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24/10/06
 
Lotte contro Putin
 
Mike Whitney 

9 ottobre 2006
 
Il Presidente Mikhail Saakashvili giudica la rissa in corso per l'arresto di quattro ufficiali russi tra Russia e Repubblica della Georgia come una bega tra vicini. In realtà è un scontro tra l'amministrazione Bush e Vladimir Putin su chi prevarrà nella lotta per il controllo l’Asia Centrale. Gli interessi in gioco non potrebbero essere più alti e sembra che la conflagrazione sia destinata a continuare nel prossimo futuro.
 
La crisi è cominciata la settimana scorsa, quando Saakashvili ha arrestato gli ufficiali russi e li ha incolpati di stare spiando per Mosca. Putin ha contestato all'Onu la loro detenzione, chiedendone l’immediato rilascio. Poi ha telefonato alla Casa Bianca dando un chiaro avvertimento che “ogni azione fatta da terze parti (l'amministrazione Bush) verrebbe considerata un incoraggiamento alla politica distruttiva della Georgia e sarebbe inaccettabile e pericolosa per la pace e la stabilità della regione.” (Agenzia Itar-Tass)
 
La telefonata mostra che Putin sa dove il piano ha avuto origine e chi è il responsabile ultimo. Dimostra anche come la relazione tra Bush e Putin sia in costante deterioramento e in modo crescente controversa.
 
Saakashvili, da allora, si è ritirato dalla sua posizione integralista e ha riconsegnato i quattro ufficiali alla cura dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE). Il gruppo delle Nazioni Unite ha quindi prontamente restituito gli uomini alla Russia. Nel frattempo gli Stati Uniti hanno bloccato una risoluzione che avrebbe chiarito rapidamente la disputa; una mossa che ha ulteriormente irritato Mosca.
 
Quindi, cosa sta succedendo?
 
Saakashvili è un tirapiedi degli Stati Uniti non diversamente da Karzai in Afganistan. Salì al potere in seguito alla “rivoluzione delle rose” patrocinata dagli americani, che spazzò via Eduard Shevardnadze dal suo incarico e lo sostituì col il fantoccio dei neocon, formato a Yale, Saakashvili. Da allora le rivoluzioni “colorate” sono state smascherate come manovre appoggiate dagli Stati Uniti, nelle quali la National Endowment per la Democrazia finanzia organizzazioni non governative (NGO) che fomentano il sollevamento politico all'interno di un determinato sistema, fornendo ai partiti di opposizione risorse finanziarie, sostegno logistico e mediatico. È diventato il metodo preferito di “cambio di regime” per le élite occidentali che favoriscono la propagazione del capitalismo di tipo americano con mezzi pacifici piuttosto che con la violenza come in Iraq.
 
Mosca è sulla lista degli obiettivi di Washington e le questioni sono ben più profonde del presunto allontanamento di Putin dalle riforme democratiche. Putin si è unito in un'ampia alleanza per la sicurezza con la Cina ed altre nazioni chiave in Asia Centrale. Sotto gli auspici della Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), gli stati membri hanno messo su un collettivo, in parallelo con la Nato, che minaccia di far deragliare il piano di Bush di espansione dell'influenza americana in tutta la regione. Sotto la rubrica della guerra al terrore è stato riesumato il Grande Gioco del IXX secolo per controllare l’Eurasia, e le nazioni della regione stanno riallineandosi per difendersi dal futuro intervento americano.
 
Come Michel Chossudovsky nota nel recente articolo “La Prossima Fase della Guerra del Medio Oriente” (Global Research): “A fine agosto sono state varate esercitazioni militari organizzate da Russia, Kazakhstan, Kyrgyzstan, e Tajikistan sotto l'Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO). Questi giochi di guerra sono stati ufficialmente etichettati come parte di un programma contro il terrorismo, condotto in risposta alle minacce militari israelo-statunitensi nella regione, inclusi gli attacchi progettati contro l'Iran.”
 
All’inizio dell'anno, mettendo da parte i loro tradizionali sospetti e differenze, al fine di realizzare l’obiettivo comune di migliorare la difesa dall’aggressione straniera, la Russia ha anche condotto esercitazioni belliche con la Cina. Putin, chiaramente, non ha il paraocchi sulla guerra pretestuosa di Bush al terrore. Come gli altri leader nella regione, è consapevole che gli Stati Uniti continueranno a spingersi nell'Asia Centrale, impiantando basi e oleodotti, e tentando di guadagnare il controllo delle enormi riserve di petrolio e gas naturale.
 
