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da Vietnam News

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1 aprile 2006

 

Russia-Cina: non si tratta di solo gas

 

Mai Hien

 

“La Cina vuole migliorare le relazioni con la Russia, e viceversa. Entrambe in questo vedono la possibilità di contenere l’unilateralismo americano, il predominio americano negli affari internazionali e di facilitare il graduale affermarsi del multipolarismo”.

 

Secondo gli esperti in relazioni internazionali di tutto il mondo, la decisione della Russia di fornire alla Cina 80 miliardi di metri cubi di gas all’anno dal 2011 ha rappresentato qualcosa di più che un semplice accordo commerciale  

 

Vediamo cosa dice il ricercatore francese sulle relazioni tra Russia e Unione Europea, Laurent Vinatier.

 

Egli ha affermato che sarà sempre più difficile per l’Unione Europea orientare a proprio favore il corso degli affari con il più grande esportatore di gas naturale.

 

I paesi europei dovranno mostrare un grande attivismo ai fini della costruzione di una partnership privilegiata sul terreno dell’energia con il paese che fornisce il 25% del loro fabbisogno di gas. Sia la Russia che l’Unione Europea beneficerebbero degli effetti di un dialogo sull’energia, e perciò hanno entrambe interesse a svilupparlo.

 

E’ un punto di vista che sembra entrare in contraddizione con le opinioni espresse così veementemente dopo la disputa sui prezzi del gas tra Russia e Ucraina che ha portato in gennaio all’interruzione delle forniture.

 

Allora si parlò della ricerca di fonti alternative, in conseguenza della supposta inaffidabilità della Russia, anche se pochi hanno suggerito dove esse possano essere trovate.

 

Un altro esempio del fatto che l’accordo va ben oltre l’aspetto commerciale è offerto dal presidente dell’Istituto Cinese di Ricerca presso l’Università di Hong Kong, Joseph Chung.

 

Egli ha descritto la visita del presidente russo Vladimir Putin a Pechino, in occasione della firma dell’accordo, come parte di una “complessa rete di interazioni internazionali”.

 

“La Cina vuole migliorare le relazioni con la Russia, e viceversa”, ha affermato.

 

“Entrambe in questo vedono la possibilità di contenere l’unilateralismo americano, il predominio americano negli affari internazionali e di facilitare il graduale affermarsi del multipolarismo”.

 

La visita di Putin è stata una mossa diplomatica per bilanciare la recente visita in India del Presidente degli Stati Uniti George W. Bush.

 

“Anche l’India e gli Stati Uniti sono interessati a migliorare le loro relazioni; hanno in mente la Cina”, ha detto Chung.

 

“Vogliono assicurarsi che la crescita della Cina non rappresenti una minaccia per India e Stati Uniti”.

 

Ma il portavoce del Ministero degli Esteri della Cina Qin Gang ha respinto l’opinione secondo cui Pechino starebbe rafforzando la sua partnership strategica con la Russia per controbilanciare l’influenza degli Stati Uniti.

 

E la stessa cosa ha fatto il presidente russo.

 

“Le nostre relazioni non sono solo un esempio di stabilità geopolitica”, Putin ha detto nel corso della cerimonia di apertura dell’anno della Russia in Cina.

 

“Esse rappresentano anche un esempio di partnership internazionale aperta che non è diretta contro paesi terzi e che promuove un ordine mondiale più giusto”.

 

Forse il portavoce del Ministero degli Esteri della Cina Qin Gang si è avvicinato più degli analisti  alla realtà quando ha detto: “La cooperazione energetica tra Cina e Russia è reciprocamente vantaggiosa e coincide con gli interessi di entrambi i paesi”.

 

L’accordo per costruire congiuntamente due gasdotti per trasportare il gas dalla Siberia in Cina è parte degli sforzi di Pechino tesi a perseguire una strategia energetica di lungo periodo.

 

E perché no la Russia?

 

Il paese disporrebbe di riserve naturali per 47 trilioni di metri cubi, le più grandi del mondo, mentre la Cina, con 1,3 miliardi di abitanti e l’economia in più forte crescita al mondo, solo di 1,5 trilioni di metri cubi.

 

Il consigliere per l’energia che opera a Singapore, Dave Ernsberger, ha detto che la Cina è uno delle maggiori potenze del mondo, anche senza che il gas giochi un ruolo significativo nel suo patrimonio energetico.

 

La Cina ha pianificato di aumentare il consumo di gas e di ridurre quello di carbone.

 

Le aspettative sono quelle di un consumo di 120 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno dal 2010, di fronte ad una produzione nazionale di soli 80 miliardi di metri cubi.

 

Il dato dovrebbe salire a 200 miliardi di metri cubi dal 2020 con una capacità di produzione di soli 120 miliardi di metri cubi.

 

Il rimanente verrebbe compensato con le forniture dalla Russia.

 

L’agenzia di notizie RIA Novosti ha riferito che l’accordo sul gas tra Russia e Cina ha avuto un significato fondamentale, per quanto riguarda l’affidabilità del partner energetico.

 

L’analista di “Troika-Dialog” Valery Nesterov ha affermato che la Russia sta cercando di diversificare le sue esportazioni di petrolio e gas, nel quadro della strategia energetica nazionale adottata nel 2003.

 

L’analista della società moscovita Prospect Investment, Dmitry Mangilev, ha detto che sebbene i progetti di forniture russe di gas alla Cina richiedano enormi investimenti, essi assicureranno comunque profitti nel lungo periodo.

 

“La Cina accrescerà i propri consumi”, ha spiegato.

 

“La Cina e il mercato asiatico più in generale sono i soggetti in più rapido sviluppo”.

 

L’Europa dovrà competere con la Cina e i mercati asiatici in futuro per ottenere il gas naturale russo, ha affermato un altro analista russo Yevgeny Satskov.

 

Il commentatore politico di RIA Novosti Alexander Yurov ha detto che l’interscambio russo-cinese è cresciuto fino a raggiungere i 30 miliardi di dollari USA nel 2005, il 40% in più dell’anno precedente.

 

La Cina è diventata il secondo più importante partner commerciale della Russia dopo la Germania.

 

Russia e Cina hanno molto in comune.

 

Entrambe si oppongono all’uso delle azioni militari contro l’Iran ed hanno coordinato le loro azioni nella prevenzione della crisi nucleare nella Penisola Coreana.

 

Cina e Russia hanno anche collaborato nel forum regionale, l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, che include Kazakhstan, Kirghizia, Tagikistan e Uzbekistan, per persuadere l’Uzbekistan a chiudere la base militare USA nel sud del paese lo scorso anno.

 

Traduzione a cura del

Centro di Cultura e Documentazione Popolare