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A proposito di Stati Uniti e Cina
9 luglio 2005
Henry Kissinger afferma in un articolo pubblicato nel “Clarin” che “diversi funzionari, membri del Congresso e media condannano le politiche cinesi – dal tasso di cambio alla scalata militare – con un tono che lascia intendere che in un certo qual modo la Cina è sotto osservazione. Molti pensano che l’ascesa della Cina si sia tradotta nella sfida più importante alla sicurezza degli Stati Uniti”. Questa opinione di Henry Kissinger non prende in considerazione i tentativi degli USA di isolare la Cina e di farla retrocedere a prima del 1949 – momento della presa del potere da parte dell’Esercito Popolare Cinese, comandato da Mao Tse Tung – quando era proprietà dei monopoli capitalisti di Stati Uniti, Inghilterra, Giappone, Italia, Germania, Francia, Olanda e di altre potenze, dove negli alberghi c’erano cartelli con la scritta “vietato l’ingresso ai cani e ai cinesi”.
Si dimentica il tentativo di creare un Tibet “libero”, un Taiwan bellicista, armato fino ai denti dagli USA e che appartiene alla Cina, come riconosce anche Kissinger nel suo articolo, e di promuovere in Asia altri focolai di aggressione contro la Cina, in particolare nella provincia del Sinkiang, nel nord-est.
Henry Kissinger “riconosce” che i trattati realizzati dalla Cina, dall’India e dalla Russia hanno rappresentato un duro colpo alla politica imperiale yankee. Vediamo brevemente questi accordi.
In seguito, Kissinger afferma che “la Cina deve muoversi con prudenza rispetto a politiche che sembrino escludere gli Stati Uniti dall’Asia”. Significa forse che gli Stati Uniti abbandonano la profezia di John Adams (1735-1826), il secondo presidente e uno dei padri fondatori, che affermò che “Dio ci affida la missione di essere signori del mondo”?
Più avanti, Henry Kissinger mette in guardia la Cina con un richiamo alla “nostra sensibilità in tema di diritti umani”!!! (sic). Non credo che Kissinger soffra di amnesia: i prigionieri di Guantanamo, quelli delle carceri dell’Iraq, tutti trattati come semplici animali, nel tentativo di umiliarli, di privarli della dignità e dell’identità nazionale.
E il Messico? Alla frontiera del Messico con gli Stati Uniti esistono fattorie yankee che supersfruttano fino al punto di lasciare per le strade milioni di lavoratori che cercano di passare il confine per un pezzo di pane. In quel luogo bande armate di bianchi si dedicano alla caccia dei messicani quasi fossero conigli.
Gli allarmi e le profonde preoccupazioni di Henry Kissinger hanno qualche fondamento e penso che così come nella Seconda Guerra Mondiale fummo alleati tattici degli Stati Uniti, dell’Inghilterra e della Francia contro l’Asse fascista di Germania, Italia e Giappone, oggi i popoli abbiano bisogno di un’altra alleanza tattica costituita probabilmente da Cina, India, Russia insieme a paesi come Cuba, Venezuela, Corea, Brasile, Sudafrica, Vietnam, ecc, per aprire la strada a quel mondo possibile e migliore, per cui si sta impegnando il Foro Sociale Mondiale. Ciò creerà condizioni migliori per il socialismo.
Il 4 novembre 2005, nel prossimo Incontro del Vertice dei Popoli della Nostra America, a Mar del Plata, che si opporrà al vertice dei presidenti delle Americhe, l’argomento sarà all’ordine del giorno, in vista della preparazione del Foro Sociale delle Americhe, a Caracas, nel 2006.
Athos Fava