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- osservatorio - mondo multipolare - 16-06-08 - n. 232
Cina e USA a confronto nello spazio
di Alan Boyd* - Asia Times. Tradotto dall’inglese da German Leyens
Giugno 2008
Gli esperti militari cinesi ritengono che un confronto nello spazio con gli USA è inevitabile. Non si sono espressi circa la possibilità di vincerlo.
Due responsabili del disarmo dell’Esercito Popolare di Liberazione (EPL), a Washington hanno denunciato una crescita dell’aumento globale degli armamenti, definendola una vera e propria escalation per controllare le “alture dominanti”.
“In un futuro non troppo lontano, è sicuro che lo spazio esterno diventerà uno scenario per la lotta fra i paesi”, ha accusato Xu Nengwu, dell’Università Nazionale delle Scienze della Difesa e di Tecnologia Cinese.
Il Tenente colonnello Ma Xiaotian, capo di stato maggiore, intervenendo nell’annuale Dialogo Shangri-La a Singapore, al proposito è stato abbastanza diretto. Non ha citato gli Stati Uniti (a parte l’aver incluso l’uragano Katrina nella lista dei disastri naturali recenti), ma ha indicato nella “espansione di alleanze militari” e nello “sviluppo dei sistemi di difesa missilistica “le maggiori sfide per la sicurezza che affronta la regione”.
L’EPL in passato aveva già fatto previsioni simili, generalmente in concomitanza di negoziati sul disarmo, che erano state interpretate come un’ammissione circa la mancanza della capacità cinese di competizione, ma che potrebbero aver avuto lo scopo di coprire i propri sforzi in materia di ricerca.
Ma da quando sono riusciti a colpire con un missile, nel gennaio del 2007, un satellite metereolgico obsoleto in un’orbita esterna, le forze armate cinesi stanno operando da una posizione di relativa forza. Il missile, a quattro stadi e che viaggiava a quasi 29.000 Km. all’ora, quando ha colpito l’obiettivo ha prodotto un impatto così potente che ha disperso frammenti su mezzo pianeta. Lasciando, evidentemente, un’orma dalle intenzioni strategiche.
Nulla di strano che il Pentagono abbia risposto nel febbraio di quest’anno, colpendo uno dei suoi satelliti sull’Oceano Pacifico, stracciando così l’impegno preso negli anni 80’, impegno che prevedeva il divieto di fare prove balistiche antisatelliti (l’accordo ASAT).
Oltre a Russia e Cina, sono 32 i paesi con capacità missilistiche, compresi India, Pakistan, Corea del Sud e del Nord, Israele, Siria, Taiwan, Iran, Vietnam, Egitto, e Arabia Saudita. Sul piano tecnico, qualunque di questi paesi potrebbe condurre una campagna militare nello spazio, anche se fosse limitata ad attacchi terra aria.
La maggior parte di questi paesi sono firmatari del Trattato sullo Spazio Esterno, un accordo approvato dall’ONU nel 1967 dopo tortuosi negoziati tra USA e URSS, ma la Cina è una delle poche nazioni che obbediscono interamente al suo protocollo.
I cinesi, con l’appoggio di qualche organizzazione pacifista, hanno segnalato che il trattato è una reliquia della Guerra Fredda, stabilito in un’era in cui il concetto di navi orbitanti armate per la Guerra Stellare apparteneva al regno degli scrittori di fantascienza.
Gli impegni cruciali sono quelli che impediscono ai firmatari di piazzare “armi nucleari e qualunque altra arma di distruzione di massa”, installazioni o fortificazioni militari in orbita intorno alla Terra o su un corpo celeste, e neppure che su di esso si conducano prove balistiche o facciano manovre militari.
Le armi convenzionali nello spazio sono totalmente illegali. Ma non c’è alcuna proibizione sul lancio di missili da terra verso lo spazio, tanto che USA e URSS stavano sviluppando missili intercontinentali e programmi spaziali pacifici quando venne firmato il trattato.
