Intervista a Scott Ritter, ex ispettore Onu, di Flavio Fusi, mandata in onda da
Rai Tre per Primo Piano, venerdì 27 settembre 2002, intorno alle 23,30.
Andiamo ad ascoltare un’altra grande figura di rilievo, Scott Ritter. Intanto
diciamo che è un elettore repubblicano, quindi non un avversario politico di
Bush. Sulla guerra, questo ex ispettore dell’Onu, che è stato anche nei
marines, nei servizi, la pensa in maniera diametralmente opposta al presidente
americano. Domani uscirà anche in Italia il suo libro <Guerra all’Iraq>.
<Sono molto pessimista: non ho fiducia nel presidente. Ma ho fiducia nella
democrazia americana. Credo che il mondo debba rispondere, richiamare il
presidente Bush al rispetto delle leggi. Se l’America va avanti con questa
politica unilaterale, sarà un disastro per il mondo intero>.
Il presidente Bush dice che Saddam è un pericolo attuale e crescente. Lei è
d’accordo?
<No, non credo. Il presidente deve presentare prove sostanziali.
Personalmente non credo a queste accuse. Per risolvere il problema, per
verificare se Saddam ha armi di distruzione di massa, dobbiamo inviare ancora
gli ispettori Onu. Nel ’98 i programmi di riarmo di Baghdad furono praticamente
azzerati. Il 95% delle strutture furono individuate e smantellate. Rolf Ekeus,
il capo della mia missione, disse che avevamo disarmato l’Iraq, ed io sono
d’accordo con lui. Ora dobbiamo mandare di nuovo gli ispettori perché c’è
materiale non ancora identificato. Ma non ci sono fatti concreti per affermare
che l’Iraq abbia conservato o ricostituito gli arsenali>.
Perché il presidente Bush vuole
fortissimamente la guerra contro Saddam. E’ una questione di risorse
petrolifere? E’ una questione di potere geo-politico?
<Non credo che il problema siano le armi irachene: questa è una
scusa. Allora, per cosa si farà questa guerra? Leggete il nuovo documento della
Casa Bianca sulla sicurezza nazionale! Lì si parla di applicazione unilaterale
del potere americano: economico, militare, per mantenere l’egemonia, il dominio
sul mondo. L’Iraq è il test iniziale, la prima volta che si applica questa
nuova strategia dell’unilateralismo americano>.
Parliamo del futuro, di un futuro possibile. L’America va in guerra contro Saddam. E poi? Cosa
succede?
<Una volta cominciato non possiamo dire cosa succederà. Io penso
questo: l’America vuol fare una guerra in violazione delle leggi
internazionali. Questo sarebbe un disastro per il mondo, perché in un colpo
solo sarebbero distrutte le fondamenta di regole universalmente condivise. Io
penso che si apriranno le porte al caos, all’anarchia e, diciamolo
schiettamente, ad una guerra più vasta. Cosa potrà allora impedire alla Cina di
colpire Taiwan, all’India di colpire il Pakistan o viceversa: è un passo
indietro pauroso. Significa tornare al selvaggio, selvaggio West>.
Lei è democratico o repubblicano? Alle ultime elezioni ha votato per Gore o per
il presidente Bush?
<Io sono prima di tutto un cittadino americano, credo nella
Costituzione americana. Poi sono repubblicano, piuttosto conservatore e ho
votato per il presidente Bush. Ma al fondo di tutto, quando parliamo di guerra,
di sicurezza nazionale e mondiale, i partiti e la politica devono non contare.
E’ responsabilità di ogni cittadino di fare la cosa giusta, se sei americano fare
la cosa giusta secondo la Costituzione americana>.
E per gli italiani, quella italiana.