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- osservatorio - movimento antimperialista - 19-02-13 - n. 441
La lotta contro la NATO è parte della lotta per il socialismo-comunismo
PC dei Popoli di Spagna (PCPE) | pcpe.es
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
03/02/2013
Cari compagni:
Vorrei innanzitutto ringraziare il Partito Comunista di Turchia per l'invito a partecipare a questo evento contro la NATO. Il PCPE arriva a questo incontro con la convinzione che lo scambio di opinioni ed esperienze porterà a un migliore coordinamento delle lotte dei nostri partiti nei nostri rispettivi paesi contro uno dei principali strumenti delle potenze imperialiste come è la NATO.
Noi riteniamo che le azioni della NATO in Medio Oriente e Nord Africa fanno parte della strategia di dominio imperialista di un territorio di crescente importanza geostrategica. Allo stesso tempo, queste azioni si inseriscono in una operazione combinata nella quale le forme d'intervento sono molteplici e gli attori variano in funzione della congiuntura, essendo talvolta la Francia, l'altra l'Italia o altri paesi che conducono l'intervento a seconda dei propri interessi imperialisti, raccogliendo dietro di sé un gruppo di paesi più o meno eterogeneo.
Ciò premesso, è chiaro quindi che la lotta contro la NATO, il cui carattere di alleanza militare imperialista riteniamo non sia in discussione, non può essere concepita in modo indipendente dalla lotta all'interno dei paesi che la compongono e che, allo stesso tempo, partecipano ad altre strutture come l'Unione Europea, il cui carattere di unione interstatale imperialista è altrettanto indiscutibile.
Il Mali oggi è un buon esempio di questo carattere multiforme degli interventi imperialisti. Essendo la Francia la principale potenza interessata a partecipare in questo paese africano, esiste un supporto espresso da parte della NATO al suo intervento, anche se esso non comporta un aperto dispiego di forze della NATO in quanto tale. Tuttavia, sono diversi i paesi membri della NATO che stanno cooperando con la Francia in questo intervento, con la scusa del "supporto logistico", come è il caso della Spagna, Belgio, Germania, Canada e Stati Uniti, tra gli altri.
Le operazioni di questo tipo sono previste nel cosiddetto "Nuovo Concetto Strategico" della NATO, che menziona esplicitamente la possibilità di offrire il supporto alla politica denominata Identità Europea di Sicurezza e Difesa (IESD), secondo la quale gli alleati europei possono realizzare missioni per se stessi "secondo le esigenze di ogni momento".
Nel caso attuale del Mali, come abbiamo visto di recente in Libia e che continuiamo a vedere ora in Siria, la posizione dell'Unione europea è unanime in difesa degli interessi imperialisti di ognuna delle sue potenze. Anche l'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa (APCE), tristemente nota per i suoi proclami anticomunisti, ha adottato una risoluzione nella quale si sostiene l'intervento francese e che ha visto l'astensione di vari rappresentanti del Gruppo Parlamentare della Sinistra Unitaria Europea dei Paesi Bassi, Danimarca e Israele, e anche un voto a favore da parte di un rappresentante moldavo.
Il problema non è solo l'esistenza della NATO come uno degli strumenti dell'imperialismo, ma sta nella natura stessa delle potenze imperialiste che la compongono, che occupano questo o quel posto nella piramide imperialista in base a molteplici fattori e i cui interessi geostrategici a volte richiedono operazioni internazionali coordinate sotto l'ombrello della NATO, a volte sotto quello dell'UE e altre volte sono considerate "domestiche" e si articolano attraverso il sostegno di altri paesi alle azioni avviate da una di queste potenze.
Queste alleanze imperialiste, di un tipo o di un altro, non sono prive di contraddizioni interne, generate dal conflitto di interessi particolari di qualche potenza, ma tali contraddizioni si attenuano di fronte all'elemento che unisce questi paesi membri: che non è altro che la loro posizione classista contro il proletariato, i popoli e il socialismo-comunismo.
Pertanto, per il PCPE la lotta contro la NATO deve essere inquadrata, senza dubbio, in una lotta di carattere più generale contro tutte le forme di alleanze imperialiste, poiché tutte, in differenti forme ma coordinate, promuovono e difendono gli interessi monopolistici in vaste regioni del pianeta.
Partendo da questa base, il PCPE considera irresponsabile assumere che la posizione contro la NATO, inquadrata nella più vasta lotta antimperialista, si possa riassumere nella richiesta di "dissoluzione" della stessa o mediante la semplice "uscita" dei nostri paesi da questa struttura.
