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Il 51° anniversario dell'Unione africana e l'illusoria promessa di unità

Su tutto il continente e sulla Diaspora, l'imperialismo serra la sua presa sui popoli

Abayomi Azikiwe | panafricannews.blogspot.it
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

28/05/2015

Il 25 maggio 2014 ha segnato il 51° anniversario dalla fondazione dell'Organizzazione per l'unità africana (Oua), il predecessore dell'Unione africana (Ua), che prese il via con la Dichiarazione di Sirte del 1999 e formalmente istituita nel 2002. Lo scorso anno è stato quello delle celebrazioni dell'Ua nel corso delle quali si è molto discusso sugli sviluppi storici del continente dagli anni 1960.

Attraverso un documento accettato dai 54 membri dell'organizzazione con sede ad Addis Abeba (Etiopia), veniva inclusa una proiezione a 50 anni al piano per il 2063. L'obiettivo iniziale dell'Oua era di facilitare la lotta per l'indipendenza in tutta l'Africa, che nel 1963 vedeva oltre 30 paesi figurare come membri delle Nazioni unite.

Tuttavia, negli ultimi dodici mesi la causa dell'unità, la sovranità e l'indipendenza economica africana ha subito pesanti battute d'arresto. In un quadro politico che riflette l'aggravarsi della disunione interna e dei disordini sociali, il ruolo effettivo dell'Ua appare quasi trascurabile all'interno della più ampia divisione internazionale del potere e del processo decisionale a livello mondiale.

Nel corso del recente vertice Africa-Ue tenuto a Bruxelles (Belgio), la volontà politica dell'Ua è stata completamente ignorata. Il Consiglio per la pace e la sicurezza (Cps) aveva stabilito delle linee guida per la partecipazione alla riunione che però sono state disattese dall'Ue, la quale si è fatta beffe di ogni parvenza di autorità e sovranità di questa organizzazione continentale.

Rivelatore dell'intero scenario è il fatto che, nonostante le azioni di aggiramento del Cps effettuate dall'Ue, sono stati ben 36 i capi di stato africani ad aver partecipato al summit. Anche se diversi importanti stati africani hanno rifiutato di mandare i loro presidenti e primi ministri, in aggiunta a quelli che non erano stati invitati come la Repubblica del Sudan e l'Eritrea, l'evento si è comunque tenuto pervenendo ad una serie di dichiarazioni che includono un piano per schierare truppe dell'Unione europea nella ex colonia francese della Repubblica Centrafricana.

Da questa situazione, esce rafforzato il ruolo dell'Ue come fornitore di una notevole quantità di aiuti e investimenti in Africa. Di conseguenza, la maggior parte di questi governi e la stessa Ua non potevano permettersi di boicottare una convocazione giunta dall'Europa.

Questi eventi rappresentano il manifestarsi della continua instabilità nelle diverse regioni geo-politiche in tutto il continente. Il fatto che l'Ua non sia stata in grado di affrontare efficacemente tali problemi e crisi è un elemento chiave per comprendere perché l'Africa non sia rispettata nei corridoi del potere mondiali, che rimangono in gran parte nelle mani degli stati imperialisti di Europa occidentale e Nord America.

Dalla Nigeria e Malawi alla Repubblica Centrafricana e Sud Sudan

Il rapimento di oltre 270 studentesse a Chibok, nello stato di Borno, è una conseguenza dei cinque anni di lotta armata della setta Boko Haram contro la Repubblica Federale della Nigeria. Molti nigeriani hanno dichiarato apertamente che il conflitto di Boko Haram nasce dalle divisioni regionali imposte al paese un secolo dopo la sua creazione coloniale nel 1914.

In occasione della commemorazione in Nigeria del 100° anniversario del progetto coloniale britannico, il presidente francese Francois Hollande ha promesso un sostegno allo stato ricco di petrolio e più popoloso dell'Africa per gestire la crisi della sicurezza interna. Qualche mese dopo, a maggio, Parigi ospitava una conferenza internazionale sul fallimento in atto della gestione del presidente Goodluck Jonathan nel risolvere la questione Boko Haram.

Nel frattempo, in Nigeria i civili muoiono a centinaia ogni settimana. Boko Haram ha bombardato sia le zone nel cuore della capitale politica di Abuja, uccidendo quasi un centinaio di persone, sia quelle rurali che hanno portato al massacro di civili, alla distruzione delle proprietà e al rapimento di donne e bambini. Tutto questo è avvenuto e avviene mentre le pubblicazioni e le istituzioni finanziarie occidentali consacrano lo stato dell'Africa occidentale come la più grande economia del continente, superando la Repubblica del Sudafrica.

