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da Rebelion - www.rebelion.org/noticia.php?id=62660
 
L’avvicinamento tra Cina e India
 
Xulio Rios*
01/02/2008
 
Le buone intenzioni delle autorità cinesi e indiane si sono manifestate nuovamente nella visita che il primo ministro indiano Manmohan Singh ha compiuto a Pechino dal 13 al 15 gennaio. Oltre alle questioni strettamente bilaterali, in agenda rivestivano importanza i temi regionali e internazionali. Cercando di superare le reciproche diffidenze e le rivalità storiche e strategiche, entrambi i paesi sembrano cercare di condizionare i cambiamenti nei rapporti di forza che si manifestano a livello internazionale, da Occidente a Oriente, impegnandosi nel mantenimento della stabilità in Asia Meridionale e nel Sud-Est asiatico, con speciale attenzione al Pakistan e a Myanmar, paesi travagliati dalle rispettive crisi. In questa prospettiva, la comprensione tra questi due grandi, proprio per la complessità delle loro relazioni, pare decisiva.
 
Sebbene negli ultimi anni, soprattutto durante il mandato di Hu Jintao (con visite dello stesso Hu e del primo ministro Wen Jiabao, che saranno seguite da quelle di altri dirigenti cinesi), l’avvicinamento tra i due paesi risulta evidente, ma non si è ancora raggiunta la sintonia sufficiente per accantonare le dispute riguardanti diversi temi, come litigi di frontiera, il confronto per le risorse idrauliche e energetiche, la rispettiva influenza globale, ecc.
 
D’altra parte, diverse impostazioni strategiche occidentali evidenziano l’importanza di poter contare in Asia su un alleato come l’India che potrebbe aiutare a contenere l’affermarsi della Cina. All’avvicinamento auspicato dall’Amministrazione Bush si è aggiunto il tour tedesco promosso dalla cancelliera Angela Merkel per stabilire un’alleanza con l’India. Inoltre a Tokyo viene accarezzata l’idea di creare un “fronte della prosperità” in grado di contenere la Cina.
 
A Pechino si teme l’intesa dell’India con USA e Giappone in quanto potrebbe servire da strumento per alimentare la tensione nelle relazioni bilaterali e mettere in difficoltà sia il suo affermarsi sulla scena che il suo progetto asiatico. I due vertici dei due paesi con la Russia, svoltisi nel corso del 2007, la sua partecipazione all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, e diverse esercitazioni navali e militari come quelle realizzatesi nel dicembre scorso nella provincia cinese dello Yunnan, rappresentano sforzi che si propongono di appianare i motivi di discordia con l’India e porre le basi per una complessa alleanza strategica in grado di corrispondere ai suoi obiettivi. Ricordiamo che nel 1998 la “minaccia cinese” fu una delle ragioni invocate dall’India per realizzare i suoi esperimenti nucleari.
 
Entrambi i paesi sono interessati ad evitare che l’instabilità si estenda alle aree circostanti, eventualità che potrebbe influire negativamente sui rispettivi processi di sviluppo. Tale concordanza di vedute è completata dalla definizione di un’agenda bilaterale che riguarda praticamente tutti i temi di interesse comune, incluso il potenziamento dei vincoli economici, oggi chiaramente al di sotto delle potenzialità (il commercio bilaterale ammonta a circa 50 mila milioni di dollari, a fronte dei 350 mila milioni con gli Stati Uniti e ai 370 mila milioni con l’UE). L’India, tuttavia, è particolarmente prudente a questo riguardo, per timore di aumentare il deficit e l’impatto sull’occupazione. Ma l’elemento decisivo continua ad essere rappresentato dalla fiducia politica. Per Pechino, la strada da percorrere riguardo all’India dovrebbe essere simile a quella sperimentata con la Russia da quando Gorbaciov visitò il paese nel 1989. Un decennio dopo si poteva parlare di una notevole intesa.
 
L’India è oggi una priorità per la diplomazia cinese e Pechino pare molto ben disposta a lasciar da parte una storia e una geografia, che nonostante la vicinanza hanno allontanato i due paesi, per cercare di trovare un’asse di convergenza che eviti di far cadere nella tentazione di lasciarsi irretire dalle strategie occidentali, che affermi l’ascesa e il potere dell’Asia nel contesto mondiale e che si basi sulla difesa delle rispettive sovranità e dell’originalità delle civiltà di entrambi i paesi. In ogni caso, l’era asiatica che sembra profilarsi potrebbe andare incontro a molti problemi se non si riuscisse a trovare un’intesa tra Cina e India, in grado non solo di salvaguardare gli interessi strategici e la rivendicazione delle rispettive culture, ma anche di definire un modello di società più egualitario e più sostenibile sul piano ambientale.
 
*Xulio Rios è direttore di “Observatorio de la Politica China” (Casa Asia-IGADI)
 
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare