Terza conferenza internazionale dei partiti politici dell’Asia
“PER UNA MAGGIORE SICUREZZA, SVILUPPO, COOPERAZIONE”
Dichiarazione di Pechino, 2004
(Da Democrazia Popolare, settimanale del
Partito Comunista Indiano (Marxista), 19 settembre 2004)
Quello che segue è il testo integrale della Dichiarazione di Pechino,
sottoscritta nella capitale cinese il 5 settembre 2004 nel corso della
cerimonia di chiusura della Terza Conferenza Internazionale dei Partiti
Politici dell’Asia (ICAPP).
1) Noi, dirigenti e rappresentanti di 81 partiti politici provenienti da 35
paesi, abbiamo preso parte alla Terza Conferenza Internazionale dei Partiti
Politici dell’Asia (ICAPP), organizzata a Pechino dal Partito Comunista Cinese
tra il 3 ed il 5 settembre 2004.
2) L’ICAPP, organizzazione creata nel settembre 2000, costituisce una grande
occasione, grazie alla quale i partiti politici si misurano con il processo
contemporaneo di pace e sviluppo, si adeguano al rapido evolversi della
cooperazione regionale ed allargano gli scambi e la cooperazione internazionale
reciproci. L’ICAPP è divenuta un importante forum all’interno del quale partiti
politici legalmente costituiti di paesi asiatici sovrani possono scambiare
idee, ricercare elementi di convergenza politica ed accrescere il livello di
comprensione e fiducia. Essa potrebbe divenire anche un nuovo canale e
meccanismo attraverso il quale i partiti politici possono svolgere la propria
funzione esclusiva nel promuovere la cooperazione regionale e lo sviluppo
reciproco. La Terza Conferenza ha infuso nuovo vigore agli scambi
internazionali tra partiti politici dei paesi asiatici.
3) “Scambio, Cooperazione e Sviluppo” non è solamente l’argomento esplicito
della Terza ICAPP, ma anche un dovere storico ineludibile dei partiti e dei politici
asiatici. I dirigenti e rappresentanti dei partiti politici dell’Asia a questa
conferenza hanno realizzato una discussione ampia e scambiato opinioni su tre
argomenti quali la sicurezza e la cooperazione multilaterale; lo sviluppo
economico ed il progresso sociale; lo sviluppo nazionale ed il ruolo del
partito. La Conferenza è stata produttiva ed ha raggiunto l’obiettivo di
rafforzare ulteriormente l’amicizia reciproca, gli scambi e la cooperazione, la
reciproca comprensione, fiducia e consenso, salvaguardando contemporaneamente
la pace, la stabilità e l’unità nel quadro regionale.
4) Si è inoltre evidenziato il comune desiderio da parte dei partiti, dei
politici e dei popoli di tutti i paesi dell’Asia di inserirsi nei processi in
atto, accrescere gli scambi e la cooperazione a livello regionale e promuovere
un comune sviluppo. La cooperazione in Asia non è escludente e neppure è stata
diretta da nessun partito terzo. L’Asia dovrebbe svilupparsi attraverso
l’apertura e la costruzione di contatti col mondo intero. Noi siamo favorevoli
a risolvere le differenze attraverso il dialogo ed il negoziato, secondo gli
intendimenti e lo spirito della Carta dell’ONU, dei Cinque Principi della
Coesistenza Pacifica e dei dieci principi di Bandung[i]. Noi
siamo favorevoli a ridurre gradualmente le diverse ineguaglianze ed ingiustizie
dell’attuale ordine internazionale attraverso la fiducia reciproca, il
reciproco beneficio, l’uguaglianza e la cooperazione, portando avanti con
energia il processo di democratizzazione delle relazioni internazionali e
promuovendo insieme la pace, la stabilità, l’armonia e la prosperità dell’Asia.
5) Il rapido sviluppo dell’Asia è stato agevolato da una condizione pacifica.
Il mantenimento dell’impulso allo sviluppo richiede la sicurezza e la stabilità
della regione. Negli anni recenti, la situazione generale in Asia si è rivelata
tutto sommato stabile ed il processo generale indirizzato verso la pace, lo
sviluppo e la cooperazione. Ad ogni buon conto, le problematiche legate alla
sicurezza in senso tradizionale e non tradizionale si sono intrecciate tra
loro, mentre nuovi e vecchi focolai di tensione stanno ancora minacciando la
pace e la tranquillità di alcuni paesi e regioni. Le condizioni necessarie per
assicurare pace e stabilità sul lungo periodo in Asia costituiscono il maggior
elemento di riflessione per tutti i partiti ed i politici asiatici. Noi ci
impegniamo a rifiutare logiche di guerra, aggressione ed egemonia. Siamo
impegnati nella cooperazione multilaterale e riteniamo che solamente la
giustizia potrà assicurare la pace. Noi applaudiamo gli sforzi compiuti da
paesi e partiti politici dell’Asia per risolvere pacificamente conflitti e
crisi regionali e tentare di volgere aree di contesa in aree di cooperazione.
6) Terrorismo, secessionismo ed estremismo sono piaghe che hanno già recato
pregiudizio all’umanità. Noi condanniamo fermamente e ci opponiamo ad ogni
forma di terrorismo e ci impegniamo a rafforzare la cooperazione tra paesi
sovrani ed organizzazioni regionali, facendo quanto necessario per eliminare
alla radice le ragioni alla base di questo fenomeno, valorizzando al massimo il
ruolo delle Nazioni Unite. Non è possibile, da questo punto di vista, praticare
la logica dei due pesi e due misure e la lotta contro il terrorismo non deve
essere legata ad alcun gruppo etnico o ad alcuna religione.
7) L’Asia è una delle regioni che si sta sviluppando più vigorosamente al mondo
ed una delle aree più importanti per la crescita del commercio. Tutti noi
abbiamo grande fiducia nelle potenzialità di sviluppo dell’economia asiatica.
Siamo allo stesso modo pienamente consapevoli del fatto che la globalizzazione
ha determinato cambiamenti ed opportunità sul piano mondiale per ciascun paese
e ciascun popolo. I paesi asiatici possono trarre vantaggio dalle loro
opportunità solamente attraverso un rafforzamento della loro cooperazione,
possono superare le loro difficoltà solamente riconoscendo di essere tutti
sulla stessa barca e possono svilupparsi nonostante una fiera competizione
globale solamente lavorando in sinergia al fine di rendersi reciprocamente più
forti. L’eliminazione della povertà ed il raggiungimento della prosperità
costituiscono un dovere sacro per tutti i paesi ed i partiti politici, come
anche per la comunità internazionale. Noi incoraggiamo i governi di tutti i
paesi a predisporre strategie contro la povertà e rafforzare la cooperazione
internazionale al fine di creare un mondo migliore, basato sulla comune
prosperità e privo di miseria diffusa.
8) Le questioni energetiche sono centrali per la sicurezza economica e lo
sviluppo sostenibile di tutti i paesi, mentre l’approvvigionamento delle
risorse energetiche costituisce uno dei punti centrali che si pone di fronte
alla comunità internazionale nel suo complesso. La cooperazione in materia
energetica può divenire un fattore importante della cooperazione regionale
asiatica. I paesi della regione dovrebbero estendere il dialogo e la
cooperazione sulla base dei principi del reciproco beneficio e della ricerca di
soluzioni concordate e promuovere congiuntamente uno sviluppo sostenibile in
Asia.
9) Noi riteniamo che tutti i paesi dell’Asia dovrebbero poter scegliere la
propria strategia e modello di sviluppo, a partire dalle condizioni locali, e
poter rafforzare i meccanismi di coordinamento, scambio e cooperazione nelle
aree di sviluppo economico e sociale, lavorando per determinare le condizioni
più favorevoli allo sviluppo. Essi dovrebbero lavorare duramente in sinergia
per determinare un nuovo concetto di sviluppo economico e sociale coordinato,
urbano e rurale, degli uomini e della natura in tutta la regione, producendo e
sperimentando nuove elaborazioni. Essi dovrebbero trarre vantaggio dalle
opportunità favorevoli in una regione come la nostra, in crescita grazie alla
stabilità politica complessiva, alla continua evoluzione economica ed alla
maggiore cooperazione regionale, con l’obiettivo di accrescere una progressiva
e reciproca apertura dei mercati, una metodologia di risoluzione delle
controversie in materia di commercio attraverso il dialogo e la promozione di
un sistema commerciale incardinato sul multilateralismo.
10) I paesi asiatici hanno tradizioni storiche e culturali gloriose, diversi
sistemi sociali e politici e differenti livelli di sviluppo economico. Noi ci
impegniamo a rafforzare il dialogo tra le differenti civiltà, ricercando un
comune sviluppo attraverso le interazioni e realizzando condizioni positive
attraverso la massimizzazione del consenso e mettendo da parte le differenze
sulla base del pieno rispetto delle reciproche tradizioni storiche, differenze
culturali e vie di sviluppo differenti.
11) I partiti politici asiatici portano sulle loro spalle la responsabilità
storica dello sviluppo delle economie nazionali, della salvaguardia della
stabilità sociale e della promozione della democrazia e dei sistemi legali. Dal
momento che tutti i paesi dell’Asia stanno progredendo sulla via della
modernizzazione, i loro partiti politici dovrebbero costantemente adattarsi
alle necessità poste dall’attuale fase di sviluppo. Al fine di raggiungere la
stabilità sociale e politica e contribuire alla modernizzazione del loro paese,
i partiti politici dovrebbero favorire, attraverso l’adozione di vigorose
misure per il loro rafforzamento sul piano strutturale, la creazione di governi
trasparenti ed efficienti, integrando effettivamente le connessioni interne e
rafforzando i loro legami con il parlamento, il governo e la società civile.
12) I partiti politici asiatici, siano essi grandi o piccoli, vecchi o nuovi,
dovrebbero essere tutti uguali, rispettare la reciproca indipendenza ed
autodeterminazione, le scelte e le pratiche reciproche, le politiche interne ed
estere, determinate a partire dalle diverse condizioni nei rispettivi paesi,
trattenendosi dall’interferire negli affari interni altrui. Le differenze
ideologiche non dovrebbero costituire una barriera per i contatti e la
cooperazione tra i partiti politici asiatici. Riguardo le differenze ed i
conflitti tra partiti, lo spirito con il quale agire è la ricerca di un terreno
comune di confronto che non annulli le differenze ma che possa ridurle a
sintesi attraverso il dialogo ed il negoziato, oppure accantonarle per non
intaccare il normale sviluppo delle relazioni bilaterali. Noi riteniamo che i
partiti politici dell’Asia dovrebbero promuovere uno sviluppo sano e stabile
delle relazioni interstatuali attraverso contatti e cooperazioni positive. Essi
dovrebbero arricchire continuamente il legame reciproco e sviluppare gli
elementi potenziali di cooperazione, utilizzando in pieno il loro ruolo
esclusivo nel promuovere lo sviluppo economico, nel far avanzare il progresso
sociale e salvaguardare la sicurezza regionale.
Infine noi desideriamo estendere i nostri sentiti ringraziamenti al Partito
Comunista Cinese ed ai propri dirigenti per lo sforzo profuso, che ha
consentito il pieno successo della Terza Conferenza Internazionale dei Partiti
Politici dell’Asia.
IL PUNTO DI VISTA
DEL PARTITO COMUNISTA INDIANO (MARXISTA)
(Dal sito ufficiale del
partito, www.cpim.org)
89 partiti politici in rappresentanza di 35 paesi hanno preso parte alla
Terza Conferenza Internazionale dei Partiti Politici dell’Asia, tenutasi a
Pechino dal 3 al 5 settembre 2004. Tra questi vi sono il Presidente delle
Filippine, i Primi Ministri di Thailandia e Cambogia ed il Presidente
dell’Assemblea Nazionale di Timor Est, che è anche Presidente del FRETILIN.
Dall’India hanno preso parte alla Conferenza il Partito del Congresso Indiano,
il BJP, il PCI(M), il PCI, il Partito del Congresso Nazionale, il Blocco
Panindiano del Progresso[ii].
Il Partito Comunista Indiano (Marxista) è stato rappresentato da Sitaram
Yechury, componente dell’Ufficio Politico e del Comitato Centrale, e dal
Vicepresidente al Lok Sabha, Mohd Salim.
Intervento del compagno Sitaram Yechury
Eccellenti Capi di Stato, dirigenti di partiti politici e delegati
alla Conferenza,
per prima cosa, a nome del Partito Comunista Indiano (Marxista), vorrei
ringraziare gli organizzatori per l’invito a questa importante conferenza, alla
quale prendiamo parte per la prima volta.
