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da: www.voltairenet.org/article149808.html#article149808
Fonte: Ria Novosti, 03/07/2007
Venezuela: petrolio e armamento
Andrei Vasiliev
08/07/2007
Hugo Chavez ha confermato l’intenzione di continuare a sviluppare la cooperazione economica con la Russia, che definisce “alleanza strategica”, una delle cui componenti sarà, come in passato, quella del rafforzamento della capacità difensiva del Venezuela.
Certamente, il settore energetico offre prospettive molto promettenti.
Alla vigilia della sua partenza per Mosca, il presidente venezuelano ha detto, tra le altre cose, che gli veniva chiesto frequentemente se sarebbero stati acquistati sottomarini russi. E la sua risposta era: “perché no? Il Venezuela ha mezzo milione di chilometri quadrati di superficie acquatica. Un mare gigantesco”. “Non abbiamo preso decisioni, però che cosa ci sarebbe di strano se ci dotassimo dei mezzi?”, ha affermato, riferendosi ai sottomarini ed ha aggiunto che anche se non deve essere motivo di preoccupazione, essi certamente disporrebbero di armamento a bordo.
I piani di Hugo Chavez suscitano l’irritazione degli USA. E non certamente perché Washington veda nel Venezuela una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti. Non sono cinque e neppure sette sottomarini Diesel, per quanto dotati di missili tattici, a poter infliggere danni seri alla Marina degli USA. E neanche i 24 caccia SU-30 acquistati dalla Russia, destinati alle Forze Aeree del Venezuela, potranno esercitare il controllo sullo spazio aereo dell’America. Ma queste forze sono sufficienti per mettere in difficoltà al massimo il libero accesso di ospiti indesiderati ai giacimenti petroliferi venezuelani.
Il Venezuela figura tra i paesi più ricchi del mondo per quanto riguarda le riserve accertate di petrolio, che sono valutate in 77,7 mila milioni di barili. Questo paese occupa il sesto posto nel mondo della classifica dei proprietari delle maggiori risorse petrolifere. Per la sua posizione geografica è molto più vicino agli Stati Uniti della maggior parte degli altri produttori, il che gli permetterebbe di figurare per molti anni tra i principali fornitori di idrocarburi della regione americana. All’inizio del secolo, più del 60% del petrolio estratto in Venezuela veniva fornito precisamente a quest’area.
Ora il Venezuela approvvigiona in ragione di 1,5 milioni di barili al giorno. In una recente intervista concessa alla compagnia televisiva ABC, Hugo Chavez ha detto che il suo paese non aveva intenzione di ridurre o interrompere le forniture, aggiungendo però che avrebbe smesso di farlo in caso di aggressione da parte dell’Amministrazione statunitense.
Occorre segnalare che il presidente venezuelano potrebbe mettere in pratica ciò. Il settore è stato nazionalizzato nel 1999, ancora prima dell’arrivo di Hugo Chavez al potere. Ciononostante, varie compagnie estrattrici di petrolio (“Exxon Mobil”, “Chevron” e “Conoco-Phillips”, nordamericane; “British Petroleum”, la francese “Total” e la norvegese “Statoil” che hanno lavorato nella Faglia petrolifera dell’Orinoco) conservarono una certa indipendenza. Ma il 27 febbraio dell’anno corrente, Hugo Chavez ha firmato il Decreto sul passaggio di tutti i giacimenti petroliferi sotto il controllo della Corporacion Venezolana de Petrolio S.A. (PDVSA). Naturalmente, il documento non significa che le compagnie straniere interrompono la loro attività in Venezuela. Il presidente ha proposto loro di creare insieme a PDVSA imprese miste, trasferendo il pacchetto di controllo azionario alla Corporazione statale venezuelana.
Hugo Chavez ha affermato di non volere l’uscita delle transnazionali dal paese, ma ha voluto sottolineare che il settore petrolifero riveste importanza strategica per l’economia del paese e non può appartenere ad imprese private. Chavez ha bisogno di petrolio, o per meglio dire, di petrodollari non solo per riarmare l’Esercito, ma soprattutto per investire nelle riforme sociali, nell’agricoltura, nella sanità pubblica e nell’educazione. A tal fine, è stato avviato lo “scambio” con Cuba. Il Venezuela fornisce petrolio e concorre alla modernizzazione della raffineria di Cienfuegos, costruita da specialisti sovietici, che raffinerà fino a 65 mila barili al giorno. In cambio, Cuba invia medici e personale docente in Venezuela.
