraddicendo il contenuto di tale dichiarazione, il governo yankee ha iniettato nella economia nordamericana più di 600 miliardi di dollari, cosa che inevitabilmente aggraverà l’inflazione mondiale, in quanto siamo in presenza di una economia nordamericana indebitata in trilioni di dollari, con emissioni di cartamoneta che non hanno nessuna corrispondenza nella Federal Reserve di oro né nella economia reale produttiva nordamericana. È un debito impagabile.
Il capitale è una categoria storica, dinamica e la forza sociale che gli corrisponde, appare in forma di capitale “monetario”, “mercantile” molti secoli prima che sorgesse il capitalismo, il quale appare nella società feudale europea nei secoli XII e XIII dell’attuale era cristiana. Si consolida nei secoli XV e XVI con l’avvento degli Stati nazionali e la dottrina del mercantilismo e arriva a noi attraverso le invasioni, le conquiste e le colonizzazioni spagnole nell’agosto del 1498, dalla popolazione di Macuro nell’oriente del paese e da lì inizia la nostra disgrazia e la lotta per la sovranità, la quale non si è ancora conclusa.
Ci sono state diverse resistenze, scontri sociali politici, inclusa la lotta armata, come la guerra per l’indipendenza e la guerra federale; ma alla fine ci hanno imposto “la odiosa divisione di classe e di colore”, come disse Bolívar.
Si consolida tale situazione con la presenza dell’imperialismo yankee, l’imposizione di un modello fondato sui minerali ed il petrolio, con la dittatura di Juan Vicente Gómez ed il puntofijismo nel passato secolo XX.
Nel febbraio del 1989 si apre una nuova congiuntura politica e come popolo, ci siamo sollevati contro il pacchetto neoliberale di Carlos Andres Perez, inizia lo sviluppo della transizione dal capitalismo sottosviluppato, arretrato e dipendente verso il progetto Bolivariano e Socialista del secolo XXI. Con la Repubblica Bolivariana del Venezuela in costruzione, e la Rivoluzione Bolivariana come sintesi della lotta del popolo nel suo cammino verso la libertà e la felicità possibile.
Dobbiamo sconfiggere i vecchi poteri che ci vengono dall’antica Capitale Generale del 1777 e che si perfezionarono o si riordinarono con la Repubblica di Páez, che ha vissuto cambiamenti fino al 1999, quando con la leadership del Comandante Chávez, abbiamo approvato nel referendum popolare, il testo Costituzionale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, cancellando in forma esplicita e definitiva, il fondamento Costituzionale dello Stato Oligarca, costituito dalla oligarchia ereditata dagli invasori europei e dai suoi discendenti. Entrando, di conseguenza, in aperta decomposizione politica e come popolo abbiamo approfondito la marcia nel processo di costituzione del nuovo Stato, con la forma della Repubblica Bolivariana.
Intanto, il capitalismo nazionale della libera competizione, che si è sviluppato in Europa, Usa e Giappone, si è trasformato in imperialismo alla fine del secolo XIX. Si sono costituiti i blocchi di potere per il dominio del mercato internazionale, attraverso la ripartizione del mondo, che ci ha portato alla prima e seconda Guerra Mondiale. Si è avanzati verso la globalizzazione neoliberale e la centralizzazione del capitale finanziario speculativo.
Con il dissolvimento del blocco sovietico, alla fine del secolo XX si è imposta la unipolarità yankee; ma adesso, in questo secolo XXI, si acutizza la crisi strutturale e sistemica del capitalismo, che si esprime oggi, nei paesi che costituiscono il centro del capitalismo sviluppato. Tale realtà è sotto gli occhi di tutti.
La crisi del mondo capitalista è stata dichiarata già a suo tempo nel celebre Manifesto di Marx ed Engels del 1848 e adesso István Mészáros sottolinea: “la globalizzazione capitalista non funziona e non può funzionare, poiché non può superare le contraddizioni e gli antagonismi inconciliabili che si manifestano attraverso la crisi strutturale globale del sistema. La globalizzazione capitalista in sé stessa costituisce la manifestazione contraddittoria di tale crisi e prova ad invertire le relazioni di causa-effetto nel vano tentativo di rimediare ad alcuni effetti negativi attraverso altri effetti proiettati illusoriamente poiché è incapace in senso strutturale di affrontarne le sue cause”.
Le tendenze indicano che le vittime, vale a dire i lavoratori, le lavoratrici ed i popoli del mondo, svilupperanno le proprie lotte nella prospettiva di uscire dal capitalismo in crisi, aprendosi la lunga transizione da un capitalismo globale ad un socialismo globale.
Con la rottura della unipolarità yankee, entriamo nella conformazione di nuovi blocchi di poteri nella lotta per l’egemonia. Così abbiamo il blocco di Shangai, composto dalla Federazione Russa, la Repubblica Popolare Cinese, India ed altri Stati, la Comunità economica Europea, il MEROSUR, UNASUR, ALBA, ASA, eccetera.
