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Per difendere il diritto di ogni popolo a determinare il proprio futuro, senza l'intervento imperialista

Elisseos Vagenas | kke.gr
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

11/07/2014

Il 3 luglio 2014 il Comitato Greco per la Distensione Internazionale e la Pace ha celebrato nella città di Trikala un evento dal titolo: "Per difendere il diritto di ogni popolo a determinare il proprio futuro, senza l'intervento imperialista". A questo evento sono stati invitati Farid Fernandez, Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Grecia e Elisseos Vagenas, membro del Comitato Centrale e Responsabile della Sezione Relazioni Internazionali del CC del KKE. Di seguito è riportato l'intervento di Elisseos Vagenas:

Cari amici,
Compagni,
Il movimento popolare, il movimento per la pace del nostro paese con grande stabilità e chiarezza, da anni si è sempre schierato contro gli interventi imperialisti in Vietnam e Corea prima, e più recentemente in Afghanistan, Iraq, Siria, Repubblica Centrafricana, Ucraina.

Sappiamo che dietro questi interventi imperialisti, indipendentemente dai pretesti che vengono utilizzati di volta in volta, come la lotta contro il "terrorismo" o la tutela dei "diritti umani", si celano altre cose: le quote di mercato, il controllo delle risorse naturali, il controllo delle rotte energetiche e delle merci, ecc.

I lavoratori della Grecia hanno sempre dimostrato la loro solidarietà con i popoli che lottano contro l'imperialismo, sia in Asia, verso il popolo del Vietnam, o nel Medio Oriente, verso il popolo della Palestina e quello del Libano, o in America Latina verso i popoli di Cuba e Venezuela.

E questa solidarietà che il popolo greco dimostra non è un casuale! Il popolo greco, infatti, rispetto ad altri paesi europei, rifiuta in gran misura i pretesti imperialisti, anche quando alcuni "sinistroidi" si impegnano a promuoverli nel movimento operaio. Quest'anno ricorrono i 15 anni dei bombardamenti della NATO in Jugoslavia e tutti possiamo ricordare il ruolo di ciascuna forza politica e sociale allora. Chi furono quelli che erano in prima linea nella lotta popolare contro i bombardamenti, contro l'intervento imperialista e la partecipazione della Grecia in esso, e chi andava propagandando uno per uno i pretesti della NATO. Così come fecero i governi di centro-sinistra di Francia e Italia, con la partecipazione dei comunisti della mutazione genetica.

Questa solidarietà mostrata dal popolo greco ai popoli che lottano contro l'intervento imperialista, ha almeno due ragioni:

In primo luogo, il nostro popolo nel recente passato ha vissuto e sta vivendo successivi interventi imperialisti, che gli hanno impedito e gli impediscono di ritagliarsi il futuro sulla base dei propri interessi. Tale per esempio è stato l'intervento armato dell'imperialismo anglo-americano, dopo la liberazione del nostro paese per opera di ELAS. Questa piazza e la sua storia è una testimonianza delle pagine più tragiche di questo intervento. [Nel giugno del 1945, i collaborazionisti dei nazisti, passati nel frattempo al servizio degli imperialisti britannici, i quali conducevano un intervento militare in Grecia, assassinarono Aris Velouchiotis, capo dell'Esercito di Liberazione Popolare (ELAS). Per intimidire il popolo posero la sua testa nella piazza Rigas Fereos, la piazza centrale della città di Trikala, dove si è svolto l'evento, ndt spagnolo].

Ma oggi, che in una certa misura, questi interventi hanno acquisito un carattere più "raffinato", attraverso le catene della NATO e l'UE, non significa che le cose siano migliori.

Una seconda ragione per la quale siamo in solidarietà con i popoli che lottano, come ad esempio il popolo del Venezuela, è che la maggior parte dei lavoratori del nostro paese capiscono che hanno interessi comuni con i popoli di altri paesi. Hanno un nemico comune. Se vince un popolo in un angolo del pianeta, senza dubbio sarà sicuramente una buona cosa anche per i popoli di altri paesi.

Ecco perché seguiamo con grande attenzione gli sviluppi in Venezuela, dove si svolge un serio sforzo per risolvere i problemi sociali, l'aggressione dell'imperialismo USA e della reazione locale. Esprimiamo la nostra preoccupazione per gli intenti di destabilizzare il paese, da parte delle forze reazionari borghesi dell'opposizione, che si stanno sviluppando con l'appoggio delle potenze imperialiste. Ribadiamo la nostra solidarietà con la classe operaia e gli strati popolari del Venezuela. L'esperienza del colpo di stato del 2002, preparato in condizioni simili a quelle di oggi, dimostra che il popolo ha il potere di revocare i colpi di stato e cancellare i piani dell'imperialismo.

