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- osservatorio - mondo multipolare - 25-01-08 - n. 212
Russia e India: non perdere la prospettiva d’insieme
di Leonid Ivashov
Nuova Delhi ha recentemente dato diversi segnali a Mosca di malcontento circa il livello e la qualità della cooperazione economica, in particolare nel settore tecnico-militare: è questo un segnale dell’orientamento ormai definitivo dell’India verso Occidente? Io penso di no: ciò a cui stiamo assistendo è piuttosto una naturale reazione a chiare mancanze russe nel processo di cooperazione con il suo tradizionale alleato.
L’India è un grande paese con una politica estera indipendente e diversificata e a cui essa affida un importante ruolo a livello globale. Sarebbe un grande errore quindi partire dal presupposto che la nostra alleanza strategica con l’India debba in qualche modo precludere la possibilità che fra essa e altri Paesi intercorrano relazioni di mutuo beneficio.
Ciò detto, alcuni segnali preoccupanti circa le relazioni russo-indiane ci sono. A mio avviso, due fra questi meritano particolare attenzione: il primo fulmine a ciel sereno è stato, in occasione della visita del primo ministro indiano Manmohan Singh a Mosca nel novembre 2007, la mancata firma di due documenti, il trattato di cooperazione economica e commercio e l’accordo sulla cooperazione nel settore dell’energia atomica. Il secondo è la recente dichiarazione del capo della marina militare indiana ammiraglio Suresh Mehta secondo cui Delhi potrebbe riconsiderare la cooperazione tecnico-militare con Mosca qualora essa continuasse a ritardare l’ammodernamento della portaerei sovietica “Ammiraglio Gorshkov” venduta di seconda mano all’India (la portaerei risale al 1982 e per la sua storia cfr per es. www.airforce.ru/aircraft/miscellaneous/carriers/gorshkov.htm, la storia della sua vendita all’India è descritta ampiamente in www.pravda.ru/economics/2004/7/21/64/15623_RUSWEAPONS.html ; l’accordo, siglato fra India e Russia nel 2004, prevedeva la fornitura, oltre che della portaerei sovietica, anche di caccia a decollo verticale ed elicotteri con cui equipaggiarla, N.d.T.).
Penso che i rumori circa una frattura fra Russia e India siano in gran parte dovuti a questi due fatti. Tuttavia, entrambi questi “segnali” sono ampiamente comprensibili e non significano necessariamente che Delhi stia perdendo interesse nei confronti di Mosca.
Per quanto riguarda la visita del primo ministro indiano a Mosca, essa è stata molto fruttuosa dal nostro punto di vista, con la firma di diversi accordi: fra questi due, sulla cooperazione nella creazione di un velivolo militare da trasporto di medie dimensioni (IL-214) e un caccia di quinta generazione, appartengono alla sfera della cooperazione tecnico-militare; un altro accordo invece ha risolto definitivamente il problema del debito indiano con l’URSS.
Tuttavia, i risultati sono stati sicuramente inferiori rispetto alle aspettative che si erano create subito dopo la visita del presidente Putin a inizio 2007. All’epoca, era stata creata una commissione speciale per stilare la bozza di un trattato di cooperazione economica e commerciale di grandi dimensioni: tuttavia le possibilità che in futuro venga firmato tale trattato sono legate alla soluzione di un grosso ostacolo: il disequilibrio negli scambi commerciali. Occorre infatti riequilibrare gli scambi fra Russia e India: sebbene infatti il volume del traffico commerciale sia aumentato di circa il 30% annuo fra il 2006 e il 2007, ciò è stato dovuto principalmente alla crescita delle esportazioni russe, particolarmente nel settore degli armamenti. Questo passivo è divenuto sempre più inaccettabile da parte degli indiani: secondo dati statistici russi, il deficit indiano nei confronti della Russia ha raggiunto nel 2006 1,5 miliardi di dollari. Occorre pertanto trovare una soluzione condivisa a questo problema e che tenga conto delle esigenze di entrambe le parti.