Il peso-massimo della politica, Zbigniew Brzezinski, nel suo libro, “La Grande Scacchiera” ha chiarito l'importanza dell'Asia Centrale nei piani degli Stati Uniti per il dominio globale
 
Nel libro afferma: “Sin da quando, 500 anni fa, i continenti cominciarono ad interagire politicamente, l’Eurasia è stata il centro del potere del mondo”...“Per l'America, il principale premio geopolitico è il primato globale nell’Eurasia e la supremazia globale dell’America è direttamente dipendente da in quanto tempo e quanto efficacemente la sua preponderanza sul continente eurasiatico sarà ottenuta”…“ E’ cruciale che l’America riesca a controllare l’Eurasia. L’Eurasia è il più grande continente del globo ed è geopoliticamente assiale. Un potere che domini l’Eurasia controllerebbe i 2/3 del mondo più avanzato e delle regioni economicamente produttive. Un semplice sguardo alla mappa suggerisce anche che il controllo sull’Eurasia relegherebbe pressocché automaticamente l'Africa in secondo piano, rendendo l'Emisfero Occidentale e l’Oceania geopoliticamente periferici rispetto al continente centrale del mondo. Approssimativamente il 75% degli abitanti del mondo stanno in Eurasia così come la maggior parte della ricchezza fisica del mondo, sia nelle sue imprese sia nel suo sottosuolo. L’Eurasia incide per il 60% del Pil del mondo, con circa i 3/4 delle risorse energetiche note del mondo.” (“La Grande Scacchiera”)
 
Il libro di Brzezinski offre il progetto di base (poi ulteriormente elaborato nel Progetto per il Nuovo Secolo Americano ) per la politica dell'attuale amministrazione in Asia Centrale. Le correnti manovre in Georgia sono le prevedibili estensioni risultanti da una politica che ha le sue radici nell’ostilità e nell’espansione .
 
Washington ha usato la coperta delle rivoluzioni delle Rose e Arancione per spingere ulteriormente la sua “zampa” Nato nell’Eurasia, per installare ancora altre basi militari e circondare la Russia. La presenza Nato in Ucraina e in Georgia è l'equivalente di basi russe pienamente equipaggiate a Toronto e Tijuana. Nessun presidente americano potrebbe permettere che ciò possa succedere.
 
La crescente diffidenza tra Washington e Mosca va oltre il piano di Bush degli schieramenti Nato nelle ex repubbliche sovietiche. Washington è anche contrariata perché Putin sta nazionalizzando l'industria del petrolio (Gazprom) ed abbandonando il dollaro nel commercio del petrolio. Solo mesi fa Putin annunciò che sarebbe passato dalla “valuta internazionale” (il dollaro) al rublo. Al momento, la Russia fornisce il 15,4% della produzione quotidiana di petrolio del mondo, seconda solo all’Arabia Saudita. Prima gli scambi petroliferi erano denominati esclusivamente in dollari. Questo monopolio de-facto nel commercio del petrolio è un grande vantaggio dell'economia statunitense, che costringe le banche centrali in tutto il mondo a stoccare montagne di dollari. Secondo alcune valutazioni, potrebbero esserci più di 4,6 migliaia di miliardi di dollari nelle banche centrali o in circolazione, in operazioni petrolifere.
 
La conversione di Putin al rublo pone una minaccia diretta all’egemonia del dollaro americano e potenzialmente potrebbe rispedire indietro centinaia di miliardi di dollari agli Stati Uniti, che provocherebbero una massiccia iper-inflazione ed un crollo economico. (Questo può spiegare perché la Federal Reserve ha annullato la pubblicazione del rapporto M-3, affinché i possessori di dollari non sappiano quanti miliardi sono ritornati.)
 
Gli Stati Uniti devono mantenere il proprio dominio sul commercio del petrolio o il dollaro precipiterà ed il sopravvalutato impero americano, saturo di debiti, affonderà in un oceano di inchiostro rosso.
 
Dopo che Putin ha dichiarato le sue intenzioni, è chiaro che Washington voglia rivalersi a difesa dei propri interessi.
 
Alcuni lettori ricorderanno che due mesi fa Henry Kissinger fece un’improvvisa visita a Putin a Mosca (allora il pubblico non sapeva che Kissinger metteva segretamente al corrente Bush e Cheney su base regolare). Kissinger probabilmente avvertì Putin dei pericoli potenziali di convertire al rublo; può aver indicato come Saddam fu subissato di bombe solo sei mesi dopo aver convertito in euro. Allo stesso modo sono stati minacciati Hugo Chavez ed Ahmadinejad. Mantenere l'Impero dei Petrodollari è cruciale per la supremazia degli Stati Uniti quanto il controllo delle ultime riserve in esaurimento di petrolio.
 
