tratto da: http://www.nuovimondimedia.it/
Su
la testa!
L'Organizzazione degli Stati Americani caccia gli Stati Uniti d'America dalla Commissione per i Diritti Umani
La
ventitreesima Assemblea Generale dell'Organizzazione degli Stati Americani
('Oea'), conclusasi lo scorso 10 giugno a Santiago del Cile, ha sancito
l'esclusione degli Usa da una delle Commissioni più importanti e più sensibili
politicamente dell'organizzazione, la Commissione per i Diritti Umani ('Cidh').
La sessione
che ha portato al clamoroso risultato è avvenuta durante l'ultimo giorno di
sessione, quando i rappresentanti degli stati membri erano impegnati nel
rituale rinnovo delle cariche nei punti vitali dell'organizzazione.
33 a 15 il
risultato della votazione in seno alla 'Cidh', dove gli Stati Uniti d'America
hanno invano tentato di far eleggere propri rappresentanti, ed in particolare
Rafael Martinez, un cubano naturalizzato negli Usa, dirigente dell'associazione
'Vivienda y Desarollo' (' Urbanistica e Sviluppo'), molto vicina agli ambienti
della 'dissidenza' cubana di Miami e legata all'area più conservatrice del
partito repubblicano.
La sconfitta delle pressioni statunitensi segnano la prima occasione nella
storia dell' "Oae " nella quale la Commissione per i Diritti Umani
lavorerà (e deciderà) senza neppure un rappresentante nordamericano indicato
dalla Casa Bianca.
Ma gli Stati
Uniti sono anche stati sconfitti nel tentativo di far rieleggere nella
Commisione Giustizia della stessa "Cidh " il rappresentante del
Guatemala, signora Maria Altoaguirre, presidente uscente della sub-commissione
congiuntamente al giudice argentino Juan Méndez, due figure che hanno sempre
goduto della massima fiducia del governo Usa.
Per le
future sessioni dei lavori della "Cidh " sono stati eletti i rappresentanti
di trentatrè paesi, e tra questi giuristi indipendenti espressi dal Brasile, El
Salvador, Paraguay e Venezuela.
E ' possibile che la votazione in seno alla Commissione per i Diritti Umani
della Organizzazione degli Stati Americani non rappresenti una svolta epocale
sul tema dei diritti civili e della difesa dei minimi diritti umani delle
popolazioni centro e sud americane, stremate dalle politiche liberiste imposte
dalla World Bank e ricattate dalle imposizioni sul debito del Fondo Monetario
Internazionale, ma certo la notizia è clamorosa e rappresenta una brezza, un
alito di speranza per quei paesi e per quei popoli lì dove ancora dominano le
oligarchie ed i potentati economici, abituati a eleggere e sostenere i regimi
che hanno consentito, per la quasi interezza dello scorso secolo, la razzia e
la gestione personale delle immense ricchezze naturali del continente
americano.
Scorrendo le decine di migliaia di pagine, consultabili liberamente sui siti
web dei servizi di sicurezza Usa e del Dipartimento di Stato, grazie al
"Foia " ("Freedom ofinformation act"), che consentono di
ricostruire le spaventose violazioni in tema di diritti umani e civili compiute
da tutte le amministrazioni Usa dai primi del '900 ad oggi, si può capire come
davvero sia da considerarsi "storica " la votazione del 10 giugno a
Santiago del Cile: per la prima volta gli Usa fuori dalla porta della
Commissione che dovrà occuparsi proprio di quei diritti da sempre offesi,
limitati o peggio negati.
Certo, una sola votazione avvenuta appena 5 giorni fa, non può che essere
considerata come simbolica, ma indicativa comunque di una tendenza del rifiuto
della sistematica sudditanza politica economica e militare imposta ai paesi non
allineati con i "desideria " della Casa Bianca. I governi di Venzuela
ed Ecuador, il Brasile di Lula hanno riacceso una speranza nella possibilità di
una via parlamentare e pacifica per invertire la politica di ricatto imposta
fino ad oggi ad interi popoli colpevoli soltanto di credere e lottare affinché
un mondo migliore fosse per loro possibile.
Non si rimargineranno le ferite del Cile di Salvador Allende, non si
asciugheranno le lacrime di Rigoberta Menchù, non si placherà la determinazione
ad aver giustizia delle mamme di Plaza de Majo. L 'estromissione degli Usa
dalla Commissione per i Diritti Umani non basterà da sola a sminare le acque
del Nicaragua, infestate da ordigni posti dagli incursori della "Us Navy
" per ostacolare i governi sandinisti, e che non consentono ancora una
pesca sicura e al riparo da esplosioni nelle acque territoriali.
Ci vorrà del
tempo, molto tempo prima che si possa parlare di democrazia ad Haiti, nella
Repubblica Dominicana, prima che gli abitanti della Guyana possano rientrare in
possesso delle loro terre praticamente tutte espropriate dai programmi militari
statunitensi per il lancio dei satelliti spia e perfino dall 'Europa con il
programma 'Arianne '.
"Harriba la cabeza ", sù la testa, così spronava Ernesto "Che
" Guevara i propri guerriglieri quando notava momenti di scoramento o di
stanchezza durante la lunga marcia che da Santiago li avrebbe portati all
'Avana per cacciare la dittatura di Batista da Cuba. Su la testa dunque,
incominciamo camminare, la strada è lunga. Che quel voto del 10 giugno diventi
il primo, storico, passo.