Inoltre, seguiamo gli avvenimenti in Ucraina e in Medio Oriente. Vediamo lo spargimento di sangue al quale è sottoposto il popolo ucraino con l'intervento imperialista di USA-UE-NATO, l'antagonismo feroce che hanno queste forze con la Russia nella regione.

In queste circostanze, come si può realizzare concretamente il diritto di ogni popolo a decidere il proprio futuro senza l'intervento imperialista?

Ad esempio, può l'accettazione della "dottrina" di destra di Karamanlis, conosciuta anche come di "appartenenza all'Occidente", usata anche dai politici della "sinistra radicale", contribuire all'attuazione di questo diritto?

Come è possibile che un politico che vorrebbe rovesciare l'attuale barbarie, dichiari: "Dal profondo della mia anima, sostengo che la Grecia appartiene alla UE e alla NATO, e questo non si discute"! [Si tratta di un recente commento di A. Tsipras, capo di SYRIZA, ndt spagnolo].

Forse, un tale discorso aiuta il popolo greco a opporsi alle unioni imperialiste, che con decine, centinaia di modi intervengono e determinano ad esempio le spese militari, quali prodotti e come li produciamo, dove e come verranno utilizzate le forze armate greche?

Aiuta questa dichiarazione il popolo venezuelano o altri popoli che lottano contro l'imperialismo e gli interventi imperialisti?

Ma se non si lotta per l'indebolimento delle organizzazioni imperialiste come la NATO e l'UE e per affrancare da esse le nazioni, come si contribuisce allora a cambiare l'equilibrio dei rapporti di forza a livello regionale e globale? Come si fa ad aiutare altri popoli che sono vittime di queste associazioni imperialiste? Come aiuta lo stesso popolo greco a liberarsi da questi vincoli e progetti imperialisti?

Pertanto, la nostra prima conclusione è che per far sì che il diritto di tutti i popoli di determinare il proprio futuro si trasformi in realtà, bisogna ovunque in ogni paese e regione rafforzare la lotta contro le forze e i piani imperialisti. Non può portare nulla di positivo né l'illusione che fomentano i partiti borghesi (ND e PASOK) che la NATO e l'UE garantiscono la pace e la sicurezza del nostro popolo, né l'attitudine fatalistica e servile della "sinistra governista" di SYRIZA, che ci chiama ad abbassare la testa a queste unioni imperialiste e accettarle come "realtà". Perché sappiamo che "la realtà", il "realismo" sono sinonimi di obbedienza e di grandi tragedie per i popoli.

Per i popoli la storia si scrive con la disobbedienza, con spirito indomito, con la lotta di classe.

Andiamo a un'altra domanda: se siamo in grado di liberarci dalle catene di queste organizzazioni, allora possiamo davvero determinare il nostro futuro, il futuro del nostro paese, in base agli interessi popolari? Questa è una domanda che si pone davanti ciascun popolo intrappolato nelle varie istituzioni transnazionali antipopolari.

Chiaramente, quando il proprio paese appartiene a questo tipo di unioni, quali la NATO e l'UE, non si può considerare che la classe operaia, gli altri strati popolari siano in grado di determinare il proprio futuro. Ma è sufficiente solo spezzare queste catene?

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo vedere quali sono i rapporti di produzione nel paese. In breve, chi tiene nelle proprie mani i mezzi di produzione, le fabbriche, le navi, le banche, l'energia, le ricchezze minerarie del paese. La produzione di beni è destinata al profitto o alla soddisfazione dei bisogni popolari?

Nel primo caso, l'economia e il potere sono nelle mani del capitale, che non pone limiti alla sua attività. La legge del profitto è la legge assoluta del capitalismo, guidando oggettivamente la sua azione. Non può vivere e svilupparsi senza uscire dai confini nazionali, sia sotto forma di esportazione di capitali, sia sotto forma di beni destinati all'esportazione. E quando i limiti del mercato nazionale sono molto ristretti per la sua riproduzione, cerca, per ottenere il massimo vantaggio, un modo di aprire la "finestra" sul mercato mondiale, che è una caratteristica del capitalismo come sistema socioeconomico.
 
