Asia centrale ex sovietica
Notizie
e commenti
Rassegna stampa
a cura di Mauro Gemma
Riteniamo utile far conoscere alcuni commenti e notizie,
tratti da siti specializzati russi, riguardanti l’area centroasiatica ex
sovietica, per ovviare parzialmente alla inspiegabile mancanza di attenzione
che viene riservata ad una regione che è al centro dei giochi strategici delle
principali potenze del pianeta.
M.G.
PUTIN RAFFORZA LE FRONTIERE DELL’ASIA CENTRALE
di Pavel Martynov
www.gazetasng.ru -
2 dicembre 2002
Dopo lo storico 11 settembre, quando la NATO acquartierò i propri
soldati in Asia Centrale,molti analisti hanno cominciato a constatare che, a 10
anni dal dissolvimento dell’URSS, la Russia non è più stata in grado di formare
un blocco politico-militare, alternativo a quello delle forze armate
sovietiche. Dopo l’uscita dal “Trattato di sicurezza collettiva” (sottoscritto dalle repubbliche ex
sovietiche,nota del traduttore) di alcuni stati della CSI, questa
organizzazione ha significativamente indebolito le proprie posizioni, e Mosca
già da tempo non viene più considerata da molti stati della Comunità come
garante della sicurezza. Fino all’inizio dell’operazione antiterroristica in
Afghanistan, USA, Cina e Russia avevano diviso in modo preciso i ruoli, che
essi giocavano nella regione centroasiatica. A Mosca veniva riservato il
diritto alla presenza politico-militare (Trattato di sicurezza collettiva e la
201° divisione in Tagikistan), a Pechino l’esportazione di merci e
l’importazione di materie prime, a Washington il rafforzamento degli interessi
economici (investimenti e progetti relativi a petrolio e gas).
Ma dopo gli avvenimenti dell’11 settembre, gli Stati Uniti hanno cominciato ad
occupare attivamente il posto della Russia in Asia Centrale. Nella regione è
così venuta a determinarsi una situazione paradossale: i partecipanti
centroasiatici al Trattato di sicurezza collettiva hanno cominciato a concedere
i propri territori e aeroporti militari all’Alleanza nord atlantica. In
risposta Mosca ha ripetutamente manifestato la propria preoccupazione. E la
posizione di Mosca a tal proposito è stata sostenuta anche da Pechino.
Ora è necessario ricordare che, fino all’estate dello scorso anno, gli stati
del Trattato di sicurezza collettiva avevano la consapevolezza della necessità
di rafforzare la sicurezza in Asia Centrale. Al momento dell’attacco dei
terroristi agli USA, i partecipanti al Trattato avevano già formato delle Forze
collettive di pronto intervento, di cui facevano parte reparti specializzati
russi, kazachi, kirghisi e tagiki. Queste forze erano state fornite della
necessaria assistenza tecnica aerea (aerei da trasporto, caccia ed elicotteri).
Ciononostante le Forze collettive di pronto intervento non disponevano di mezzi
sufficienti per la partecipazione ad operazioni antiterroristiche su vasta
scala in Afghanistan. Tale situazione si è protratta per più di un anno, fino a
quando l’esistenza di tali contingenti, alla luce della presenza di soldati
NATO in Asia Centrale, è sembrata inutile.
Attualmente la situazione è cambiata, dal momento che in Kirghisia è iniziata
l’installazione di una base dell’aeronautica militare dei paesi partecipanti al
Trattato di sicurezza collettiva. Alla fine di novembre due aerei da trasporto
russi sono atterrati nell’aeroporto kirghiso della città di Kant, con un carico
di attrezzature necessarie ad allestire la base. Un “Iliuscin 76” ha
trasportato in Kirghisia personale tecnico, che si occuperà di due aerei da
guerra delle forze armate russe, che da oggi stazionano nell’aeroporto.
