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- osservatorio - mondo multipolare - 04-10-08 - n. 244
L’Ecuador, l’America Latina e le nuove alternative
di Ángel Guerra - La Jornada
02/10/08
La schiacciante vittoria referenderaria ottenuta dalla nuova Costituzione in Ecuador, conferma il consolidamento di un rapporto di forze in America Latina e nei Carabi che, per via politica, permette di assestare delle sconfitte cruciali alle elite locali e al sistema di dominazione imperialista.
Si tratta, infatti, di una grande vittoria del popolo equadoregno e del presidente Rafael Correa, cui la maggioranza ha rinnovato piena fiducia.
Ora l’Ecuador è uno Stato giuridicamente plurinazionale che proclama lo sviluppo sostenibile e l’equa redistribuzione della ricchezza, la difesa del suo patrimonio con un’economia solidale, l’illegalità del latifondo, la proibizione delle basi straniere, ed è votato alla democrazia partecipativa.
Questi sono alcuni dei principi fondamentali approvati nel testo, risultato delle lotte popolari insieme all’esperienza e alla coscienza maturate, una vittoria altrimenti impossibile di fronte ad una frenetica campagna mediatica gestita dall’oligarchia, i boss locali, la destra, la gerarchia cattolica e con la supervisione di Washington. Il nuovo ordine costituzionale condanna alla scomparsa quelli che hanno vissuto una secolare condizione privilegiata basata su un regime di saccheggio, dipendenza, esclusione e razzismo.
Le esperienze venezuelana, boliviana ed equadoregna dimostrano che usando in modo intelligente lo stretto margine istituzionale di un’oligarchia indebolita, attraverso battaglie politiche complesse e difficili, le forze popolari possono ottenere importanti cambiamenti sociali.
Combinando una vigorosa mobilitazione sociale con l’esercizio del voto, sono giunti al governo e da lì hanno fatto fare passi avanti a progetti profondamente popolari, democratici ed umanisti, affratellati nell’unità ed integrazione latinoamericana e caraibica. Dal governo e con la forza del voto, hanno aperto spazi giuridici, politici e istituzionali per costruire un potere popolare che permette di smantellare le strutture oligarchiche e le politiche neoliberali, creando le condizioni oggettive e soggettive per la liberazione e la piena realizzazione dei settori emarginati, oppressi, discriminati e sfruttati.
Venezuela, Bolivia, Ecuador e la rivoluzione Cubana stanno facendo i rispettivi percorsi di liberazione nazionali all’interno di stretti rapporti di cooperazione e solidarietà, fra di loro e con i governi che condividono - senza discriminanti ideologiche - la crescita dell’indipendenza, l’unità e l’integrazione regionale. La prima grande prova del fuoco di questo processo è stata la sconfitta dell’Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA); l’ultima, la conferenza dell’UNASUR a Santiago del Cile. Nel tragitto, sotto la spinta - di valore inestimabile - di Hugo Chávez, sono nate l’Alternativa Bolivariana per la nostra America (ALBA), Petrocaribe, l’Operazione Miracolo, la stessa UNASUR, la Banca del Sud ed altre iniziative finalizzate all’integrazione, tra cui il Consiglio di Difesa Sudamericano spinto da Lula da Silva.
Nel frattempo, l’economia capitalista mondiale sotto l’egemonia statunitense, si avvia verso un abisso imprevedibile, trascinata da insostenibili guerre coloniali e crescente spesa militare, il consumismo, la corruzione sfrenata, la cupidigia speculativa e lo sperpero di risorse rinnovabili e non rinnovabili che condannano alla fame centinaia di milioni di persone, e tutti noi, al biocidio.
Si sta accelerando il riassetto geopolitico planetario, con nuovi spazi di potere economico e politico regionali. In America Latina e nei Carabi, le grandi lotte popolari degli ultimi anni hanno rafforzato le basi storiche, culturali e politiche per approfondire l’unità e l’integrazione, creando valide esperienze per la nascita d’alternative di convivenza sociale basata sulla fratellanza umana, l’equità, la diversità e la cura di madre natura.
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