www.resistenze.org - osservatorio - mondo multipolare - 27-12-02

Asia centrale ex sovietica

Notizie e commenti

Rassegna stampa
a cura di Mauro Gemma

Riteniamo utile far conoscere alcuni commenti e notizie, tratti da siti specializzati russi, riguardanti l’area centroasiatica ex sovietica, per ovviare parzialmente alla inspiegabile mancanza di attenzione che viene riservata ad una regione che è al centro dei giochi strategici delle principali potenze del pianeta.
M.G.


PUTIN RAFFORZA LE FRONTIERE DELL’ASIA CENTRALE
di Pavel Martynov
www.gazetasng.ru - 2 dicembre 2002

Dopo lo storico 11 settembre, quando la NATO acquartierò i propri soldati in Asia Centrale,molti analisti hanno cominciato a constatare che, a 10 anni dal dissolvimento dell’URSS, la Russia non è più stata in grado di formare un blocco politico-militare, alternativo a quello delle forze armate sovietiche. Dopo l’uscita dal “Trattato di sicurezza collettiva” (sottoscritto dalle repubbliche ex sovietiche,nota del traduttore) di alcuni stati della CSI, questa organizzazione ha significativamente indebolito le proprie posizioni, e Mosca già da tempo non viene più considerata da molti stati della Comunità come garante della sicurezza. Fino all’inizio dell’operazione antiterroristica in Afghanistan, USA, Cina e Russia avevano diviso in modo preciso i ruoli, che essi giocavano nella regione centroasiatica. A Mosca veniva riservato il diritto alla presenza politico-militare (Trattato di sicurezza collettiva e la 201° divisione in Tagikistan), a Pechino l’esportazione di merci e l’importazione di materie prime, a Washington il rafforzamento degli interessi economici (investimenti e progetti relativi a petrolio e gas).
Ma dopo gli avvenimenti dell’11 settembre, gli Stati Uniti hanno cominciato ad occupare attivamente il posto della Russia in Asia Centrale. Nella regione è così venuta a determinarsi una situazione paradossale: i partecipanti centroasiatici al Trattato di sicurezza collettiva hanno cominciato a concedere i propri territori e aeroporti militari all’Alleanza nord atlantica. In risposta Mosca ha ripetutamente manifestato la propria preoccupazione. E la posizione di Mosca a tal proposito è stata sostenuta anche da Pechino.
Ora è necessario ricordare che, fino all’estate dello scorso anno, gli stati del Trattato di sicurezza collettiva avevano la consapevolezza della necessità di rafforzare la sicurezza in Asia Centrale. Al momento dell’attacco dei terroristi agli USA, i partecipanti al Trattato avevano già formato delle Forze collettive di pronto intervento, di cui facevano parte reparti specializzati russi, kazachi, kirghisi e tagiki. Queste forze erano state fornite della necessaria assistenza tecnica aerea (aerei da trasporto, caccia ed elicotteri). Ciononostante le Forze collettive di pronto intervento non disponevano di mezzi sufficienti per la partecipazione ad operazioni antiterroristiche su vasta scala in Afghanistan. Tale situazione si è protratta per più di un anno, fino a quando l’esistenza di tali contingenti, alla luce della presenza di soldati NATO in Asia Centrale, è sembrata inutile.
Attualmente la situazione è cambiata, dal momento che in Kirghisia è iniziata l’installazione di una base dell’aeronautica militare dei paesi partecipanti al Trattato di sicurezza collettiva. Alla fine di novembre due aerei da trasporto russi sono atterrati nell’aeroporto kirghiso della città di Kant, con un carico di attrezzature necessarie ad allestire la base. Un “Iliuscin 76” ha trasportato in Kirghisia personale tecnico, che si occuperà di due aerei da guerra delle forze armate russe, che da oggi stazionano nell’aeroporto. Nell’aeroporto di Kant stazioneranno caccia di intercettazione Su-27 e aerei d’assalto Su-25. La decisione di trasferire aerei russi in Kirghisia è stata presa dai paesi partecipanti al Trattato di sicurezza collettiva. Tali velivoli rappresenteranno la componente aerea fondamentale delle Forze collettive di pronto intervento. Al momento i militari russi si trovano in Kirghisia temporaneamente, ma è possibile che, in futuro, la base diventi permanente.
Si sa che la base del Trattato di sicurezza collettiva collaborerà con le unità della coalizione antiterrorista, che ormai da più di un anno si trovano nell’aeroporto kirghiso “Manas”. A parere degli analisti, le autorità della Kirghisia sono in tal modo orientate a compensare la presenza militare USA sul proprio territorio. Inoltre, dando il loro assenso alla dislocazione nell’aeroporto della città di Kant della base del Trattato di sicurezza collettiva, i poteri kirghisi “civettano” con la Russia e la Cina, che ultimamente hanno visto avvicinare le proprie posizioni.
Di ciò, in particolare, sono testimonianza i risultati dei colloqui tra Vladimir Putin e le massime autorità cinesi. Il presidente russo non nasconde più che intende creare un potente asse tra Russia, Cina e India per esercitare un contrappeso all’influenza americana nel mondo. E’ così evidente che la Russia, che non ha abbandonato l’idea di rimanere la forza politico-militare dominante in Asia, stia cercando alleati.