Saakashvili è entrato in azione appena due mesi dopo la visita di Kissinger e ha arrestato i quattro ufficiali russi. Ci sono pochi dubbi che dietro all'incidente vi sia stata Washington.
 
Per capire la crescente tensione tra il Cremlino e la Casa Bianca, noi dobbiamo vedere come la Russia si trovi nella cosmologia neocon degli stati dipendenti. La Strategia di Sicurezza Nazionale (NSS) ci dà un'idea di dove Bush e Co. collochino la Russia nell'ordinamento imperiale.
 
Il documento dice: "La Russia deve comprendere che gli approcci da Guerra Fredda non servono i loro interessi nazionali e che gli interessi strategici russi e americani si sovrappongono in molte aree… Noi stiamo facilitando l'entrata della Russia nel World Trade Organizzation per promuovere benefiche relazioni di commercio e investimenti. Noi abbiamo creato il Consiglio Nato-russo con lo scopo di approfondire la cooperazione di sicurezza tra la Russia, i nostri alleati europei e noi. Noi continueremo a sostenere l'indipendenza e la stabilità degli stati dell’ex Unione Sovietica nella convinzione che una vicinanza prospera e stabile rafforzerà la crescita dell'impegno della Russia all'integrazione nella comunità euro-atlantica… Un diverso atteggiamento della Russia nei valori fondamentali del libero mercato democratico e dubbi riscontri nel combattere la proliferazione di WMD restano questioni di grande preoccupazione.”
 
Da quando è stato scritto il NSS, la Russia è stata impedita (dagli Stati Uniti) di entrare nel WTO e rimproverata per aver tentato di mantenere la sua autorità all'interno della sua tradizionale sfera d'influenza (Ucraina, Georgia, Bielorussia, ecc). Il NSS delinea chiaramente ciò che occorre per stare “nelle buon grazie” di Bush: permettere alla Nato di militarizzare gli stati circostanti alla Russia, acconsentire sommessamente agli editti di Washington e sostituire l'economia russa col sistema economico globale dominato dagli Stati Uniti.
 
Il fiero nazionalista Putin ha scelto di rimanere indipendente, il che l'ha messo in rotta di collisione con l'amministrazione Bush.
 
L’influente Consiglio di Relazioni Estere (CFR) ha recentemente rilasciato un rapporto che esorta Bush a “smettere di considerare la Russia un partner strategico”; afferma inoltre che “la Russia è divenuta in modo crescente un stato autoritario, con una politica estera che qualche volta è in disaccordo con gli interessi degli Stati Uniti e dei suoi alleati” (Il rapporto è co-firmato dall’ex Senatore John Edwards e dall’ex-statista Jack Kemp).
 
Così, le linee dello scontro sono state tracciate e la Russia è stata messa nell'elenco, sempre in espansione, degli stati ‘dell’asse del male’, la cui sfida fa di loro i logici obiettivi dell’intervento degli Stati Uniti. Possiamo aspettarci che sarà invocata una varietà di strategie per destabilizzare la Russia e portare, alla fine, ad un cambio di regime a Mosca. Gli obiettivi a lungo termine dell'amministrazione Bush sono chiari: puntano a privatizzare l'industria del petrolio russa, a convertire il rublo in dollaro, a rimuovere Putin dall’incarico, ad impedire alla Russia di controllare le enormi riserve di petrolio nel Bacino del Caspio. Il successo dell'America nella regione dipende dalla sua abilità di indebolire, disgregare o dissolvere lo stato russo. Questi obiettivi sono realizzati tradizionalmente con operazioni coperte, incitando le tensioni etniche, offrendo assistenza militare ai ribelli in Cecenia (o ovunque) e facendo crescere gruppi di dissidenti per fomentare tumulti politici. Noi ci aspettiamo di vedere impiegate qui tutte queste tattiche.
 
L'amministrazione Bush ha grandi piani per l'Asia Centrale, che è un’area cruciale della guerra in corso per le risorse globali. L'arresto di ufficiali russi è solo una piccola scaramuccia in quella che sarà indubbiamente una guerra molto più vasta e letale.
 
Traduzione dall’inglese di Bf per resistenze.org