Questa conferenza, dal nostro punto di vista, costituisce un’iniziativa
estremamente importante nell’attuale congiuntura internazionale. Vi è bisogno
non solamente di una cooperazione e di relazioni amichevoli tra i nostri paesi
e partiti politici, ma, ancora di più, di un approccio e di un’azione unitari
sui temi dove si determina un’uniformità di interessi nella nostra regione. In
questo contesto, gli argomenti scelti per la discussione sono estremamente
rilevanti ed importanti.
Prima di esprimere un’opinione su questi argomenti, poche parole riguardo il
mio partito. Il Partito Comunista Indiano (Marxista) con i suoi oltre 800.000
iscritti è il più grande partito di sinistra del paese. Le organizzazioni di
massa guidate dal partito, sindacali, contadine, studentesche, giovanili,
femminili, contano oltre 40 milioni di aderenti. Questo dato potrebbe apparire
impressionante, ma ricordo che l’India è un paese con oltre un miliardo di
abitanti! Attualmente possiamo contare su 44 deputati nella Camera Bassa del
Parlamento - Camera del Popolo – e 15 in quella Alta – Consiglio degli Stati -.
L’insieme delle forze di sinistra ha eletto complessivamente 61 componenti
nella Camera Bassa, attualmente determinanti per il sostegno al governo del
paese. Le forze di sinistra stanno sostenendo dall’esterno ed in maniera
determinante il governo di coalizione guidato dal Partito del Congresso, grazie
all’adozione di un Programma Minimo Comune largamente condiviso dalla sinistra[iii].
Come la maggior parte di voi saprà, vi sono governi del fronte della sinistra,
guidato dal PCI(M), tanto nello stato del Bengala Occidentale, da circa
trent’anni e con sei tornate elettorali consecutive vinte, quanto nello stato
di Tripura[iv].
Tornando agli argomenti oggi in discussione, la sicurezza regionale e la
cooperazione multilaterale nella regione asiatica sono di importanza e
significato cruciale per il mondo di oggi.
Nella situazione determinatasi dopo la Guerra Fredda, la tendenza naturale del
quadro internazionale si muoverebbe nella direzione della multipolarità, in
sostituzione del precedente bipolarismo. Vi è però un tentativo, da parte di
forze che ricercano l’egemonia, di sovvertire questa tendenza naturale delle
relazioni internazionali nella direzione dell’unilateralismo. Questo è un
processo contro il quale tutti noi siamo chiamati a resistere, al fine di
consentire la realizzazione di un mondo multipolare.
Dato questo quadro, la cooperazione tra noi in Asia costituisce un fattore di
vitale importanza per realizzare questo obiettivo. Lo scenario della sicurezza
in Asia – se consideriamo questo concetto da un punto di vista
multidimensionale, in grado di abbracciare aspetti strategici, militari,
energetici, economici e dello sviluppo, tutti influenti sulla sovranità
nazionale -, che include una regione vasta, dall’Asia Occidentale a quella
Meridionale, dalle ex Repubbliche Sovietiche dell’Asia Centrale all’Asia
Sud-Orientale, incluso il Giappone, ha subito le maggiori trasformazioni nel
mondo del dopo Guerra Fredda.
In questo contesto la cooperazione tra paesi dell’Asia Meridionale – SAARC – è
destinata ad assumere grande importanza. Così come le relazioni Indo-Pakistane,
dal momento che entrambi questi paesi hanno dimostrato le loro capacità
nucleari. Il PCI(M) è della ferma opinione che entrambi dovrebbero desistere
dal dispiegamento delle armi nucleari, dal momento che questa costituisce la
precondizione essenziale per disinnescare un ulteriore aumento delle tensioni e
lavorare alla costruzione di buone relazioni di vicinato. Il PCI(M) è
fermamente intenzionato a proseguire il processo di miglioramento delle
relazioni Indo-Pakistane.
Inoltre, il PCI(M) auspica maggiore cooperazione ed azioni congiunte per
fronteggiare i problemi che oggi coinvolgono diversi paesi dell’Asia
Meridionale, quali Sri Lanka, Pakistan, Bangladesh, Bhutan, Maldive o Nepal.