Occorre pure segnalare che Chavez ha progetti molto più estesi. Mediante il petrolio si propone di consolidare l’alleanza degli Stati latinoamericani che, a suo parere, dovrebbe trasformarsi in un nuovo centro di influenza nel continente. Sebbene molti dei suoi omologhi latinoamericani non appoggino i sentimenti anti-nordamericani di Chavez, si mostrano benevoli rispetto alla possibilità di rafforzare la loro indipendenza rispetto agli USA, facendo affidamento sui convenienti idrocarburi venezuelani. Per questo, è stato unanimemente appoggiato il progetto di gasdotto transcontinentale dal Venezuela all’Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay di 8 mila Km che costerà 23 milioni di dollari. In futuro si aggiungerà il gas boliviano.
Il consorzio russo “Gazprom”, che offre cooperazione nei lavori e nella produzione di tubi e gas liquido, è disposto a prestare assistenza ai paesi latinoamericani nella realizzazione del progetto in questione. Già ha firmato con i partecipanti al Gasdotto Sudamericano i primi documenti a riguardo. Va segnalato che Hugo Chavez ha espresso alta considerazione per l’aiuto che prestano le compagnie russe. Oltre a “Gazprom”, in Venezuela è presente “Lukoil” che ora si appresta a valutare e ad assicurare la certificazione internazionale delle riserve di greggio nella Faglia dell’Orinoco.
I cinesi e i giapponesi, desiderosi di ottenere idrocarburi di regioni più stabili di quelle dell’Oriente arabo, si mostrano anch’essi interessati ad appoggiare il riorientamento delle forniture di petrolio e gas da parte del Venezuela. Durante la sua visita a Pechino, Hugo Chavez ha firmato il contratto che prevede entro il 2012 l’aumento di sei volte delle esportazioni di petrolio alla R.P. Cinese: da 150.000 fino a 1 milione di barili giornalieri. Da parte loro, le compagnie giapponesi di investimenti commerciali “Marubeni” e “Mitsui Bussan” hanno firmato con PDVSA un contratto della durata di 15 anni per forniture giornaliere di 200.000 barili di petrolio.
Certamente, la politica petrolifera di Hugo Chavez è in contrasto con gli interessi delle compagnie nordamericane. La “Exxon Mobil” e la “Conoco Phillips” hanno annunciato l’interruzione delle loro attività in Venezuela. Ma la “British Petroleum”, la francese “Total” e la norvegese “Statoil” si sono dimostrate disposte a trasferire al Governo venezuelano i diritti di sfruttamento dei giacimenti petroliferi nella Faglia dell’Orinoco, in considerazione del fatto che “è meglio un uovo oggi che una gallina domani”.
I commenti di Washington sono stati molto preoccupati. Presentando al Congresso il messaggio annuale alla Nazione, George Bush ha dedicato metà del rapporto alle misure tendenti a garantire la sicurezza energetica del paese. Il Nord America dipende dal petrolio che in molti casi si importa dalle regioni instabili del mondo, ha avvertito il presidente. A suo parere, gli USA dovranno eliminare nel tempo più breve possibile questa dipendenza mediante lo sviluppo di tecnologie alternative.
Ma passerà molto tempo prima che siano attivate le fonti alternative. Per questo attualmente gli USA ricorrono a tutte le forme di pressione sul Venezuela. Recentemente il Congresso ha realizzato le audizioni dedicate all’impatto che la crescente domanda globale di petrolio produce sulla sicurezza degli USA. Secondo alcuni legislatori, la dipendenza statunitense rispetto al petrolio non permette agli USA di realizzare alcuni dei loro obiettivi strategici, mentre i crescenti prezzi degli idrocarburi offrono ai paesi estrattori di petrolio, tra cui Iran e Venezuela, la possibilità di ignorare gli interessi USA.
Inoltre, la situazione creatasi nel mercato degli idrocarburi non è delle migliori per gli USA. Nel 2007, secondo previsioni del Segretariato all’Industria Energetica, il consumo mondiale di petrolio aumenterà di 1,4 milioni di barili al giorno e nel 2008, di 1,6 milioni di barili. Quest’anno il consumo mondiale di gas naturale subirà un incremento del 3,4% e nel 2008, di un altro 0,9%. Allo stesso tempo, negli anni 2007-2008 quasi la metà dell’aumento del consumo di petrolio sarà attribuibile a Cina e USA.
La preoccupazione di Washington pecca di egoismo. Naturalmente, le risorse di petrolio sono sufficienti per coprire il fabbisogno di tutti. Ma, il compito di amministrarle spetta, in primo luogo, ai paesi estrattori, naturalmente tenendo in considerazione gli interessi dei vicini e del resto della comunità mondiale, ma mai a loro danno. E’ un diritto che spetta a questi paesi, compreso il Venezuela.
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare