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- osservatorio - mondo multipolare - 06-02-13 - n. 439
L'America Latina è avanzata nei confronti dell'Europa, ma non verso i suoi popoli
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
30/01/2013
L'economia cresce, le entrate pubbliche sono in crescita e vi è un aumento della spesa; ma continuano le disuguaglianze e le minacce ai movimenti sociali
Audizione di James Petras da CX36 Lunedi 28 gennaio 2013, Radio Centenario da Montevideo (Uruguay). www.radio36.com.uy
Efrain Chury Iribarne: Prima di tutto, vogliamo chiederti una valutazione della riunione tenutasi a Santiago del Cile della Comunità di Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC); così come del vertice CELAC - Unione Europea.
JP: Prima vorrei far notare le controparti di queste riunioni. I paesi della CELAC mostrano un volto di forte crescita di contro alla depressione e recessione europea. Mentre l'Europa è con grandi debiti, la sua economia stagnante, senza prospettive, con tassi di disoccupazione astronomici, l'America Latina nel suo insieme mostra segnali di crescita economica e migliori programmi sociali, di quelli che possiamo vedere in Europa. D'altra parte, i paesi che integrano la CELAC hanno eletto come presidente Raul Castro, ciò rappresenta un ripudio della politica statunitense che cerca di bloccare Cuba. Il fatto che Raul Castro sia il presidente del blocco fino alla prossima riunione è un buon segnale di crescita dell'indipendenza della regione.
Ma non tutto va bene in America Latina, dobbiamo annotare diversi problemi oltre i miglioramenti che abbiamo riconosciuto. Nonostante la crescita, le disuguaglianze continua a crescere tra le classi superiori e i lavoratori. In secondo luogo, i grandi capitali pagano imposte molto basse per finanziare programmi sociali, sfuggono dalle imposte attraverso vari meccanismi. In terzo luogo, vi è il fatto che gran parte della prosperità deriva dall'esportazione di materie prime, e la mancanza di diversificazione dell'economia totalmente dipendente dalla esportazione di prodotti agricoli - minerali e petrolio, e ciò è sempre un pericolo, in quanto la dipendenza non sostenersi in modo stabile. Infine abbiamo la distruzione dell'ambiente e la criminalizzazione dei movimenti sociali che sono ancora un fattore, nonostante la presunta prosperità.
La crescita dei ricavi è molto concentrata. D'altra parte, i movimenti sociali che cercano di migliorare le condizioni di vita, continuano ad affrontare problemi. Ieri, per esempio, in Brasile, è stato ucciso un leader del Movimento dei Senza Terra a Rio de Janeiro, un tagliatore di canna da zucchero, che era leader dell'occupazione di un edificio abbandonato dai loro proprietari; alcuni uomini armati, ovviamente, legati ai proprietari del terreno, lo hanno ucciso mentre era in sella alla sua bicicletta. E questo è molto più grave di quello che riconoscono i media.
Le cifre a disposizione dicono che le minacce di morte in Brasile si sono triplicate nel corso degli ultimi due anni, e questo fa parte della realtà.
Quindi, vogliamo fare un doppio raffronto in America Latina. Di cospetto all'Europa, ovviamente, l'America Latina è avanzata. Ma nei confronti del popolo, continua ad avere gli stessi vecchi problemi, tra i benestanti e i lavoratori.
EChI: Qual è il tuo parere su ciò che succede con la Francia che consolida la sua invasione colonialista in Mali, pur mantenendo l'attacco imperiale alla Siria, mentre la Turchia continua a consolidare il suo ingresso nell'Unione Europea.
JP: Ovviamente l'Europa dopo vari anni dove è stata un fattore minore nell'imperialismo mondiale, ha assunto un ruolo più attivo, a partire con la Libia, poi la Siria e ora nel Mali. Ciò che succede è che gli europei non possono consolidare un regime coloniale e neo-coloniale. Questo è quello che è successo in Libia: hanno rimosso un governo progressista come quello di Muammar Gheddafi, che ha fatto molte cose positive per l'economia africana, e lo sostituiscono con qualche cosa, con gli islamisti, terroristi, armati, un caos.
Lo stesso stanno facendo adesso in Siria, gli islamisti stanno portando avanti atti terroristici e distruggono il paese. Adesso, nel Mali, i francesi avanzano. Quello che succede è che l'Europa ha una capacità militare, ma non ha alcuna capacità politica per imporre un regime stabile che genera la ricchezza che vogliono raggiungere.
