Verrà creata una coalizione antiamericana?
di L. Fiodorova
www.rbcdaily.ru - 30 marzo 2003
L’articolo, di cui proponiamo la traduzione, è stato scritto durante le operazioni di guerra in Iraq, e raccoglie le opinioni di alcuni illustri studiosi di politica estera russa. E’ apparso nel sito della compagnia “RosBusinessConsulting”, che offre documentazione e consulenze agli ambienti d’affari della Federazione Russa.
L’Europa, la Russia e la Cina non potranno rappresentare un contrappeso alla dominazione americana, fino a quando non dimenticheranno i loro “interessi privati”. Gli studiosi di politica estera ritengono che ciò potrà accadere tra una decina d’anni.
L’America ha iniziato una guerra, ignorando le proteste dell’opinione pubblica mondiale e di alcuni suoi alleati della NATO e della coalizione antiterrorista. Più duramente di tutti si è pronunciata la Repubblica Popolare Cinese, che ha stigmatizzato l’avvio delle azioni di guerra, accusando gli USA di violazione delle norme del diritto internazionale e richiedendo l’interruzione immediata dell’attacco, perché lo scatenamento dei bombardamenti non provocasse un conflitto di più vasta scala. Ma un atteggiamento molto negativo nei confronti della prepotenza dell’America è stato manifestato anche da Russia, Germania, Francia, Belgio, Indonesia, Malaysia e persino dall’Iran, il più fiero nemico dell’Iraq. Nella maggior parte delle dichiarazioni, in sostanza si rimprovera agli Stati Uniti di aver mancato di rispetto nei confronti del diritto internazionale e si afferma che l’inizio delle operazioni di guerra ha messo in discussione l’esistenza stessa dell’ONU”. “Oggi ogni paese del mondo è libero di condurre qualsiasi azione, - ha affermato il primo ministro malese M. Mohammad. Si può aggredire ogni nazione. E’ l’esempio venuto dagli USA”.
Partendo dal presupposto che non sono solo parole e che è grande la probabilità che gli avvenimenti si sviluppino in tal modo, si è diffusa l’opinione che questo potrebbe essere il momento più adatto per la creazione di un contrappeso politico al crescente dominio americano. Alcuni politici di orientamento diverso ritengono che Russia, Francia, Germania, Cina e alcuni paesi arabi potrebbero unirsi in un’alleanza politica, dal momento che l’ONU sembra scomparsa. E sebbene esista l’opinione che, anche unendosi, tutti insieme questi paesi non bloccherebbero comunque il potenziale americano, Washington, verosimilmente si troverebbe nella condizione di non ignorare tale “unione d’interessi”. “Ma il problema sta nel fatto che, prima di ogni altra cosa, ognuno dei nemici segreti dell’America insegue i propri privati interessi a breve termine, non preoccupandosi di adottare una strategia di lungo periodo, che miri all’instaurazione di un mondo multipolare”, ha dichiarato a “RBCdaily.ru” il direttore del dipartimento di analisi del Centro di tecnologie politiche Aleksej Makarkin. Grandi speranze vengono riposte in un’alleanza tra Francia, Germania e Russia, a cui in seguito potrebbe anche aderire la Cina. Ma sembra che gli europei aspirino semplicemente a sostituire essi stessi il dominio americano sul mondo e, in particolare, a imporre alla Russia un tipo di relazioni bilaterali per loro conveniente. Del resto, gli europei sono convinti che il dominio dell’America rappresenti anche il dominio della società occidentale, di cui essi sono parte integrante.
“Tra l’America e la Germania da molti anni esistono stretti rapporti di alleanza; con la Francia la situazione è più complicata, dal momento che già negli anni ’60 si registrò un precedente, quando i francesi, in base ad alcune divergenze, uscirono dall’alleanza militare con l’America”, dice Aleksej Makarkin. “Ma né la Germania, né la Francia, nonostante gli attuali comportamenti, non hanno ancora intenzione di entrare in conflitto aperto con l’America”. Sapendo di aver perso la “partita” e che non è possibile avere la meglio sull’America con metodi diplomatici, gli alleati europei hanno ammorbidito le loro posizioni, cercando di dar ad intendere che l’UE non coltiva ambizioni globali. Seguendo l’esempio del Belgio, anche la Germania ha concesso il proprio spazio aereo agli alleati. I tedeschi hanno anche permesso l’utilizzo del loro territorio a fini militari. “L’America apprezza tale decisione, dal momento che sul territorio tedesco ci sono basi e ospedali militari di fondamentale importanza”, - ha affermato l’analista del Centro di tecnologie politiche Boris Makarenko. La Francia, nonostante la propria manifesta riprovazione della guerra, ha anch’essa fatto alcuni passi per dimostrare la propria lealtà. “La Francia, ad esempio, ha affermato che, in caso di utilizzo da parte dell’Iraq di armi chimiche, sarà costretta ad offrire il necessario sostegno agli USA”, - ha detto Aleksej Makarkin. Egli ritiene che, con simili affermazioni, Parigi abbia voluto esprimere la sua vera posizione. “La dirigenza della maggioranza dei paesi europei intende risolvere subito due compiti in pratica contrapposti: accontentare, con le proprie dichiarazioni, gli elettori e rispettare i propri interessi, dal momento che entrare seriamente in conflitto con l’America non è per nulla conveniente”, - ha dichiarato a “RBCdaily” un deputato del gruppo “Mela”.
