www.resistenze.org - osservatorio - mondo multipolare - 18-05-03

La difesa dell’Europa


Nel corso degli ultimi eventi l’intenzione degli Stati Uniti di imporsi agli alleati europei è stata in parte disattesa.

Si proponevano di utilizzare l’autorevolezza istituzionale della componente occidentale europea quale garante del loro operato per la guerra all’Iraq. Venendo invece meno, insieme all’assenso unitario europeo, la legittimazione alla guerra, hanno subito immediate, pesanti conseguenze logistiche, come l’interdizione della Turchia all’apertura del fronte a Nord e la ricaduta delle spese di guerra quasi esclusivamente sugli US.

Rispetto all’altro compito programmato per l’Europa - di trascinare nel mercato una dozzina di nuovi stati membri dal bacino orientale, usando una strategia di trasformazione liberale e pacifica -  il Governo statunitense ha tradito fretta e nervosismo, rivelando piuttosto la volontà di depotenziare le possibili aspirazioni europee alla propria crescita. All’operazione allargamento si è quindi sovrapposta la strategia militare di disimpegno delle basi “atlantiche” dalla Vecchia Europa per il loro ricollocamento più ad Est.(Attualmente sono stanziati 12 mila uomini in Italia, 10 mila in Gran Bretagna, 60 mila in Germania, in circa 500 installazioni che verranno in gran parte spostati in Romania e Bulgaria)

Anche alla richiesta perentoria ad ogni stato europeo di partecipare alle iniziative belliche, (o con noi o contro di noi!)  la risposta non è stata quella desiderata. L’adesione alle azioni militari è stata limitata. Ora, nella situazione post-conflittuale, pare esserci maggiore accondiscendenza da parte di diversi stati europei, che intravedono possibilità diversificate - visto il disinteresse degli Stati uniti a spendersi sul piano civile nella ricostruzione dei paesi devastati - e gli US hanno interesse a promuovere nuovamente una coalizione di volontari, sia per  scaricare parte dei costi del protrarsi delle azioni militari ( la guerra in Iraq è costata ad oggi 80 miliardi di $ e grava su un deficit federale per il quale non si intravedono sbocchi all’orizzonte), sia per preservare soldati americani, considerato che il loro costo annuo pro capite è di 250 mila $ (mentre 4000 soldati italiani vengono a costare un miliardo di $ all’anno). Così c’è urgenza di rimpiazzare i 135 mila militari americani con  quasi altrettanti volontari racimolati da varie provenienze per la ferma di un anno Allo stesso modo la Gran Bretagna intende disimpegnare 23 mila soldati  per arrivare a 12 mila.

Diversi sono gli stati che hanno accettato di far parte della coalizione dei volontari, anche se ciò comporta lo status di occupanti secondo la Convenzione di Ginevra (status sottoscritto da US e UK per assumere subito il controllo dell’Iraq e facilitarsi l’attribuzione dei proventi del petrolio e della spoliazione del paese. La decisione, in ordine ad una dichiarata insofferenza agli impacci del diritto internazionale, ha causato tra l’altro le dimissioni di Clair Short, addetta britannica a Baghdad, che ha inteso così prendere le distanze dalla conduzione dell’Autorità anglo-ispano-americana in Iraq, del tutto al di là dei limiti del trattato di Ginevra e della Hague Regulation) .

Le posizioni nella babelica armata dei ‘volontari’ sono differenziate e talora incerte: l'Ungheria, ad esempio, dopo aver concesso basi aeree per i raid in Iraq ed aver organizzato il campo di Taszar per l’addestramento degli oppositori irakeni non è poi riuscita a far passare in Parlamento l’invio di 300 soldati richiesti da Washington

La Polonia, a lungo corteggiata dagli USA, ripaga ora con una grande disponibilità, legandosi alla Difesa USA con l’acquisto degli F 16, sia con la progressiva presa di distanza dalla politica del ‘triangolo di Weimar’ (anche se  Francia e Germania ad oggi restano i suoi maggiori partner commerciali), per investire su un proprio futuro nella NATO. Parteciperà all’occupazione dell’Iraq  con un’intera brigata e coordinerà forze multinazionali con ucraini e lituani  E se riuscirà a far rientrare l’operazione nel quadro della NATO, come spera, guiderà un gruppo di 7000 uomini, comprensivi di danesi (380 uomini) e soldati tedeschi, avendo già i tre paesi strutture di comando comuni. I polacchi assumono la leadership ma a causa della disastrata posizione economica vogliono essere finanziati ed hanno già richiesto a Washington 80 milioni di $. Essendosi impegnati per 90, sperano in ritorni economici dalla “ricostruzione” (autostrade) in Iraq. La definizione di una zona di occupazione polacca è stata definita ridicola dalla stessa stampa nazionale (Rzeczpospolita) e mostra l’evidente intento politico di dar vita ad un ennesimo stato fantoccio.