La prima posizione parte da due gravi errori, a nostro giudizio: da una parte, il pensare alla possibilità di convincere tutti i paesi membri della necessità di fare a meno di un tale strumento, cosa che va in contrasto con i loro interessi imperialisti. Dall'altra, che si possa insinuare la possibilità che un processo rivoluzionario che ponga fine al potere borghese avvenga simultaneamente in tutti i paesi membri della NATO, in modo che tutti, avanzando nella costruzione del socialismo-comunismo, decidono di dissolvere una struttura che sarebbe inutile nelle nuove relazioni internazionali. Tale approccio lo consideriamo idealista e che, inoltre, nega il ruolo del concetto leninista dell'anello debole, nato dalla constatazione del funzionamento della legge dello sviluppo economico e politico diseguale proprio dell'imperialismo. Per noi questa posizione, nella pratica, retrocede ingiustificatamente la lotta antimperialista a condizioni ideali che non si verificheranno nella lotta rivoluzionaria.
La seconda posizione, una semplice "uscita" della NATO, senza elevare, allo stesso tempo, la costruzione del socialismo, ignora chiaramente il fatto che il carattere imperialista di un paese non è determinato dalla sovrastruttura politica nel quale si inquadra, ma dalla base economica dei rapporti di produzione esistenti all'interno di esso. Pertanto, nella fase attuale del capitalismo, ogni paese capitalista è incorporato nella catena imperialista, e i suoi interessi sono destinati all'ottenimento della migliore posizione in questa catena. Nel caso della Spagna, la partecipazione nella NATO, allo stesso modo che la partecipazione nell'Unione Europea, migliora la sua posizione nella catena imperialista, migliora la promozione degli interessi dei propri monopoli, e pertanto è necessario lottare contro questi monopoli e qui inserire la lotta contro la NATO, contro ogni alleanza imperialista.
Il nostro paese è membro della NATO da quasi 31 anni, ospita cinque quartier generali della NATO, fa parte della struttura dello scudo missilistico USA, ospita il centro di operazioni aree combinate per l'Europa meridionale, le isole Canarie sono utilizzate come piattaforma per gli interventi in Africa, e la Spagna negli ultimi anni ha partecipato attivamente militarmente in paesi come Bosnia, Kosovo, Afghanistan, Somalia, Sudan, Uganda, Namibia, Eritrea, Ruanda, Ciad, Congo, Libia, Iraq, Libano e Haiti, sia sotto l'ombrello della NATO, dell'UE o dell'ONU.
La domanda è pertanto: è possibile lottare contro la NATO senza lottare contemporaneamente contro il resto delle alleanze imperialiste, e in particolare contro il potere proprio dei monopoli nel nostro paese che necessita la presenza dei nostri paesi in queste strutture? E' oggi possibile porre l'uscita dalla NATO senza porre allo stesso tempo il rovesciamento del potere borghese e la costruzione del socialismo-comunismo? Noi riteniamo di no.
Noi consideriamo che la lotta contro la NATO passa attraverso lo stesso cammino della lotta contro le altre alleanze imperialiste come l'Unione Europea: disimpegno unilaterale da queste alleanze nel processo di costruzione del socialismo-comunismo nel nostro paese, in quanto non è possibile porre un'uscita da queste strutture senza parlare di un cambiamento a livello del potere politico.
Nel nostro 9° Congresso affermiamo chiaramente che strutture come la NATO e l'Unione Europea non sono riformabili, che non è possibile oggi parlare dell'abbandono delle stesse senza una soluzione di classe, socialista. Per questo riteniamo che i passi da seguire sono i seguenti:
-La somma delle forze a livello statale verso la trasformazione socialista del paese, che permetta un cambiamento dei rapporti di forza e l'approccio di un'altra economia che serva gli interessi della classe operaia e dei settori popolari nonché relazioni economiche e sociali tra i paesi improntate sul mutuo beneficio e non sul saccheggio e l'aggressione. Questa economia al servizio del popolo, accompagnata da un processo di trasformazione sociale, significherà l'abbandono di tutte le strutture di dominazione imperialista e lo stabilimento di vari accordi con gli altri paesi.
- La ricerca di possibili alleanze congiunturali e di altre strategiche con forze dei paesi membri della NATO e dell'Unione Europea che si oppongono alle politiche e alle aggressioni dell'UE e della NATO e in difesa dei popoli in lotta in tutto il mondo, al fine di pressare le potenze imperialiste e articolare il Fronte Mondiale Antimperialista nel quale si dovrà contendere l'egemonia alle posizione riformiste.
- Il potenziamento di strumenti del movimento antimperialista mondiale come il Consiglio Mondiale della Pace
Senza progressi in questa direzione, se non riusciamo a chiarire e coordinare le posizioni del movimento comunista contro le alleanze interstatali che utilizzano le potenze imperialiste contro i popoli, allora perderemo la possibilità di sollevare, una volta per tutte, l'alternativa della classe operaia e dei popoli per un mondo senza saccheggio e senza sfruttamento.
Molte grazie.
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