Analogamente, esiste un ampio spazio per interpretare il termine “arma di distruzione di massa”, com’è stato segnalato da funzionari della difesa degli USA. Praticamente, qualunque cosa si possa spingere verso lo spazio potrebbe essere usata per colpire un satellite senza violare il trattato.
La Cina è stata all’avanguardia degli sforzi per espandere l’accordo, compresa la versione introdotta dall’ONU per superare i precedenti trattati nel 2002, ma per i gruppi del disarmo i risultati non sono soddisfacenti. Questa versione, che cancellerebbe quelli passati, è stata sostenuta da un gruppo eclettico che includeva Russia, Zimbawe, Siria, Bielorussia e Vietnam, e proponeva la proibizione d’ogni arma nello spazio. Ma di nuovo, non erano presi in considerazione i missili terrestri.
Forse solo Pechino è realista: esiste un argomento legittimo per sviluppare missili per il lancio di satelliti e di programmi spaziali più ampi. Ma il potente blocco conservatore negli USA pensa che vi sia una motivazione più sinistra.
“Pechino sta sviluppando in silenzio le sue armi per colpire le forze statunitensi, anche quando cerca di mettere insieme alleanze multinazionali e l’opinione pubblica per opporsi ala militarizzazione dello spazio”, ha protestato il vicepresidente dell’Heritage Foundation per la politica estera e gli studi di difesa, Larry M Wortzel.
“La strategia della Cina in questo caso è sabotare la superiorità militare statunitense limitando e neutralizzando le sue risorse per la difesa nello spazio, ma giocando d’anticipo sullo sviluppo di una nuova tecnologia che molti esperti ritengono procurerà una migliore protezione contro attacchi missilistici”.
Lo scorso mese, Hu Jintao si è schierato a fianco della Russia nella sua campagna contro il sistema di difesa missilistico statunitense che copre gran parte dell’Asia Orientale e che opererebbe in parte da basi situate in Europa Orientale.
Secondo alcuni analisti, Pechino è preoccupata dal dispiegamento d’intercettori statunitensi nello spazio che bloccherebbero i missili che l’EPL sta perfezionando per puntarli contro Taiwan e le basi USA nel Pacifico.
Di certo, l’apparato militare cinese non è rimasto con le mani in mano mentre i loro diplomatici venivano provocati dagli statunitensi. Analisti della sicurezza dicono che in Cina è stato investito molto denaro per una capacità di guerra elettronica concepita per interferire nelle trasmissioni satellitari, nello sviluppo d’armi laser e per migliorare i propri vettori missilistici in grado di portare carichi pesanti.
L’Accademia di Ricerca Tecnologica sta lavorando su di un’arma avanzata del Programma Antisatelliti chiamata “satellite a cuestas” che sarebbe in grado di aderire ad un satellite, stazione spaziale o laser interferendo nelle comunicazioni o esplodendo sull’obiettivo.
Una generazione di mini satelliti, infatti, è sempre stata sviluppata, si tratta di satelliti tanto piccoli da renderne impossibile l’identificazione dal suolo. Si dice che sono difensivi, ma sarebbero in grado di svolger compiti di vigilanza, riconoscimento, comunicazioni e – teoricamente - distruzione d’altri satelliti.
Tre veicoli mobili per il lancio nello spazio, il KT-1, KT-2 e KT-2A, sono stati disegnati proprio per lanciare “nano-satelliti”. Funzionari del Pentagono dicono che il KT-2 e il KT-2A saranno capaci di puntare orbite geosincrone e polari usate dai satelliti militari statunitensi.
Gli strateghi nordamericani si sono valsi di commenti fatti nel 2003 dal capitano Shen Zhongchang dell’Istituto di Ricerca Navale cinese, il quale immaginava che una forza militare più debole - presumibilmente cinese - potrebbe essere capace di battere una forza maggiore attaccando il suo sistema di comunicazioni e vigilanza basati nello spazio.
