www.resistenze.org - osservatorio - mondo multipolare - 23-09-13 - n. 467

TAFTA. Assegni in bianco per l'imperialismo nordamericano

A.C. | unidadylucha.es
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Nel suo messaggio sullo stato dell'Unione del febbraio scorso, Barack Obama, in riferimento all'Unione Europea, manifestava la necessità di "forgiare un'alleanza economica forte come le nostre alleanze diplomatiche e di sicurezza'', che vuole concretizzarsi nel Trattato di Libero Commercio e Investimento tra l'UE e gli USA (TAFTA, nel suo acronimo in inglese).

Davanti alla proposta di Obama, l'entusiasta reazione dei suoi pari europei non si è fatta attendere. Nonostante alcune divergenze da parte della Francia, dalla Merkel a Cameron, passando per gli illustri membri della Commissione Europea, si sono mostrati favorevoli al TAFTA al punto che hanno accelerato le discussioni preliminari per la sua configurazione, in modo che possa iniziare a essere una realtà nel 2014. A priori l'argomentario che brandiscono può sembrare di un certo peso: far parte del più grande blocco economico del mondo, che accoglierà il 50% del PIL mondiale e un terzo degli scambi di mercato; l'articolazione di un ''ponte d'investimento'' che faciliterà l'espansione delle imprese europee negli Stati Uniti e per estensione, in buona parte del mercato latino-americano; la creazione di posti di lavoro attraverso un maggiore insediamento di filiali di imprese statunitensi in Europa; e un lungo e spurio elenco di mezze verità. Ciò che però pare ignorino i portavoce del TAFTA, il cui maggiore esponente in Spagna è l'infame fondazione FAES con l'ex presidente José María Aznar alla testa, è che la ratifica di un Trattato di Libero Commercio e Investimento tra gli Stati Uniti e l'Unione Europea, porta terribili conseguenze per le condizioni di vita e di lavoro dei più ampi settori operai e popolari del nostro paese.

Anche se ad oggi i contenuti esatti del TAFTA devono ancora concretizzarsi e di conseguenza è ancora in corso un  processo di definizione, sappiamo che saranno suo oggetto di revisione la totalità delle barriere attualmente esistenti per il commercio e gli investimenti tra Stati Uniti e paesi dell'Unione. Di conseguenza ciò implicherà inevitabilmente la rimozione delle diverse barriere di carattere doganale che registrano l'importazione e l'esportazione di merci tra l' UE e gli USA. Queste sono già a un livello basso, salvo alcuni settori specifici (come i prodotti agricoli) e si situano intorno a un magro 4 %, non rappresentando pertanto un ostacolo reale per lo sviluppo dei diversi gruppi monopolistici di una parte e dell'altra dell'Atlantico. Quindi, qual è l'oggetto principale del TAFTA? La sua missione principale non è altro che quella di superare le barriere di natura non doganale, che nelle loro diverse espressioni sono sostanzialmente lesive degli interessi delle grandi imprese transnazionali soprattutto quando, come oggi, lottano duramente contro la tendenza al ribasso del loro tasso di profitto. Quali elementi contempla questo tipo particolare di misura di fronte al libero commercio ed investimento? Si tratta di un lungo elenco che va dai procedimenti di contrattazione pubblica e sovvenzioni, fino alla regolamentazione propria di ogni paese in materie di sicurezza e ambiente, ma che la Fondazione FAES sintetizza letteralmente nel "controllo dello Stato sull'Investimento Estero Diretto; il controllo dello Stato sull'Industria; e la regolazione asimmetrica'' , riferendosi quest'ultima alle diverse politiche e quadri normativi nazionali che "generano impedimenti significativi al commercio e agli investimenti tra l'UE e gli Stati Uniti''. Dopo questo groviglio di così poveri eufemismi si trova il vero obiettivo del TAFTA: eliminare ogni impedimento, per quanto minimo possa essere il suo prezzo, a fronte di un sempre più intenso sfruttamento della classe operaia da parte dei monopoli.

