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da http://www.rebelion.org/noticia.php?id=4569

America Latina nella mira del Pentagono


13/09/2004
Rebelion

Carlos Fazio - La Jornada

Potendo contare su di un finanziamento miliardario per le sue “guerre preventive”, la nomina di un esperto in azioni clandestine per la direzione della CIA, la congiuntura elettorale negli Stati Uniti, e di fronte all’irruzione di movimenti di massa che sfidano il potere imperiale in vari punti dell’emisfero, l’autore assicura che Bush potrebbe scatenare un nuovo ciclo d’avventure belliche in America Latina.

Gli obiettivi possono essere Cuba, Venezuela, Colombia o la tripla frontiera del Paraguay, Argentina e Brasile. Con l’approvazione di un finanziamento milionario per il Pentagono e la nomina di un esperto in operazioni clandestine come nuovo capo dell’Agenzia Centrale d’Intelligence (CIA), l'amministrazione Bush sembra avere iniziato una nuova tappa nella sua politica di guerra preventiva e dominio totale.

Sebbene non abbia ancora superato la crisi dei servizi d’intelligence, provocata delle investigazioni congressuali sugli attentati del 11 di settembre 2001 e la controversa giustificazione per l’invasione dell’Iraq che ha portato alla defenestrazione del direttore della CIA, George Tenet, tutto indica che (compresa la motivazione rielezionista), Bush deve definire dove sarà la sua prossima guerra.
Perché, in ogni caso, ne ha bisogno di una.

Da una parte, i 416 mila milioni di dollari destinati al Dipartimento Difesa fanno reggere quell’ipotesi. Per un altro verso, il curriculum del nuovo capo della CIA, Porter J. Goss, rappresentante repubblicano per la Florida e presidente del Comitato Scelto di Intelligence della Camera, predice una nuova era di destabilizzazioni ed azioni coperte, coi suoi due surrogati classici, la terziarizzazione e mercenarizzazione della guerra.

Goss, che dovrà essere confermato dal Senato, è entrato alla sezione di Operazioni Speciali della CIA nel 1962 e da Miami partecipò a diverse azioni aperte e/o clandestine contro Cuba, compresa l’invasione a Playa Girón (Baia dei Porci), l’operazione Mangusta, la crisi dei missili e vari tentativi di assassinare Fidel Castro. Dopo, La CIA l’ha inviato in vari “posti caldi”, tra cui Messico, Repubblica Dominicana e Haiti. Come disse Bush, l’ex spia Goss conosce la CIA dall’interno e dall’esterno. Fonti democratiche che hanno criticato la scelta di Goss, indicano che la sua nomina non è estranea alla strategia di quest’anno elettorale; Goss potrebbe essere un arma del duo Bush-Cheney per attaccare John Kerry.

Scegliendo il nemico

Se nella congiuntura immediata gli attentati contro le Torri Gemelle a New York, al Pentagono e a Washington, erano utili per avere influenza sull’opinione pubblica statunitense ed ottenere rapido consenso ad un risposta guerrafondaia, Afghanistan ed Iraq riunivano con facilità le caratteristiche per servire come un punto di contatto “huntingtoniano” (Alain Joxe direttore del Centro di Sociologia della Difesa), l’attuale impantanamento militare in territorio iracheno apre il ventaglio a paesi che si trovano fuori dallo “stock” islamico o religioso.

Oggi si sa che pochi giorni dopo il 11-S, davanti alla mancanza di “buoni obiettivi” in Afghanistan, il sottosegretario alla Difesa, Douglas Feith, uno dei falchi della cerchia intima di Bush, distribuì un memorandum segreto dove raccomandava di attaccare in Asia o America del Sud per “sorprendere i terroristi.” Come rivelò la rivista Newsweek, (09/08/04) la relazione richiesta da Feith all’analista della Difesa, Michael Maloof, ed all’esperto sul Medio oriente, David Wurmser, suggerì come uno degli obiettivi militari “una remota regione” del Sud-America dove confluiscono le frontiere di Paraguay, Argentina e Brasile. Secondo la propaganda di guerra statunitense, la zona, conosciuta come “la tripla frontiera”, sarebbe un rifugio di “cellule dormienti” del gruppo Hezbolá, il Partito di Dio, gruppo radicale sciita pro - iraniano nato in Libano nel 1982.

Sebbene quel punto geografico ubicato alle porte dell’Amazzonia possa essere recuperato da CIA e Pentagono con fini bellici in chiave di crociata antimusulmama, trovando già un opinione sensibilizzata in funzione dello spirito di Bush nella sua “lotta tra il bene e male”, non si possono scartare della lista di opzioni Cuba e Venezuela. Neanche la Colombia, dove il Pentagono ha già una presenza. L'opzione venezuelana è stata prevista dalla CIA, che in loco ha già fallito un golpe. Secondo quanto descritto dal quotidiano spagnolo El Mundo (09/08/04), davanti all’eventualità che il presidente del Venezuela, Hugo Chávez rimanesse al potere dopo il referendum revocatorio promosso dall’opposizione, con appoggio politico ed economico coperto della Casa Bianca, la CIA ha piani per resistere all’influenza di Chavez e alla sua rivoluzione bolivariana in altri paesi dell’area, in particolare Colombia, Bolivia e Perù.

Secondo tale versione, la settimana precedente il referendum del 15 di agosto, il direttore del Dipartimento Emisfero Meridionale della CIA, William Spencer, si sarebbe riunito a Santiago del Cile con altri agenti presenti nell’area per perfezionare un piano che conterebbe già sul finanziamento del Dipartimento del Tesoro ed il Pentagono.

