www.resistenze.org - osservatorio - mondo multipolare - 05-07-03

I Comunisti indiani e il rafforzamento dei rapporti tra India e Cina


I due partiti comunisti indiani hanno preso posizione in merito ai recenti importanti accordi stipulati tra India e Cina, che prevedono, tra l’altro, l’impegno da parte del governo di Delhi a interrompere ogni forma di sostegno alle attività anticinesi dell’opposizione tibetana. Il contenzioso sulle frontiere e sul Tibet, come è noto, nel 1962 sfociò addirittura in una guerra tra le grandi potenze asiatiche.
Proponiamo la traduzione di due documenti.
Innanzitutto, l’editoriale apparso nel settimanale del Partito Comunista dell’India (Marxista) il 29 giugno 2003. Il secondo documento è rappresentato dal comunicato stampa rilasciato dal Segretariato Centrale del Partito Comunista dell’India.


“I legami tra India e Cina si intensificano”
“People’s Democracy” 29 giugno 2003 - www.solidnet.org

La visita del Primo Ministro Vajpayee in Cina, il primo in un decennio compiuto da un capo del governo indiano, ha avuto l’effetto di rafforzare in misura rilevante i legami tra i due giganti asiatici. Per la prima volta i due paesi hanno firmato una dichiarazione congiunta. Sono stati siglati nove accordi riguardanti gli scambi di frontiera, le restrizioni sui visti, la cooperazione in campo giudiziario, l’istituzione di centri culturali e la cooperazione nel settore delle risorse di energia rinnovabile. La dichiarazione congiunta sui principi alla base delle relazioni e della cooperazione assume il significato di un’importante tappa nei rapporti tra i due paesi.
La dichiarazione congiunta delinea i contorni dell’amicizia e della cooperazione, che saranno in grado di promuovere lo sviluppo socio-economico di entrambi i paesi; di mantenere la pace e la stabilità regionalmente e globalmente; di rafforzare il multilateralismo a livello internazionale e ad accrescere le caratteristiche positive della globalizzazione. La dichiarazione stabilisce che gli interessi comuni delle due parti hanno un peso maggiore delle loro differenze. I due paesi non costituiscono una minaccia uno per l’altro. Ciò dovrebbe contribuire a far piazza pulita dell’opinione, secondo cui la Cina sarebbe una minaccia per la sicurezza dell’India. Per contribuire alla risoluzione della disputa sulle frontiere, le due parti hanno deciso di nominare una speciale commissione che definisca le prospettive politiche di una relazione bilaterale globale, per arrivare a un regolamento definitivo. A tale incarico sono stati designati Brijesh Mishra, primo segretario del Premier indiano e Dai Bingguo, viceministro degli affari esteri cinese.
Le discussioni tra il Primo Ministro indiano e la leadership cinese, rappresentata dal Premier Wen Jiabao, dal Presidente Hu Jintao e dal Presidente della Commissione Militare Centrale Jiang Zemin e da altri leader hanno evidenziato la determinazione delle due parti a perseverare nel rafforzamento delle relazioni e della cooperazione. L’accordo sul traffico di frontiera attraverso il valico di Nathula, nel Sikkim, è un passo in questa direzione. Mentre l’India ha sempre sostenuto che il Tibet rappresenta una parte della Repubblica Popolare Cinese, l’asserzione contenuta nella dichiarazione congiunta che l’India non permetterà che tibetani si impegnino in attività politiche anticinesi sul suo territorio, potrebbe contribuire a chiarire ogni malinteso su tale materia. Anche l’accettazione da parte della Cina del traffico di frontiera attraverso il Sikkim è un riconoscimento delle rivendicazioni dell’India sul Sikkim.
Il risultato più promettente della visita è rappresentato dalle prospettive di cooperazione economica. Lo scorso anno gli scambi tra India e Cina sono cresciuti, fino a raggiungere i 5 bilioni di dollari e solo nel primo quadrimestre di quest’anno l’interscambio è cresciuto del 70%. Sebbene la base di partenza della crescita fosse abbastanza ridotta, essa comunque mostra il potenziale di cui i due paesi beneficerebbero per la complementarità esistente tra le due economie. A tal proposito, la visita di Vajpayee ha permesso di allestire un gruppo di studio misto, formato da economisti e personalità ufficiali, per individuare nuove aree di cooperazione economica.
Nel contesto dell’attuale situazione mondiale, di fronte alla crescente aggressività e all’unilateralismo degli Stati Uniti, nella loro aspirazione all’egemonia globale, il rafforzamento dei legami tra India e Cina è estremamente importante. Sarà nell’interesse dell’India consolidare gli impegni presi durante la visita di Vajpayee. Ma a tal fine, il governo diretto dal BJP deve desistere da un approccio unilaterale proamericano. Dovrebbe convincersi che gli interessi dell’India sono riposti nello sviluppo di un mondo multipolare e che, per ottenere ciò, la cooperazione crescente e la reciproca comprensione tra India e Cina costituiscono un elemento importante.


“In merito alla dichiarazione congiunta tra India e Cina”
New Delhi
25 giugno 2003 -  www.solidnet.org

Il Segretariato Centrale del Partito Comunista dell’India ha rilasciato il seguente comunicato stampa

Il Segretariato Centrale del Partito Comunista dell’India accoglie con favore il contenuto della Dichiarazione Congiunta dei primi ministri di India e Cina, che delinea i principi guida per l’ulteriore sviluppo delle relazioni bilaterali e alcune misure concrete per accrescere le relazioni commerciali, in particolare gli scambi frontalieri.
Il Partito Comunista dell’India è sempre stato dell’opinione che l’ostilità tra i due grandi vicini non abbia mai avuto giustificazioni. La Dichiarazione Congiunta ha giustamente riconosciuto ciò e la visita di Vajpayee in Cina ha dato impulso al processo di normalizzazione delle relazioni. Indipendentemente dal sistema sociale e dai governi, le buone relazioni di vicinato tra India e Cina apriranno la strada al consolidamento della pace e della stabilità nella regione. Ed apriranno nuove opportunità per lo sviluppo e per una stretta cooperazione economica tra i paesi dell’Asia ed anche per l’intero mondo in via di sviluppo.
L’enfasi data al coordinamento dell’attività nel WTO e negli altri consessi internazionali creerà un’atmosfera favorevole a un mondo multipolare.

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