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Asia centrale ex Sovietica - Cosa sono diventati questi paesi


Intervista al geografo Pierre Thorez, professore dell’Università di Havre
A cura di Caroline Andreani
“Le Manifeste” - N° 6 – Maggio 2004
http://le.manifeste.free.fr/

D. Si parla poco dell’Asia centrale nei “media” francesi. Come si è sviluppata  la situazione in questi paesi dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica?

R.
Alla fine degli anni ’80 esistevano alcuni movimenti nazionalisti. Ma questi paesi sono diventati indipendenti senza che nessuno lo desiderasse. Si voleva un’unione rinnovata, e il presidente del Kazakhstan fece di tutto per scongiurare la nascita della CSI. Le repubbliche musulmane volevano mantenere il sistema del rublo, e fu la Russia a non volerlo. A Mosca, determinate correnti pensavano che queste repubbliche costassero più di quanto in realtà contavano, e che la redistribuzione delle ricchezze avvenisse a loro favore. Non mancavano neppure considerazioni politiche…si intendeva far esplodere il sistema sovietico nel suo insieme, politicamente, geograficamente, economicamente.

Un secondo elemento che bisogna considerare, è che nessuno di questi paesi è esistito in precedenza entro le frontiere attuali. Essi si sono costituiti a partire dalle frontiere stabilite dalle divisioni amministrative ereditate dal periodo sovietico. Hanno dovuto forgiare di colpo un’identità nazionale, cercarsi degli eroi nazionali. Ad esempio, sono in molti a rivendicare l’eredità di Tamerlano.

Nella regione di Ferghana, tale scenario crea dei problemi. E’ un territorio molto ricco, diviso amministrativamente dai sovietici. Ora, l’Uzbekistan ha chiuso le sue frontiere, mentre gli abitanti del Ferghana erano soliti viaggiare da un estremo all’altro della regione. Ufficialmente non ci sono dei conflitti di frontiera, ma la gente vive molto male il fatto di non poter più circolare liberamente. E’, d’altronde, una questione strumentalizzata dagli Islamisti.
Il Turkmenistan è molto isolato. L’Uzbekistan ha preso l’iniziativa di chiudere le sue frontiere, e di svilupparsi in modo autocentrato. I tre altri paesi hanno le loro frontiere aperte e mantengono relazioni regolari.

D. Come si è evoluta la vita quotidiana dei popoli dell’Asia centrale?

R.
La situazione più drammatica è quella del Tagikistan, che ha conosciuto una brusca caduta dei livelli di vita. In Uzbekistan e in Kazakhstan, un piccolo gruppo si è fortemente arricchito. C’è un autentico impoverimento dovuto alla precarietà dell’occupazione, dal momento che un buon numero di attività industriali è venuto a cessare. La produzione agricola, ad eccezione di quella del cotone che è sovvenzionata dallo Stato, è completamente disorganizzata. Si è passati da una produzione agricola destinata all’esportazione – cotone, frutta, legumi – ad una produzione di autosussistenza. La gente produce da sola cereali. Si ritorna a forme arcaiche di agricoltura, ad esempio all’utilizzo dell’aratro. In precedenza si allevavano ovini. La lana veniva raccolta e commercializzata. Oggi questa produzione è stata abbandonata e si registra una forte diminuzione dei capi di bestiame. A livello del commercio, è il settore informale che predomina.

I paesi dell’Asia centrale stanno comunque un po’ meglio di quelli del Caucaso. In Tagikistan, dove si è registrato un deciso arretramento nella scolarizzazione, lo Stato ha fatto uno sforzo particolare per rilanciarla. Il deterioramento delle istituzioni pubbliche è meno accentuato che in altre ex repubbliche sovietiche. A livello dei servizi pubblici, le vecchie infrastrutture, l’acqua potabile, la rete elettrica, i trasporti continuano a funzionare.

D. E le risorse petrolifere dei paesi dell’Asia centrale?

R.
Al momento dell’affondamento dell’Unione Sovietica, le compagnie petrolifere occidentali si sono radicate per mettere le mani sulle riserve di petrolio e di gas. Vi si trovano tutte le compagnie, con strategie differenti: società miste, concessioni…Ma in Uzbekistan, il gas è rimasto proprietà della compagnia nazionale. Le riserve sono state sovrastimate: non esiste il nuovo “eldorado” promesso. La contesa, attraverso progetti in concorrenza tra loro, è presente però a livello della costruzione di oleodotti per il trasporto degli idrocarburi.

D. E a livello geostrategico?

R.
I Russi hanno incassato abbastanza bene il colpo. Quando gli Americani hanno installato delle basi, i Russi hanno fatto altrettanto. In Kirghisia sono avvenuti dei gravi incidenti tra i soldati americani e la popolazione. Di colpo, i soldati americani si sono trovati relegati nelle loro basi. I Russi, invece, hanno costruito case e hanno organizzato feste. Vengono accolti con simpatia. I paesi dell’Asia centrale sono molto russofili. Molti tagiki vanno a lavorare in Russia. L’Uzbekistan ha firmato degli accordi con la Russia nel settore aeronautico. Questi paesi conservano collegamenti aerei con la Russia. Molti prodotti sono importati dalla Russia. Per non parlare dei legami personali, privati che si mantengono. E anche se si è registrato un calo, il peso della Russia negli scambi con i paesi dell’Asia centrale tende a stabilizzarsi.

I paesi dell’Asia centrale giocano su molti tavoli: l’Unione Europea, la Russia, gli Stati Uniti, la Cina…la Turchia ha sviluppato relazioni con questi paesi, costruendovi scuole e moschee. L’Iran e la Cina, ugualmente, hanno sviluppato relazioni di cooperazione. Per la Cina esiste un interesse strategico evidente: ostacolare l’espansionismo americano.
Viene da pensare ai “non allineati” degli anni ’60. E’ difficile dire come si evolveranno le cose e se saranno in grado di affermarsi come paesi sovrani e indipendenti.

Traduzione di Mauro Gemma