“Il dominio dello spazio esterno sarà un requisito per la vittoria militare, dato che lo spazio esterno sta diventando quello che erano le alture dominanti del combattimento”, citando Shen nella relazione annuale del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti al Congresso sulla capacità militare cinese.
L’esperimento balistico antisatellite cinese dell’anno scorso, probabilmente, è stato voluto per il suo effetto politico più che per l’efficacia militare, dopotutto la Cina ha già inviato nello spazio astronauti e dispone di un robusto programma di missili balistici intercontinentali. E’ probabile che Pechino stesse inviando un segnale a Washington circa la sua capacità di rendere inutili i satelliti a basso livello se gli USA, per esempio, avessero spinto troppo circa la sovranità di Taiwan.
Non ci sono dubbi che esiste un divario tecnico tra gli USA e gli altri potenziali combattenti nello spazio, e gli statunitensi fanno il possibile che gli altri lo sappiano.
Una relazione del 2004 dal titolo: “Piano di trasformazione del volo” ha rotto il segreto a proposito una sconcertante strategia di ricerca d’alta tecnologia che ha lasciato pochi dubbi sul fatto che il Pentagono voglia una superiorità totale nello spazio - con o senza trattato - ed è disposto a trasformarlo in un campo di battaglia se fosse necessario.
Il programma, sostanzialmente, propone un cambio radicale per passare dalla protezione dei satelliti contro attacchi ostili allo sviluppo di una capacità offensiva, inclusa la ricerca e la neutralizzazione degli orbitanti nemici, e lo sviluppo delle armi con capacità di “attaccare obiettivi sulla terra dallo spazio, in qualunque parte del mondo”.
Come molte cose concepite dai luminari della ricerca del Pentagono, la relazione a volte eccede nella fantasia. C’è qualcosa chiamato Mazzi di Sbarre ad Iper velocità, che è ampiamente screditato dagli scienziati; si tratta di un’arma che sparerebbe pertiche di metallo dallo spazio verso obiettivi terrestri. Poi c’è un piano fantascientifico con il quale si piazzerebbero degli specchi giganteschi sotto navi spaziali per deviare raggi laser e usarli contro satelliti o per tagliare le comunicazioni, se potessero essere guidati in tempo.
L’aviazione militare statunitense, che dirige la spinta della ricerca, spera di poter disturbare le comunicazioni dallo spazio e i sistemi di vigilanza nel 2010, e di avere missili da lanciare per intercettare satelliti in orbita dopo il 2015.
Questi obiettivi, però, sono stati elaborati quando il governo era favorevole all’ASAT di Gorge W. Bush, che aveva preso questa visione strategica dal segretario alla difesa Donald Rumsfeld. Nel 2001 Rumsfeld argomentò che gli USA dovevano “dedicarsi a rafforzarsi. per garantire che il presidente abbia l’opzione di dispiegare armi nello spazio”.
I congressisti, di entrambi i lati dello spettro politico, si sono mostrati meno entusiasti. Piuttosto che investire denaro in armi fantascientifiche che potrebbero non funzionare mai, hanno fatto quadrato nel Comitato dei Servizi Armati della Camera dei Rappresentanti per tagliare, negli ultimi due anni, centinaia di milioni di dollari della ricerca per la difesa missilistica.
Tra i programmi silurati c’era un’installazione aggiuntiva d’intercettori in Europa, la ricerca per armi laser da usare contro i satelliti e il finanziamento per un intercettore missilistico da difesa piazzato nello spazio.
Sono state molto ridotte anche le risorse per aerei d’alta quota. Per ora, ufficialmente, nessun presidente statunitense ha varcato la soglia e autorizzato il dispiegamento di un’arma spaziale, ma si avvicina rapidamente il giorno in cui sarà inevitabile.