Nell’aeroporto di Kant stazioneranno caccia di intercettazione Su-27 e aerei
d’assalto Su-25. La decisione di trasferire aerei russi in Kirghisia è stata
presa dai paesi partecipanti al Trattato di sicurezza collettiva. Tali velivoli
rappresenteranno la componente aerea fondamentale delle Forze collettive di
pronto intervento. Al momento i militari russi si trovano in Kirghisia
temporaneamente, ma è possibile che, in futuro, la base diventi permanente.
Si sa che la base del Trattato di sicurezza collettiva collaborerà con le unità
della coalizione antiterrorista, che ormai da più di un anno si trovano
nell’aeroporto kirghiso “Manas”. A parere degli analisti, le autorità della
Kirghisia sono in tal modo orientate a compensare la presenza militare USA sul
proprio territorio. Inoltre, dando il loro assenso alla dislocazione
nell’aeroporto della città di Kant della base del Trattato di sicurezza
collettiva, i poteri kirghisi “civettano” con la Russia e la Cina, che
ultimamente hanno visto avvicinare le proprie posizioni.
Di ciò, in particolare, sono testimonianza i risultati dei colloqui tra
Vladimir Putin e le massime autorità cinesi. Il presidente russo non nasconde
più che intende creare un potente asse tra Russia, Cina e India per esercitare
un contrappeso all’influenza americana nel mondo. E’ così evidente che la
Russia, che non ha abbandonato l’idea di rimanere la forza politico-militare
dominante in Asia, stia cercando alleati.
NON PERMETTEREMO LA REVISIONE DELLE
CONCESSIONI TERRITORIALI ALLA CINA!
Dichiarazione del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di
Kirghisia
www.centrasia.ru -
24 dicembre 2002
L’accordo raggiunto nei mesi scorsi tra la Kirghisia e la Cina, che risolve in
modo definitivo alcune controversie territoriali tra i due paesi, con la
cessione alla Cina della piccola area confinante di Usengu-Kuush, ha sollevato
la violenta reazione di alcuni settori nazionalisti, dietro la cui azione gli
osservatori hanno individuato la mano degli USA, interessati alla
destabilizzazione del piccolo paese centroasiatico, che guarda con insofferenza
alla presenza ormai permanente di una base aerea americana, concessa per le
operazioni di guerra in Afghanistan.
Alle manovre dell’opposizione nazionalista le autorità della Kirghisia (che,
come abbiamo visto, hanno permesso recentemente l’installazione di una base
dell’aeronautica militare russa sul loro territorio) hanno ancora risposto
duramente alla vigilia di Natale, con la dichiarazione che traduciamo.
M.G.
In relazione alla dichiarazione del cosiddetto movimento “Per le
dimissioni di Akajev, per le riforme a favore del popolo” (Akajev, presidente della repubblica, ha
appena siglato un importante accordo di partnership strategica con il
presidente russo Putin, nota del traduttore), in cui si avanzano nuovamente accuse in merito all’Accordo
aggiuntivo tra la Repubblica di Kirghisia e la Repubblica Popolare Cinese sul
confine di stato kirghiso-cinese, il Ministero degli Affari Esteri della
Repubblica di Kirghisia ritiene necessario affermare quanto segue.
Le rivendicazioni relative alla restituzione dell’area di Usengu-Kuush e le
accuse all’indirizzo della dirigenza del paese, secondo cui le intese
bilaterali avrebbero carattere illegale, non hanno alcun fondamento. La
procedura inerente la ratifica dell’Accordo aggiuntivo sul confine di stato
kirghiso-cinese è stata perfezionata in piena corrispondenza alla Costituzione
della Repubblica di Kirghisia, alla Legge della Repubblica di Kirghisia sui
confini di stato ed alla Legge della Repubblica di Kirghisia sugli accordi
internazionali. Il documento interstatale in questione è stato ratificato da
entrambe le camere del parlamento, e la legge relativa alla sua ratifica è
stata siglata dal capo dello stato. In tal modo, in coerenza sia con la
legislazione interna della Repubblica di Kirghisia sia con le norme del diritto
internazionale, tale questione è stata regolata in modo definitivo e
irreversibile. Inoltre occorre sottolineare in particolare che la Kirghisia, al
termine di lunghe e complesse trattative, è riuscita ad ottenere condizioni ben
più favorevoli di quelle ottenute da altri paesi, che avevano condotto analoghe
trattative di frontiera.