È interessante notare che, in questa fase di sviluppo nigeriano e africano, il ruolo della penetrazione militare e di intelligence imperialista occidentale ha raggiunto livelli senza precedenti nella storia post-coloniale del continente. Ovviamente c'è un significato nell'affermare che l'Africa sta vivendo una crescita fenomenale e al tempo stesso segnalare l'inefficacia dei suoi apparati di sicurezza nazionali e regionali, bisognosi quindi dell'assistenza del Comando africano degli Stati uniti (Africom), delle Forze militari dell'Unione europea (Eufor), l'Organizzazione del trattato nord atlantico (Nato) e dello stato di Israele.

Nello stato africano meridionale del Malawi, dove è al potere una delle tre donne capo di stato del continente, il paese sta affrontando una gigantesca crisi politica scaturita da quello che la presidente Joyce Banda afferma essere un processo elettorale viziato. Banda, che è stata spinta verso questa carica dopo la morte del suo predecessore Bingu wa Mutharika nel 2012, ha dichiarato nulle le elezioni e ordinato nuove votazioni entro 90 giorni, ma senza ambire a cariche elettive.

La situazione del Malawi non è ancora risolta. Resta da vedere se la presidente sarà in grado di mantenere il controllo del paese per altri tre mesi.

Comunque, Banda ha affrontato problemi simili a Mutharika, il cui fratello Peter è il suo principale sfidante in queste elezioni presidenziali che sembrano essere andate storte. Il Partito democratico progressista (Dpp) all'opposizione era in testa nel conteggio dei voti, ma sono emersi numerosi problemi, tra cui la mancanza di attrezzature e strutture adeguate e in un caso, episodi di violenza nei seggi elettorali.

I partner regionali della Comunità di sviluppo dell'Africa meridionale (Sadc), di cui il Malawi ha attualmente la presidenza, sperano che la crisi all'interno del paese possa essere risolta politicamente e senza violenza. La Sadc è riuscita negli ultimi tre decenni a risolvere i problemi interni attraverso negoziati coordinati da entrambe le strutture regionali e continentali. Tuttavia, gli eventi degli ultimi mesi nella Repubblica Centrafricana e nella Repubblica del Sud Sudan hanno bruscamente illustrato la necessità di un rafforzamento dell'Ua. Nel caso della Repubblica Centrafricana, ex colonia francese, la persecuzione e rimozione forzata della comunità islamica avviene nel bel mezzo di un'occupazione del paese da parte delle truppe da Parigi, dell'Ue e di una serie di stati africani.

La nomina della presidente ad interim Catherine Samba-Panza nella Repubblica Centrafricana all'inizio del 2014 non ha risolto i problemi di instabilità. Il paese è inoltre ben dotato di quelle risorse minerarie, tra cui oro, diamanti e uranio, che sono sfruttate dagli stati imperialisti occidentali. Quando l'ex presidente François Bozizé ha cercato di collaborare con la Repubblica popolare cinese, il suo governo è stato subito rimosso aprendo la strada alla coalizione Seleka a dominio musulmano, che ha assunto la carica nel marzo 2013 sotto la guida di Michel Djotodia. Quando le atrocità commesse dalle forze armate di Seleka nella capitale di Bangui e in altre regioni del paese sono diventate intollerabili, le pressioni provenienti dal basso oltre a quelle del governo Hollande hanno portato alla rimozione di Djotodia dall'egida di Parigi costringendolo all'esilio in Benin, altra ex colonia francese. Ciò che è chiaro allo stato attuale delle cose è che la crescente presenza della Francia e dell'Unione europea, sostenuta da Africom, è destinata a continuare.

L'ultimo stato riconosciuto dell'Africa e del mondo, la Repubblica del Sud Sudan, ha raggiunto un punto di rottura quando gli scontri armati tra le due principali fazioni politiche all'interno del Movimento armato per la liberazione del popolo sudanese (Spla/m) hanno avuto inizio il 15 dicembre dello scorso anno. Decine di migliaia di persone sono state sfollate e migliaia uccise negli scontri tra le forze fedeli al presidente Salva Kiir e allo spodestato vicepresidente Riek Machar. Nonostante la firma di un accordo per la cessazione delle ostilità in Etiopia a metà maggio, le parti si sono accusate a vicenda di violare la lettera e lo spirito dell'accordo. Gli Stati uniti, che sono stati i principali fautori della divisione del paese che era geograficamente il più grande stato-nazione dell'Africa, sono responsabili della crisi in corso.