Solamente un approccio unitario basato sul rispetto reciproco e la
considerazione dei reciproci interessi può raggiungere l’obiettivo sopra
richiamato.
Altro argomento importante – anche nella struttura delle considerazioni globali
– è costituito dal miglioramento delle relazioni tra India e Cina[v].
Nonostante conflitti e tensioni, entrambi questi paesi hanno contribuito
insieme alla stesura di un codice delle relazioni internazionali basato sui
Cinque Principi di cooperazione – noi in India li definiamo Panchasheel.
Noi siamo dell’opinione che questo approccio continua a costituire un punto
fermo per le relazioni tra paesi e vicini e lontani. Il PCI(M) è intenzionato a
rafforzare questa base e sta lavorando per determinare migliori e più profondi
livelli di amicizia e relazioni tra India e Cina.
Sul piano complessivo vi è bisogno di lavorare insieme per risolvere i punti di
conflitto di maggiore impatto in Asia. L’India, con il coinvolgimento
dell’intero spettro politico, ha richiesto attraverso una risoluzione del
Parlamento approvata all’unanimità la fine dell’occupazione statunitense in
Iraq, rifiutandosi di inviare proprie truppe. L’India ha richiesto un controllo
senza ambiguità da parte delle Nazioni Unite, unico elemento di supervisione
della transizione democratica in Iraq, mentre ci opponiamo fermamente alla
guerra di aggressione voluta dagli Stati Uniti. Allo stesso modo l’India ha
richiesto il ritiro completo ed incondizionato di Israele dai territori della
Palestina, come elemento fondamentale per la pace nella regione e garanzia del
diritto a lungo negato ai palestinesi di avere un proprio stato.
Vi sono questioni sulle quali dobbiamo lavorare insieme, a partire dallo
sgombero delle basi militari straniere nella nostra regione, onde assicurarci
di poter lavorare in futuro per la creazione di un mondo multipolare, opposto a
quell’unipolarità che qualcuno cerca di imporre.
Ciò che riguarda la sicurezza è fondamentale per i popoli dei nostri paesi, dal
momento che la soluzione di questi problemi costituisce la sola base in grado
di liberare quelle risorse utili al nostro sviluppo economico. Enormi risorse
sono oggi distolte dal soddisfacimento dei bisogni di base dei nostri popoli,
che sono tra i più poveri del mondo, per fronteggiare noti focolai di tensione.
Tutto questo ci richiede di concentrare le comuni energie nel tentativo di
trovare una soluzione per questi conflitti, che continuano ad assorbire energie
e risorse, impedendoci di operare per l’emancipazione di quei miliardi di
individui che vivono in Asia oggi.
Tutto questo richiede, infine, la volontà politica per tutti noi di proteggere
i nostri interessi nel mondo globalizzato. I nuovi trattati economici, come
l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) e gli accordi bilaterali, devono
riconoscere e rispettare la sovranità economica di tutti i nostri paesi. Noi
dovremmo lavorare insieme per assicurarci che questi diritti possano essere
riconosciuti, rispettati e garantiti. Mentre siamo impegnati nell’elaborazione
di programmi di sviluppo sostenibile nei nostri paesi, basati sulle nostre
rispettive realtà, dovremmo anche poter dire ai nostri popoli che stiamo producendo
uno sforzo collettivo per conservare la nostra sovranità economica. Le
necessarie iniziative politiche devono essere assunte da tutti noi.
Vorrei, in conclusione, esprimere la mia fiducia sul fatto che nella nostra
analisi finale saremo tutti impegnati per il miglioramento delle condizioni di
vita dei popoli dei nostri rispettivi paesi. Inutile rimarcare il fatto che se
non lo faremo saranno i nostri popoli a respingerci come loro rappresentanti
politici.
Con la speranza che ciascuno di noi, con un fermo impegno sui nostri
convincimenti, farà avanzare gli interessi dei nostri popoli nel far fronte ai
cambiamenti nel mondo di oggi, sottolineo di nuovo il grande apprezzamento per
questa iniziativa da parte del PCI(M).
Mentre ringrazio il governo cinese, il Partito Comunista Cinese, i nostri
compagni ed amici per aver determinato le migliori condizioni per lo
svolgimento del nostro lavoro, ringrazio tutti per l’attenzione.
