www.resistenze.org - osservatorio - mondo - politica e società - 27-06-04

fonte http://www.rebelion.org
traduzione dallo spagnolo a cura del Ccdp

Chi controllerà il mondo?


Noam Chomsky  
El Periódico - 21-06-2004

Il mese scorso vi è stata la ricorrenza del primo anniversario della dichiarazione di vittoria in Iraq da parte del presidente George W. Bush. In quell’occasione annunciò che "la missione era stata compiuta". L'invasione fu un'applicazione della dottrina di Bush, la nuova "grande strategia imperiale" - come la battezzò la rivista Foreign Affairs – la quale proclama che gli USA domineranno il mondo per un futuro indefinito e distruggeranno qualsiasi sfida alla loro dominazione. Lasciando da parte ciò che sta capitando in Iraq, sarebbe forse utile concentrarsi sui principi che hanno condotto all'invasione ed all’occupazione rendendo il mondo un luogo più pericoloso, non solo a causa del terrorismo.

Il Dipartimento di Stato nordamericano ha appena ammesso che è totalmente falso l'annuncio che fece ad aprile, quando aveva indicato che il terrorismo era diminuito a livello mondiale - uno dei punti centrali dell'attuale campagna presidenziale di Bus -. La relazione adesso rivista ammette che "il numero degli incidenti e delle vittime è aumentato drasticamente". Per gli strateghi del Governo, l'obiettivo più importante non è stato combattere il terrorismo, ma stabilire basi militari nordamericane in uno Stato satellite situato nel centro delle maggiori riserve energetiche mondiali, ed in questo modo avvantaggiarsi rispetto ai concorrenti. Zbigniew Brzezinski ha scritto che "il ruolo degli USA nella sicurezza della regione", per dirlo con più chiarezza, il suo dominio militare, offre loro "un potere politico indiretto ma cruciale di fronte alle economie europee ed asiatiche che dipendono anche dalle esportazioni di petrolio della regione."  

Come Brzezinski sa, il problema principale del dominio globale degli USA è che Europa ed Asia, (specialmente la dinamica regione del nordest dell'Asia) hanno le loro vie energetiche.  Ne consegue che il controllo del Golfo Persico e dell'Asia Centrale risulta ancora più importante.  
L'appoggio di USA e Gran Bretagna a Turkmenistán, Uzbekistan ed altre dittature dell'Asia Centrale, la disputa su quali corridoi seguiranno gli oleodotti e sotto quale supervisione, fanno parte di un nuovo gran gioco tra potenze. 

Nel frattempo, i commentatori occidentali continuano a pensare che l'obiettivo dell'invasione è stato, secondo "la visione presidenziale", stabilire una democrazia in Iraq. In contrasto, secondo inchieste realizzate da società occidentali a Baghdad, la gran maggioranza ritiene che il motivo dell’invasione per Washington è stato quello di controllare le risorse irachene e riorganizzare il Medio Oriente secondo gli interessi nordamericani. Non è raro che coloro sopportano le conseguenze peggiori abbiano una visione più chiara del mondo in cui vivono.  

Molti altri dati dimostrano che Washington considera il terrorismo una questione di minore importanza rispetto a quella di assicurarsi che il Medio Oriente sia controllato da mani adeguate. Solo il mese scorso, il Governo di Bush ha imposto sanzioni economiche alla Siria, applicando una legge che è praticamente una dichiarazione di guerra a meno che il Governo di Damasco rispetti gli ordini nordamericani. La Siria continua a figurare nella lista ufficiale degli stati che patrocinano il terrorismo, nonostante abbia fornito importanti dati a Washington su Al Qaeda ed altri gruppi radicali. Ne consegue che gli USA preferiscono privarsi di quella fonte d’informazione per raggiungere un obiettivo più grande: un regime che accetti le richieste nordamericane ed israeliane.

Per menzionare qualche altro esempio di quali siano le priorità: il Dipartimento del Tesoro degli USA mantiene un Ufficio di Controllo dei Beni Stranieri, destinato ad investigare sui trasferimenti sospetti di denaro, un elemento cruciale nella "guerra contro il terrorismo". Quest’organismo ha 120 impiegati. Alcune settimane fa, informò il Congresso che, alla fine dell'anno scorso, quattro impiegati, soltanto quattro, erano destinati a seguire la pista alle finanze di Bin Laden e Saddam Hussein, mentre quasi due dozzine avevano il compito di applicare misure di embargo contro Cuba. Perché il Dipartimento del Tesoro dedica maggiori energie a strangolare Cuba piuttosto che alla guerra contro il terrorismo?  

Per raggiungere la supremazia, può trionfare la violenza, ad un costo tremendo. E può provocare, in risposta, violenza ancora maggiore. E non solo quella del terrorismo. A febbraio, la Russia portò a termine le sue più massicce manovre militari da un ventennio a questa parte, esibendo nuove e più avanzate armi di distruzione di massa. Leaders politici e militari russi hanno segnalato con chiarezza che questa resurrezione della corsa agli armamenti è una diretta risposta alle azioni ed ai programmi del Governo di Bush, in particolare allo sviluppo di armi nucleari di bassa intensità, le cosiddette “distruggi-bunkers”. Come gli analisti di entrambe le parti sanno, con queste armi si possono attaccare i bunkers, nascosti nelle montagne, che controllano l'arsenale nucleare russo.  

Ciò che può capitare è un'espansione del riarmo nucleare. Russi e cinesi reagiscono agli statunitensi costruendo armi strategiche. L'India potrebbe rispondere alla Cina. Il Pakistan fare la stessa cosa con l'India.... Nel frattempo, l'Iraq avanza verso quello che viene definito “recupero della propria sovranità”. Un recente articolo di Anton La Guardia, del Daily Telegraph, ricordava nell'ultimo paragrafo che "un alto funzionario britannico indicò in modo sottile: il Governo iracheno sarà pienamente sovrano ma, in pratica, non eserciterà tutte le sue funzioni sovrane". Lord Curzon non l'avrebbe spiegato meglio.

Il fermo rifiuto degli iracheni di accettare le tradizionali finzioni costituzionali ha obbligato Washington a cedere, poco per volta. Ha contribuito in questo la "seconda superpotenza", come Patrick E. Tyler, del The New York Times, definì l'opinione pubblica mondiale in seguito alle grandi manifestazioni del febbraio 2003, prima occasione nella storia in cui si ebbero manifestazioni di massa contro una guerra prima del suo inizio ufficiale. E questo cambia tutto.  

Per esempio, negli anni ‘60, avrebbero sedato la rivolta di Falluya con bombardamenti di aerei B-52 e stragi. Oggi una società più civilizzata non tollera tali misure ed offre almeno una possibilità affinché le vittime attuino e raggiungano un'autentica indipendenza. È anche possibile che quest’impulso possa obbligare il Governo di Bush ad abbandonare le sue ambizioni imperiali in Iraq.

* Noam Chomsky è Professore di Linguistica del MIT ed autore di "Egemonia o sopravvivenza. La strategia imperialista dell'USA."

© by Noam Chomsky. Distributed by The New York Times Syndicate.