NON PERMETTEREMO LA REVISIONE DELLE CONCESSIONI TERRITORIALI ALLA CINA!
Dichiarazione del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Kirghisia
www.centrasia.ru - 24 dicembre 2002

L’accordo raggiunto nei mesi scorsi tra la Kirghisia e la Cina, che risolve in modo definitivo alcune controversie territoriali tra i due paesi, con la cessione alla Cina della piccola area confinante di Usengu-Kuush, ha sollevato la violenta reazione di alcuni settori nazionalisti, dietro la cui azione gli osservatori hanno individuato la mano degli USA, interessati alla destabilizzazione del piccolo paese centroasiatico, che guarda con insofferenza alla presenza ormai permanente di una base aerea americana, concessa per le operazioni di guerra in Afghanistan.
Alle manovre dell’opposizione nazionalista le autorità della Kirghisia (che, come abbiamo visto, hanno permesso recentemente l’installazione di una base dell’aeronautica militare russa sul loro territorio) hanno ancora risposto duramente alla vigilia di Natale, con la dichiarazione che traduciamo.
M.G.

In relazione alla dichiarazione del cosiddetto movimento “Per le dimissioni di Akajev, per le riforme a favore del popolo” (Akajev, presidente della repubblica, ha appena siglato un importante accordo di partnership strategica con il presidente russo Putin, nota del traduttore), in cui si avanzano nuovamente accuse in merito all’Accordo aggiuntivo tra la Repubblica di Kirghisia e la Repubblica Popolare Cinese sul confine di stato kirghiso-cinese, il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Kirghisia ritiene necessario affermare quanto segue.
Le rivendicazioni relative alla restituzione dell’area di Usengu-Kuush e le accuse all’indirizzo della dirigenza del paese, secondo cui le intese bilaterali avrebbero carattere illegale, non hanno alcun fondamento. La procedura inerente la ratifica dell’Accordo aggiuntivo sul confine di stato kirghiso-cinese è stata perfezionata in piena corrispondenza alla Costituzione della Repubblica di Kirghisia, alla Legge della Repubblica di Kirghisia sui confini di stato ed alla Legge della Repubblica di Kirghisia sugli accordi internazionali. Il documento interstatale in questione è stato ratificato da entrambe le camere del parlamento, e la legge relativa alla sua ratifica è stata siglata dal capo dello stato. In tal modo, in coerenza sia con la legislazione interna della Repubblica di Kirghisia sia con le norme del diritto internazionale, tale questione è stata regolata in modo definitivo e irreversibile. Inoltre occorre sottolineare in particolare che la Kirghisia, al termine di lunghe e complesse trattative, è riuscita ad ottenere condizioni ben più favorevoli di quelle ottenute da altri paesi, che avevano condotto analoghe trattative di frontiera.
Le rivendicazioni di una revisione dell’Accordo aggiuntivo sul confine di stato kirghiso-cinese potrebbero arrecare un notevole danno all’autorità internazionale della Repubblica di Kirghisia, pregiudicare gravemente il prestigio del nostro paese quale soggetto responsabile del diritto internazionale ed inasprire la situazione politico-sociale nella repubblica.
Il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Kirghisia invita ancora una volta i promotori del “movimento” citato a valutare le possibili conseguenze negative che deriverebbero loro da rivendicazioni senza fondamento.