Le truppe ugandesi sono presenti in gran numero nel Sud Sudan per sostenere il sempre più fragile regime del presidente Salva Kiir. L'Uganda è servita da canale militare per gli imperativi di politica estera di Washington in Africa. Ci sono truppe ugandesi in Somalia, dove i 22.000 membri della cosiddetta Missione dell'Ua sono addestrati, foraggiati e coordinati da Washington e Bruxelles.

L'Unione africana e la necessità di unità e sviluppo genuini

Questi problemi di sicurezza interna e regionali irrisolti stanno fornendo agli stati imperialisti le ragioni di una crescita dell'intervento militare e politico in Africa. Ciò che è peggio è il silenzio dell'Ua e del Cps in tutto questo processo di fortificazione del neo-colonialismo.

Tuttavia, questi stessi stati industriali occidentali stanno subendo la peggiore crisi economica dai tempi della Grande depressione. La disoccupazione di massa e la povertà crescente all'interno degli stati imperialisti incoraggiano i programmi di austerità imposti dalle banche, che tolgono ulteriormente potere alla classe operaia oppressa nazionalmente all'interno di questi paesi.

In Europa occidentale, i partiti di destra stanno affermandosi nell'arena elettorale e nelle strutture di governo. L'ostilità verso i migranti africani in Europa ha raggiunto livelli senza precedenti.

Nello stato di Israele, decine di migliaia di rifugiati economici provenienti dall'Africa centrale e orientale sono trattati come criminali ed etichettati come "infiltrati". Questi migranti sono sottoposti a violenze razziste di massa e alla costruzione di un carcere speciale per spostarli dalle terre palestinesi occupate. Gli Stati uniti, anche se guidati da Barack Obama, un presidente auto-identificatosi afro-americano, stanno spingendo in modo importante verso il dominio totale del continente per via militare. Obama è un militarista impegnato nella massiccia ingerenza di Pentagono e CIA in Africa.

Se l'Afghanistan è di qualche indicazione, il presidente ha annunciato il 27 maggio scorso che la guerra d'occupazione statunitense lunga 13 anni sta giungendo a una "fine", ma circa 10.000 soldati del Pentagono resteranno nel paese almeno fino al 2016. Allo stesso tempo, la Casa bianca minaccia di guerra la Russia rovesciando il governo in Ucraina e insediando al potere un regime fascista alle porte di Mosca.

L'amministrazione Obama ha approvato lo strangolamento economico e l'illegale fallimento forzato della più popolata comunità afro-americana del paese, la città di Detroit. Non è una sorpresa che questa stessa amministrazione stia lavorando febbrilmente per paralizzare l'Africa, seminando divisioni e inviando forze speciali e agenti dei servizi segreti, conducendo massicce operazioni di bombardamento con i droni e gli aerei da combattimento.

La vera soluzione all'attuale situazione dell'Africa è una rottura totale con il sistema imperialista mondiale. I capitalisti dell'Occidente non hanno nulla da offrire all'Africa se non ulteriore sfruttamento economico, oppressione e militarismo.

Questo vale anche per la popolazione afro-americana negli Stati uniti. La benigna negligenza dell'amministrazione Obama è evidente a tutti coloro che hanno occhi per guardare.

Dopo cinque anni alla Casa bianca di Obama, gli afro-americani sono ancora più disoccupati, poveri e politicamente emarginati. L'unica soluzione offerta da questa amministrazione è di incoraggiare con poco entusiasmo gli afro-americani a impegnarsi in iniziative di auto-aiuto, mentre le loro comunità vengono distrutte dai pignoramenti bancari, dai bassi salari, dall'escalation della repressione delle forze dell'ordine e dal contenimento sociale attraverso il complesso carcerario-industriale.

Una alternativa politica basata sul panafricanismo rivoluzionario, l'antimperialismo e il socialismo rappresenta l'unica speranza per una redenzione africana. Il consolidamento di un'Africa genuinamente indipendente, della sua unità e sovranità darà un contributo enorme all'abolizione di tutte le forme di ingiustizia e disuguaglianza nel mondo.


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