www.resistenze.org - osservatorio - mondo multipolare - 31-08-08 - n. 239

Georgia, ovvero il perché del neo-colonialismo mondiale USA

di Marco Rizzo

Nel nostro triste paese, dove la quasi totalità dei mass media eterodiretti dal capitalismo nostrano, a sua volta asservito a quello statunitense, la vicenda della Georgia è stata raccontata a “senso unico”. Le colpe sarebbero unicamente da ascrivere alla rinnovata volontà di potenza dell’ “orso russo”, si rispolvera addirittura il pericolo di una nuova “guerra fredda”, e via di questo passo. Pochi, anche a sinistra, dove la voglia di omologazione è sempre più forte, hanno il coraggio non tanto di esprimere un parere contrario, quanto almeno di raccontare la realtà.

Cosa è successo? La notte del 7 agosto, nelle stesse ore di apertura dei giochi olimpici a Pechino (volutamente per coprire il rischio di un’eccessiva attenzione mediatica), il presidente della Goergia, Saakashvili, ordinava di bombardare la capitale dell’Ossezia meridionale, Tskhinvali, provocando circa 1500 vittime civili ed una dozzina di peace-keapers russi, con attacchi particolarmente intensi nelle zone residenziali, sugli ospedali e all’univerisità, provocando un vero e proprio esodo (oltre 30.000 persone in fuga verso la Russia). Una risposta dalla Russia era facilmente prevedibile. Peraltro Mosca, a differenza di quanto raccontato dai giornalisti-pinocchio nostrani, si aspettava l’aggressione. In quei giorni le forze russe erano in stato di allerta avanzata. La reazione è stata quasi istantanea. Una grande dimostrazione di forza ha colpito duramente le forze armate georgiane: centinaia di carri armati, migliaia di fanti hanno rapidamente riconquistato l’Ossezia meridionale e, con i paracadutisti delle divisioni aerotrasportate da Pskov, da Ivanovo e da Mosca, sono entrati profondamente nel territorio georgiano. L’aviazione russa ha colpito con forza gli impianti militari da cui erano partiti gli attacchi ed in particolare la base militare georgiana di Gori. Ora cosa accadrà?

La Georgia è un avamposto americano in Asia centrale, alle frontiere della Federazione Russa, militarmente vicina al Medioriente, ma anche centro strategico dell’itinerario di importanti oleogasdotti. Inoltre ha un importante collegamento con Israele, che è partner nell’oleogasdotto Bakov-Tbilissi-Ceylan (BTC) che porta petrolio e gas nella parte orientale del Mediterraneo. Oltre il 20% del petrolio israeliano è importato infatti dall’Azerbaijian, in larghissima parte trasportato appunto con l’impianto BTC. Questo oleogasdotto, diretto dalla British Petroleum, ha considerevolmente mutato lo status dei paesi dell’area e ampliamente foraggiato una nuova alleanza pro-occidentale costituita appunto da Azerbaijan, Georgia, Turchia, Israele e Usa.

Gli obiettivi di Israele però non si limitano solo all’impossessarsi del petrolio del Mar Caspio per i propri consumi, ma anche di svolgere un ruolo preminente nella riesportazione di questo petrolio verso i mercati asiatici, dal Porto di Eilat, attraverso il Mar Rosso, da cui si possono intuire anche le implicazioni strategiche della guerra israeliana contro il Libano.

Il progetto di Gerusalemme è quello di collegare l’oleogasdotto BTC a quello transisraeliano di Eilat e Ashkelon. Il Jerusalem Post ha evidenziato la negoziazione tra Turchia e Israele per la costruzione di un progetto di trasferimento di acqua, elettricità, gas naturale e petrolio grazie a quattro condutture subacquee. Il petrolio di Baku, dall’Azerbaijan può essere trasportato fino a Ashkelon per via di questo nuovo oleodotto e poi verso l’India e l’Estremo Oriente. A questo punto Israele risulterebbe svolgere il ruolo strategico principale di tale trasporto, nonchè all’aiuto e alla formazione militare della stessa Georgia e Azerbaijan. Non è un caso infatti che la Georgia, già oggi appartenente ad un’alleanza militare della NATO (GUAM), sin dall’aprile del’99 (inizio della guerra contro la Yugoslavia) ha anche un accordo di cooperazione militare con gli Stati Uniti. Accordi che sono serviti sino ad ora a proteggere gli interessi petroliferi occidentali in quella regione.