Le rivendicazioni di una revisione dell’Accordo aggiuntivo sul confine di stato
kirghiso-cinese potrebbero arrecare un notevole danno all’autorità
internazionale della Repubblica di Kirghisia, pregiudicare gravemente il
prestigio del nostro paese quale soggetto responsabile del diritto
internazionale ed inasprire la situazione politico-sociale nella repubblica.
Il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Kirghisia invita ancora
una volta i promotori del “movimento” citato a valutare le possibili
conseguenze negative che deriverebbero loro da rivendicazioni senza fondamento.
LA NATO “FA LA CORTE” A RACHMONOV
di Pavel Martynov
www.gazetasng.ru -
9 dicembre 2002
Sembrerebbe che, alla luce degli ultimi sforzi compiuti dalla Russia per
indebolire l’influenza USA nella regione dell’Asia Centrale, l’Alleanza nord
atlantica e, in particolare Washington abbiano seriamente deciso di reagire.
Una conferma di ciò si ricava dall’intensificazione dell’attivismo
dell’Occidente attraverso l’avvio di contatti con il Tagikistan. Dopo la
recente visita del presidente della Russia Vladimir Putin in Kirghisia, al cui
termine è stato raggiunto un accordo per l’installazione nell’aeroporto
kirghiso della città di Kant di una base militare russa, al presidente del
Tagikistan – altro alleato strategico centroasiatico di Mosca – è arrivato
l’invito a visitare la Francia e gli Stati Uniti. E’ rilevante che Emomali
Rachmonov nella sua decennale presidenza, abbia per la prima volta “avuto
l’onore” di compiere una visita in questi stati della NATO.
E’ evidente che l’Occidente ha le sue ragioni per l’improvviso “amore” nei
confronti del presidente Rachmonov, sebbene egli sia l’unico dei leader dei
paesi dell’Asia Centrale che, fino ad oggi, non sia ancora stato invitato
dall’amministrazione americana. Inoltre non bisogna dimenticare che Rachmonov è
l’unico presidente della CSI, che Mosca abbia in rilevante misura aiutato a
rivestire la massima carica dello stato.Per questo il compito principale nei
colloqui della dirigenza di Francia e USA con il presidente del Tagikistan è
stato cercare di “affascinare” l’interlocutore. Il mezzo usato per “l’ipnosi
politica”, sebbene possa apparire banale, è molto efficace: la concessione di
aiuto materiale al debole Tagikistan. In tal modo, da Parigi Emomali Rachmonov
ha incassato un pacchetto di accordi: su agevolazioni e sulla difesa degli
investimenti, sulla collaborazione culturale e tecnico-scientifica, sulla
collaborazione nel campo della sicurezza interna, ed anche un accordo di
collaborazione nell’ambito della riattivazione dell’energia idrica della
repubblica. Altrettanti doni sono stati promessi al Tagikistan anche a
Washington. Si ritiene che Rachmonov possa ricevere 50 milioni di dollari, un
invio di merci e derrate alimentari e crediti per l’acquisto di attrezzature
agricole, sementi e fertilizzanti. Come informa la BBC, da fonti della Casa
Bianca, Dushanbe aveva fatto un precedenza una richiesta del genere a Mosca, ma
non aveva ricevuto nulla di concreto in cambio.
Tuttavia in cambio del sostegno materiale di Washington, Dushanbe accetterà la
presenza americana sul suo territorio. La parte principale del programma della
visita di Rachmonov a Washington sarà dedicata non ai colloqui con Bush ma a
quelli con il ministro della difesa, nel corso dei quali verrà firmato
l’accordo di collaborazione militare che prevede la ricostruzione della pista
di decollo ed atterraggio dell’aeroporto di Dushanbe. Dopo i lavori potrà
accogliere carichi pesanti ed aerei militari dei paesi della NATO e delle forze
armate USA. Inoltre, gli interlocutori americani di Rachmonov cercheranno di
convincerlo ad accordarsi sulla costruzione di due basi militari in territorio
tagiko, che potrebbero essere utilizzate dal Pentagono in caso di realizzazione
dell’operazione militare contro l’Iraq.
