da http://en.rian.ru/analysis/20060505/47350310.html
Agenzia Novosti, 5 maggio 2006
Alexei Makarkin*
- Per decenni la Nato è stata in duro scontro con l'Unione
Sovietica, al cui crollo l'atteggiamento di russi nei suoi confronti non è
migliorato, a causa della guerra del 1999 in Jugoslavia.
- Gli Stati Uniti hanno optato per una strategia ad alto rischio di
"deterrenza preventiva" verso la Russia, assegnando un ruolo chiave
all'integrazione euro-atlantica dell'Ucraina,
Mosca - Il discorso fatto dal
Vicepresidente US Richard Cheney al vertice del mar Baltico e Nero di Vilnius,
ha dimostrato che gli Stati Uniti sono inclini a una continua complicazione
delle relazioni con la Russia.
La meta US è continuare ad espandersi nell’ex spazio sovietico, il che può far
esplodere la Comunità degli Stati Indipendenti (CIS).
Le
politiche della CIS sono state tradizionalmente influenzate dalla Russia, ma
alcuni anni fa la situazione ha cominciato a cambiare. Lo scorso anno si è
costituita la Comunità di Alternativa Democratica che include tre paesi della
CIS: Ucraina, Georgia e Moldavia. I loro leader hanno partecipato al vertice di
Vilnius, a fianco dei nuovi membri Nato: i paesi Baltici, Polonia, Romania e
Bulgaria.
Il presidente ucraino Viktor Yushchenko e il leader georgiano Mikhail
Saakashvili hanno riaffermato il loro campo filo-occidentale. Yushchenko ha
detto che il suo paese spera di diventare membro dell'Unione europea e di
congiungersi alla Nato; la sua piatta dichiarazione è stata per la Russia
spiacevole come gli attacchi emotivi da Saakashvili.
La Georgia, che non ha stabilizzato i problemi in Abkhazia e nel Sud Ossezia,
non ha potuto per questo essere ammessa alla Nato.
La
posizione dell'Ucraina è piuttosto diversa.
Alla fine di aprile il portavoce della Nato James Appathurai disse: "Tutti
i 26 paesi membri della Nato
sostengono, sia politicamente sia nella pratica, l'integrazione euro-atlantica
dell'Ucraina, ed il problema della base [di Sebastopoli] non fermerà
questo."
L'ingresso dell'Ucraina nell'Alleanza è intralciato dalla presenza delle forze
armate di un paese non-membro sul suo territorio. Comunque, gli Stati Uniti e
molti altri stati Nato, primariamente quelli che rappresentano la "Nuova
Europa", possono passare sopra questo principio perché vogliono che
l’Ucraina si congiunga al più presto possibile al blocco.
L'Ovest sembra insicuro che la scelta filo-occidentale di Kiev sia divenuta
irreversibile.
L’incoraggiamento verbale alle politiche del regime ucraino e le critiche a
Mosca che Cheney ha fatto a Vilnius, non sembrano sufficienti. L'Ovest può
utilizzare le opportunità politiche offerte dal governo filo-occidentale di
Yushchenko, specialmente perché gli esperti prevedono che anche il prossimo
governo ucraino sarà filo-occidentale. In una parola, l’Ucraina potrà essere
ammessa alla Nato nel 2008-2010.
Questo sarà un colpo notevole per la Russia, e non solo perché il Kremlino
guarda allo spazio post-sovietico come alla sua sfera di influenza – ma perché
respinge fortemente il Segretario di Stato US Condoleezza Rice quando dice che
i russi dovrebbero “riconoscere che noi abbiamo legittimi interessi e relazioni
con i paesi che sono loro confinanti, anche se quei paesi una volta erano parte
dell'Unione Sovietica”.
Mosca non può proibire agli Stati Uniti di operare in questi paesi ma i due
stati perseguono obiettivi opposti in Ucraina, Bielorussia, Georgia e Moldavia.
Perciò il rafforzamento della presenza US pone una crescente rivalità tra loro.
Inoltre l’Ucraina, slava e prevalentemente ortodossa, era stata incorporata
nella Russia nel XVII secolo e i russi non possono immaginare che ora essa si
unisca ad un blocco che è visto negativamente in Russia. Per decenni la Nato è
stata in duro scontro con l'Unione Sovietica, al cui crollo l'atteggiamento dei
russi al suo riguardo non è migliorato, a causa della guerra del 1999 in
Jugoslavia.
Essi
diffidano della dichiarazione dell'Alleanza di essere diventata
un’organizzazione puramente politica.
L'ammissione dei paesi Baltici alla Nato ha per lo più allarmato le istituzioni
russe, perché l’opinione pubblica nell'Unione Sovietica li aveva considerati
repubbliche “occidentali”.
Ma l'ingresso dell'Ucraina provocherà sentimenti anti-occidentali estremamente
acuti, nell'élite come nel popolo russo. La ferita psicologica ventilerà la
mentalità dell’assedio, che è solo un passo da un’altra, sebbene un po’diversa,
guerra fredda.
Gli Stati Uniti sono pronti correre il rischio perché l'amministrazione Bush
teme l'influenza crescente della Russia in Europa.
La crescente capitalizzazione del gigante energetico di stato Gazprom e
l’aumento dell’indipendenza economica della Russia, con il rimborso effettivo
dei debiti esteri, la crescita in oro e riserve internazionali, e
l'accumulazione di riserve di fondi, può rafforzare le ambizioni della politica
estera del Kremlino.
Ecco perché gli Stati Uniti hanno optato per la strategia ad alto rischio della
"deterrenza preventiva" verso la Russia, assegnando un ruolo chiave
all'integrazione euro-atlantica dell'Ucraina.
*Alexei Makarkin è direttore generale del Centro per le Tecnologie Politiche.
Traduzione dall’inglese Bf