www.resistenze.org
- osservatorio - mondo multipolare - 05-12-11 - n. 388
da www.jornada.unam.mx/2011/12/04/edito
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
CELAC: progresso storico
La Jornada - Editoriale del 4 dicembre 2011
Il summit della Comunità di Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC), svoltosi a Caracas tra venerdì e sabato con la partecipazione di capi di Stato e di alti rappresentanti di 33 paesi della regione, si è concluso ieri con l'approvazione unanime della dichiarazione e del piano d’azione corrispondenti, e con convergenze importanti, espresse nei rispettivi comunicati, relative a temi come il blocco statunitense a Cuba e la sovranità dell'Argentina sulle isole Malvinas.
Forse però il risultato più importante del vertice realizzato nella capitale venezuelana è la formazione stessa di un nuovo organismo continentale senza Stati Uniti e Canada. Il fatto riveste importanza storica, perché fornisce alle nazioni situate a sud del Rio Bravo un meccanismo equo di cooperazione, integrazione, risoluzione di conflitti e attenzione a problemi comuni, compiti che l'Organizzazione degli Stati Americani (OEA) non ha potuto svolgere per una ragione fondamentale: la sua subordinazione ai piani del Dipartimento di Stato USA e la sproporzione connessa ad un foro in cui coesistono il potere egemonico statunitense con nazioni latinoamericane che, nel corso della loro storia, sono state vittime di ogni tipo di aggressioni, pressioni, ricatti ed ingerenze politiche, economiche, militari e diplomatiche da parte della superpotenza.
Oltre ad essere segnale probatorio della proiezione neocolonialista di Washington nella regione - o magari precisamente per quello scopo - negli ultimi anni l'OEA ha mostrato la sua inoperosità nel contribuire allo sviluppo economico, al rafforzamento della sovranità e alla democratizzazione dei nostri paesi. Ne è un esempio relativamente recente l'incapacità di tale organizzazione a far fronte al colpo di Stato che ebbe luogo in Honduras verso la metà di due anni fa, e liquidato con l'elezione di un nuovo regime di discussa legittimità.
In contrasto con quella storia di sottomissione e d’ingerenza, le nazioni dell'America Latina hanno continuato a forgiare per conto proprio diverse istanze multilaterali nell'ambito della cooperazione economica (la Comunità dei Caraibi, il Mercosur, la Comunità Andina, il Sistema d'Integrazione Centroamericana) ed in quello della gestione politica e diplomatica, come dimostra la costituzione di parlamenti regionali (quello Andino, il Centroamericano, il Latinoamericano), e di meccanismi di risoluzione dei conflitti, come il Gruppo Contadora ed il successivo Gruppo di Rio. La nascita della CELAC non è, dunque, il risultato di uno spirito momentaneo, bensì di un processo di grande respiro per ottenere uno spazio di deliberazione regionale, che sia molto più vicino al principio di equità e di democrazia tra le nazioni del subcontinente.
Per questi motivi, benché per il momento i rappresentanti dei 33 paesi componenti il nuovo organismo non pianifichino di sostituirlo all’organizzazione emisferica, è possibile ed auspicabile che, se avrà successo, la CELAC finisca per rimpiazzare l'entità capeggiata da José Miguel Insulza. Per il momento, i capi di Stato riuniti ieri e l'altro ieri a Caracas hanno incominciato a muovere alcuni passi simbolici in senso opposto all'orientamento storico dell'OEA, come la decisione di celebrare il summit della CELAC nel 2014 a Cuba, nazione ingiustamente esclusa dall'entità emisferica tra il 1962 e il 2009.
Certamente la strada è lunga ed è prevedibile che la nascente comunità affronti sfide endogene ed esogene importanti. Fra le prime bisogna sottolineare la divisione politica che affronta la regione, che si manifesta in governi tanto dissimili come, ad esempio, quelli guidati dal venezuelano Hugo Chávez e dal colombiano Juan Manuel Santos, e che si è aggravata per le recenti svolte a destra in Cile, Panama, Honduras e Guatemala.
