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da China Daily, 29 maggio 2007
Quotidiano della Cina, 29/05/2007
 
La Cina è diventata peacekeeper dell’Onu
 
di Wu Miaofa*
 
Quando recentemente il governo cinese ha annunciato che avrebbe spedito più di 270 militari del genio nella regione del Darfur in Sudan, probabilmente pochi osservatori hanno registrato quale lontana eco di ciò ci fosse nella precedente posizione della Cina.
 
 Nel corso degli anni, la politica del paese rispetto le operazioni di peacekeeping dell’Onu è passata da "nessun coinvolgimento" a" piena partecipazione", avendo la crescente comprensione del paese rispetto alle operazioni di peacekeeping dell’Onu subito un cambiamento radicale.
 
I conseguimenti delle operazioni di peacekeeping Onu, dal loro inizio nel 1948, costituiscono un capitolo straordinario nella storia dell’organismo mondiale. Oggi il numero totale del personale impegnato nei peacekeeping Onu assomma a 100.000 in tutto il mondo, con un bilancio annuale che supera $4.5 miliardi.
 
 Nel 1971, passò la decisione dell’Assemblea Generale dell'Onu che riunì la Cina all’organismo mondiale.
 
 Al tempo, la Cina manteneva considerevoli riserve politiche sulle operazioni di peacekeeping. Credendo che questo genere di missioni fosse di poco aiuto per decisioni di lunga durata sui disordini, vedeva tali operazioni come utili a niente più che fornire un tampone, con pochi guadagni a costi enormi. Il paese mantenne questa politica verso le operazioni di peacekeeping Onu fino al 1988.
 
Il cambiamento nelle politiche estere della Cina è arrivato solamente dopo i risultati straordinari realizzati dalle riforme economiche. Nell’ottica del paese entrarono dei cambiamenti riguardo alle missioni di peacekeeping Onu:
 
1) la Cina realizzò che le operazioni di peacekeeping Onu, basate su decenni di esperienza, sono davvero un mezzo importante per mantenere la pace e la sicurezza internazionale. Va ammesso che molti dei conflitti di vecchia data non possono essere risolti in modo permanente solo dagli sforzi del peacekeeping. Comunque i peacekeeping possono alleviare le crisi e possono offrire forte appoggio ai paesi in sviluppo che soffrono di una mancanza di alleati così come della loro stessa debolezza.
 
2) l'analisi delle operazioni di peacekeeping eseguite dal 1948 al 2000 ha mostrato che un totale di 54 missioni concernenti 52 paesi, riguardò soprattutto nazioni in sviluppo. Un totale di 22 paesi ha preso parte a più di 50 missioni, inclusi Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Canada e Paesi Bassi. Anche alcuni paesi in sviluppo si unirono ad operazioni di peacekeeping, inclusi sette paesi africani, sei asiatici e sei nazioni latinoamericane. Nei peacekeeping, piuttosto pochi comandanti di truppe erano dei paesi in sviluppo.
 
Questi fatti motivarono la Cina a rivedere la sua politica verso le questioni di peacekeeping. Il risultato è stato l'appoggio della Cina alle richieste di altre nazioni in sviluppo su problemi di sicurezza.
 
3) come uno dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, la Cina rivide la propria posizione nel sistema internazionale e concluse: nonostante aspetti indesiderabili, l'ordine internazionale corrente può guidare la crescita della produttività; costruire un nuovo ordine politico ed economico internazionale rimane un compito di lungo termine; nelle circostanze attuali, la Cina dovrebbe unirsi agli altri paesi in sviluppo nello spingere l'ordine politico ed economico internazionale in una direzione più assennata. Ciò include l’uso del meccanismo di peacekeeping Onu.
 
Per la prima volta la Cina prese parte in una missione di peacekeeping Onu nel 1988. Quell'anno la Cina entrò nel Comitato Speciale dell'Onu per le Operazioni di Peacekeeping (UNSCPO) con l'approvazione dell’Assemblea Generale.
 
In una lettera al segretario generale dell'Onu, l'inviato cinese disse: " Il peacekeeping Onu è diventato un mezzo efficace per proteggere la pace e la sicurezza internazionale, che aiuta a ridurre i conflitti regionali e a risolvere pacificamente i conflitti. La Cina è disposta a unirsi agli altri stati membri dell’UNSCPO per contribuire agli sforzi di peacekeeping."
 