Nell’ultimo periodo la Georgia ha ricevuto da Usa, NATO e Israele, 206 carri armati, 186 veicoli blindati, 79 cannoni, 25 elicotteri, 70 mortai, 10 sistemi di missili terra-area, 8 aerei senza pilota di produzione israeliana, mentre sono in procinto di arrivare altri 145 veicoli blindati, 262 cannoni e mortai, 14 aerei da combattimento, 15 elicotteri black-hawk, 6 sistemi missilistici terra-area. Quello che è successo è frutto quindi della follia di Saakashvili oppure invece c’è dell’altro? Parrebbe ovvio che gli attacchi siano stati coordinati accuratamente dall’esercito statunitense e dalla NATO, in quanto proprio nei giorni scorsi vicino a Gori, vi è stato il ritrovamento da parte russa di un convoglio di 6 hummer, i grossi veicoli militari americani, con all’interno un vero e proprio arsenale di guerra elettronica, in grado di mettere in collegamento le rampe di missili anti-aerei con le informazioni satellitari, senza passare attraverso i rintracciabilissimi radar. Questi sarebbero stati il vero centro di comando delle forze militari georgiane nei primi giorni di guerra ed avrebbero anche consentito l’abbattimento di qualche aereo russo. Risulterebbe a questo punto evidente che i militari americani non hanno solo istigato i Georgiani alla guerra, ma hanno partecipato anche e direttamente ai combattimenti. Così come erano presenti numerosi consulenti militari israeliani. Non è un caso che uno degli obiettivi dell’aviazione da guerra russa sia stata la fabbrica di aerei militari vicino a Tbilissi che produce la nuova versione dell’aereo da combattimento Sukoj-25, con l’appoggio tecnico di Israele.

Cosa c’è dietro? Qual è il vero obiettivo di questa escalation militare? Gli Usa e la NATO esaminano da sempre diversi scenari prima di proporre un’operazione militare. Ed in questo caso l’attacco georgiano diretto principalmente contro obiettivi civili, con l’esplicito scopo di causare vittime civili, sarà stato ben compreso dai pianificatori militari occidentali. Perchè scegliere una catastrofe umanitaria piuttosto che una vittoria militare? Se l’obiettivo infatti fosse stato quello di ristabilire il controllo politico georgiano sul governo indipendentista, l’operazione avrebbe avuto modalità diverse, con truppe speciali che occupavano i principali luoghi del potere politico, i luoghi dei mass media e le istituzioni principali, piuttosto che con un bombardamento a tappeto sulle zone residenziali e sugli ospedali. La questione pare essere una provocazione deliberata destinata ad iniziare una risposta militare russa per arrivare ad un confronto militare con la Georgia che, guarda caso, sta facendo rientrare il suo contingente militare dall’Iraq (circa 2000 uomini, il terzo dopo Usa e Gran Bretagna) eventualmente per combattere di nuovo le forze russe. Una decisione questa che fa capire come gli Usa hanno intenzione di peggiorare il conflitto usando altre truppe georgiane come carne da cannone per un eventuale processo di escalation e di confronto con la Russia. C’è quindi il rischio che questo atto di provocazione dell’Occidente sia l’inizio per attivare un conflitto ancora più ampio che vedrebbe prodursi la più grave crisi nelle relazioni tra Stati Uniti e Russia dalla crisi dei missili di Cuba del 1962.

Questi sono i fatti e le più probabili motivazioni geopolitiche ed economiche di quello che sta accadendo in quella parte del mondo. Sarebbe utile che quelli che ancora si definiscono di sinistra, o ancora di più comunisti, evitassero quindi quella sorta di equidistanza che sempre di più ha indebolito le forze anti-imperialiste e anti-capitaliste presenti nel nostro paese.