Lunga vita alla solidarietà tra i popoli dell’Asia!
Traduzione e note a cura di Marcello Graziosi
Note
[i] Il riferimento è ai cinque principi
sottoscritti nel giugno 1954 da Cina, India e Myanmar (Birmania), che sarebbero
in seguito stati alla base della Conferenza dei paesi afro-asiatici di Bandung
(Indonesia) dell’aprile 1955: rispetto reciproco della sovranità e
dell’integrità territoriale; non-aggressione reciproca; non interferenza
reciproca negli affari interni di ciascuno; uguaglianza e reciproco beneficio;
coesistenza pacifica.
L’adesione ai principi di Bandung è alla base anche della recente elaborazione
cinese sulla “crescita pacifica”, illustrata attraverso un importante articolo
di Gu Ping sul numero 89 di Resistenze.
[ii] Il Partito del Congresso, storicamente su posizioni non-allineate e tradizionalmente vicine all’URSS, ha dominato il quadro politico indiano almeno fino alla metà degli anni ’90, quando Narashima Rao ha imposto una svolta in senso liberista. I costi sociali di questa svolta hanno consentito al Bharatiya Janata Party (BJP), partito dell’estrema destra fascista indù, di trionfare alle elezioni politiche anticipate del febbraio 1998, imponendo un nuovo orientamento nella politica estera indiana sostanzialmente favorevole agli USA. Dopo aver trionfato anche alle elezioni anticipate dell’ottobre 1999, il BJP è uscito sconfitto dalle legislative di quest’anno.
Il Partito del Congresso Nazionale è un’organizzazione che costituisce parte del Blocco elettorale guidato dal Partito del Congresso.
Il Partito Comunista Indiano (Marxista), sorto nel 1964 su posizioni vicine alla Cina nel contesto della rottura tra Mosca e Pechino per poi approdare ad un’evoluzione politico-ideologica e teorica assolutamente originale, costituisce la forza maggiore del Blocco Elettorale delle forze di sinistra, il Terzo Fronte, all’interno del quale agiscono anche il Partito Comunista Indiano ed il Blocco Panindiano del Progresso.
[iii] Nell’aprile 1996, dopo le elezioni che avevano visto un primo, grande arretramento del Congresso, si è costituito un governo di minoranza con l’appoggio esterno di parte del Terzo Fronte, escluso il PCI(M). Gli esiti sono stati, purtroppo, negativi, tanto che alle elezioni del febbraio 1998 ha trionfato, come detto, il BJP:
Il quadro, questa volta, si presenta assai diversamente e potenzialmente più proficuo: alle elezioni dell’aprile-maggio 2004 ha trionfato il Blocco del Congresso (34,6% e 217 deputati alla Camera Bassa, Lok Sabha) sull’Alleanza Democratica Nazionale guidata dal BJP (35,3% e 185 seggi), mentre il Terzo Fronte (7,6% e 61 seggi) ha ottenuto il miglior risultato dal’indipendenza dell’India. Su questo, S. Ricaldone, India: Congress Party e Comunisti, in L’Ernesto, Anno XII, n. 3, maggio-giugno 2004 e quanto pubblicato su Resistenze.
[iv] Lo Stato del Bengala Occidentale, capitale Calcutta, conta quasi 80 milioni di abitanti, mentre Tripura ne possiede poco più di tre milioni.
[v] Argomento, questo, di grande importanza e peso che merita senza dubbio una trattazione autonoma. Può essere utile, al momento, rileggersi S. Yechury, Avanzamenti e difficoltà nello sviluppo cinese; in L’Ernesto, Anno VII, n. 4-5/1999. L’articolo è tradotto da People’s Democracy del 13 giugno 1999 e costituisce un resoconto di una storica visita di dieci giorni in Cina di una delegazione composta da cinque componenti del Comitato Centrale del PCI(M), guidata dallo stesso Yechury, su invito del Dipartimento Internazionale del CC del Partito Comunista Cinese. Il testo contiene osservazioni interessanti tanto sulla transizione cinese quanto sulla prospettiva di un miglioramento delle relazioni tra i due giganti asiatici, prospettiva fattasi forse più concreta dopo le elezioni legislative in India della primavera 2004.