LA NATO “FA LA CORTE” A RACHMONOV
di Pavel Martynov
www.gazetasng.ru - 9 dicembre 2002

Sembrerebbe che, alla luce degli ultimi sforzi compiuti dalla Russia per indebolire l’influenza USA nella regione dell’Asia Centrale, l’Alleanza nord atlantica e, in particolare Washington abbiano seriamente deciso di reagire. Una conferma di ciò si ricava dall’intensificazione dell’attivismo dell’Occidente attraverso l’avvio di contatti con il Tagikistan. Dopo la recente visita del presidente della Russia Vladimir Putin in Kirghisia, al cui termine è stato raggiunto un accordo per l’installazione nell’aeroporto kirghiso della città di Kant di una base militare russa, al presidente del Tagikistan – altro alleato strategico centroasiatico di Mosca – è arrivato l’invito a visitare la Francia e gli Stati Uniti. E’ rilevante che Emomali Rachmonov nella sua decennale presidenza, abbia per la prima volta “avuto l’onore” di compiere una visita in questi stati della NATO.
E’ evidente che l’Occidente ha le sue ragioni per l’improvviso “amore” nei confronti del presidente Rachmonov, sebbene egli sia l’unico dei leader dei paesi dell’Asia Centrale che, fino ad oggi, non sia ancora stato invitato dall’amministrazione americana. Inoltre non bisogna dimenticare che Rachmonov è l’unico presidente della CSI, che Mosca abbia in rilevante misura aiutato a rivestire la massima carica dello stato.Per questo il compito principale nei colloqui della dirigenza di Francia e USA con il presidente del Tagikistan è stato cercare di “affascinare” l’interlocutore. Il mezzo usato per “l’ipnosi politica”, sebbene possa apparire banale, è molto efficace: la concessione di aiuto materiale al debole Tagikistan. In tal modo, da Parigi Emomali Rachmonov ha incassato un pacchetto di accordi: su agevolazioni e sulla difesa degli investimenti, sulla collaborazione culturale e tecnico-scientifica, sulla collaborazione nel campo della sicurezza interna, ed anche un accordo di collaborazione nell’ambito della riattivazione dell’energia idrica della repubblica. Altrettanti doni sono stati promessi al Tagikistan anche a Washington. Si ritiene che Rachmonov possa ricevere 50 milioni di dollari, un invio di merci e derrate alimentari e crediti per l’acquisto di attrezzature agricole, sementi e fertilizzanti. Come informa la BBC, da fonti della Casa Bianca, Dushanbe aveva fatto un precedenza una richiesta del genere a Mosca, ma non aveva ricevuto nulla di concreto in cambio.
Tuttavia in cambio del sostegno materiale di Washington, Dushanbe accetterà la presenza americana sul suo territorio. La parte principale del programma della visita di Rachmonov a Washington sarà dedicata non ai colloqui con Bush ma a quelli con il ministro della difesa, nel corso dei quali verrà firmato l’accordo di collaborazione militare che prevede la ricostruzione della pista di decollo ed atterraggio dell’aeroporto di Dushanbe. Dopo i lavori potrà accogliere carichi pesanti ed aerei militari dei paesi della NATO e delle forze armate USA. Inoltre, gli interlocutori americani di Rachmonov cercheranno di convincerlo ad accordarsi sulla costruzione di due basi militari in territorio tagiko, che potrebbero essere utilizzate dal Pentagono in caso di realizzazione dell’operazione militare contro l’Iraq.  


