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Grave colpo per Bush
Asia centrale: sei paesi esigono il ritiro delle truppe americane da Afghanistan, Uzbekistan e Kirghizistan

 

La Cina, la Russia e quattro repubbliche dell’Asia centrale hanno richiesto, all’inizio di luglio, agli Stati Uniti di ritirare le loro truppe dalla regione. Il 29 luglio, il ministro uzbeko degli Affari stranieri ha dichiarato all’ambasciatore degli Stati Uniti che avevano 180 giorni per ritirare soldati e basi militari dall’Uzbekistan.


Peter Franssen 17-08-2005

 

L’Uzbekistan non poteva permettersi di sfidare gli Stati Uniti senza coprirsi le spalle. È ciò che ha fatto. In chiusura dell’assemblea annua del Gruppo di Shanghai, inizio luglio, gli Stati membri hanno dichiarato che era tempo per gli americani di lasciare l’Asia centrale e l’Afghanistan. Il gruppo conta sei membri: Russia, Cina, Uzbekistan, Kazakistan, Tagikistan e Kirghizistan. Quattro paesi hanno lo statuto di osservatore: India, Pakistan, Mongolia ed Iran.

Nei giorni che hanno seguito la conferenza, i ministri degli Affari stranieri degli Stati membri del Gruppo di Shanghai hanno reiterato ancora una volta questa esigenza, ciascuno separatamente. Ogni volta, il tono era il successivo: non poniamo ultimatum. Tuttavia, siete pregati amichevolmente di farci sapere oggi quando lascerete la nostra regione, e saremmo felici se lo farete al più presto.

 

L’Asia centrale è cruciale per l'America

L’Asia centrale costituisce una zona-cerniera: sull’asse nord-sud, tra la Russia e le Cina e, sull’asse est-ovest, tra il Medio e l’Estremo Oriente. Per gli americani, il controllo dell’Asia centrale è cruciale se vogliono esercitare un'influenza al sud della Russia e a nord-ovest della Cina e se desiderano realizzare il loro impero americano in Asia. L’Asia centrale è anche cruciale a causa delle sue importanti riserve di petrolio e di gas. Se gli Stati Uniti controllano queste riserve, hanno automaticamente la possibilità di esercitare un ricatto contro la Cina che importa molto gas e petrolio dell’Asia centrale.

Questo perché, dalla caduta dell’unione sovietica (URSS), nel 1991, hanno fatto di tutto per assicurarsi il controllo della regione. Sotto il presidente Clinton, gli USA avevano ottenuto delle vittorie importanti. Le repubbliche centro-asiatiche che, fino nel 1991, facevano parte dell’URSS, avevano firmato degli accordi economici con Washington. Poi anche degli accordi militari. Gli americani avevano delegato degli istruttori per formare delle unità militari e dei servizi di polizia. La maggior parte degli ufficiali pro-americani erano stati mandati negli Stati Uniti per essere plasmati politicamente ed ideologicamente. L’ascendente americano sulla regione non aveva smesso di restringersi.

Gli attentati del 11 settembre 2001 sono stati l’opportunità per gli Stati Uniti di annunciare "una guerra di 50 anni" contro "le reti terroristiche in 60 paesi." Le repubbliche dell'Asia centrale si sono unite a quest’appello. L’esercito americano ha potuto utilizzare il loro territorio come base di attacco contro l’Afghanistan. In Kirghizistan, hanno potuto trasformare in base militare il vecchio aeroporto civile di Manas. In Uzbekistan, hanno ricevuto la base militare di Khanabad. Nel 2002, in Afghanistan, gli americani hanno costruito tre altre basi. Alla fine dell’anno scorso, hanno iniziato ancora la costruzione di altre nove nuove basi.

In questo momento, 2.500 dei loro uomini sono accantonati in Uzbekistan e Kirghizistan. In Afghanistan, hanno 18.500 uomini sotto comando americano e altri 8.500 altro sotto comando Nato. Il ritorno forzato di questi soldati e la chiusura delle basi militari significherebbe la fine della strategia iniziata dal 1991.

 

Washington esige una sottomissione servile

Due ragioni specifiche suscitano la resistenza dei paesi dell’Asia centrale: gli Stati Uniti esigono una sottomissione servile e la presenza delle truppe USA non porta sicurezza.

I dirigenti che non soddisfanno al 100% le esigenze americane rischiano di essere destituiti. È ciò che è capitato all’ex presidente della Georgia, Edouard Chevardnadze. Era un vecchio amico degli americani che si rivolgevano a lui con il suo diminutivo “Shevvy”. Ma quando questo ha dichiarato che pur preferendo gli americani ai Russi, desiderava collaborare anche con la Russia, è stato deposto. Gli americani hanno organizzato un golpe ed il suo posto è stato occupato da Mikheil Saakashvili che si mette sull’attenti ogni volta che sente la parola America.