Per quanto riguarda l’ondata di indignazione da parte dei paesi arabi, c’è da dire che, in realtà, gli americani non incontrano una reale resistenza. “E’ possibile dividere il mondo arabo tra elite e piazze”, - ha affermato l’analista del Centro Carnegie Aleksej Malashenko. “Le piazze grideranno slogan antiamericani, nello stesso tempo in cui l’elite chiederà soldi agli USA. Ne è un esempio l’Egitto. Gli arabi non hanno certo intenzione di entrare in alcuna coalizione. Da chi devono aspettarsi aiuto materiale nella lotta contro i propri islamismi? Naturalmente dagli USA. Non sputeranno nel piatto in cui mangiano intervenendo apertamente contro l’America. Secondo gli analisti, gli americani hanno concesso aiuto economico e una certa preferenza politica proprio ai paesi arabi. “Allo scopo di conservare con gli arabi, dopo la guerra, rapporti privilegiati, sembra che gli americani siano disposti a rispettare alcune condizioni essenziali”, - dice Aleksej Makarkin. “La più importante è il mantenimento dell’integrità dell’Iraq, dopo il completamento delle operazioni. Poiché è possibile affermare fin da ora che non ci sarà uno stato curdo indipendente, parrebbe che tale condizione possa essere esaudita”…
Alcuni eminenti studiosi russi ritengono che anche la Russia, nonostante l’attiva politica di riprovazione delle azioni americane, aspira a mantenere rapporti amichevoli con gli Stati Uniti. “Putin, nel momento in cui manifesta la propria indipendenza rispetto agli USA, bada a non guastare le relazioni con l’America”, - dice Aleksej Malashenko. Gli esperti affermano che è nell’interesse della Russia mantenere rapporti privilegiati con gli USA, fondati sulla considerazione che è indispensabile un potente alleato nella lotta contro il terrorismo e nella realizzazione dei programmi di non proliferazione delle armi di distruzione di massa. Ma, secondo gli studiosi, la passata “amicizia” non potrà più tornare. “Da un lato, a differenza della Germania e della Francia, alla Russia manca un’autentica esperienza di legami di alleanza con gli USA, che non permetterà di ottenere l’unità delle posizioni”, - afferma Aleksej Makarkin. “D’altra parte, a differenza degli arabi, noi non abbiamo ricevuto alcuna manifestazione di comprensione da parte dell’America. In primo luogo, per quanto concerne la politica cecena della Russia (ad esempio, non considerano Maskhadov un terrorista). Oggi, mentre tra gli americani cresce la delusione per i nostri rapporti di “alleanza”, da noi cresce lo scetticismo sulle possibilità di sviluppo della collaborazione con gli USA. Naturalmente non ci troviamo di fronte ad una seconda guerra fredda, ma non riusciremo più a tornare ai livelli che hanno caratterizzato le relazioni tra i nostri due paesi negli anni 2001-2002”.
Tenendo in considerazione tutte queste riflessioni, risulta comprensibile come la maggioranza dei nemici della guerra in Iraq non sia al momento pronta per la creazione di un contrappeso al dominio militare e politico degli USA. “La maggioranza degli attuali oppositori degli USA oggi è più preoccupata dei propri particolari interessi e non è pronta, come minimo per ancora una decina d’anni, ad organizzare una coalizione politico-militare, in grado in seguito di diventare un contrappeso al dominio americano nel mondo, - ritiene Aleksej Malashenko. Ma tale struttura, almeno a livello concettuale, deve essere progettata”.
di Mauro Gemma