In ogni caso, in Libia hanno distrutto un governo, distrutto stabili relazioni economiche, e non possono imporre un regime che possa raggiungere la legittimità, la stabilità, e governare in favore dei colonialisti. Lo stesso sta accadendo in Siria, attaccano il governo e distruggono le infrastrutture, la capacità produttiva, e prima o poi il paese finirà per esser distrutto.
Ora, nel Mali, i francesi avanzano con aerei da guerra e carri armati, e possono assumere le città, ma non possono governare. Nel momento in cui la Francia ritira le truppe, gli insorti torneranno, con la differenza che i francesi stanno distruggendo tutto ciò che esisteva prima e lasceranno il paese peggio di prima.
Quindi, il neocolonialismo non ha la capacità né la forza né l'appoggio sufficiente per sostenere realmente un impero coloniale come nel XIX secolo e gli inizi del XX secolo.
Quindi si tratta di una vittoria di Pirro, ciò che conquistano lo bruciano, una forma di impero veloce ma che cade altrettanto rapidamente. Gli europei si sbagliano pensando che possono tornare alla "gloria" del XVIII e XIX nel contesto attuale. Ci sono troppi fattori conflittuali, sufficientemente sviluppati, per stabilire un qualsiasi progetto coloniale in questa epoca.
EChI: Come sempre, ti lascio il tempo per riferirci i temi sui quali stai lavorando.
JP: Beh, voglio commentare vari punti. In primo luogo la terribile tragedia, l'incendio in un club notturno in Brasile. Tutti parlano dell'incidente, ma dove sono le regole, dove è la sicurezza, dove sta la preparazione e l'intervento statale per far si che questi club funzionino in modo sicuro. Abbiamo visto in Argentina e in altri paesi, compresi gli Stati Uniti che questi club operano interamente fuori dalla legge e i morti sono il risultato dell'inefficienza e dell'incapacità dello Stato di imporre regole sicure per i clienti. Dobbiamo poi indagare non solo i proprietari dei club, ma anche i funzionari incaricati di garantire la sicurezza in questi club.
In Asia bruciano i lavoratori, in America Latina e negli Stati Uniti, si bruciano persone che cercano qualche divertimento. Quindi non è solo una tragedia per piangere, ma è il momento di prendere in considerazione che lo Stato che non interviene e non impone condizioni di sicurezza, è anch'esso colpevole.
In secondo luogo, mi riferisco alla riunione del grande capitale e degli economisti a Davos, una città della Svizzera, dove si sono riuniti i grandi banchieri e i governanti, ossia la classe dominante mondiale per discutere delle condizioni economiche. Da ciò che si è potuto sapere non c'è ottimismo.
Il mondo capitalista è molto preoccupato, tutta la situazione finanziaria è molto precaria, non so fino a che punto gli Stati Uniti sono in grado di superare i loro problemi di bilancio e raggiungere la solidità economica, in Europa non ne parliamo. Ciò che si deve dire è che Davos è un modo di concettualizzare una nuova forma di gettare la crisi sulle spalle dei lavoratori, nulla di positivo può venire fuori che favorisca le classi popolari. I grandi capitali si riuniscono ogni anno per progettare politiche che favoriscono i loro interessi e ai danni dei lavoratori.
Speriamo che i lavoratori, impiegati, operai abbiano la capacità di convocare una riunione internazionale di queste dimensioni, con un programma d'azione e un piano di lotta, ma sembra che i capitalisti sono più coscienti dei propri interessi internazionali che i lavoratori.
Un altro punto che vorrei menzionare rapidamente, è l'accordo raggiunto tra l'Iran e l'Argentina, per formare una commissione che indaghi sull'omicidio degli ebrei nell'atto terrorista del 1994 (attentato contro la AMIA). E' una misura molto importante e il cancelliere argentino Hector Timerman deve essere citato per la sua positiva gestione. Ora, ciò che è interessante rimarcare è che i sionisti in Argentina e il governo di Israele sono contrari. Vogliono manipolare l'accusa contro l'Iran per scopi politici, senza prendere in considerazione se davvero i colpevoli sono iraniani, vogliono semplicemente manipolare per demonizzare l'Iran.
Mentre il governo di Cristina Fernandez e il governo iraniano, hanno deciso di nominare un collegio di cinque giudici indipendenti, che non sono né argentini e né iraniani per indagare su prove e testimonianze e giungere ad una conclusione definitiva, tirando fuori l'intervento israeliano che cerca di usare l'incidente per promuovere l'aggressione contro l'Iran. Credo che gli israeliani sono i grandi perdenti in questo accordo.
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