La mossa fu ben accolta sia dai paesi sviluppati sia da quelli in sviluppo. Il New York Times commentò ciò come "un importante cambiamento nella politica estera della Cina ". Il Time di Londra sottolineò che "La Cina ora si è unita alla comunità internazionale ed ha assunto una responsabilità chiave come ci si aspetta da un membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell'Onu."
 
 Da allora la partecipazione della Cina ad operazioni di peacekeeping Onu ha continuato a svilupparsi in quattro aree:
 
 -Primo, il raggio geografico si è ampliato. Nel 1990 per la prima volta, la Cina ha spedito osservatori militari in Medio Oriente. Nel 1992, ha inviato i suoi baschi-blu ad unirsi all’Autorità Transnazionale delle Nazioni Unite (UNTAC) in Cambogia.
 
I peacekeepers cinesi hanno aiutato la Cambogia a ricostruire quattro autostrade, per una lunghezza totale di 640 chilometri con 47 ponti nuovi in soli due anni. Essi completarono anche un gran numero di altri progetti infrastrutturali, che costarono la vita a due soldati e il ferimento di più di una dozzina.
 
 Dal 2000, la Cina ha preso parte a 10 operazioni di peacekeeping con 650 persone addette come osservatori militari, relazioni, consulenti ed ufficiali del personale oltre a 800 militari del genio dell'Esercito di Liberazione del Popolo, che hanno partecipato a due missioni.
 
Peacekeepers cinesi sono stati impiegati nelle autorità di transizione in Namibia, nell’organizzazione di monitoraggio Onu per una tregua in Medio Oriente, nel gruppo di osservatori in Iraq ed in Kuwait, nel gruppo speciale nel Sahara Occidentale, nel gruppo di osservatori in Mozambico, nel gruppo di osservatori in Liberia, nel gruppo di osservatori in Sierra Leone e nelle autorità di transizione a Timor Est.
 
-Secondo, il numero del peacekeepers della Cina è cresciuto. Nel 2000, i capi di stato presenti al Vertice del Millennio dell'Onu chiesero il dispiegamento più rapido di missioni di peacekeeping. In risposta, la Cina ampliò il suo coinvolgimento.
 
 Nel 2001, la Cina inviò un peacekeeping della forza di 190 membri in Bosnia e Herzegovina e lo stesso anno, un battaglione del genio, due società di trasporto ed una squadra medica della Cina presero parte in missioni di peacekeeping nella Repubblica Democratica del Congo. Nel 2003 la Cina spedì una squadra medica ed una seconda società del genio per un totale di 280 membri alla DRC
 
Nel 2004 la Cina inviò il suo primo contingente di poliziotti ad una forza di peacekeeping Onu. Essi aiutarono a mantenere la pace in Kosovo. Poco dopo, a richiesta dell'Onu personalmente approvata dal Premier Wen Jiabao, la Cina inviò una forza di peacekeeping di 1.000 in Libano. Il numero fu ridotto più tardi a 300 perché l'Onu valutò che il governo locale non fosse in grado di accogliere un contingente più ampio. Come uno dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, la Cina è fra le nazioni che mandano all’estero più peacekeepers.
 
- Terzo, la partecipazione della Cina ai peacekeeping è stata ampiamente salutata dalla comunità internazionale. I cinesi hanno guadagnato l’encomio dall'Onu e dalla comunità internazionale per il loro spirito umanitario nel lavorare con i residenti locali ed il loro spirito di cooperazione con le altre forze di peacekeeping.
 
-Quarto, per migliorare la propria prestazione nelle future missioni di peacekeeping, la Cina ha stabilito due installazioni per l’addestramento del personale di peacekeeping. Una è a Nanchino, capitale della Provincia dello Jiangsu, nella Cina Orientale; l'altra è a Langfang, in Provincia di Hebei, vicino a Pechino.
 
L'addestramento tratta le situazioni di emergenza, l’offerta di strumenti logistici, la prevenzione degli scontri e l’armonizzazione della coabitazione con le altre forze di peacekeeping. Il personale riceve anche un intensivo addestramento di lingua straniera.
 
Il cambio di politica della Cina sui peacekeeping è basato sull'analisi della situazione internazionale corrente così come sul suo senso del dovere, come membro del Consiglio di Sicurezza dell'Onu e come"membro costruttore e protettore" delle Nazioni Unite.
 
*L'autore è un ricercatore nell’Istituto Cinese di Studi Internazionali.
 
Traduzione dall’inglese di Bf per www.resistenze.org