Senza dubbio marciamo verso una multipolarità dove la politica delle alleanze e di manovra gioca un ruolo fondamentale.
L’imperialismo yankee, ha perso l’iniziativa politica, diplomatica e di massa, almeno in America Latina e nei Caraibi, ma mantiene ancora il controllo della economia mondiale con il dollaro, nonostante la svalutazione vertiginosa che ha patito, dagli accordi di Bretton Woods nel 1944, accordo che è stato violato, dalla decade del 1970 con il governo di Nixon, fino al giorno d’oggi, con il governo di Obama (ricordiamo che l’emissione di dollari doveva avere un rapporto di 35$ per ogni oncia d’oro e all’oggi siamo a quota 1.250$, secondo una stima prudente).
Tale dominio è mantenuto in piedi dalla dittatura mediatica mondiale e dalle sue corporazioni informative, ma, con la comunicazione popolare alternativa, con lo svegliarsi dei popoli, con l’analisi critica della notizia e dell’informazione, Telesur, Radio del Sur, la catena araba Al-Jazeera, ed altre, sconfiggeremo la manipolazione ed il terrorismo mediatico.
La potenza espressa con il complesso militare-industriale e la sua politica di guerra e fascismo, si scontra in Iraq, in Afghanistan, con i palestinesi e le infinite forme di lotta ed organizzazione dei popoli, degli stati indipendenti e delle rivoluzioni consolidate del secolo XX e del secolo XXI. Siamo permanentemente minacciati dall’esplosione di una guerra nucleare, di conseguenza, non abbiamo tutto il tempo del mondo per conquistare la pace e l’amicizia tra i popoli.
L’umanità ed il pianeta sono minacciati dalla potenza yankee, l’unica che non ha avuto remore nell’utilizzare bombe atomiche su Nagasaki ed Hiroshima. L’imperialismo yankee continua ad essere potente e pericoloso, i suoi governati sono stati gli invasori nel secolo XIX, nel secolo XX e nel secolo XXI.
È giusto riconoscere lo sforzo che attraverso le sue riflessioni, porta avanti il Comandane della Rivoluzione Cubana, il compagno Fidel Castro, il quale, come sempre, continua nella sua trincea di liberazione nazionale, antimperialista e socialista, nel tentativo di contribuire a che si sveglino le coscienze di fronte ai pericoli che minacciano l’esistenza dell’umanità e del pianeta.
Il progetto neoliberale borghese, pianifica l’eliminazione dello stato-nazione periferico e della sua limitata sovranità, pretendendo di sostenere gli USA come Stato Nazione egemonico, con le proprie organizzazioni sovranazionali, per impedire la liberazione nazionale dei popoli e favorire la ri-colonizzazione del pianeta sotto il suo dominio. Per questo hanno utilizzato l’argomento della lotta contro il terrorismo ed il narcotraffico, all’interno del processo di riordinamento nella lotta per l’egemonia mondiale.
Questa Asamblea Nacional si costituisce oggi nella città di Caracas, culla del nostro Libertador Simón Bolívar, nell’Era Bicentenaria e nel segno della campagna Admirable 2010-2012. Ha come fondamento il testo Costituzionale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, le linee strategiche del Piano Simón Bolívar 2007-2013 e tutte le leggi di liberazione nazionale, antimperialiste e comunali, approvati nei periodi precedenti della Asamblea Nacional, in quanto parte della lotta orientata a risolvere la lunga crisi storica, che come popolo abbiamo patito dal 1498 quando arrivò dalla Spagna il mercantilismo e quando mercantilizzarono la nostre vita, che era comunale, come dimostra la storia dei nostri popoli aborigeni, una storia che conta più di 15 mila anni di esistenza.
Quel 12 ottobre del 1942, più di 500 anni prima, loro scoprirono in noi un nuovo mercato e nuove materie prime nelle immense ricchezze naturali contenute nelle nostre terre, oltre alla mano d’opera gratuita.
Noi scoprimmo in loro, la proprietà privata, come giustificazione per commettere il latrocinio più grande della storia ed il genocidio più prolungato, scoprimmo la proprietà privata, come strumento della schiavizzazione del lavoro da parte di una minoranza, in funzione dei suoi meschini interessi e come strumento di oppressione dei paesi europei contro le nostre comunità.
Abbiamo inoltre scoperto la nostra capacità di resistenza, di unità e di lotta prolungata fino alla vittoria, ed oggi, stiamo vincendo.
Nel secolo XX, il dominio degli USA ha ratificato l’irrazionalità del sistema capitalista che genera l’irreparabile danno ecologico che si manifesta con i cambiamenti climatici prodotti da copiose piogge che fanno franare le colline e che distruggono i ranchos di coloro i quali non hanno mai avuto il diritto alla proprietà privata, ad una casa degna e alla soddisfazione dei loro bisogni fondamentali. Esseri umani che sono lasciati alle intemperie di piogge torrenziali.
