www.resistenze.org - osservatorio - mondo - politica e società - 14-03-03

USA:finché c’è guerra c’è speranza

 

Di Cesare Allara del Centro Culturale Italo-Arabo



Scandaloso è stato l’aggettivo più usato da molti deputati del Parlamento inglese nell’apprendere che il dossier sull’Iraq (che doveva dimostrare il possesso di armi di distruzione di massa da parte di Saddam Hussein) presentato da Tony Blair e lodato da Colin Powell nel suo discorso all’ONU, non è frutto di serie investigazioni dei servizi segreti, ma è stato pedestremente copiato da vecchie riviste militari e da una tesi di laurea di uno studente americano basata su documenti che risalgono al 1991.

Prima di ciò gli Usa avevano vanamente cercato di collegare l’Iraq con gli eventi dell’ 11 settembre 2001, successivamente avevano accusato l’Iraq di ospitare nel nord del paese cellule di terroristi di Al Qaeda pur sapendo che quel territorio non è più da anni sotto il controllo del governo di Baghdad. Poi, attraverso l’ ONU hanno imposto ispezioni sempre più provocatorie senza però riuscire a trovare queste ormai mitiche armi di distruzione di massa.

Oggi gli Usa ed i suoi lacchè tentano di convincere l’opinione pubblica mondiale che la guerra è necessaria per deporre il feroce dittatore e portare la democrazia in Iraq. Questa improvvisa vocazione di Bush, Blair, Berlusconi ecc. a portare la democrazia nei paesi arabi, avviene mentre nei paesi del Nord del mondo è in corso un attacco senza precedenti alle condizioni di vita dei cittadini, alle libertà ed ai diritti democratici fondamentali in nome della globalizzazione, della governabilità, dei parametri di Maastricht e del pericolo terrorista.

In realtà questa impellente necessità bellica degli Usa è orientata al conseguimento di almeno due fondamentali obbiettivi.
Come fu per la seconda guerra mondiale, attraverso la guerra all’Iraq si cerca di dare impulso all’industria bellica per uscire dall’ormai cronica recessione che attanaglia l’economia americana e mondiale.

Per chi come gli Usa aspira alla dittatura su tutto il pianeta, il dominio delle risorse energetiche del Medio Oriente e dell’Asia Centrale che in totale sono i 2/3 delle risorse totali mondiali è un obiettivo imprescindibile per fare sì che anche il XXI secolo sia ancora un secolo americano.