Come accennato, il contenuto esatto del trattato deve essere ancora concretizzato. Tuttavia, questo non impedisce una breve valutazione generale nella prospettiva di alcune delle connotazioni implicite a un accordo di tale importanza. Evidenzia, in primo luogo, la trasformazione che si andrà a produrre nel diritto interno degli Stati membri dell'Unione Europea verso una maggiore armonizzazione normativa rispetto agli Stati Uniti, che irrimediabilmente si risolverà con il peggioramento della legislazione lavorativa, al fine di costruire un ''mercato del lavoro più flessibile e competitivo'' in comune: vale a dire salari da fame, flessibilità estrema e forme di contrattazione sempre più lesive. Allo stesso tempo, nonostante il canto delle sirene degli apologeti del TAFTA circa la possibilità che si apre di fronte alle Piccole e Medie Imprese per la loro estensione sul territorio statunitense, bisogna ricordare che, oltre alle irrisorie fatturazioni di quelle di origine spagnola negli USA (meno di 5000 euro per il 77% delle imprese che esportano lì), la pressione che eserciterà la presenza sempre più profusa delle filiali nordamericane, condurrà alla scomparsa e alla proletarizzazione della maggior parte dei piccoli proprietari non in grado di competere contro gli aggressivi monopoli nordamericani.

Per comprendere appieno la ripercussione geo-economica che causerà il TAFTA nei rapporti di forza internazionali tra i paesi capitalistici, è necessario comprendere la congiuntura cruciale in cui si trova  l'imperialismo oggi. A questo proposito, sono molti gli elementi che segnalano uno scenario di crescente antagonismo tra gli Stati Uniti ed i suoi alleati sussidiari, che mantengono ancora una posizione di predominanza nella piramide imperialista e una serie di paesi con crescenti aspirazioni di carattere regionale e globale, che sfidano lo status quo internazionale nato dopo la vittoria della controrivoluzione in Unione Sovietica ed il consolidamento degli Stati Uniti come potenza egemonica globale. Se a ciò aggiungiamo la sempre più fragile governance economica europea e la cosiddetta ''crisi della zona euro'', che dimostrano le profonde contraddizioni che mantiene al suo interno il progetto monopolista europeo, troviamo un panorama critico per l'imperialismo nordamericano che perde posizioni in tutte le classifiche economiche mondiali e che osserva con timore la possibilità che i loro alleati scelgano preferibilmente per la tutela di Mosca o Pechino, come prestatori di fronte a una possibile crisi del debito. Come esempio di ciò, possiamo citare l'attuale scenario del mercato internazionale di valute, in cui le due monete direttamente collegate al TAFTA (dollaro ed euro) vanno gradualmente ad usurare la loro leadership a favore di altre valute, come il rublo o lo yuan, che vengono proposte come unità di riserva regionale e anche internazionale.

Questo peculiare scenario di multipolarità monetaria mondiale mostra in modo illuminante fino a che punto ognuna delle economie capitaliste del globo sia oggetto di relazioni di interdipendenza, all'interno delle quali nonostante l'intensa lotta nella quale operano (per le risorse energetiche, minerali, o acquifere, nonché per il controllo delle rotte commerciali nelle quali transitano o per determinati punti di interesse geostrategico), si vedono obbligate a rispettare il rigido protocollo delle relazioni internazionali.

O è per caso un fatto fortuito che i paesi BRICS, gli stessi che sono lusingati dall'opportunismo nativo per il loro desiderio ''democratizzatore'' contro l'autoritarismo nordamericano, mantengono la maggior parte delle loro riserve in dollari e allo stesso tempo sono tra i principali detentori di riserve globali di tale valuta, in particolare Cina e Russia?

Come diceva Cicerone, ''le  ostilità occulte e silenziose sono peggiori di quelle aperte e dichiarate''.


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