Anche Albania e Bulgaria offrono truppe in cambio di finanziamenti. L’Olanda traccheggia.

La Spagna, che fa parte dei paesi belligeranti, intende mandare 1500 uomini e comandare il gruppo ispanofono, con Honduras e Nicaragua;  il Portogallo, che ha recentemente ha sancito la scelta atlantica preferendo acquistare i C 130 Hercules statunitensi all’A400M, offre 120 militari, previo avallo del Parlamento.

L’Italia, dall’avvento del governo Berlusconi, si è defilata dalla maggior parte dei contratti di partecipazione ai progetti di difesa comune europea sottoscritti precedentemente. Ora sta stringendo  nuove collaborazioni, in linea con la mutata politica, ad esempio il contratto per l’elettronica militare tra la Finmeccanica e la BAE System , del Regno Unito a scapito del precedente collaborazione con la Snecma; o il trasferimento del progetto Galileo, molto inviso oltre oceano, alla Germania in cambio di quote latte !!. L’Italia, che già partecipa al presidio in Afganistan ( dove gli alpini della task force Nibbio- 2 compagnie con mortai, del battaglione L’Aquila - sono stati mandati durante un avioassalto ad arrampicarsi su montagne da 3000 m. mentre gli alleati venivano trasportati con aerei ed elicotteri), ora offre truppe per l’Iraq, circa 3000 uomini sotto il comando inglese. L’impegno è  per 350 milioni di euro per i primi 6 mesi, per andare incontro in pieno alle necessità statunitensi di ripartire spese e fatiche e di risparmiare i propri soldati e contribuenti.

( Per i curiosi: l’aviotrasporto impegnerà la 46° brigata con C130 e  G222. Nei 1500 soldati dell’Esercito sono compresi bersaglieri della Garibaldi, genieri e nuclei n/b/c; la marina porta 350 uomini della San Marco, con dotazione di elicotteri SH3D e AB212; i 400 carabinieri –della 2° brigata mobile, comprensiva del reggimento Tuscania- saranno intruppati con rumeni, bulgari e portoghesi nella zona ‘britannica’ intorno a Nassirya, a dispetto degli spagnoli, relegati invece nel deserto al confine con l’Arabia).

Va notato però che la popolazione italiana, pur non riuscendo a contenere la politica governativa, ha dimostrato contrarietà all’intervento statunitense e che contemporaneamente l’apparato italiano continua a mantenere rapporti con l’Unione europea, invisa al Governo.  Per il prossimo triennio, dopo quello finlandese, la presidenza del Comitato militare dell’UE passerà al gen. Mosca Moschin; la carica può preludere ad un embrione di stato maggiore per una forza militare europea che sta definendosi ancor prima che indirizzi e decisioni politiche siano messi a fuoco.

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Il fattore nodale per gli sviluppi futuri è che il progetto di governance globale statunitense trova invece resistenza in un’altra parte dell’Europa.

Un nucleo di 4 paesi, Francia, Germania, Belgio e Lussemburgo ha fatto dei passi concreti, con il vertice di Bruxelles del 29 Aprile, nella costituzione di un’alleanza la cui posizione nei confronti della Nato – complementare o autonoma- è alleggerita dal comportamento stesso degli Stati uniti , che recentemente si sono mossi anch’essi al di fuori dell’Alleanza Atlantica, sia in Afganistan sia in Iraq e tuttavia pretendono che l’Europa debba organizzarsi militarmente nell’ambito della Nato