Perché dico questo? Per concludere che, quand'anche un paese non fosse integrato in unioni come la NATO e l'UE, ma in esso dominasse la borghesia e il capitale, il popolo, i lavoratori non potrebbero comunque determinare il proprio destino. Quindi dobbiamo affrontare la questione della sovranità dal punto di vista di classe, del cambio di classe al potere e dell'uso del potenziale produttivo del paese. Questo obiettivo implica sia lo svincolamento dalle unioni imperialiste, sia l'abolizione dei rapporti di produzione capitalistici. Solo così si può garantire la sovranità popolare. In caso contrario, la borghesia rimarrà dominante e permarranno decine di forme di dipendenza nel paese, la cui unica brama è di accrescere i profitti.

Cari amici,
Compagni,
Veniamo a un argomento di cui ogni giorno vediamo alla televisione: gli avvenimenti in Ucraina.

Vi chiedo come è possibile che due popoli, quello russo e quello ucraino, che vivevano in armonia da molti decenni, siano attualmente in contrapposizione, con la seria possibilità di ostilità e spargimenti di sangue con la guerra?

Questa è una questione fondamentale. Forse Vladimir Putin, il presidente russo, ha una smania da Napoleone? Vuole incorporare altre regioni dell'ex Unione Sovietica nella Russia di oggi, come scrivono alcuni media greci? Questo tipo di analisi equivale alla retorica usata all'epoca dell'elezione di Obama, quando si sosteneva che poiché
era "il primo nero" Presidente degli USA avrebbe perseguito una politica "pacifica" e "progressista"...

Il tentativo borghese di interpretare gli eventi socio-politici attraverso la lente deformante della psicoanalisi di una o dell'altra personalità, è una pratica comune. Tuttavia, gli eventi hanno cause più profonde, socio-politiche. E come ha sottolineato il leader della Rivoluzione d'Ottobre, Lenin, la politica è la condensazione dell'economia. Ma che cosa è l'economia e qual è la sua relazione con gli avvenimenti in Ucraina?

Generalmente, quando si parla dell'economia, non ci si riferisce solo all'industria, alla cantieristica, alle banche, ecc. In primo luogo, ci riferiamo alle relazioni economiche tra le persone. Abbiamo parlato di tutti i rapporti di produzione dominanti di volta in volta nella società storica data. In quanto i rapporti produttivi non sono uno stato naturale e inalterato. Se qualcosa è cambiato, rispetto a 30 anni fa, in Ucraina non è solo che adesso si producono meno beni in comparazione agli anni socialisti, ma che le relazioni sociali sono completamente cambiate, i rapporti che esistono nel processo di produzione, scambio, distribuzione e consumo di beni materiali. In questo, allora, dobbiamo cercare di individuare la radice degli attuali sviluppi particolarmente pericolosi in Ucraina. Se osserviamo cosa è cambiato rispetto a 30 anni fa, giungiamo alla conclusione che sia in Ucraina come in Russia, il ritorno al percorso di sviluppo capitalistico è stato accompagnato da una regressione sociale. Attraverso un processo controrivoluzionario, questi paesi hanno abbandonato la via del socialismo e sono regrediti ai rapporti di produzione borghesi, dove i mezzi di produzione non sono più di proprietà sociale, ma di proprietà privata. Ciò significa che non sono gestiti dal popolo per il proprio beneficio, ma da una specifica classe (la borghesia), e per il suo beneficio. E anche questi mezzi di produzione possono cambiare di mano, da uno all'altro capitalista. Sono tornati ad un sistema in cui la produzione e la distribuzione del prodotto sociale, cioè, la ricchezza sociale, non è designata a soddisfare le necessità del popolo, ma ad aumentare i profitti dei capitalisti, coloro che hanno nelle proprie mani i mezzi produzione.

Questo è il grande cambiamento. Quello che ha contribuito agli sviluppi specifici ai quali ci riferiamo. Numero uno, il ritorno dell'Ucraina al capitalismo. Il fatto che i mezzi di produzione, come ad esempio le acciaierie di grandi dimensioni in Ucraina, le grandi estensioni di terreni agricoli, le sue miniere, la sua vasta rete di gasdotti di energia non sono più di proprietà popolare, sociale, ma di proprietà privata, sotto la forma di società anonime. In questo ambito, dunque, nel quadro del capitalismo, si stanno sviluppando i pericolosi sviluppi in Ucraina.

E non dimentichiamo, inoltre, che il capitalismo, che è ritornato in queste ex repubbliche socialiste, è il capitalismo monopolistico. Ossia, un capitalismo dove dominano le grandi imprese, i monopoli che assumono migliaia di dipendenti, con bilanci e enormi profitti, spesso con eserciti privati ​​e con rapporti molto stretti con lo Stato capitalista, che è il mezzo con cui i capitalisti sfruttano la classe operaia e i settori popolari. Non è una disputa tra emeriti sconosciuti per stabilire chi sfrutterà una rete di 37.500 chilometri di gasdotti in Ucraina, ma una questione tra colossi come "Chevron" e "Gazprom".

Darò un'altra "chiave" importante per la comprensione degli eventi: Lenin osservò che sotto il capitalismo "... i singoli produttori, producendo merci per il mercato ciascuno separatamente dall'altro, entrano in un rapporto di concorrenza: ciascuno cerca di vendere al prezzo più alto, di acquistare al prezzo più basso, e il risultato necessario è il rafforzamento del forte e la caduta del debole... "[1]. Bisogna considerare che questo non accade in un paese, in un settore, ma su scala globale, dove c'è un mercato capitalista sterminato. Tutte queste grandi imprese, che ho menzionato prima, corrono e perseguono, in lungo e in largo nel mondo, il profitto mondiale. Come lo conseguono? Solo se spodestano il concorrente, se lo distruggono o lo assorbono, assicurandosi una quota maggiore del mercato, garantendosi materie prime, infrastrutture (porti, aeroporti, ferrovie), condutture ecc., ottenendo un vantaggio rispetto ai concorrenti. A questi livelli, naturalmente, tutto si progetta in anticipo: i capitalisti sono attenti a procurarsi per la battaglia "carte vincenti". In primo luogo, tutti i meccanismi statali dei loro paesi e poi le associazioni capitalistiche transnazionali che hanno formato, come l'Unione Europea.

Gli eventi sanguinosi in Ucraina sono il risultato dell'intervento degli Stati Uniti e dell'UE e della feroce concorrenza con la Russia per il controllo dei mercati, delle materie prime e le reti di trasporto del paese. Questa dura concorrenza non è a beneficio dei lavoratori di questi paesi (degli statunitensi, degli europei, dei russi), ma a beneficio dei poderosi monopoli stabiliti in questi paesi.

Vediamo adesso di rispondere a un'altra domanda: come sono state coinvolte queste forze nella competizione?

In primo luogo, vediamo adesso che queste potenze, come gli altri paesi capitalistici poderosi, non devono essere contigui per essere in forte concorrenza. Ad esempio, vediamo il caso del conflitto in Medio Oriente e nel Mediterraneo orientale, vale a dire nel nostro "quartiere", ma anche nella regione Artica, in Africa, nel Sud-Est asiatico. Le maggiori potenze sfruttano alleanze con altri regimi borghesi in una o nell'altra regione, utilizzano mezzi economici, diplomatici e militari per aumentare la loro influenza e ridurre il sostegno del loro avversario.

Tuttavia, nel caso dell'Ucraina, ha svolto un ruolo chiave anche la sua posizione: essa costituisce una cerniera geopolitica della Russia verso il resto d'Europa. E' la nuova "frontiera" non solo dell'UE, ma anche dell'alleanza euro-atlantica, di questa organizzazione imperialista della NATO con la Russia. La parola "frontiera" la si dice metaforicamente, perché stiamo parlando di un grande paese con una popolazione di 50 milioni, messa sulla punta di lancia di queste forze.

Un fattore importante per comprendere gli sviluppi, è che all'interno della borghesia ucraina è apparsa una profonda "breccia". Una sezione potente della borghesia dell'Ucraina ritiene che si può beneficiare della connessione e poi dell'integrazione dell'Ucraina nell'UE. Queste forze hanno convinto una parte importante dei lavoratori, soprattutto nell'ovest e centro d'Ucraina, che non c'è altra soluzione per migliorare le condizioni di vita che avvicinandosi e, infine, integrandosi con l'UE e la NATO. Inoltre, li hanno convinti che l'integrazione dell'Ucraina nell'Unione Doganale (TE) di Russia, Bielorussia, Kazakistan equivale a un "disastro nazionale".

Tuttavia, un'altra parte altrettanto importante della borghesia ucraina, le cui imprese sono orientate al mercato russo (sia per l'utilizzo di fonti di energia a basso costo, sia per la vendita dei manufatti), vuole rafforzare le relazioni con la Russia e unirsi all'Unione Doganale, che si è consolidata come la prima fase della "Comunità Economica Eurasiatica", una nuova unione capitalista transnazionale con la Russia come "locomotiva".