Gli americani hanno messo in piedi una sceneggiatura similare in Ucraina. In maggio, hanno tentato la stessa cosa in Uzbekistan, ma senza successo. Shevvy aveva avvertito il presidente uzbeko Karimov di ciò che si tramava. I dirigenti della regione sono oramai molto coscienti che, se non ubbidiscono interamente, gli americani cercano con tutti i mezzi di destabilizzare il loro regime.

Secondo punto: i dirigenti dei paesi dell’Asia centrale constatano che, malgrado l'occupazione USA dell’Afghanistan e la presenza militare americana, dei gruppi terroristici possono sempre, senza troppa difficoltà, commettere degli attentati sanguinosi in Uzbekistan, Kirghizistan o Cecenia.

Nel 2001-2002, molti dirigenti dell’Asia centrale speravano che l’offensiva americana in Afghanistan avrebbe distrutto anche le basi dei gruppi terroristici che destabilizzano i loro paesi. Ora, accade il contrario: mentre truppe USA combattono  i talibani e tutti gli altri che si oppongono alla loro presenza in Afghanistan, non fanno niente contro i gruppi islamici separatisti che provano a destabilizzare l’Asia centrale, il nord-ovest della Cina ed il sud-ovest della Russia. Per il presidente uzbeko Karimov, i terroristi si introducono nel territorio con l’approvazione ed anche con l’aiuto di Washington. Sicchè sono in molti in Asia centrale  a pensare che gli americani farebbero meglio  a fare i bagagli.

 

Un arringa sino-russo per la pace e la cooperazione tra tutti i paesi

La dichiarazione del Gruppo di Shanghai non è una boutade. È stata preceduta da settimane di colloqui diplomatici, che solo cinque anni fa sarebbero stati impensabili.

Principali attori di questi colloqui: la Cina, la Russia e l’India. In luglio, i loro ministri degli Affari sEsteri si sono riuniti a Vladivostok. Già questo è un avvenimento di per sè. I tre ministri hanno firmato una dichiarazione che indica che il loro incontro aveva concluso una "relazione strategica a tre partner" .

Il quotidiano giapponese Mainichi Shimbun ha scritto: "L’India, la Cina e la Russia stanno costituendo una fronte che, sulla scena internazionale, si pone alla stessa altezza degli Stati Uniti."

Dopo l'incontro di Vladivostok, il ministro indiano della Difesa, Pranab Mukherjee, ha dichiarato all’indirizzo degli Stati Uniti: "E’ impossibile che un solo paese, per tanto forte che sia sul piano economico e militare, spetti la responsabilità della pace e dell’ordine nel mondo." 

 

L’avvicinamento Russia-Cina

Un secondo incontro importante ha avuto luogo in preambolo all’assemblea del Gruppo di Shanghai: quella tra il presidente russo Vladimir Poutine e il presidente cinese Hu Jintao. A partire da questo 18 agosto, 10.000 soldati cinesi e russo parteciperanno alle militari comuni. Per la prima volta dal 1958.

Un fatto unico è la dichiarazione Putin- Hu Jintao.

Questo testo indica il modo in cui la Cina e la Russia considerano un ordine mondiale equo. La dichiarazione è una denuncia sferzante della politica estera del governo Bush ed un’arringa per la pace e la cooperazione tra tutti i paesi.

Hu Jintao e Vladimir Putin scrivono: "Il compito centrale, nel ventunesimo secolo, è il mantenimento della pace, la stabilità e la sicurezza per tutti; indispensabile per assicurare lo sviluppo sulla base dell’uguaglianza, dell’inviolabilità della sovranità, del rispetto reciproco e del profitto reciproco." Dal canto suo, il governo Bush stima di avere il diritto di fare la guerra contro l’Iraq, l’Afghanistan, la Birmania, la Corea del Nord, lo Zimbabwe, l’Iran, la Siria, il Sudan e Cuba, quando gli pare e senza alcun riguardo per la sovranità di questi paesi. Le alte istanze del governo Bush dicono anche che, nell’avvenire, una guerra degli Stati Uniti contro la Cina e/o la Russia è verosimile.

Hu Jintao e Vladimir Putin scrivono: "Tutte le nazioni hanno il diritto di scegliere la loro propria via di sviluppo. Hanno tutti il diritto di partecipare alla vita internazionale. Le divergenze di opinioni devono essere risolte in modo pacifico, senza azione unilaterale né minaccia di violenza."