Le difficoltà sorte inoltre interessano direttamente la cooperazione russo-indiana nella sfera del nucleare civile. Questo lato della questione è particolarmente delicato perché direttamente connesso al tema della non proliferazione. Come è noto, l’India non ha siglato il Trattato di non proliferazione nucleare e non ha alcuna intenzione di farlo finché non diverrà anch’essa una potenza nucleare. Dopo una prima serie di test nucleari nel maggio 1998, l’India ha attuato una moratoria su ulteriori test ma non ha abbandonato il suo programma di sviluppo del nucleare militare.
Chi l’ha detto tuttavia che l’India accetterà in modo acritico tutte le offerte russe? Noi non siamo da soli: nel mercato indiano, in particolar modo nell’alta tecnologia, negli armamenti e nel nucleare c’è un aspra lotta. Per quanto riguarda il nucleare, Stati Uniti, Francia e altri paesi guardano con interesse alla cooperazione con l’India. E’ una forte concorrenza, la Russia ha buone possibilità per farsi valere, ma per vincere occorrono proposte serie e, soprattutto, innovative.
Queste per esempio possono consistere, nel caso dell’impianto di Kudankulam, nella fornitura di reattori più sicuri e a condizioni più vantaggiose rispetto agli altri Paesi. Finché però i reattori che offriamo all’India restano obsoleti, anche nel breve periodo non potremo reggere la concorrenza della cordata Stati Uniti-Giappone e dei francesi. Un reale balzo in avanti nella cooperazione in questo settore potrebbe essere costituito, secondo gli esperti, da uno sforzo congiunto per la transizione al sistema di ciclo “chiuso” del combustibile nucleare, sulla base di reattori a neutroni “veloci”: in questo settore l’India può vantare un’esperienza unica nell’uso del Torio, così come la Russia nell’impiego dell’Uranio 238 (cfr. sul circuito del combustibile nucleare “chiuso”, http://en.wikipedia.org/wiki/Nuclear_fuel_cycle mentre per i reattori di IV generazione a neutroni “veloci” http://it.wikipedia.org/wiki/Reattori_nucleari_di_IV_generazione).
Quanto detto è soltanto un esempio, che seppur parziale è ciò nonostante molto importante. A questo proposito mi preme ricordare cosa rende le nostre offerte realmente innovative nella cooperazione russo-indiana nel suo complesso: la Russia consegue successi in campo economico, incluso il settore tecnico militare, innanzi tutto quando mobilita a tal scopo l’intera gamma dei propri legami politici, economici, culturali e scientifici. Per esempio la visita di V. Putin in India è stata accompagnata da intensi contatti fra la delegazione russa e circoli scientifici e culturali indiani. Grazie a questo approccio, noi abbiamo visto un’impennata delle commesse militari nel settore navale, aereo e delle forze di terra, fra cui un ingente quantitativo dei nostri nuovi carri armati T-90S.
Basta però condurre gli affari riducendo il tutto alla mera commercializzazione, alla vendita di tecnologia e di prodotti, anche militari, e già abbiamo perso la prospettiva d’insieme. In altre parole, davanti a noi si pone la questione di realizzare un complesso quanto necessario programma globale di cooperazione fra India e Russia, che interessi tutti i campi e che non sia finalizzato al raggiungimento del profitto a tutti i costi, ma che tenga egualmente conto sia degli interessi della Russia, che di quelli del nostro socio strategico.
