Salvate almeno la matematica: 2+2 fa sempre 4.
Di Tiziano Tussi
Una intervista ad un ideologo della perestrojka Aleksandr Yakovlev, braccio
destro di Gorbaciov, apparsa sul “Corrierone” del 7 agosto, mette bene in luce
quanto sia facile parlare in totale spregio, non dico della verità, ma persino
dell’aritmetica. Neppure il concetto di addizione è ormai salvo. Tutto va bene
pur di gettare fango sul comunismo. Questo sport della denigrazione non è
inusuale, ma almeno dovrebbe rimanere nei limiti della decenza. L’intervista in
questione fa scempio persino delle più elementari regole della matematica. Il
problema riguarda “quante furono le vittime del comunismo”? L’intervistatore
pone domande (falsamente) revisioniste all’intervistato che impazza con cifre di
morti che poi non tornano nel computo finale.
Analizziamo il testo. La prima domanda riguarda una cifra di 4 milioni di
condannati tra il 1921 ed il 1953 in URSS, di cui 800mila fucilati per motivi
politici. Si parte da qui. Yakovlev comincia a sommare. Ben vengano, sembra
dire, questi 4 milioni di morti, ma molti altri ve ne sono. Parla di “decine di
milioni morti nei campi, durante il trasporto, al lavoro, le carestie..”
Contabilità precisa chiede (ingenuo ) il giornalista. Ma non è possibile,
ribatte l’intervistato, “perché per migliaia e migliaia, manca qualsiasi
documento”. Alcuni documenti parlavano di arresti, ma poi non se ne sa più
nulla, quindi – dice Yakovlev -, sono sicuramente morti. “…almeno i nazisti
tenevano registri dei loro uccisi”, quindi si dimostrarono più coretti dei
bolscevichi, infatti questi ammazzano uccidendo prigionieri “come al tiro a
segno”, “fosse comuni da Mosca all’estremo oriente”.
La logica, la logica... Yakovlev dimostra non di saper nulla circa i documenti
dei nazisti che questi fra l’altro bruciavano durante la ritirata delle proprie
armate verso la Germania, proprio per non lasciare tracce, ed è su queste
mancanze che fa leva l’arcipelago revisionista per negare l’esistenza delle
camere a gas. Ma non importa. Al grande e democratico inquisitore si scusa ogni
boutade.
Ma andiamo avanti. Siamo ancora ai 4
milioni più svariate centinaia di migliaia. Possiamo arrivare a cinque milioni?
Poi usa la cifra di 17 milioni di persone nei gulag. Quanti morti? Ma sempre
centinaia di migliaia. Poi ancora i contadini deportati: 5milioni di famiglie,
cinque componenti per famiglia – chissà questo dato dove l’avrà preso – ed una
mortalità del 50%. Quindi altri 12 milioni e mezzo di morti. Inutile dire che
per avere l’esatta cifra che Yakovlev spaccia come verità, occorrerebbero
centinaia di migliaia di registri, che lo stesso dice non esistere, e tutto un
sistema di registrazione che si basa su uomini che registrano, luoghi dove
depositare i registri ed anche un perché registrare.
Tutto questo non preoccupa l’intervistato. Che prosegue con noncuranza. Siamo
già a circa 18 milioni di morti, più o meno. Aggiungiamo le etnie represse, una
trentina. Anche qui centinaia di migliaia di morti. Quindi almeno un altro
milione? Siamo all’incirca a 20. Poi prigionieri politici. Dice sempre il
preciso intervistato: “dal 1923 al 1953 arrestati 42 milioni di persone.
Milioni e milioni fucilati o mandati al gulag”. Siamo prudenti: mettiamo – per
Yakovlev - almeno altri cinque milioni su 41? L’intervistato non dice nulla di
preciso. Siamo già a 25. Ancora centinaia di migliaia – aggiungiamo il solito
milione – che “tornati dai campi di prigionia tedeschi finirono diritti in
quelli sovietici”: ed eccoci a 26. Il giornalista chiede dice: tutto finito con
Stalin? Neppure per sogno. Repressioni terribili nel 1962 ed i ricoverati in
ospedale. Quanti? Nessuna cifra.
Ma Lenin fece morire di fame circa 5 milioni di persone. La cifra ora è
arrivata a 31 milioni. Ci si è messo anche Lenin. Ed ancora “negli anni trenta
i morti furono 5,5 milioni in Ucraina e nel bacino del Volga – ed ecoci a 36,5
milioni. “…nel 33 le persone cadevano nelle campagne – indistintamente – come
mosche: aggiungiamo qualcosina ed arriviamo quindi a 40 milioni. Ma Yakovlev
dice che i morti furono fra i 20 ed i 25 milioni. Le vittime della repressione
furono ben “41 milioni”, in mezzo a “milioni di aguzzini e di loro parenti…”.
Quindi un aguzzino ogni 20/25 morti. Veramente troppo e troppo poco, nello
stesso tempo. Difficoltà sorgono anche perché ora non può accedere agli
archivi, ma prima era tutto più facile. Ora quando? prima quando? Insomma tutto
il pezzo è un peana all’insulsaggine ed all’illogicità.
Numeri e cifre che ballano ed un bonzo burocrate che ha saltato dal comunismo
alla democrazia eltsiniana e che viene preso come bocca della verità dal
“Corrierone”.
Non c’è che dire: dopo l’avvio dell’ennesima fiamma di discussione attorno a
Sofri, dopo la scoperta di una inutile lettera sul “caso Gramsci-Togliattti”,
si aggiunge anche questa intervista spazzatura. Ma almeno salvate l’aritmetica.