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Ritorno al colonialismo

Arnaldo Musa


Fonte: Granma Cubaweb 30/12/2002
Estratto e traduzione a cura di Flavio Rossi

Quanto è accaduto dopo gli attentati terroristici dell’11 Settembre a New York e a Washington, ha fatto cadere definitivamente la maschera di libertà e democrazia che qualcuno indossava negli Stati Uniti. A partire da quel momento, i più reazionari dirigenti nordamericani hanno cominciato a governare e ad usare quegli attentati come pretesti per attaccare l’Afghanistan, ed ora per accingersi a sottomettere l’Iraq.

Negli ultimi tempi si parla molto dell’imminente guerra all’Iraq, ma la questione è datata; gli USA hanno dimostrato la volontà di superpotenza egemonica già nel 99’, proprio nei confronti di quel Paese.

Dopo la seconda guerra mondiale l’egemonia statunitense era stata mantenuta sulla base dei rapporti di forza stabiliti durante la guerra fredda. Sparita quest’ultima, si rendeva necessario un motivo per mantenere il dominio ed incrementarlo. Per esempio, nella rivista statunitense Foreign Affairs di maggio – giugno c.a. si è reso noto che nell’ottobre del 99’ i militari nordamericani tolsero l’Asia Centrale dal Comando del Pacifico e la inclusero nel Comando Centrale.
Vediamo il perché:
“..la regione che va dagli Urali fino alla frontiera occidentale della Cina, si è convertita in un importante obiettivo strategico a causa delle enormi riserve di petrolio e gas naturale che si trovano sotto e tutt’intorno al Mar Caspio. Il Comando Centrale controlla già la regione del Golfo Persico, il controllo dell’Asia Centrale incrementa l’importanza di sottomettere l’Afganistan, al fine di proteggere i rifornimenti di petrolio degli USA..”

Il segretario nordamericano Stato Zbigniew Brzezinski aveva già affermato che “chi controlla l’Eurasia controlla l’Africa”. L’Eurasia contiene la maggioranza della ricchezza mondiale, non solo con i suoi commerci, ma anche con i suoi giacimenti sotterranei.
Ciò sta a spiegare il senso della lotta per le materie prime e le risorse – soprattutto quelle resesi disponibili dalla scomparsa dell’URSS – sostenuta negli ultimi tempi.
Se le divisioni della guerra fredda si sono create su basi ideologiche, ora l’attenzione degli strateghi nordamericani è tutta sulla corsa ad accaparrarsi le materie prime fondamentali, specialmente il petrolio.

Ecco l’importanza geopolitica dell’Afghanistan: confina con la regione del Mar Caspio, che contiene la seconda maggiore riserva petrolifera al mondo. Inoltre, il paese offre la possibilità di costruire un oleodotto per trasportare questi rifornimenti negli Stati Uniti sfuggendo al controllo russo e senza attraversare l’Iran.

Sta consumandosi una nuova lotta per la divisione del mondo fra le maggiori potenze imperialiste.

Ripeto, la maschera di libertà e democrazia è caduta e fanno capolino le vere motivazioni. Lo stesso capita fra le élite governanti su quando lanciare la guerra contro l’Iraq. Non importa che non esistano prove vincolanti questo paese con i fatti dell’11 settembre; non importa che abbia oppure non abbia armi atomiche, non bisogna spettare che lo dicano gli ispettori dell’ONU.

L’Iraq DEVE essere attaccato, e le nazioni vinte sottomesse al dominio coloniale.