Il candidato presidenziale repubblicano John McCain, è della stessa pasta di Rumsfedl a proposito delle tematiche sulla difesa e probabilmente seguirà le sue orme, mentre ci vorrà più lavoro per convincere il suo oppositore Barack Obama.
Ad entrambi rimangono poche alternative se i cinesi faranno altri esperimenti antisatelliti, che potrebbero solo indurire l’opinione pubblica statunitense e aprirebbero la strada ai falchi del Pentagono.
“Qualunque sia la sua motivazione, ci sono pochi dubbi che il test missilistico (del 2007) è stato un errore di calcolo”, ha detto un diplomatico australiano. Hanno calcolato male la reazione degli USA, e di certo hanno perso l’autorità morale del disarmo dopo l’esperimento antisatellite riuscito. E’ anche difficile ignorare i progressi cinesi di tecnologia missilistica che colpiscono gli interessi strategici USA e che potrebbero poi essere adattati ad impieghi antisatellite”.
La lobby pro-ASAT non vuole che gli USA rimangano passivi mentre paesi come Siria, Libia, Corea del Nord e Iran, tutti ostili alle influenze geopolitiche statunitensi, ottengano da Cina e Russia missili capaci di minacciare satelliti nordamericani. In Asia sono stati beneficiati dai successi cinesi anche Pakistan e India. La Cina ha inviato componenti per il missile Fateh-110 sviluppato dall’Iran ed ha pure venduto il Tondar-69, concepito dall’EPL come CSS-8. Il Pakistan ha comprato dai cinesi parti per i suoi Shaheen e Hatf, e anche del Ghauri-3.
Pechino ha approvato l’aiuto che l’EPL fornisce all’Iran, la Corea del Nord e - si dice - alla Siria, per programmi antisatelliti o per il lancio dallo spazio.
La Russia ha fornito componenti per la serie Shahab dell’Iran, ha inviato gli SS-21 usati sia da Siria che da Corea del Nord, lo Scud B usato da Libia e la serie Agri in forza all’India. Gli indiani hanno comprato dalla Russia componenti per i loro Prithv e Sagarika. Inoltre, i russi hanno in vendita il satellite militare Condor-E, concepito per guidare missili da crociera supersonici ad alta velocità con sensori per puntare dallo spazio.
India, Corea del Nord, Iran e Pakistan, ed anche la Cina, hanno prodotto o provato in volo missili dalla gittata da più di 2.600 chilometri, in piena area dei satelliti ad orbita bassa.
I progressi di paesi che gli USA definiscono “regimi instabili” hanno provato la vulnerabilità dei satelliti che sono vitali per le comunicazioni militari, per non parlare poi dell’economia mondiale.
L’attacco più grave antisatellite confermato, è avvenuto durante la seconda guerra contro l’Iraq, quando segnali trasmessi dall’ambasciata irachena a Cuba hanno interferito con il traffico delle comunicazioni commerciali statunitensi tramite satellitari.
Secondo i funzionari della difesa ci sono anche stati sporadici attacchi contro satelliti militari statunitensi da sistemi laser a terra. Esistono varie versioni di questi laser che sono esportati sia dalla Russia che dalla Cina.
“Gli USA non possono permetter che le nostre risorse spaziali siano minacciate”, ha avvertito il comandante del Comando Strategico USA, ammiraglio James O Ellis, dopo gli attacchi iracheni. E la lobby pro ASAT ha soffiato sulla necessità di garantire la sicurezza in questa materia.
Sempre l’ammiraglio J. O Ellis ha dichiarato: “Dobbiamo continuare a sviluppare i mezzi che ci diano la capacità di usare i nostri sistemi spaziali quando e dove ne abbiamo bisogno, mentre dobbiamo impedirlo ai nostri avversari. Per evitare conseguenze importanti nel secolo XXI, dobbiamo farlo adesso per proteggere e difendere gli interessi USA nello spazio”.
*Alan Boyd, da Sidney fornisce report sull’Asia da più di vent’anni
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