fonte
http://www.rebelion.org
traduzione dallo spagnolo a cura del Ccdp
Chi
controllerà il mondo?
Noam Chomsky
El Periódico - 21-06-2004
Il mese scorso vi è stata la ricorrenza del primo anniversario della
dichiarazione di vittoria in Iraq da parte del presidente George W. Bush. In
quell’occasione annunciò che "la missione era stata compiuta".
L'invasione fu un'applicazione della dottrina di Bush, la nuova "grande
strategia imperiale" - come la battezzò la rivista Foreign Affairs – la
quale proclama che gli USA domineranno il mondo per un futuro indefinito e
distruggeranno qualsiasi sfida alla loro dominazione. Lasciando da parte ciò
che sta capitando in Iraq, sarebbe forse utile concentrarsi sui principi che
hanno condotto all'invasione ed all’occupazione rendendo il mondo un luogo più
pericoloso, non solo a causa del terrorismo.
Il Dipartimento di Stato nordamericano ha appena ammesso che è totalmente falso
l'annuncio che fece ad aprile, quando aveva indicato che il terrorismo era
diminuito a livello mondiale - uno dei punti centrali dell'attuale campagna
presidenziale di Bus -. La relazione adesso rivista ammette che "il numero
degli incidenti e delle vittime è aumentato drasticamente". Per gli
strateghi del Governo, l'obiettivo più importante non è stato combattere il
terrorismo, ma stabilire basi militari nordamericane in uno Stato satellite
situato nel centro delle maggiori riserve energetiche mondiali, ed in questo
modo avvantaggiarsi rispetto ai concorrenti. Zbigniew Brzezinski ha scritto che
"il ruolo degli USA nella sicurezza della regione", per dirlo con più
chiarezza, il suo dominio militare, offre loro "un potere politico
indiretto ma cruciale di fronte alle economie europee ed asiatiche che
dipendono anche dalle esportazioni di petrolio della regione."
Come Brzezinski sa, il problema principale del dominio globale degli USA è che
Europa ed Asia, (specialmente la dinamica regione del nordest dell'Asia) hanno
le loro vie energetiche. Ne consegue
che il controllo del Golfo Persico e dell'Asia Centrale risulta ancora più
importante.
L'appoggio di USA e Gran Bretagna a Turkmenistán, Uzbekistan ed altre dittature
dell'Asia Centrale, la disputa su quali corridoi seguiranno gli oleodotti e
sotto quale supervisione, fanno parte di un nuovo gran gioco tra potenze.
Nel frattempo, i commentatori occidentali continuano a pensare che l'obiettivo
dell'invasione è stato, secondo "la visione presidenziale", stabilire
una democrazia in Iraq. In contrasto, secondo inchieste realizzate da società
occidentali a Baghdad, la gran maggioranza ritiene che il motivo dell’invasione
per Washington è stato quello di controllare le risorse irachene e
riorganizzare il Medio Oriente secondo gli interessi nordamericani. Non è raro
che coloro sopportano le conseguenze peggiori abbiano una visione più chiara
del mondo in cui vivono.
Molti altri dati dimostrano che Washington considera il terrorismo una
questione di minore importanza rispetto a quella di assicurarsi che il Medio
Oriente sia controllato da mani adeguate. Solo il mese scorso, il Governo di
Bush ha imposto sanzioni economiche alla Siria, applicando una legge che è
praticamente una dichiarazione di guerra a meno che il Governo di Damasco
rispetti gli ordini nordamericani. La Siria continua a figurare nella lista
ufficiale degli stati che patrocinano il terrorismo, nonostante abbia fornito
importanti dati a Washington su Al Qaeda ed altri gruppi radicali. Ne consegue
che gli USA preferiscono privarsi di quella fonte d’informazione per
raggiungere un obiettivo più grande: un regime che accetti le richieste
nordamericane ed israeliane.
Per menzionare qualche altro esempio di quali siano le priorità: il
Dipartimento del Tesoro degli USA mantiene un Ufficio di Controllo dei Beni
Stranieri, destinato ad investigare sui trasferimenti sospetti di denaro, un
elemento cruciale nella "guerra contro il terrorismo".
Quest’organismo ha 120 impiegati. Alcune settimane fa, informò il Congresso
che, alla fine dell'anno scorso, quattro impiegati, soltanto quattro, erano destinati
a seguire la pista alle finanze di Bin Laden e Saddam Hussein, mentre quasi due
dozzine avevano il compito di applicare misure di embargo contro Cuba. Perché
il Dipartimento del Tesoro dedica maggiori energie a strangolare Cuba piuttosto
che alla guerra contro il terrorismo?
Per raggiungere la supremazia, può trionfare la violenza, ad un costo tremendo.
E può provocare, in risposta, violenza ancora maggiore. E non solo quella del
terrorismo. A febbraio, la Russia portò a termine le sue più massicce manovre
militari da un ventennio a questa parte, esibendo nuove e più avanzate armi di
distruzione di massa. Leaders politici e militari russi hanno segnalato con
chiarezza che questa resurrezione della corsa agli armamenti è una diretta
risposta alle azioni ed ai programmi del Governo di Bush, in particolare allo
sviluppo di armi nucleari di bassa intensità, le cosiddette
“distruggi-bunkers”. Come gli analisti di entrambe le parti sanno, con queste
armi si possono attaccare i bunkers, nascosti nelle montagne, che controllano
l'arsenale nucleare russo.
Ciò che può capitare è un'espansione del riarmo nucleare. Russi e cinesi
reagiscono agli statunitensi costruendo armi strategiche. L'India potrebbe
rispondere alla Cina. Il Pakistan fare la stessa cosa con l'India.... Nel
frattempo, l'Iraq avanza verso quello che viene definito “recupero della
propria sovranità”. Un recente articolo di Anton La Guardia, del Daily
Telegraph, ricordava nell'ultimo paragrafo che "un alto funzionario
britannico indicò in modo sottile: il Governo iracheno sarà pienamente sovrano
ma, in pratica, non eserciterà tutte le sue funzioni sovrane". Lord Curzon
non l'avrebbe spiegato meglio.
Il fermo rifiuto degli iracheni di accettare le tradizionali finzioni
costituzionali ha obbligato Washington a cedere, poco per volta. Ha contribuito
in questo la "seconda superpotenza", come Patrick E. Tyler, del The
New York Times, definì l'opinione pubblica mondiale in seguito alle grandi
manifestazioni del febbraio 2003, prima occasione nella storia in cui si ebbero
manifestazioni di massa contro una guerra prima del suo inizio ufficiale. E
questo cambia tutto.
Per esempio, negli anni ‘60, avrebbero sedato la rivolta di Falluya con
bombardamenti di aerei B-52 e stragi. Oggi una società più civilizzata non
tollera tali misure ed offre almeno una possibilità affinché le vittime attuino
e raggiungano un'autentica indipendenza. È anche possibile che quest’impulso
possa obbligare il Governo di Bush ad abbandonare le sue ambizioni imperiali in
Iraq.
* Noam Chomsky è Professore di Linguistica del MIT ed autore di "Egemonia
o sopravvivenza. La strategia imperialista dell'USA."
© by Noam
Chomsky. Distributed by The New York Times Syndicate.