fonte http://www.rebelion.org/cultura/040511hp.htm
traduzione dallo spagnolo di FR
Rostropóvich: Musica per un colpo di Stato
Higinio Polo
L'apertura del Forum 2004 barcellonese, il prossimo 14 maggio, avrà in apertura
l’esecuzione di un concerto di Mstislav Rostropóvich, il violoncellista e
direttore d’orchestra russo, che dirigerà il Requiem di Guerra, di Benjamín
Britten, con l'OBC, l'Orchestra Sinfonica di Barcellona e Nazionale di Catalunya,
nell'Auditorium di Barcellona. L'opera di Britten, è un’opera contro la guerra,
e la sua audizione è stata ben accolta dalla città.
È stato anche elogiata la personalità di Rostropóvich, ricordando il suo
passato di dissidente nel socialismo reale e la sua passione nella difesa della
tolleranza, di pace e libertà. È logico che i media presentassero così
Rostropóvich: quello è il ritratto canonico del violoncellista russo.
Tuttavia, scrivo per rompere il coro degli elogi, e non perché Rostropóvich si sia
rivelato un consumato assistente dei saloni del potere, come un insuperabile
ornamento dell'architettura che il liberalismo sta imponendo al mondo, ma per
la sorprendente ipocrisia che il violoncellista ha mostrato nella difesa di
quella libertà tanto amata, quella stessa libertà per la quale vibrava nella
Mosca del socialismo reale.
Non è una novità dire che Rostropóvich è un uomo abituato a frequentare i
corridoi del potere. Qui, in Spagna, il 23 marzo del 2003, Juan Carlos lo
decorava dell'Ordine di Carlos III, in una solenne cerimonia, e tempo prima,
gli avevano consegnato il Premio Principe delle Asturie alla Concordia.
Forse merita questo trattamento. (..) Quando, alla fine di settembre di 1993,
Yeltsin fece il colpo di stato in Russia, dissolvendo il potere legislativo e
giudiziario ed assumendo dittatorialmente, come Hitler nel 1933, tutti i poteri
dello Stato, Rostropóvich non dubitò nell’appoggiare il ricorso alla forza.
Perfino il Tribunale Costituzionale russo proclamò che il colpo di Stato era
illegale, ma quello non importava a Yeltsin, né a suoi militari, né a
Washington. Neanche a Rostropóvich.
Nei giorni che trascorsero tra il colpo di Stato, il 21 settembre, e lo
schiacciamento della resistenza, ci furono momenti difficili. La resistenza del
Parlamento alla sua dissoluzione, ed il rifiuto popolare al colpo di Stato di
Yeltsin che portò decine di migliaia di manifestanti nelle strade di Mosca, e
sembrò mettere in pericolo la via golpista al capitalismo che aveva intrapreso
Yelstin, con l'accordo di Washington. In quel momento, coi golpisti impegnati
in una situazione delicata, il Cremlino decise – tra l’altro – di convocare una
manifestazione "democratica" in appoggio a Yeltsin che riuscì a
raggruppare appena mille persone.
Allo stesso tempo, organizzò all'aperto un concerto, nella Piazza Rossa, per -
come ha spiegato l'allora corrispondente dell'Avanguardia a Mosca, Rafael Poch
— “mettere in musica” il golpe. Lì, in quel critico momento, troviamo il nostro
violoncellista.
Nel concerto, troviamo l'Orchestra Nazionale Sinfonica degli Stati Uniti e il
nostro sublime Rostropóvich, insieme ad un coro di Washington, tutti arrivati
dalla patria di Clinton per appoggiare il macellaio Yeltsin. Nella piazza un
poeta declamò davanti al pubblico: “.. il nostro Boris Yeltsin, il nostro Dio
russo…."
Mentre si stava preparando il massacro che sarebbe culminato pochi giorni più
tardi, tutti, anche Rostropóvich, sentirono con piacere, senza provare
vergogna, come veniva osannato un ubriacone grottesco divenuto il Messia.
Pochi giorni dopo, il presidente russo, a chi con tanta emozione salutata ed
appoggiava Rostropóvich, ordinava di bombardare il Parlamento, provocando un
massacro a Mosca che non aveva precedenti dalla fine della Seconda Guerra
Mondiale. Quel bombardamento del Parlamento russo, il 4 ottobre del 1993,
lascerà inorridito il mondo, le decine e decine di cadaveri di manifestanti
moscoviti che rimarranno rigidi per sempre nei paraggi del Parlamento o della
televisione, saranno la dimostrazione che il nuovo potere non si sarebbe
trattenuto di fronte a nulla nel suo cammino verso il capitalismo. Il
violoncellista russo non pronuncerà mai una sola parola di condanna.
Naturalmente, non sembra criticabile che Rostropóvich, a suo tempo, protestasse
contro gli abusi di Breznev, ma qualcosa scricchiola quando vediamo la sua
attuazione seguente.
Come tanti altri, era scomodo nel
socialismo reale ma si scoprì felice nei saloni del capitalismo, quel sistema
che continua a seminare la morte e la distruzione nel pianeta, in Afghanistan o
in Iraq, ed anche nei territori dell'antica Unione Sovietica.
Anche se tali notizie arrivano attenuate agli artisti squisiti,
Rostropóvich scopre che non dispone di tempo per preoccuparsi di quei temi.
Come accaduto con Céline, con Pound, con Drieu la Rochelle che unirono il loro
talento come scrittori alla macchina da guerra del fascismo, verifichiamo che
la qualità della musica di Rostropovich non è incompatibile col suo appoggio ad
un sanguinario colpo di Stato che sancì la spaventosa e lunga notte russa verso
il capitalismo.
Il violoncellista e direttore d’orchestra russo, perso nei sublimi sentieri
della musica, dando prova di malinconia tra le ombre, si prestò a dare musica
al colpo di Stato yeltsiniano, senza nemmeno girare lo sguardo verso le vittime
che si ammucchiavano sul selciato insanguinato di Mosca.