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- osservatorio - mondo multipolare - 28-06-08 - n. 234
Cina e Russia
di Luis Carapinha*
17/06/2008
Medvedev, il nuovo presidente russo si è recato in Cina per la sua prima visita all’estero. Durante la visita e a prescindere dai nuovi accordi di cooperazione annunciati, che confermano il buon andamento e i progressi nelle relazioni commerciali tra Cina e Russia, i due paesi hanno firmato a Pechino il 23 maggio una dichiarazione congiunta sulle principali questioni internazionali. Nel comunicato stampa finale, Hu Jintao, presidente cinese e Segretario Generale del PC di Cina, ha messo in rilievo l’importanza delle relazioni di “collaborazione e cooperazione strategica” tra Pechino e Mosca, che rappresentano “una priorità nella politica estera” adottata dai due paesi.
E’ difficile nascondere il significato di questo documento e dell’alleanza russo-cinese, considerato il carattere convulso dell’attuale periodo. Segnato dalla minaccia dell’offensiva imperialista e della sfida da parte degli Stati Uniti di una militarizzazione delle relazioni internazionali, come modo per esorcizzare la crisi economica e sistemica e arrestare il declino della loro influenza nel mondo.
Contro gli insani intenti di far emergere un nuovo ordine egemonico, la dichiarazione congiunta riafferma il ruolo centrale delle Nazioni Unite nell’arena internazionale e il rispetto rigoroso dei propositi e dei principi della Carta dell’ONU: il rispetto per la sovranità e l’integrità territoriale degli stati, il rifiuto dell’aggressione e dell’ingerenza negli affari interni, relazioni reciprocamente vantaggiose e coesistenza pacifica. In forma implicita viene rifiutato il progetto globale di scudo antimissilistico (a cui sono associati la NATO, l’UE e probabilmente il Giappone) e la collocazione di armi nello spazio: gli USA, durante la Conferenza per il Disarmo di Ginevra, nello scorso febbraio, hanno rifiutato la proposta di Russia e Cina di proibizione della militarizzazione dello spazio. La dichiarazione condanna tutte le forme di terrorismo e l’utilizzo dei Diritti Umani come strumento di interferenza.
La dichiarazione difende la via del dialogo nel caso dell’Iran e il ruolo rilevante dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai – di cui Cina e Russia sono membri fondatori – come garanzia di stabilità, pace e sicurezza dello spazio Eurasiatico.
Non è questa la sede per descrivere dettagliatamente gli undici temi della dichiarazione Cino-Russa. Ma di soppesare e mettere in evidenza la dinamica della coincidenza nell’azione tra i due paesi nel contesto dei rapporti di forza mondiali e il potere di prevenzione dei propositi più aggressivi e oscuri dell’imperialismo.
Condividendo una estesa frontiera territoriale, Cina e Russia rappresentano sempre più un inconfondibile obiettivo della strategia militare di accerchiamento ed assedio degli USA e delle principali potenze capitaliste. Il loro modello e la loro situazione interna sono differenti.
In Russia, l’uscita dall’abisso della sconfitta del socialismo non ha sradicato le grandi debolezze strutturali e i tratti di ambivalenza politica. Il risultato della restaurazione capitalistica ha comportato una centralizzazione del potere, durante il “consolato” di Putin, che ha allontanato lo spettro della disintegrazione. E, pur avendo insistito con il liberalismo economico, si è permessa la coesistenza con la riassunzione del ruolo statale nei settori strategici, scelta che ha irritato enormemente l’Occidente.
Durante gli ultimi 30 anni, la Cina ha sperimentato un processo di crescita economica, unico su scala mondiale. Dopo aver registrato decisivi successi, lo sviluppo e il consolidamento dell’obiettivo del cosiddetto “socialismo con caratteristiche cinesi” si confronta, oggi, con complesse sfide, problemi e contraddizioni.
Inserito in un contesto di ricollocazione delle forze globale – si veda la dichiarazione comune dei Ministri degli Affari Esteri di Brasile, Russia, India e Cina del 16 maggio, o la fondazione dell’Unione delle Nazioni Latinoamericane, il 23 maggio – e non esente da contraddizioni, la collaborazione dei due giganti non rappresenta un fattore disprezzabile nel quadro della lotta dei popoli e dei lavoratori per l’emancipazione sociale, in cui risiede l’insostituibile forza della lotta contro l’oppressione capitalista.
*Luis Carapinha fa parte del Dipartimento Internazionale del Partito Comunista Portoghese
La traduzione in spagnolo dell’articolo, apparso il 29 maggio 2008 in “Avante” (www.avante.pt/noticia.asp?id=24802&area=24), è stata curata per “Solidnet” dai compagni del Partito Comunista dei Popoli di Spagna