Il governo Bush, invece, stima di poter fare elenchi di “paesi canaglia”, avamposti della tirannide” o “asse del male”. Questi paesi, aggiunge il governo Bush, possono vedersi imporre un embargo e farsi cancellare dalla scena internazionale. Quali sono questi paesi e quali sono le sanzioni che si possono adottare contro di essi, è il governo Bush che lo decide, unilateralmente.

Hu Jintao e Vladimir Putin scrivono: "I paesi del terzo mondo costituiscono la maggioranza della popolazione mondiale. La comunità internazionale deve dedicare più attenzione a colmare il divario tra i paesi evoluti ed i paesi sottosviluppati. La prima via, più importante, in questa direzione, è di fare in modo che tutti i paesi della comunità internazionale fruiscano della mondializzazione sulla base della uguaglianza." Secondo il governo Bush maggioranza o minoranza non hanno nessuna importanza, e l’ordine internazionale richiede di essere il più bravo, economicamente e militarmente, come lo sono gli Stati Uniti. Il governo Bush stima inoltre che la mondializzazione consiste nel controllo delle materie prime e dei mercati degli altri paesi, in primo luogo quelli del terzo mondo. Per il governo Bush, mondializzazione è sinonimo di americanizzazione.

 

Una via d’uscita per il terzo mondo

È un fenomeno mondiale: nascono dovunque degli accordi di cooperazione diretta contro il dominio americano. È una buona cosa perché, senza la rottura di questo dominio, la pace e lo sviluppo economico sono impossibili.

Il cosiddetto Gruppo di Shanghai è significativo dell’evoluzione attuale. In Asia, in America latina e nei legami che nascono in Africa in fatto di cooperazione, di cui i dirigenti dicono che non vogliono né dominio americano né unilateralismo, ma piuttosto un ordine internazionale e democratico in cui tutti i paesi saranno uguali e dove le decisioni saranno prese collettivamente, senza costrizioni o ricatti.

Nessuno crede che il dominio americano porterà gioia e felicità nel mondo. Nel 2000, i paesi ricchi, sotto la direzione degli Stati Uniti, promettevano un annullamento dei debiti del terzo mondo per un totale di 100 miliardi di dollari. Quattro anni dopo 700 milioni sono stati annullati tardi, appena (il 0,7% della promessa). Nel 2000, quel paese del terzo mondo che è la Cina, prometteva un annullamento dei debiti dell’Africa a concorrenza di 1,2 miliardo di dollari. Quattro anni più tardi, questo annullamento è stato applicato al 100%.

Sir Christopher Uhm, ambasciatore della Gran Bretagna in Cina, dichiarava recentemente: "L’impatto della Cina sull’economia mondiale è straordinariamente grande. La crescita dell'economia cinese ha condotto, tanto in Cina che in diverso paesi del terzo mondo, ad una riduzione della povertà. La Cina ha ridotto molto, addirittura soppresso, le tariffe delle importazioni in provenienza di 25 paesi africani." Gli USA, invece, ogni volta che i prodotti del terzo mondo “minacciano” il loro mercato, piazzano tariffe più alte sull’importazione.

La crescita economica in Cina ed il progresso sociale costante in questo paese è, per l’Africa, l’Asia e l’America latina, la prova che è possibile venire fuori dal sottosviluppo. Ma non se questi paesi restano prigionieri dei sempiterni rapporti di sfruttamento coloniale con l’occidente. La crescita veloce del loro commercio con la Cina dà loro l’alternativa, una via d’uscita che permette loro di scappare da lì.

Gli americani suscitano intanto, di giorno in giorno più di avversione nel mondo. Bush ha designato John Bolton al posto di ambasciatore alle Nazioni unite. Bolton odia le Nazioni unite. Detesta l’organizzazione internazionale in seno alla quale i paesi potrebbero discutere e raggiungere collettivamente degli accordi. Bush ha designato Paul Wolfowitz al posto di presidente della Banca mondiale. Wolfowitz odia il terzo mondo. Odia i paesi che contano sulla Banca mondiale per ottenere del sostegno finanziario.

La politica estera degli Stati Uniti mira solamente una cosa: gli interessi delle loro multinazionali e grandi banche. Si assiste ad un avvicinamento tra la Cina, la Russia e l’India. Si vede apparire un’alleanza tra le Cina, l’India, il Brasile e l’Africa meridionale. Si vedono sigillare degli accordi economici molto vasti tra l’Africa e l’ Asia. Si vede come, attraverso l’aiuto e il sostegno reciproco, i paesi latino-americani tentano di cacciare Bush e consorti. Progressivamente, gli Stati Uniti si ritrovano nell’isolamento. Si tratta di un colpo fatale e mortale per l’imperialismo americano. Ma dispiace poco.


1. Christopher Uhm, Opening Remarks of Commissione for Africa, Beijing, 7 giugno 2005.


Traduzione dal francese a cura del CCDP