L’ambizione di “fare il colpo grosso” può giocarci un cattivo scherzo. Così accadde nel caso della portaerei “Ammiraglio Gorshkov”. A mio avviso, gli ufficiali russi agirono irresponsabilmente nel 2004, quando l’accordo per la modernizzazione e la fornitura di questa nave venne siglato. Presi dalla fretta di concludere l’affare, commisero gravi errori: posero come scadenza dei lavori agosto 2008 e come tetto massimo di spesa 1,5 miliardi di dollari, sbagliando in pieno la valutazione dello stato della nave e la durata complessiva dei lavori da effettuare. Giunti ora alla scadenza appare lampante questo errore di valutazione e dai nostri cantieri è giunta la richiesta di posporre il termine dei lavori al 2012 e di aumentare il tetto di spesa a 2,7 miliardi di dollari.
E’ naturale quindi che a Delhi abbiano osservato: non è questo, signori, il modo di fare affari. Avete firmato un contratto, ora onoratelo! Da parte indiana altrimenti si potrebbe dubitare della capacità della Russia di lavorare su appalti seri.
Rosoboronexport (creata nel 2000 per decreto presidenziale, è un’agenzia statale, l’unica titolata a gestire il traffico in importazione ed esportazione di armamenti e tecnologia a duplice impiego, sia civile che militare, cfr il sito ufficiale http://www.roe.ru/) non può e non deve essere la locomotiva dei rapporti fra India e Russia. L’India è per noi un alleato di così grande importanza che le relazioni con esso devono essere globali e pianificate in sedi diverse da questa agenzia che, per quanto rispettabile, opera tuttavia soltanto nella sfera tecnico-militare.
Ci sono molte direzioni su cui la Russia non ha ancora deciso di orientare rapporti bilaterali. Per esempio, l’India sta crescendo economicamente con tempi molto veloci ed è assolutamente interessata a cooperare in settori ad alto livello scientifico. Di fronte a ciò il nostro atteggiamento è stato ondivago: ora disposti a collaborare in ogni cosa, ora avvolgendo il tutto in una coltre di segretezza. Ho avuto modo di constatarlo di persona durante la mia partecipazione ai negoziati con l’India sulla cooperazione tecnico-militare: mentre l’India puntava a lavorare insieme su prodotti ad alta tecnologia, fossero essi sottomarini, aerei o dispositivi per il nucleare civile, noi volevamo unicamente piazzarle la nostra “ferraglia”.
Mi ricordo che verso la fine degli anni ’90 c’era un appalto molto interessante per la fornitura di intercettori radar del tipo A-50. La Russia, invece di scegliere un partner indiano per la realizzazione del sistema radar di tale aereo, per qualche strano motivo scelse una ditta israeliana: risultato, il contratto andò in fumo.
A mio parere, questi atteggiamenti ondivaghi sono legati al fatto che spesso abbiamo ceduto a pressioni da parte degli USA: Washington ci ha costantemente rallentato, ammonendoci di non diffondere tecnologie nucleari e belliche in generale, ma allo stesso tempo cercando di occupare essa stessa il campo da cui ci aveva tenuto fuori.
Da tempo è ora di stringere i legami con l’India, senza curarci di quello che dicono gli USA. E a stimolare un nuovo balzo in avanti nei rapporti fra i due Stati potrebbe essere l’invito ufficiale all’India di entrare a far parte dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (sito ufficiale www.sectsco.org/).
Quando l’Organizzazione era ancora in fase di formazione, io ebbi molti colloqui con la classe dirigente indiana, fra cui il futuro presidente e il ministro della difesa. Essi allora dimostrarono un vivo interesse per essa, tuttavia a oggi l’India non ne è ancora divenuta membro della Organizzazione. Ciò è accaduto, a mio avviso, molto per la responsabilità della Russia che non ha sufficientemente lavorato in questo senso. Tuttavia, se l’India entrasse pienamente a far parte dell’Organizzazione, oltre alla creazione di un più stabile sistema di sicurezza e di cooperazione nel Sud e nell’Est dell’Asia, ci sarebbe un netto miglioramento della collaborazione fra Mosca e Delhi, con posizioni sempre più vicine sulle questioni internazionali più importanti.