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- osservatorio - mondo multipolare - 14-10-08 - n. 245
Dichiarazione Finale della Conferenza Internazionale di Economia Politica
Risposte del Sud alla Crisi Economica Mondiale
Caracas, 11 ottobre 2008
Realizzata a Caracas, Venezuela, i giorni 8, 9, 10 e 11 di Ottobre del 2008 con la presenza di accademici e ricercatori di Argentina, Australia, Belgio, Canada, Cile, Cina, Corea del Sud, Cuba, Ecuador, Spagna, Stati Uniti, Francia, Inghilterra, Messico, Perù, Uruguay e Venezuela, la Conferenza Internazionale di Economia Politica: “Risposte del Sud alla Crisi Economica Mondiale” ha promosso un ampio dibattito sull’attualità economica e finanziaria della economia mondiale, le nuove prospettive, sfide per i governi e i popoli del Sud davanti alla crisi finanziaria internazionale.
L’incontro ha valutato che la situazione si è aggravata nelle ultime settimane. Dalle crisi ripetute dei mercati finanziari dei paesi centrali, si è passati alla rapida trasformazione in una crisi internazionale di enorme gravità. Tutto ciò colloca i paesi del sud in una situazione piuttosto compromessa.
La crisi minaccia l’economia reale e, se non si passa ad azioni energiche e immediatamente effettive, ciò può ripercuotersi in maniera spaventosa sui popoli del mondo, in particolare sui settori già deboli e subalterni.
La vulnerabilità delle monete, gli squilibri finanziari e la probabile grave recessione smentiscono oggi il mito neoliberale intorno alla bontà della deregulation dei mercati e la solidità e affidabilità delle attuali istituzioni finanziarie, così come mettono in discussione seriamente le basi dell’attuale sistema capitalista. I contributi presentati nel seminario hanno posto in rilievo il processo della crisi scatenatasi dall’agosto 2007 ed il fallimento delle crescenti concessioni, salvataggi e prebende attraverso l’intervento dello stato nei paesi capitalisti sviluppati per salvare i rifiuti di un sistema finanziario mondiale già disarticolato.
Né l’interventismo statale gigantesco che si è osservato nelle ultime settimane per salvare enti disarticolati e svuotati dalla speculazione, né il massivo indebitamento pubblico sono alternative plausibili per uscire dalla crisi. La dinamica attuale anima nuove ronde di concentrazione del capitale e, se non esiste una ferma opposizione dei popoli, si amplificherà ancora di più ed in forma perversa la prospettiva di ristrutturazione solo per salvare settori privilegiati. Ciò potrebbe significare inoltre il pericolo di un ritorno ad una tendenza all’autoritarismo nel funzionamento del capitalismo, che già si manifesta, come segnale molto regressivo, nell’aumento nella discriminazione e nel razzismo verso le popolazioni emigranti dai paesi del Sud verso i paesi del Nord.
Mantenendosi le attuali tendenze alla ristrutturazione del sistema capitalista si avranno enormi costi produttivi e sociali e la già molto fragile sostenibilità ambientale potrebbe essere ulteriormente colpita. La necessità di riadattare la architettura economica e finanziaria internazionale è oggi ineludibile. Dentro tale prospettiva si iscrive la necessità di una uscita post-capitalista, denominata dal Venezuela come Socialismo de XXI secolo.
In un momento critico come l’attuale, le politiche nazionali e regionali debbono dare la priorità alle spese sociali e proteggere le risorse naturali e produttive. Gli stati debbono introdurre misure urgenti di regolazione finanziaria per proteggere il risparmio, continuare a muovere la produzione e combattere il pericolo della perdita del caos attraverso immediati controlli di cambio e movimenti di capitali.
La chiave di svolta sarà in questo senso sviluppare la maggior complementarietà e la integrazione commerciale regionale in forma equilibrata, potenziando le capacità industriali, agricole ed energetiche e delle infrastrutture. Iniziative come l’ALBA e la Banca del Sud dovranno ampliare il loro raggio di azione e consolidare la propria prospettiva verso una maggiore integrazione alternativa che includa una nuova moneta comune, nella prospettiva di una nuova architettura finanziaria mondiale che renda possibile un altro assetto del Sud nella divisione internazionale del lavoro.
In questo contesto si deve valorizzare l’importanza di un congiunto di apporti e proposte della economia sociale che promuovono la dignificazione del lavoro e l’articolazione locale di fronte agli impatti della crisi.
Su scala globale, bisogna continuare con le inchieste per una profonda riforma del sistema monetario finanziario internazionale, che implichi la difesa dei risparmi e la canalizzazione degli investimenti alle necessità prioritarie dei popoli. Si deve rompere con il permanete ripetersi di un sistema che beneficia centralmente la speculazione, approfondisce le differenze economiche e castiga particolarmente i paesi ed i settori più esposti.
Allo stesso modo, devono crearsi nuove istituzioni economiche (multilaterali), su nuove basi, che dispongano della autorità e degli strumenti per agire contro l’anarchia della speculazione. Da ciò diventano indispensabili gli interventi urgenti da parte delle autorità nazionali che sfidino i fondamenti del mercato e proteggano le finanze dei popoli colpiti. La crisi risveglia interessi comuni fra i popoli di tutte le nazioni. A partire da queste analisi e considerazioni, la conferenza internazionale di Economia Politica “Risposte del Sud alla crisi economica mondiale”, è giunta alle seguenti conclusioni:
Conclusioni e raccomandazioni per l’azione:
1. Partiamo dalla seguente caratterizzazione della situazione economica mondiale: ci troviamo di fronte ad una situazione inedita a livello mondiale. La crisi economica e finanziaria si è aggravata ed ha accelerato enormemente negli ultimi giorni. Il suo sviluppo futuro, oltre ad essere difficilmente prevedibile, può prendere da un giorno all’altro tinte drammatiche.
2. La crisi ha avuto un epicentro iniziale negli USA e nei mercati di borsa; però nei fatti già è una crisi mondiale che danneggia tutto il sistema finanziario e contamina in maniera crescente l’apparato produttivo. La crisi sta avendo un impatto speciale ora in Europa Occidentale ed Orientale.
3. Di fronte alla aspettativa iniziale che l’America Latina potesse restare fuori dalla crisi e che era “blindata”, già esistono alla data di oggi contundenti manifestazioni della certezza dei prossimi impatti. Non solo c’è da aspettarsi un deterioramento prolungato del commercio estero, ma anche uno shock finanziario molto violento nel brevissimo tempo. Più è internazionalizzato il sistema bancario e la borsa valori, maggiore è la fragilità.
4. Diamo questi suggerimenti coscienti che nelle crisi ci sono sempre vincitori e perdenti. La nostra scommessa è quella di prendere le misure che garantiscano il benessere ed i diritti dei nostri popoli, del congiunto di cittadini e cittadine e non di soccorrere i banchieri responsabili come sta avvenendo in Europa e negli USA.
Partendo da questo nuovo scenario, e dalla sua accelerata complicazione, consideriamo necessario stabilire le seguenti raccomandazioni di azione, alcune delle quali necessariamente devono svilupparsi attraverso le decisioni politiche urgenti ai più alti livelli.
Di fronte a ciò deve considerarsi la realizzazione di un Vertice Straordinario dei Presidenti dell’America Latina e dei Caraibi, o al meno della UNASUR.
Sul sistema bancario
- davanti al collasso del sistema finanziario internazionale, gli Stati della regione devono farsi carico immediatamente della custodia dei sistemi bancari sotto la forma del controllo, intervento o nazionalizzazione senza indennizzo seguendo il principio della nuova Costituzione dell’Ecuador che proibisce la statalizzazione del debito privato. (Art. 290 – punto 7 –: “si proibisce la statalizzazione dei debiti privati”.)
- La funzione di queste misure è prevenire la fuga di capitali all’estero; la fuga cambierebbe, il trasferimento dei fondi dalle succursali dei banchi stranieri alle casse madri e l’intasamento del credito da parte delle banche che non prestano i fondi che ricevono.
- Bisogna chiudere i rami off-shore del sistema bancario di ogni paese, che costituisce solo uno scudo di regolazione e fiscale pericolosissimo in queste circostanze, nei quali le difficoltà di liquidità provocherebbero effetti da sifone dalla periferia.
- Deve rafforzarsi la supervisione delle banche ed i meccanismi di stretta regolazione che rendano trasparente la situazione reale dei sistemi bancari nazionali come depositari dei risparmi della popolazione (dato il carattere dei servizi finanziari come servizio pubblico). Una di queste misure dovrebbe garantire un minimo di investimento nazionale dentro gli attivi liquidi del sistema (coefficiente di liquidità domestica).