Il rischio che l’America Latina si trasformi in uno scenario della violenza globale di quello che il francese Alain Joxe chiama “l'impero del caos”, è reale. Dopo la caduta del Muro di Berlino, gli Stati Uniti sono venuti consolidando una superiorità militare assoluta ed una lunga lista di massacri asimmetrici in varie parti del pianeta che, per le loro caratteristiche, ricordano quelle perpetrate dalle dittature militari dell’America del Sud negli anni settanta. Nei massacri selettivi, le sparizioni forzate e l’uso della “tortura scientifica” come metodo di interrogatorio-organizzate e centralizzate da Washington nel quadro della guerra fredda e la strategia di “lotta contro il comunismo”, gli Stati Uniti hanno utilizzato nei compiti di terziarizzazione gli eserciti locali sulla base di una strategia unificatrice: la Dottrina di Sicurezza Nazionale. Le esecuzioni «a caldo» dei nemici interni furono condotte da truppe di élite e gruppi paramilitari più vicini allo status e alla mentalità della Sezione di Assalto (SA) che delle SS, della Germania nazista.

La mercenarizzazione dei conflitti

Nella fase attuale, diretta da una leadership imperiale che opera al margine dello Stato di diritto e le regole internazionali, e pertanto in modo caotico, le guerre di repressione neodarwiniste degli Stati Uniti, sotto l’apparenza provvisoria di una lotta contro il «terrorismo», sono una forma di violenza politica in cui la soppressione, come dice Joxe, non è un obiettivo clausewitziano che possa finire con una vittoria ed una pace. Sono condotte dalla forza militare asimmetrica del Pentagono in base al dominio della rivoluzione elettronica, tanto nella sfera militare, aerosatellitare, come in quella economica e finanziaria, con appoggio della CIA e di altre agenzie della «comunità di intelligence», e mette mano a metodi di e mezzi di distruzione clandestini nella cornice delle cosiddette «operazioni militari salvo la guerra» [Military Operations Other Than War (MOOTW)].

Come sostiene Peter Lock, esperto in tema di sicurezza, lì dove la violenza bellica aperta e convenzionale degli Stati Uniti risulta superflua, gli apparati burocratici del Pentagono e della CIA ricorrono alla privatizzazione sistematica e al surrogazione della prestazione di servizi di violenza. Cioè, alla «mercenerazzazione» della politica interventista ed espansionista spinta dalla Casa Bianca coi cosiddetti «cani da guerra», che sviluppano i compiti di terziarizzazione che anticamente compivano i corpi di élite e gli squadroni della morte esecutori della guerra sporca.

Secondo Peter Lock, come potenza militare egemonica incontestata, gli Stati Uniti hanno l’intenzione di usare in maniera ubiqua e preventiva mezzi violenti per imporre i loro interessi nel quadro della “guerra contro il terrorismo”. A suo giudizio, la “logica” della guerra contro il terrore di George W. Bush implica un potere quasi assoluto da parte del Dirigente statunitense. Nella misura in cui “si abusa” della figura della minaccia terroristica come risorsa politica per la conservazione del potere, questa assume dimensioni totalitarie.

In vari scenari dell’America Latina, salvo la Colombia, e poiché la presenza in situ dei soldati del Pentagono ha un carico ideologico, militare e politico negativo, derivata da una bicentenaria pratica imperialista, Washington è ricorsa alla contrattazione di imprese private di soldati a stipendio o mercenari che gli permettono di condurre guerre di bassa intensità (GBI), una variabile della controrivoluzione classica, senza includere direttamente truppe che, eventualmente, possano compromettere gli Stati Uniti nelle sue azioni coperte.
La “privatizzazione della guerra” permette un riciclaggio degli antichi “guerrieri sporchi” degli anni settanta come “appaltatori militari privati” che si occupano di offrire appoggio logistico, consulenza bellica ed allenamento nel campo di battaglia fino a lavori di spionaggio interno, mediante imprese di sicurezza come Kroll Asociated, Dyncorp, Kellogg Brown & Root, una succursale della compagnia Halliburton, e MPRI.

Inoltre, col richiamo della “guerra al terrorismo” dopo le Torre Gemelli è rimasta garantita la continuità di consulenze e preparazione militare del Pentagono alle forze armate del subcontinente; commercio lucroso che permette, contemporaneamente, di formare e reclutare quadri locali inclini agli interessi strategici di Washington. Tutto ciò è connesso con una vecchia strategia in voga ai nostri giorni, necessaria per creare, mediante i media, un clima propizio nell’opinione pubblica in fatto d’uso delle maniere forti. Una sensazione di caos e destabilizzazione orchestrata dai dirigenti della violenza che Stella Calloni definì come “far gridare l’insicurezza” (Masiosare num. 346 08/08/04) Cioè, l’insicurezza come un commercio che nasce dalle mani della “controinsurgenzia” e può generare un nuovo ciclo repressivo che consenta l’accesso ai vecchi mezzi della guerra sporca, tra cui, gli assassini selettivi, le sparizioni forzose, la tortura ed il controllo della popolazione.

In maniera sottile, esistono indizi che un’uscita regionale di quel tipo sia nei piani di Washington. Con un finanziamento miliardario per le sue «guerre preventive», con la nomina di un esperto in azioni clandestine per la direzione della CIA, in una congiuntura elettorale negli Stati Uniti e davanti all’irruzione di movimenti di massa che sfidano il potere imperiale in vari punti dell’emisfero, Bush potrebbe scatenare un nuovo ciclo di avventure belliche nell’area.
Gli obiettivi possono essere Cuba, Venezuela, Colombia o la tripla frontiera, senza trascurare l’attenzione da altri «punti caldi», come il Messico.
Ma solo il dio di Bush lo dirà.

Traduzione dallo spagnolo di. FR