Dal vertice è scaturito il progetto di un nucleo di difesa comune autonomo, che può contare su 50/60 mila soldati per rapido intervento, cioè la brigata franco-tedesca con l’aggiunta di commandos belgi e ricognitori lussemburghesi, per portare avanti operazioni di marca UE con capacità di protezione da armi nucleari/batteriologiche/chimiche. Sono previsti tutti gli strumenti operativi del caso: uno Stato Maggiore, un’Accademia per la difesa, centri di formazione e  soprattutto un’agenzia per gli armamenti

Sull’idea di un comando congiunto per il trasporto aereo, con capacità n/b/c, si basa lo sviluppo dell’Airbus A400M (progetto dal quale l’Italia si è tolta). La questione del motore da montare sull’Airbus, il previsto motore made in US Pratt& Whitney o il più costoso ma europeo prodotto di Snecma, Rolls, Mtu e Itp, evidenzia il complicato rapporto tra redditività immediata o differita ma soprattutto le difficoltà create dalla mancanza di un supporto finanziario europeo a fronte di quanto lo stato fa per l’industria militare negli Stati Uniti.

Anche l’agenzia spaziale europea può diventare strumento per una politica della difesa comune ( con la difficoltà che non tutti i paesi UE sono nell’ESA) perché avere un sistema di posizionamento terrestre (il Galileo di cui sopra) alternativo al Gps americano è  presupposto per una scelta di libertà ancora fattibile, pur con la difficoltà che comporta trovare i fondi e aprire sinergie tra settori civili e militari

Oggi l’Europa si configura di fatto come una potenza alternativa agli Stati Uniti; gli interessi sono divergenti e la distanza tra i due blocchi si approfondisce, ora che la divisa unica in Europa ha messo in causa l’egemonia monetaria statunitense.

Il meccanismo della moneta unica determina la politica europea al di la della stessa volontà dei singoli stati e la fa avanzare unitariamente motu proprio. E’ grazie all’affermazione dell’euro che  l’UE può pensare di controllare e imporre sanzioni agli Stati Uniti – un record di 4 miliardi annui -  per le deroghe alle regole del WTO( disattese, a dispetto del proclamato liberismo, con operazioni marcate da dirigismo statale, indirizzate ad una politica di contrasto nei confronti dell’Europa)

Gli Stati Uniti a lungo hanno detenuto la moneta di riserva mondiale; ora di fronte all’enorme disavanzo nei conti pubblici e nel saldo commerciale, il dollaro perde progressivamente appeal a favore dell’euro, che vede nell’apprezzamento anche la traduzione sul piano monetario dell’opposizione diplomatica franco/tedesca. Il massiccio rimpiazzo dell’euro sul dollaro nelle riserve delle banche asiatiche e il cambio dei perto-dollari con petro-euro diventa non solo uno strumento economico ma anche una potenziale leva di potere e di indipendenza politica.

L’esistenza stessa di una valuta di riserva alternativa toglie agli Stati uniti potere decisionale insieme alle prerogative di guida dell’economia mondiale, che vengono così affidati alla restante supremazia militare e di dominio, finanziate per altro al di sopra delle loro possibilità reali.

E’ ormai un fatto che i no di Francia e Germania possano contrastare lo strapotere americano. La Francia in particolare ha potuto assumere su di se la consapevolezza dei nuovi bilanciamenti nel mondo. Ed allora questa volta il monito è stato “o con noi o con la Francia”(R.Perle) Su questa base si intende produrre una divisione nel campo europeo che prelude a pressioni muscolari sull’Europa: da un lato il Vecchio continente, dall’altro un polo attorno alla Polonia, dei paesi minori centro-orientali, destinati, in caso di conflitto, a fornire quella manovalanza sul posto sempre ricercata dagli strateghi del Pentagono, inclini a “pagare i locali per fare il loro lavoro” (l’UCK in Jugoslavia, i curdi in Iraq...) Un nucleo di contrasto spendibile sia ad Ovest sia ad Est nel continente. Fondamentale sarà la posizione, per ora rassicurante, della Russia e della Turchia ( affidati alle cure particolari della diplomazia di Berlusconi)

Il cuore dell’Europa ha molto in gioco: la propria visione del mondo fatta di diritto, procedure e organi sovranazionali, cooperazione multilaterale, scambi commerciali; tutto ottenuto senza usare la leva dell’egemonia militare. Non può aderire alla deriva di tutt’altro segno del nuovo ordine che gli US stanno imponendo con la forza nel mondo. Deve aiutarli a capire disponendosi a resistere.

B.F.