LE INTESE MILITARI TRA GLI USA E IL
TAGIKISTAN
da “Nezavisimaja Gazeta” - 11 dicembre 2002
…La questione della creazione, sotto l’egida della campagna
antiterroristica, di una base permanente degli USA sul territorio del
Tagikistan non è stata assolutamente affrontata nell’incontro tra i due
presidenti. Le altre questioni relative alla collaborazione militare sono state
affrontate con il vice ministro della difesa e con il segretario di stato USA.
E’ stato siglato un accordo di collaborazione militare che prevede la
ricostruzione della pista di decollo ed atterraggio dell’aeroporto di Dushanbe,
in grado di accogliere carichi pesanti ed aerei da guerra degli Stati
Uniti…
LA CINA E IL KAZACHSTAN HANNO SIGLATO UN
ACCORDO DI BUON VICINATO
www.rian.ru
- 24 dicembre 2002
La Cina e il Kazachstan hanno siglato un accordo di buon vicinato,
amicizia e collaborazione.
Le firme al documento sono state apposte dal presidente del Kazachstan
Nursultan Nazarbajev e dal presidente della RPC Jiang Zhemin.
La cerimonia della firma del trattato si è svolta oggi a Pechino subito dopo la
conclusione dei colloqui tra i dirigenti dei due paesi.
Nel corso dell’incontro i leader di Cina e Kazachstan hanno esaminato le
questioni relative ai rapporti bilaterali, al rafforzamento della
collaborazione nel settore dell’energia, degli scambi culturali, dello sviluppo
della cooperazione nell’ambito dell’Organizzazione per la collaborazione di
Shanghai, del problema della lotta al terrorismo.
Il presidente della RPC ha valutato positivamente il significato della
collaborazione nell’ambito dell’Organizzazione di Shanghai, evidenziando che
essa ha compiuto significativi progressi nella creazione del meccanismo che
garantisce il suo funzionamento, mentre la sua influenza nel contesto
internazionale è cresciuta in modo rilevante.
Jiang Zhemin ha inoltre sottolineato come sia estremamente importante che
l’Organizzazione di Shanghai svolga pienamente il proprio ruolo nella
realizzazione dei comuni interessi di tutti i suoi membri nella situazione
odierna. Egli ha anche affermato la necessità di creare al più presto un
segretariato dell’Organizzazione di Shanghai e un suo organo antiterroristico.
Jiang Zhemin e Nursultan Nazarbajev hanno anche esaminato le questioni
“dell’ottimizzazione del commercio bilaterale”, che quest’anno è
significativamente cresciuto. In 10 mesi dell’anno in corso il volume degli
scambi tra Cina e Kazachstan ha raggiunto l’importo di 1,5 miliardi di dollari
USA, e il Kazachstan ha ottenuto il secondo posto, dopo la Russia, tra i paesi
della CSI partner commerciali della RPC.
Nel corso dei colloqui è stata affrontata anche la questione della
contrapposizione al movimento “Turkestan Orientale”. Come ha dichiarato
Nazarbajev, il Kazachstan interviene con decisione contro il terrorismo, il
separatismo e l’estremismo, prima di tutto contro “l’attività terroristica del
movimento Turkestan Orientale”.
A conclusione dei colloqui, insieme al trattato di buon vicinato, amicizia e
collaborazione, sono stati siglati altri quattro documenti, tra cui quello
sulla lotta al terrorismo, al separatismo e all’estremismo e quello sulla
prevenzione dell’attività militare pericolosa.
Nazarbajev era giunto in Cina il giorno prima su invito del presidente della
RPC Jiang Zhemin.
Traduzione dal russo