di Marco Zoboli – Dip. Esteri PdCI
Questa è una notizia di quelle che passano inosservate nei media occidentali non per la sua marginalità ma bensì per la sua portata storica. Spiegare agli italiani ed agli europei che il mondo si muove, si trasforma, muta nei suoi rapporti di forze, senza che l’Europa sia attore risulta difficile e controproducente. Molti analisti nostrani sono rimasti ancorati all’idea che l’Iran rimane un potenziale bersaglio militare, così appariva l’hanno scorso per molti che prendevano seriamente in considerazione le continue minacce statunitensi dell’amministrazione Bush. Il comunicato stampa dell’OCS ci fa sapere che lo status di membro a pieno titolo della potenza regionale iraniana verrà discussa e probabilmente formalizzata nel vertice dei capi di stato dell’OCS di giugno a Ekaterimburgo, negli Urali.
Il Ministro degli esteri iraniano Mottaki in una nota ribadisce l’interesse del proprio paese di aderire all’OCS entro l’anno, e di avere già formalizzato la richiesta, andando così ad aggiungersi ai paesi fondatori di Russia, Cina, Kazakistan, Kirgikistan, Tgikistan e Uzbekistan (rimangono con lo status di osservatori India, Pakistan e Mongolia). Come effetto immediato di questo avvicinamento possiamo osservare il vertice del 17 febbraio passato, a Mosca, tra il Ministro della difesa russo Anatoli Serdiukov e il suo omologo iraniano Mustafà Mohammed Nayar dove all’ordine del giorno “le parti pianificano di ampliare la cooperazione bilaterale mettendo in atto accordi raggiunti precedentemente in ambito militare”.
Che in buona sostanza significa che la Russia sbloccherà le forniture militari relative agli apparati antiaerei S-300 (800 milioni di dollari), che hanno scaturito molteplici malumori e condanne da parte di Usa e Israele. Questa cooptazione dell’Iran dei paesi dell’OCS, muterà enormemente i rapporti di forza dell’area, renderà sempre più difficile per gli Stati Uniti di Obama mantenere un atteggiamento di minacciosa ostilità, sarà la diplomazia a parlare e non è escluso che si cercherà di barattare l’interruzione del programma nucleare iraniano con lo scudo antimissile in Europa Orientale. Una delle difficoltà maggiori per l’amministrazione statunitense sarà quella di controllare l’avventurismo israeliano come dimostrato anche dai recenti drammatici eventi nella striscia di Gaza.
E’ proprio di pochi giorni or sono la denuncia del giornale inglese “The Daily Telegraph” relativa ai piani bellici israeliani contro la repubblica islamica. Il giornale britannico sostiene che Israele avendo rinunciato alla strategia bellica di colpire direttamente l’Iran, sta sviluppando una “guerra segreta” diretta all’eliminazione fisica degli alti responsabili e dei tecnici che lavorano all’arricchimento dell’uranio, nonché al sabotaggio. Questa operazione condotta dal Mossad ha già portato all’uccisione dello scienziato Hassan Bul e di altri membri chiave, come
denuncia anche il sito informativo telematico cinese “Popolo in Linea”. L’assetto geopolitico multipolare che si sta definendo a livello globale richiede un alto livello di comprensione del reale a cui l’Europa, a partire dal nostro paese, non è preparato. Il semplice fatto che nonostante tutto si continui a perorare la causa di quel blocco obsoleto e controproducente che si chiama Alleanza Atlantica la dice lunga sul livello di autonomia politica che gode il nostro continente.