Dalle macerie, con la direzione del Comandante Chávez, abbiamo reagito in quanto popolo e abbiamo trasformato Miraflores, le caserme, i Ministeri ed altre istituzioni pubbliche, in luoghi di transizione verso una casa degna, dove abbiamo concentrato l’amore e la tenerezza, in alimenti, in strumenti per soddisfare l’attenzione che ci meritiamo come popolo.
I membri della Asamblea Nacional, il cui periodo scade oggi, collocandosi all’altezza delle esigenze del momento, mediante la Legge abilitante, hanno delegato al Presidente le facoltà minime richieste, per prendere le misure legislative in tempo opportuno per risolvere la tanto pressante situazione.
In questo contesto si inaugura questa Asamblea Nacional.
È una esperienza che dobbiamo studiare, analizzare e seguire, in quanto le piogge continueranno e le torride estati, come conseguenza della riduzione della cappa dell’ozono, l’effetto serra, il cambiamento climatico ed il riscaldamento globale, l’inquinamento delle acque e la perdita degli spazi forestali, sintomi del fatto che ci avviciniamo pericolosamente e in maniera accelerata al disastro. Ci sono isole che sono già sparite ed è nata la figura dei “rifugiati climatici”, cittadini senza patria che nessuno vuole ricevere.
Davanti a questo quadro dantesco, con tutto il cuore, vi chiedo di unirci per apportare soluzioni reali ed effettive ai problemi che abbiamo innanzi. Grandi settori popolari del mondo sono minacciati dall’assenza di alimenti, ci avviciniamo verso una crisi alimentare molto seria per ciò che è accaduto nei Caraibi e nel pacifico, in Colombia ed in Australia ed altri paesi produttori di alimenti, dove i raccolti sono andati persi, noi siamo ancora un paese importatore e non sarà facile l’acquisto di alimenti; si sta già parlando delle vendite dei futuri raccolti e di conseguenza dobbiamo muoverci con rapidità ed affrontare le future situazioni nell’ambito della politica di solidarietà tra popolo e popolo, di governo a governo.
Chiedo ai compatrioti dell’opposizione, di poterci unire in difesa della proprietà individuale, prendendo le misure che garantiscano non i bisogni indotti dal capitale, che può indurci alla esasperazione del consumismo, ma a lavorare con il criterio del buen vivir, delle necessità reali nell’alimentazione, la salute, l’educazione, la sicurezza, la vita, il diritto di proprietà ad una abitazione dignitosa per coloro i quali è stato storicamente espropriato tale diritto, garantire la proprietà degli strumenti fondamentali, garantire la proprietà ai contadini e alle contadine, alla terra richiesta per lavorarla collettivamente.
Uniamoci, per prendere le misure che garantiscano la proprietà sociale necessaria per una vita degna, a tutti e a ognuno dei venezuelani e delle venezuelane.
Per prendere le misure che garantiscano la proprietà sociale sulle industri strategiche affinché tutti e tutte abbiano accesso eguale ai suoi prodotti.
Siamo qui di fronte al nostro popolo, un popolo vigile, che ci ascolta e vede i nostri discorsi attraverso il sistema informativo della Asamblea Nacional e giudicherà la nostra pratica, qui e sul territorio nazionale, “è libero chi desidera esserlo”, diceva Bolívar, la immensa maggioranza del nostro popolo scese nelle strade nel febbraio del 1989 e non è ancora tornata a casa. Siamo scesi in strada per essere liberi per sempre.
In conclusione, questi cinque anni, che saranno anni di dibattito e di confronto, nell’ambito di una lunga congiuntura di transizione, saranno caratterizzati da quattro temi teorici e politici che sono parte della realtà, a nostro giudizio:
1. Il tema dello stato, che è il tema centrale di ogni Rivoluzione e qui ci troviamo di fronte ad una crisi del potere del capitale;
2. Il tema del Programma e della transizione del capitalismo al socialismo, molte rivoluzione hanno invertito la rotta, per questo si dice transito;
3. Il tema della organizzazione del popolo e la concezione dei suoi strumenti legittimi, per l’avanzamento e l’approfondimento, ciò implica il tema del partito e delle infinite forme di organizzazione e di lotta del nostro popolo;
4. Il dibattito intorno al socialismo bolivariano del secolo XXI che è sulla scena politica in Venezuela e nel Mondo.
Vi dico, compatrioti, in nome dei nostri illustri predecessori civili e militari: non è possibile in una prospettiva storica rivoluzionaria, marciare sotto l’ombra del capitale, il capitale schiavizza il lavoro e opprime il popolo. È giunta l’ora di sotterrarlo per sempre per vivere in pace e libertà.
Con queste parole dichiaro aperti i lavori della Asamblea Nacional per il periodo 2011-2016.
Fernando Soto Rojas
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