Da “Il Centro” di Pescara, 19 febbraio 2003
Guerra illegittima
di Aldo Bernardini
Procedo per punti schematici.
1) Grottesca è la pretesa di invocare il Trattato NATO per tutelare la Turchia.
Gli articoli pertinenti del Trattato presuppongono l’attacco armato contro uno
Stato membro, non i pericoli che questo possa correre perché si fa aggressore o
partecipe di un’aggressione, come dovrebbe essere la Turchia nei confronti
dell’Iraq.
2) Paradossale la considerazione che, dato che USA e Gran Bretagna sono comunque
decisi ad attaccare, occupare l’Iraq, destituire e uccidere o processare i
dirigenti di questo, anzitutto il (giuridicamente) legittimo Presidente Saddam
Hussein, sarebbe dannoso opporre il veto a una risoluzione del Consiglio di
sicurezza, che in qualche modo desse “copertura” all’attacco, dato che con ciò
le Nazioni Unite perderebbero di credibilità e si rivelerebbero inutili. Vero è
il contrario: dare “copertura” a un crimine di aggressione, preludio certo per
altri futuri, renderebbe inutili le Nazioni Unite.
3) Assurdo è comunque ritenere che una decisione del Consiglio di sicurezza
contraria alla Carta delle Nazioni Unite e a principi inderogabili del diritto
internazionale sarebbe idonea a dare “copertura” all’azione di forza di dati
Stati. Il Consiglio di sicurezza non può “autorizzare” guerre (cioè azioni
militari a fini generali, come il cambio di un governo, l’occupazione di uno
Stato e così via); tanto meno se “preventive” (ogni legittima difesa è solo
successiva e immediata rispetto a un attacco in corso o assolutamente
incombente, non semplicemente paventato o fantasticato). Devo ricordare
comunque, certo utopicamente, che tutta la costruzione delle ris. 687 e 1441
del C.d.s. si fonda sull’esorbitanza dei poteri di quest’organo rispetto alla
Carta: il “comando” di disarmo di c.d. armi di distruzione di massa all’Iraq (e
solo all’Iraq) è a mio parere illegittimo. La distruzione di quelle armi
odiose, ma da parte di tutti gli Stati, va perseguita con trattative
multilaterali nel quadro del cap. VI, non VII, della Carta.
4) Nella logica “interna” alle ricordate ris. del C.d.s. appare del tutto
arbitrario che l’“imputato” (l’Iraq) debba dimostrare la propria “innocenza”.
Le ispezioni non trovano nulla di significativo; le illazioni, i sospetti, i
teoremi non provano nulla. Chi avesse elementi concreti (gli USA?) dovrebbe
comunicarli (punto 10 della ris. 1441) agli ispettori, non agitarli come spade
di Damocle o sciarade da risolvere. O si tratta forse di liste di armi e
prodotti “proibiti” venduti a suo tempo all’Iraq proprio dagli USA e alleati?
5) Contro ogni principio di diritto internazionale è il tentativo di
giustificare l’attuale
intervento armato con (presunte o decontestualizzate, persino con riguardo agli
allora complici) colpe passate oppure col carattere “dittatoriale” del potere
di Saddam Hussein (a parte l’infantilismo delle personalizzazioni). Il giudizio
su questo dirigente spetta esclusivamente agli irakeni, senza interessati
liberatori e aspiranti occupatori. La criminalizzazione di dirigenti stranieri
che si vuole eliminare perché non allineati è copione che mostra ormai la
corda.
6) Mi si passi l’aggettivo: oscena è la “proposta” di esilio per Saddam Hussein
ed altri dirigenti (chi dall’esterno ha il diritto di stabilire quali dirigenti
debba avere un paese?) e indecente l’offerta di immunità giurisdizionale. Ciò
mostra qual conto si faccia della c.d. giustizia internazionale (su individui,
in particolare dirigenti stranieri) e sul reale scopo puramente politico di
eliminazione dalla scena di personaggi scomodi (e getta luce sul caso
Milosevic).
7) Un punto sinora mai sollevato: del tutto fuori da ogni logica e morale è che
il Consiglio di sicurezza dovrebbe autorizzare un’azione di forza da compiersi
“da chi voglia”. In pratica da Stati determinati e già autoelettisi (USA e Gran
Bretagna). In questo senso, il ventilato, e per ora rientrato, piano
franco-tedesco di “caschi blu” (pure inaccettabile per tanti aspetti) aveva una
logica: perché dovrebbero essere USA e Gran Bretagna a venir “benedetti” e
legittimati alla rapina del petrolio irakeno?
Per concludere: che dire della pretesa che gli ispettori e il C.d.s. debbano
pronunciarsi come vogliono gli USA o altrimenti questi agiranno da soli? E che
dell’idea che chiunque (tranne loro stessi) sia in grado di produrre anche in
futuro armi che forse potrebbero venire utilizzate dai terroristi vada
previamente aggredito e bombardato? Ma questo, a rigor di logica, non sarebbe
per gli USA un invito all’autobombardamento?
Aldo Bernardini