A nessuno sfugge che tali differenze si siano espresse, in più di un'occasione, in dissensi e scontri diretti fra i vari capi di Stato e di governo del continente, ed è possibile che questo fattore pesi negativamente sui processi decisionali all’interno del nuovo organismo. Molto più gravi, in ogni caso, sono i prevedibili tentativi della diplomazia statunitense - stando ai precedenti storici - di corrompere, squalificare e perfino silurare la nascente organizzazione. C’è da sperare che i governi della regione abbiano la capacità, la volontà e l'intelligenza necessarie per scansare tali difficoltà e consolidare il meccanismo, perché se qualcosa c’è da lamentare del vertice inaugurale della CELAC, è che non si sia svolto anni fa.
da www.ain.cu/2011/diciembre/03eg-CELAC-declaracion.htm
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
CELAC approva all'unanimità la Dichiarazione Finale di Caracas
L'Avana, 3 dicembre 2011 - AIN
(estratti)
Con l'approvazione unanime della Dichiarazione Finale di Caracas e l’affidamento della presidenza al Cile, si è conclusa oggi in Venezuela il summit fondatore della Comunità di Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC).
Presidenti, primi ministri e capi di delegazioni dei 33 paesi aderenti al nuovo organismo regionale, hanno espresso comune posizione nel ratificare il loro accordo sui 18 documenti dibattuti durante le sedute nei due giorni dello storico appuntamento.
Al termine delle risoluzioni è stata approvata senza alcuna obiezione e dopo adeguata discussione - ha affermato il presidente Hugo Chávez - il documento finale della riunione: la Dichiarazione di Caracas.
Allo stesso modo si è concordato il Piano d’Azione della CELAC, che - ha precisato il capo di Stato sudamericano - deve essere compiuto da tutti gli Stati membri, e specialmente dai membri della cosiddetta troika: Venezuela, Cile e Cuba, rispettivamente paese uscente, nuovo presidente pro témpore, e prossima sede.
(...)
Tra i 22 documenti sottoscritti vi sono comunicati sulla necessità di mettere fine al blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti contro Cuba e sul riconoscimento del diritto dell'Argentina sulle Isole Malvinas.
Inoltre, è stata approvata la dichiarazione speciale sulla difesa della democrazia e dell'ordine costituzionale dei paesi membri della CELAC.
Analogamente sono stati concordati testi politici inerenti l’impegno all'inclusione sociale, alla sicurezza alimentare e nutrizionale, alla situazione dei diritti umani delle persone emigranti ed allo sviluppo sostenibile della Comunità degli Stati Caraibici (CARICOM).
Si sono approvati altri comunicati sulla solidarietà con Haiti; contro la speculazione finanziaria ed eccessiva volatilità dei prezzi degli alimenti; sul riconoscimento del Paraguay come paese in via di sviluppo senza litorale marittimo; sulla coca originaria ed ancestrale, patrimonio nazionale di Bolivia e Perù.
Sono stati firmati altri testi in appoggio all'iniziativa ecologica Yasuní-ITT-CALC-CELAC, in Ecuador, alla situazione centroamericana d’emergenza dovuta alle basse pressioni tropicali; si è pure deciso di dichiarare il 2013 anno internazionale della quinoa (grano commestibile proveniente dalla Bolivia).
Inoltre, si sono ratificati documenti che raccolgono il sostegno alle strategie di sicurezza del Centroamerica; l'eliminazione totale di armi nucleari; il saluto al ventesimo anniversario dell'agenzia brasiliano-argentina di Contabilità e Controllo dei Materiali Nucleari (ABAC)
Tra le risoluzioni concordate figurano anche l'appoggio alla lotta contro il terrorismo, in tutte le sue forme e manifestazioni; la lotta sulla questione mondiale della droga e del narcotraffico.
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