Aleksandr Zinovyev: “L’umanita’ si sta muovendo verso la distruzione”
www.pravda.ru - 16
gennaio 2003
Il filosofo russo Aleksandr Zinovyev, noto in tutto il mondo per il suo passato
di “dissidente” e per alcune opere letterarie di grande successo (ricordiamo
“Cime abissali”), esprime la sua opinione sui destini della Russia e sul futuro
dell’umanità, in un’intervista concessa all’agenzia APN e ripresa dal sito
“pravda.ru”.
M.G.
Chiarendo che intende intervenire in qualità di sociologo, Aleksandr Zinovyev,
in un’intervista esclusiva ad APN, afferma: “Una previsione sui destini della
società non può essere fatta nella prospettiva di un giorno, né di un mese e
neppure di un anno, ma piuttosto di un’intera epoca storica. Prima di tutto,
intendo parlare del XXI secolo e delle sue specifiche particolarità. In poche
parole, il fenomeno fondamentale del secolo attuale è, a mio avviso,
rappresentato dalla guerra mondiale, che ha assunto il nome di globalizzazione.
Questa guerra è già in corso: passato lo stadio della guerra fredda, dopo l’11
settembre si è entrati nello stadio della guerra calda. La conduce l’Occidente
unito, per la sottomissione di tutta l’umanità, per il dominio mondiale”.
“L’Occidente si comporta in questo modo, - ha sottolineato Zinovyev – non per
stupidità, ma in virtù di una necessità storica. Esso non può
sopravvivere,mantenendo il livello a cui è pervenuta la sua società, senza una
simile guerra”.
Nel XXI secolo, a parere di Zinovyev, i principali nemici della “superiore
società occidentale” sono il mondo islamico e il comunismo asiatico, guidato
dalla Cina. “La guerra contro il mondo islamico viene condotta dietro la
copertura dello slogan sulla necessità della lotta contro il terrorismo
internazionale. A breve potrebbero cominciare azioni militari contro l’Iraq,
mentre in un secondo tempo, l’aggressione potrebbe essere sferrata anche contro
altri paesi musulmani. Se l’Occidente riuscisse ad avere la meglio su di loro,
sarebbe inevitabile lo scontro con la Cina”.
“Ora a proposito della situazione in Russia”, - ha proseguito Aleksandr
Zinovyev. “La Russia, alla fine del XX secolo, ha completamente capitolato di
fronte all’Occidente nella guerra fredda. Nel secolo che è sorto ha avuto corso
la legittimazione del colpo di stato avvenuto negli anni
gorbacioviano-eltsiniani. E’ nato e si è sviluppato il sistema sociale
postsovietico. Esso è destinato a durare per lungo tempo. Ritengo che, almeno
nel futuro prossimo, in tale sistema non si verificheranno cambiamenti
radicali. Perché? Ma perché, al momento, nel paese non c’è un numero
sufficiente di persone che potrebbero essere in grado di cambiare il sistema
esistente. Tale sistema è sostenuto dal consenso della grande maggioranza dei
cittadini attivi, sebbene molti di loro siano consapevoli che, nel suo ambito,
si sviluppi il processo di degradazione della Russia in tutti gli aspetti
essenziali della sua esistenza”.
La Russia – è convinzione di Aleksandr Zinovyev – si sta trasformando in un
docile strumento dell’Occidente, diventando campo della sua colonizzazione.
“Tale processo proseguirà anche nel corso del 2003, dal momento che può contare
sul consenso di coloro che si trovano al potere: la loro condizione è in
continuo miglioramento, non sono oberati di obblighi gravosi, si sentono
soddisfatti dal punto di vista politico e sono pronti ad usare le maniere
forti, se qualcuno tentasse di cambiare la situazione. E qualora essi stessi
provassero a cambiare qualcosa, l’Occidente, gli USA li rimetterebbero
immediatamente “al loro posto”.
Come vede Aleksandr Zinovyev l’immediato futuro della Russia? Egli è convinto
che la strada più probabile dell’evoluzione della Russia sarà rappresentata dal
rafforzamento del potere statale, e in primo luogo dell’apparato presidenziale
della Federazione Russa, quello che “in una sola parola chiamo Cremino”, e
dalla crescita dell’influenza della religione ortodossa, che rivendica il ruolo
di ideologia di stato. “In ultima analisi, la Russia si sta trasformando in uno
stato clerical-poliziesco. Questa è la prospettiva che abbiamo di fronte
nell’anno appena iniziato. Non prevedo che ci saranno radicali scostamenti da
tale linea di fondo e che non provocheranno alcun cambiamento neppure le
prossime elezioni parlamentari
(previste per la fine del 2003, nota del traduttore). Anche se dovesse succedere che la
maggioranza venga conquistata dai comunisti, la Duma di Stato continuerà ad
essere ciò che è, vale a dire un docile strumento nelle mani del potere
presidenziale. E, qualora i comunisti dovessero alzare la voce, qualcuno
provvederà a ridurli in polvere”.
Affrontando ancora una volta, al termine dell’intervista, il problema della
globalizzazione, Aleksandr Zinovyev ha affermato che la strada su cui si è
incamminata l’umanità alla fine del XX secolo, sarà, a suo parere, distruttiva
per molti popoli del pianeta, compresi quelli di alcuni paesi dell’Occidente.
“Sempre che non si manifesti una resistenza alla globalizzazione. Un simile
movimento è già iniziato. In alcuni paesi è sorto un nuovo movimento
antiglobalista, che è diventato antiamericano. Esso è, per molti versi, ancora
poco organizzato, frammentato, non dispone di un unico centro e di un’unica
chiara ideologia. Ma, in ogni caso, è a questo movimento che appartiene il
futuro. Ed esso si svilupperà anche nell’anno che è appena iniziato. Ritengo
che, nel 2003, l’antiglobalismo si rafforzerà sensibilmente. E che potrà
esercitare un’influenza sul corso del processo evolutivo mondiale”.
Aleksandr Zinovyev ha voluto enfatizzare il termine “evolutivo”, dal momento
che, a suo avviso, non ci sono ancora le condizioni per parlare di rivoluzione.
Traduzione dal russo
di Mauro Gemma