www.resistenze.org - osservatorio - mondo - politica e società - 07-10-03

Dal "Quotidiano del popolo", organo del PC cinese, del 15 settembre 2003.

I paesi ricchi non sembrano impegnarsi troppo nello smantellamento dei dispositivi commerciali protezionistici.



Il quinto incontro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) si è concluso a Cancun in Messico. Nel corso del negoziato i temi di più difficile soluzione sono stati, per i paesi ricchi, il ribasso delle tariffe e l’interruzione dei sussidi all’agricoltura. La difficoltà sta nel fatto che essi rappresentano i due ‘dispositivi ombra’ utilizzati dai paesi sviluppati nel commercio mondiale. Nel quadro dell’attuale commercio internazionale, un fatto basilare è che i paesi poveri, nei quali vive la maggioranza della popolazione mondiale, possono contare solo sul 3% del totale degli introiti commerciali mondiali; mentre i paesi ricchi, che ospitano solo il 14% della popolazione mondiale, guadagnano il 75% delle suddette entrate. Un sistema commerciale ingiusto infligge annualmente ai paesi poveri una perdita di 100 miliardi di dollari.

Come è sorta una simile situazione? I dazi sull’importazione sono uno dei ‘dispositivi ombra’ utilizzati dai paesi ricchi. Le tariffe sui beni che vengono importati dai paesi in via di sviluppo (Pvs) sono in media 4-5 volte più alte di quelle praticate tra i paesi sviluppati. Per esempio una maglietta prodotta dai lavoratori del Bangladesh, con gli alti dazi che su di essa gravano non appena entra nel mercato Usa, diviene più cara di una maglietta importata dalla Gran Bretagna. Per prendere un altro esempio, i vestiti americani importati dall’India sono gravati del 19% di tasse, mentre sui vestiti importati da Francia, Giappone e Germania pesa solo l’1% di tasse. Il tasso medio di carico doganale sui beni che gli Usa importano dal Vietnam è l’8%, mentre quello applicato ai beni che gli stessi Usa importano dall’Olanda è l’1%.

Le nazioni ricche spesso attribuiscono le basse entrate commerciali dei paesi poveri al basso tasso di valore aggiunto dei loro prodotti d’esportazione. Al contrario, di fatto essi usano tassi discriminatori per impedire ai paesi poveri di accrescere il loro tasso di valore aggiunto. Per esempio, il cacao è una materia prima che i Pvs possono esportare in Europa e negli Stati Uniti senza alcun dazio. Ma se trasformano il cacao in cioccolato in polvere, l’imposta doganale salirà di oltre il 15%; e se attiveranno un processo di trasformazione del cacao in cioccolata fondente il tasso oltrepasserà il 20%. Ecco perché la Germania, che non produce cacao, ottiene dai processi di trasformazione più cioccolata della Costa d’Avorio; e la Gran Bretagna, che ugualmente non produce cacao, produce polvere di cioccolato più di quanta non ne produca il Ghana. I Pvs producono il 90% del cacao, ma essi possono trasformarne in cioccolata meno del 5%.

I sussidi all’agricoltura rappresentano l’altro ‘dispositivo ombra’ usato dai paesi ricchi. I sussidi garantiti ogni anno dai governi dei paesi ricchi ai propri agricoltori equivalgono in media a 6 volte l’ammontare dei loro aiuti ai paesi poveri. Il risultato di tale sostegno è stato l’enorme surplus di zucchero, cotone e di altri prodotti agricoli che hanno rovinosamente invaso il mercato mondiale e che sono stati venduti a prezzi più bassi dei costi di produzione.
Ciò ha comportato che i contadini del Terzo Mondo abbiano sospeso la produzione perché incapaci di competere a simili prezzi. Grazie a tali sussidi, i paesi ricchi hanno tagliato fuori i produttori delle nazioni povere. Ad esempio, secondo stime rese note dal Comitato internazionale di controllo sul cotone, i coltivatori Usa di cotone hanno ottenuto sussidi governativi per oltre 3 miliardi di dollari in un anno e ciò ha comportato una riduzione del 25% del prezzo del cotone sul mercato mondiale: un evento disastroso per i coltivatori di cotone delle nazioni povere. Di fatto, i sussidi agricoli elargiti dai governi dei paesi sviluppati non vanno alle aziende povere di questi paesi: nel 2001 i sussidi dati negli Usa al 50% delle aziende agricole più povere sono stati pari al 5% delle spese effettuate complessivamente dal governo in agricoltura; mentre il 7% delle grandi aziende più ricche ha ottenuto sussidi equivalenti alla metà di quelle stesse spese.

I due suddetti ‘dispositivi ombra’, lanciati nel bel mezzo della "liberalizzazione" del commercio mondiale, hanno provocato il concentrarsi nei paesi ricchi delle ricchezze delle nazioni povere: nello stesso momento in cui i paesi ricchi aumentavano gli aiuti ai poveri, in realtà i primi guadagnavano profitti doppi rispetto a questi ultimi. Mentre i signori dei paesi ricchi hanno ricavato profitti favolosi dal commercio internazionale attraverso l’adozione di questi due meccanismi, gli agricoltori dei Pvs - privi di qualsiasi aiuto - hanno visto la rovina dei loro mercati ad opera dei prodotti a basso prezzo europei e statunitensi. Nel Sud dell’Asia, milioni di operai che confezionano vestiti stanno sopportando salari estremamente bassi e disoccupazione a causa delle alte tariffe.

Un articolo del giornale inglese ‘Indipendence’ ha sostenuto che l’Ovest, mentre promuove il libero commercio per gli altri, pratica per se stesso il protezionismo commerciale. E’ tempo che i paesi ricchi abbandonino i loro protezionistici dispositivi. Il presidente della Banca Mondiale, Jones Wolfensohn, ha affermato che l’accordo di Doha colloca per la prima volta i Pvs in una posizione centrale. La riforma dell’attuale sistema commerciale pone ormai la questione se i 2,7 miliardi di persone che nel mondo vivono al di sotto della soglia di 2 dollari al giorno possano sopravvivere. La globalizzazione economica e la liberalizzazione del commercio possono procurare mutui benefici solo attraverso la reciprocità. Il negoziato di Doha è stato un’opportunità.

Certo, un’effettiva riduzione dei ‘picchi tariffari’ e l’egualizzazione delle tariffe tra paesi sviluppati e Pvs renderebbe possibile creare reddito per 520 miliardi di dollari, che potrebbe andare a beneficio sia dei paesi ricchi che di quelli poveri. Questo potrebbe accelerare la crescita economica dei Pvs e aiutare 140 milioni di persone ad affrancarsi dalla povertà entro il 2015. Abbandonare i sussidi agricoli ai paesi ricchi servirebbe a ridurre la competizione sleale nel mercato mondiale.

Shi Xiaohui

trad. di B. Steri