In questa contraddizione interborghese tra i capitalisti d'Ucraina sono intervenuti l'UE e gli USA in competizione con la Russia. Queste forze si sono scontrate nel territorio di Ucraina e continueranno questo conflitto affogando nel sangue il popolo ucraino per i propri interessi, per dividere i mercati, le materie prime, le reti di trasporto dell'energia. Il potenziale produttivo del paese, l'industria, le vaste aree rurali, l'enorme infrastruttura per la distrubuzione dell'energia sono il "pomo della discordia" dei monopoli dei paesi che competono su chi ha il "primato" nello sfruttamento del popolo ucraino.

Gli Stati Uniti e l'Unione Europea, dopo aver speso un sacco di soldi per preparare le forze di "opposizione", l'hanno appoggiata politicamente e hanno inviato diplomatici là (compresi mercenari) e sono riusciti a rovesciare il governo di Yanukovich. Ecco perché consideriamo che questo rovesciamento non costituisce una "evoluzione democratica" e una "rivoluzione". Inoltre, sono emerse forze reazionarie e fasciste con il sostengo di UE e USA e da queste strumentalizzate per promuovere i loro obiettivi geopolitici nella regione eurasiatica.

Ma la soluzione per il popolo ucraino non sta né nell'ancorare l'Ucraina all'UE, né nel mettersi a rimorchio dell'attuale Russia capitalista.

Il tentativo di dividere il popolo ucraino
per scegliere una o l'altra unione capitalista transnazionale, su base etnica, linguistica e portarlo a un macello, con conseguenze incalcolabili, tragiche per esso e per il loro paese, è completamente estranea agli interessi dei lavoratori.

Al contrario! Il popolo lavoratore dell'Ucraina ha interesse ad organizzare la propria lotta indipendente in base ai propri interessi e non con il criterio di quale imperialista sceglie una o l'altra parte della plutocrazia ucraina. Dobbiamo aprire la strada per una società senza sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo, che è l'unica alternativa al vicolo cieco della via di sviluppo
capitalista. Inoltre, il popolo ucraino ha vissuto e conosce il socialismo. Ricorda in gran misura le enormi conquiste sociali esistenti per la classe operaia e gli altri strati popolari.

E' importante lottare affinché il nostro paese non abbia alcuna partecipazione o coinvolgimento nei piani imperialisti della NATO, degli Stati Uniti e dell'UE in Ucraina. Sappiamo che la crisi capitalista e le guerre imperialiste vanno di pari passo. In condizioni di crisi ci sono cambiamenti nel potere economico e, quindi, politico e militare degli stati capitalisti, che conducono alla competizione per la ripartizione dei mercati. Ma le vecchie forze non si ritireranno così facilmente. Si intensificano le contraddizioni interimperialiste sul terreno della crisi capitalista per il controllo delle materie prime, dell'energia, delle rotte di trasporto, delle quote di mercato. Qui sta la radice dell'aggressività degli Stati Uniti, della NATO, dell'UE, così come la posizione delle altre potenze imperialiste, le loro rivalità che si svolgono attraverso la via diplomatica, il ricatto politico, le guerre commerciali, la guerra di spionaggio fino incluso l'uso dei mezzi militari visto che la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi, violenti.

Il nostro popolo, senza dubbio, non ha nessun interesse alla partecipazione della Grecia in questi piani, nonostante quello che dicono i partiti del governo di coalizione, che stanno chiedendo il consenso dei lavoratori alla partecipazione attiva del nostro paese con gli Stati Uniti, la NATO, l'UE, in Afghanistan e Iraq, in Kosovo e Libia, nella Repubblica Centrafricana e in Ucraina.

Non dimentichiamo che i nostri governati hanno già inviato aerei da guerra greci in esercitazioni NATO che hanno avuto luogo in questo periodo per intimidire la Russia.

Inoltre, nel nostro paese durante la recente campagna elettorale, il partito di governo che si nascondeva dietro l'"Ulivo" non ha esitato ad attaccare il Venezuela. Perché? Perché vogliono lavorare la coscienza dei lavoratori e indurli a credere che chi cercherà di alzarsi in piedi, chi si metterà contro i potenti di questa terra, fallirà e inoltre né soffrirà le conseguenze. Lavorano molto metodicamente per rovesciare l'Ucraina. Proprio come metodicamente cercano di avanzare in Venezuela, Cuba, ecc., e lasciano sempre aperta la possibilità di usare la forza militare contro i popoli in lotta.

Tuttavia, la vita ha dimostrato che l'imperialismo è forte, ma non è invincibile!

[1] V.I.Lenin, Opere Complete, Ed. Editori Uniti, Vol.1, La cosiddetta questione dei mercati, p.87


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