- Si deve incoraggiare la promozione popolare non lucrativa amministrata dalle popolazioni ubicate nei territori di insediamento di queste entità per lo sviluppo locale.
- In caso di intervento, gli Stati devono recuperare i costi del salvataggio con il patrimonio delle banche ed il diritto di replica sul patrimonio degli azionisti e degli amministratori.
Nuova architettura finanziaria
- L’assenza di politiche monetarie coordinate produce una guerra di “svalutazioni competitive” che aggrava la crisi e scatena rivalità dentro le nostre economie, impedendo una risposta coordinata della regione, ed inoltre minaccia strutturalmente l’avanzamento dell’integrazione come l’UNASUR. Perciò dovrebbe darsi un segnale chiaro di un accordo monetario latinoamericano che di maniera immediata mostri le ulteriori possibilità di protezione delle nostre macroeconomie. Così la definizione di un sistema di compensazione di pagamenti basato su una cesta di monete latinoamericane garantirebbe ad ogni paese i mezzi di liquidità necessaria addizionali che permetterebbero separarsi dalla logica della crisi del dollaro.
- Nello stesso segno della costruzione istituzionale per la blindatura delle nostre economie, si richiede una maggiore articolazione delle banche centrali, superando il dogmatismo neoliberale con un maneggio molto più efficiente e opportuno delle riserve internazionali. In questo senso è importante avanzare nella proposta di un fondo del sud alternativa all’FMI con disponibilità di liquidità contingente e emergenza di cassa fiscale o bilancio di pagamenti.
- Approfittando dell’ampliamento delle riserve eccedenti di ogni paese provocato dalla creazione di mezzi di pagamento addizionali con il sistema di compensazione di pagamenti (diritti regionali di giro) e dall’esistenza del Fondo Comune del Sud assicurando un funzionamento democratico e non riproducendo la logica delle organizzazioni finanziarie multilaterali di credito. Questa Banca deve essere il cuore della trasformazione della già esistente rete di banche di sviluppo latinoamericane, orientate verso la ricostruzione degli apparati produttivi basati sui diritti umani fondamentali.
- È indispensabile ratificare nei paesi che lo hanno, e stabilire dove non è organizzato, il controllo dei cambi al fine di proteggere le riserve e impedire l’uscita dei capitali.
- Nel segno della sospensione dei pagamenti che ha imposto al sistema finanziario internazionale si impone che i paesi della regione considerino la sospensione del pagamento dell’addebito pubblico. La misura punta a proteggere in forma transitoria la sovranità delle risorse minacciate dalla crisi per evitare uno svuotamento delle tesorerie dei paesi.
- L’America Latina ed i Caraibi devono apprendere da ciò che sta accadendo in Europa, dove ogni paese tenta di risolvere la crisi per conto suo. Ciò esige il potenziamento dei meccanismi d’integrazione alternativa in sviluppo nella regione.
Emergenza sociale
- Proponiamo di costruire Fondo Regionale di Emergenza Sociale per assicurare immediatamente la sovranità alimentare ed energetica, così come per affrontare l’acuto problema delle migrazioni e del taglio delle rimesse. Questo Fondo potrà funzionare nel Banca del Sud o nella Banca dell’Alba.
- Seguendo il principio di non sostenere i banchieri ma i nostri popoli, devono mantenersi i bilanci pubblici per la spesa sociale e prevedere il suo incremento davanti agli imminenti effetti della crisi internazionale sui nostri popoli, essendo le priorità: sicurezza dell’occupazione, reddito universale, salute ed educazione pubblica, casa.
Organismi finanziari
La crisi finanziaria internazionale ha messo in evidenza la complicità dell’FMI, della Banca Mondiale e del BID con i banchieri transnazionali che hanno provocato il collasso attuale con le loro terribili conseguenze sociali. Il discredito di questi organismi è palese. C’è l’opportunità che i paesi della regione, seguendo l’esempio della Bolivia, si ritirino dal CIADI. E riprendendo la raccomandazione del Venezuela, si ritirino dall’FMI e dalla Banca Mondiale e inizino ad aiutare la costruzione di una nuova architettura finanziaria internazionale.
Vi invitiamo alla Seconda Conferenza Internazionale di Economia Politica “Risposte del Sud alla Crisi Economica Mondiale”, che si terrà a Caracas nel primo quadrimestre dell’anno 2009.