fonte - www.rebelion.org
Traduzione a cura del C.C.D.P.
Russia: La forza del diritto e non il diritto della
forza
di Aleksandr Drabkin
www.rebelion.org -
marzo 2004
Si tratta di un commento alla costituzione in Russia del movimento
civico-sociale denominato “Per il rafforzamento dell’ordine democratico
mondiale e in appoggio all’ONU”. L’articolo, apparso nel giornale russo
“Pravda”, è stato tradotto in spagnolo da Josafat Sanchez Comin per il sito
“rebelion.org”.
E’stata celebrata la prima conferenza della sezione moscovita del
movimento civico-sociale “Per il rafforzamento dell’ordine democratico e in
appoggio all’ONU”. La fondazione di questo movimento è stata preceduta dalla
pubblicazione di un appello firmato da 22 insigni scienziati e diplomatici
russi. In questo appello si parla delle pericolose tendenze che sono da
mettersi in relazione alla politica di instaurazione di un mondo unipolare. Gli
autori dell’appello reclamano l’adozione di strumenti capaci di far fronte
all’attuale sviluppo degli avvenimenti. Il movimento è capeggiato dal membro
dell’Accademia Russa delle Scienze, Anatolij Gromyko.
I promotori di questa nuova organizzazione sociale segnalano che nelle relazioni
internazionali si sta manifestando un tendenza impegnata a dichiarare come
“appestati” popoli interi. Tale concetto, sconosciuto fino ad oggi nel diritto
internazionale, non può e non deve continuare ad esistere. Viola la convenzione
dell’ONU, alterando la stabilità strategica in regioni concrete e nel mondo in
generale. Contro i paesi “appestati” si adottano sanzioni e operazioni
militari, condannando i loro popoli a crudeli conseguenze. Con la scusa della
“difesa dei diritti umani e della democrazia” si coinvolgono i cristiani in un
conflitto di civiltà. Il confronto sta aumentando pericolosamente. E’
indispensabile arrestarlo.
A una grande pressione da parte delle forze egemoniche ed espansioniste vengono
sottoposti Iraq, Iran, Corea del Nord, Cuba ed altri stati. Il dominio
militare, finanziario e informativo degli USA nel mondo, fa continuo ricorso
all’adozione di strumenti di forza, compresa la guerra. Le bombe e i missili
appaiono come il principale mezzo, a cui si ricorre negli affari internazionali.
L’aria comincia veramente a puzzare di guerra.
Il mondo è testimone del trattamento informativo che stanno riservando i grandi
“media”, al fine di giustificare la necessità delle azioni punitive, non solo
all’Iraq, paese di antichissima civiltà, ma anche ad altri paesi che non
piacciono ai nuovi padroni del mondo. E’ fondamentale evitare che la comunità
internazionale venga coinvolta nell’arbitrio e in soluzioni che prevedano
l’utilizzo della forza. Gli abitanti del pianeta non devono più soffrire per le
guerre. Non erano forse queste le aspirazioni dei popoli quando furono fondate
le Nazioni Unite?
Gli scienziati sono convinti che è venuto il momento di azioni decise in difesa
dell’ordine democratico internazionale e delle Nazioni Unite. Solo così si
potrà garantire una sicurezza reale e giusta per tutti.
I partecipanti al movimento rilevano che una sola superpotenza sta creando una
minaccia per tutta la comunità internazionale. E’ triste constatare come né
l’ONU né le altre organizzazioni internazionali abbiano saputo intervenire
contro l’arroganza e l’arbitrio degli USA. Nonostante l’evidente illegalità
delle azioni degli USA, l’ONU ha adottato una posizione evasiva di
sottomissione. Ciò conduce irrimediabilmente a una straordinaria perdita di autorità
del diritto internazionale nel suo complesso, ponendo le basi per giganteschi
conflitti.
La situazione attuale non si è creata sul pianeta “all’improvviso”, in un
momento. Già nel suo discorso dell’11 settembre 1990 di fronte alla sessione
congiunta del congresso degli USA, Bush padre parlò della necessità di
instaurare un nuovo ordine mondiale, basato sul diritto all’autodeterminazione,
sulla dissuasione nucleare e sulle azioni congiunte contro le aggressioni.
Erano i principi che indirizzarono in seguito la politica dell’amministrazione
Clinton.
Subito, in poco tempo apparvero numerosi partigiani dell’applicazione di nuove
misure di forza, che mettevano in discussione il principio stesso di
cooperazione multilaterale. Così, nel 1991, lo scienziato americano Charles
Krauthammer intervenne con una dichiarazione, in seguito ripetuta da molti
altri. “ Nel mondo c’è una sola potenza di prima grandezza, e nel prossimo
futuro non si riesce a scorgere una forza che le possa fare da contrappeso”.
Sebbene non fosse ancora arrivato il momento per questo tipo di dichiarazioni a
livello governativo. (…) Tutte le componenti del potenziale americano, le forze
armate, in primo luogo, hanno raggiunto all’inizio del XXI secolo dimensioni
mai viste in precedenza. Nel 2003, gli USA hanno speso nella difesa più dei 15
paesi più forti in capacità militare. Secondo gli scienziati russi, l’America
ha una superiorità schiacciante nell’armamento atomico, nelle forze aeree e la
sua marina regna in tutti i mari e gli oceani. Gli USA spendono in ricerca e
costruzione a fini militari più che le sei potenze militari che la seguono.
Solamente nella sperimentazione scientifica e sul terreno della tecnica
militare, spendono una somma maggiore che quella di tutto il bilancio militare del
Regno Unito e della Germania messe insieme. Il potere americano poggia su una
base solida. L’economia degli USA è talmente solida, che il mantenimento della
sua superiorità militare le sottrae appena il 3,5% del prodotto interno lordo.
Così, gli Stati Uniti si sono gettati nella guerra dell’Iraq, con conseguenze
imprevedibili. Hanno messo il mondo sull’orlo di un confronto di civiltà,
cristiana e musulmana, che minaccia la distruzione di tutta l’umanità. Per
questo i partecipanti al movimento rilevano che, solo con uno sforzo congiunto
si potrà difendere il diritto internazionale e delle Nazioni Unite. Il
movimento si augura che si allarghi il numero dei partecipanti, con l’adesione
di nuovi scienziati ed anche studenti, che non siano indifferenti al destino
del pianeta. Ciò senza dubbio assicurerà il futuro del movimento e permetterà
ai giovani di partecipare alla salvaguardia del normale funzionamento del
sistema di relazioni internazionali e alla difesa degli interessi di ogni
individuo e dell’umanità nel suo insieme. Non a caso nel documento si afferma:
“Un mondo per noi non deve essere creato senza di noi”.