da "La Voce" del G.A.MA.DI – Roma
di Pasquale Vilardo
I
Il 17 luglio 1998 a Roma la Conferenza Diplomatica dell'ONU ha
adottato lo Statuto della Corte Penale Internazionale, con il voto favorevole
di 120 paesi, mentre i contrari risultavano solo 7 e gli astenuti 20.
L'evento era di portata storica, perché era il risultato di decenni di
lavoro, praticamente dal processo di Norimberga, e perché finalmente la
comunità internazionale si dotava di un Tribunale per reprimere i crimini
politici più gravi, dal genocidio ai crimini di guerra e contro l'umanità.
Per la prima volta si metteva in moto un meccanismo autorevole di Giustizia
Internazionale, con l'egida dell'ONU, con il riconoscimento della maggior parte
dei paesi del mondo.
Una Giustizia non perfetta, certo, ma un primo passo molto serio per
sottrarre la guerra all'arbitrio di singoli governi e introdurre principi di
civiltà riconosciuti. E tutti sappiamo quanto ci sia bisogno di questi principi
nell' epoca attuale, dominata dal flagello della guerra, in particolare contro
i popoli più deboli e indifesi.
II
Condizione per l'entrata in vigore della Corte era la ratifica da
parte di almeno 60 paesi, dello Statuto. Ratifica assai faticosa per l'aperta
opposizione del governo
degli USA, cioè proprio dell'unica, vera superpotenza militare su scala
planetaria, nonché dell'unica superpotenza che si arroga il "diritto"
di fare le guerre sull'intero pianeta, e nel modo che le aggrada.
Un "diritto" per sua natura internazionale, ma senza riconoscere né
le leggi né l'unica Corte Penale che la comunità internazionale si è data:
"dove mai si va a ficcare il diritto"', direbbe il buon Alessandro
Manzoni con amara ironia.
Naturalmente si tratta di "diritto
del più forte" e quindi inaccettabile per l'umanità: ma evidentemente ciò
che è elementare per gli esseri umani, non lo è per i padroni del mondo, che pure pretendono di giudicare
sulla vita e sulla: morte degli altri. Il ché la dice lunga sul degrado barbarico
della nostra epoca ma anche sulla principale fonte di questo degrado, e cioè
del sistema capitalistico guidato dall'imperialismo USA.
Comunque sia, il l° luglio del 2002 la Corte Penale entra in vigore. Ma qui
avviene qualcosa di veramente inimmaginabile: il governo USA per nulla pago di
non avere ratificato lo Statuto, inizia a manovrare e pesantemente depotenziare
e praticamente vanificare la Corte stessa.
Si inventa il "principio" che i soldati americani devono essere
immuni, si stipulano accordi con singoli paesi Israele in testa per impedire
che i militari americani siano soggetti alla Corte Penale Internazionale, con
il ricatto aperto o trattato bilaterale o taglio dei sussidi militari.
C'è da dire che un secco no al ricatto
è venuto da molti paesi, come il Canada. la Norvegia, i Paesi Bassi, la
Svizzera, mentre per un attimo, forse contando sulle ferie di agosto, il
governo Berlusconi è sembrato accordarsi ad USA ed Israele, salvo fare subito
marcia indietro a seguito delle reazioni indignate in sede europea.
Però, purtroppo, né l'ONU né l'Unione Europea sono stati all'altezza della
situazione e hanno adottato vari compromessi con gli USA.
Cosi, a luglio il Consiglio di sicurezza dell'ONU si piegava al ricatto
americano e concedeva ai soldati USA l'immunità per un anno, rinnovabile senza
limiti.
Così a fine settembre ì ministri degli esteri dell'Unione Europea hanno
approvato un compromesso che esenta i militari USA dalla Corte Penale
Internazionale e lì rende giudicabilì solo in USA.
Chiunque ricorda la tragedia del Cermis sa come gli USA "giudicano" i
loro militari assassini.
Insomma, la Corte nasce svuotata di senso.
III
Restano alcune amare riflessioni. La nazione più forte militarmente
ha ormai le "mani libere" e può fare le guerre a suo piacimento,
magari servendosi di terzi, come nel caso di Israele.
Le maggiori istituzioni politiche internazionali ONU e Unione Europea
rinunciano ai più elementari principi del diritto umanitario, in sostanziale
subordinazione con l'unica potenza imperiale USA, lasciando senza giustizia e
indifesi i popoli oppressi del mondo.
Questo cupo quadro politico
internazionale non lascia intravedere nulla di buono, nemmeno per le masse
lavoratrici dei grandi paesi industrializzati. ; Lo scontro in Italia
sull'art. 18 e sul cosiddetto "legittimo sospetto" è purtroppo
indicativo in proposito.
E' il caso allora di prendere atto della giustezza di alcune idee forza del
movimento comunista storico: senza il
potere nessun diritto è "per
sempre ", non basta lottare sul fronte del diritto, occorre
imparare a crescere sul terreno del potere.