www.resistenze.org - osservatorio - mondo - politica e società - 01-09-03

Salvate almeno la matematica: 2+2 fa sempre 4.

Di Tiziano Tussi

Una intervista ad un ideologo della perestrojka Aleksandr Yakovlev, braccio destro di Gorbaciov, apparsa sul “Corrierone” del 7 agosto, mette bene in luce quanto sia facile parlare in totale spregio, non dico della verità, ma persino dell’aritmetica. Neppure il concetto di addizione è ormai salvo. Tutto va bene pur di gettare fango sul comunismo. Questo sport della denigrazione non è inusuale, ma almeno dovrebbe rimanere nei limiti della decenza. L’intervista in questione fa scempio persino delle più elementari regole della matematica. Il problema riguarda “quante furono le vittime del comunismo”? L’intervistatore pone domande (falsamente) revisioniste all’intervistato che impazza con cifre di morti che poi non tornano nel computo finale.

Analizziamo il testo. La prima domanda riguarda una cifra di 4 milioni di condannati tra il 1921 ed il 1953 in URSS, di cui 800mila fucilati per motivi politici. Si parte da qui. Yakovlev comincia a sommare. Ben vengano, sembra dire, questi 4 milioni di morti, ma molti altri ve ne sono. Parla di “decine di milioni morti nei campi, durante il trasporto, al lavoro, le carestie..” Contabilità precisa chiede (ingenuo ) il giornalista. Ma non è possibile, ribatte l’intervistato, “perché per migliaia e migliaia, manca qualsiasi documento”. Alcuni documenti parlavano di arresti, ma poi non se ne sa più nulla, quindi – dice Yakovlev -, sono sicuramente morti. “…almeno i nazisti tenevano registri dei loro uccisi”, quindi si dimostrarono più coretti dei bolscevichi, infatti questi ammazzano uccidendo prigionieri “come al tiro a segno”, “fosse comuni da Mosca all’estremo oriente”.
La logica, la logica... Yakovlev dimostra non di saper nulla circa i documenti dei nazisti che questi fra l’altro bruciavano durante la ritirata delle proprie armate verso la Germania, proprio per non lasciare tracce, ed è su queste mancanze che fa leva l’arcipelago revisionista per negare l’esistenza delle camere a gas. Ma non importa. Al grande e democratico inquisitore si scusa ogni boutade.

Ma andiamo avanti.  Siamo ancora ai 4 milioni più svariate centinaia di migliaia. Possiamo arrivare a cinque milioni? Poi usa la cifra di 17 milioni di persone nei gulag. Quanti morti? Ma sempre centinaia di migliaia. Poi ancora i contadini deportati: 5milioni di famiglie, cinque componenti per famiglia – chissà questo dato dove l’avrà preso – ed una mortalità del 50%. Quindi altri 12 milioni e mezzo di morti. Inutile dire che per avere l’esatta cifra che Yakovlev spaccia come verità, occorrerebbero centinaia di migliaia di registri, che lo stesso dice non esistere, e tutto un sistema di registrazione che si basa su uomini che registrano, luoghi dove depositare i registri ed anche un perché registrare.

Tutto questo non preoccupa l’intervistato. Che prosegue con noncuranza. Siamo già a circa 18 milioni di morti, più o meno. Aggiungiamo le etnie represse, una trentina. Anche qui centinaia di migliaia di morti. Quindi almeno un altro milione? Siamo all’incirca a 20. Poi prigionieri politici. Dice sempre il preciso intervistato: “dal 1923 al 1953 arrestati 42 milioni di persone. Milioni e milioni fucilati o mandati al gulag”. Siamo prudenti: mettiamo – per Yakovlev - almeno altri cinque milioni su 41? L’intervistato non dice nulla di preciso. Siamo già a 25. Ancora centinaia di migliaia – aggiungiamo il solito milione – che “tornati dai campi di prigionia tedeschi finirono diritti in quelli sovietici”: ed eccoci a 26. Il giornalista chiede dice: tutto finito con Stalin? Neppure per sogno. Repressioni terribili nel 1962 ed i ricoverati in ospedale. Quanti? Nessuna cifra.

Ma Lenin fece morire di fame circa 5 milioni di persone. La cifra ora è arrivata a 31 milioni. Ci si è messo anche Lenin. Ed ancora “negli anni trenta i morti furono 5,5 milioni in Ucraina e nel bacino del Volga – ed ecoci a 36,5 milioni. “…nel 33 le persone cadevano nelle campagne – indistintamente – come mosche: aggiungiamo qualcosina ed arriviamo quindi a 40 milioni. Ma Yakovlev dice che i morti furono fra i 20 ed i 25 milioni. Le vittime della repressione furono ben “41 milioni”, in mezzo a “milioni di aguzzini e di loro parenti…”. Quindi un aguzzino ogni 20/25 morti. Veramente troppo e troppo poco, nello stesso tempo. Difficoltà sorgono anche perché ora non può accedere agli archivi, ma prima era tutto più facile. Ora quando? prima quando? Insomma tutto il pezzo è un peana all’insulsaggine ed all’illogicità.

Numeri e cifre che ballano ed un bonzo burocrate che ha saltato dal comunismo alla democrazia eltsiniana e che viene preso come bocca della verità dal “Corrierone”.
Non c’è che dire: dopo l’avvio dell’ennesima fiamma di discussione attorno a Sofri, dopo la scoperta di una inutile lettera sul “caso Gramsci-Togliattti”, si aggiunge anche questa intervista spazzatura. Ma almeno salvate l’aritmetica.