LE INTESE MILITARI TRA GLI USA E IL TAGIKISTAN
da “Nezavisimaja Gazeta” - 11 dicembre 2002

…La questione della creazione, sotto l’egida della campagna antiterroristica, di una base permanente degli USA sul territorio del Tagikistan non è stata assolutamente affrontata nell’incontro tra i due presidenti. Le altre questioni relative alla collaborazione militare sono state affrontate con il vice ministro della difesa e con il segretario di stato USA. E’ stato siglato un accordo di collaborazione militare che prevede la ricostruzione della pista di decollo ed atterraggio dell’aeroporto di Dushanbe, in grado di accogliere carichi pesanti ed aerei da guerra degli Stati Uniti…  


LA CINA E IL KAZACHSTAN HANNO SIGLATO UN ACCORDO DI BUON VICINATO
www.rian.ru - 24 dicembre 2002

La Cina e il Kazachstan hanno siglato un accordo di buon vicinato, amicizia e collaborazione.
Le firme al documento sono state apposte dal presidente del Kazachstan Nursultan Nazarbajev e dal presidente della RPC Jiang Zhemin.
La cerimonia della firma del trattato si è svolta oggi a Pechino subito dopo la conclusione dei colloqui tra i dirigenti dei due paesi.
Nel corso dell’incontro i leader di Cina e Kazachstan hanno esaminato le questioni relative ai rapporti bilaterali, al rafforzamento della collaborazione nel settore dell’energia, degli scambi culturali, dello sviluppo della cooperazione nell’ambito dell’Organizzazione per la collaborazione di Shanghai, del problema della lotta al terrorismo.
Il presidente della RPC ha valutato positivamente il significato della collaborazione nell’ambito dell’Organizzazione di Shanghai, evidenziando che essa ha compiuto significativi progressi nella creazione del meccanismo che garantisce il suo funzionamento, mentre la sua influenza nel contesto internazionale è cresciuta in modo rilevante.
Jiang Zhemin ha inoltre sottolineato come sia estremamente importante che l’Organizzazione di Shanghai svolga pienamente il proprio ruolo nella realizzazione dei comuni interessi di tutti i suoi membri nella situazione odierna. Egli ha anche affermato la necessità di creare al più presto un segretariato dell’Organizzazione di Shanghai e un suo organo antiterroristico.
Jiang Zhemin e Nursultan Nazarbajev hanno anche esaminato le questioni “dell’ottimizzazione del commercio bilaterale”, che quest’anno è significativamente cresciuto. In 10 mesi dell’anno in corso il volume degli scambi tra Cina e Kazachstan ha raggiunto l’importo di 1,5 miliardi di dollari USA, e il Kazachstan ha ottenuto il secondo posto, dopo la Russia, tra i paesi della CSI partner commerciali della RPC.
Nel corso dei colloqui è stata affrontata anche la questione della contrapposizione al movimento “Turkestan Orientale”. Come ha dichiarato Nazarbajev, il Kazachstan interviene con decisione contro il terrorismo, il separatismo e l’estremismo, prima di tutto contro “l’attività terroristica del movimento Turkestan Orientale”.
A conclusione dei colloqui, insieme al trattato di buon vicinato, amicizia e collaborazione, sono stati siglati altri quattro documenti, tra cui quello sulla lotta al terrorismo, al separatismo e all’estremismo e quello sulla prevenzione dell’attività militare pericolosa.
Nazarbajev era giunto in Cina il giorno prima su invito del presidente della RPC Jiang Zhemin.

Traduzione dal russo