da: "aa-info"
<aa-info@yahoogroups.com>
17 - 09 - 2004
Dagli Hezbollah libanesi «solidarietà» per le due
Simone
Sheik
Nabil Qaouk: «Un rapimento che favorisce la tesi dello scontro di civiltà
portata avanti da Usa e Israele»
Stefano Chiarini
«Dal carcere di Khiam, dove sono stati rinchiusi, torturati e uccisi tanti
combattenti della resistenza libanese esprimiamo tutta la nostra solidarietà a
Simona Torretta e a Simona Pari, che non hanno alcun rapporto con le forze di
occupazione, che sono in Iraq per aiutare il popolo iracheno e che consideriamo
dalla nostra stessa parte.
Si tratta di un rapimento che colpisce il popolo iracheno, il popolo italiano
contrario alla guerra, la legittima resistenza contro le truppe di occupazione
e l'immagine dell'Islam in Occidente.
In sostanza favorisce la tesi dello scontro di civiltà portata avanti dagli
Usa, da Israele e da gruppi dalla politica e dalle origini assai ambigue».
Sheik Nabil Qaouk responsabile del fronte meridionale, quello con Israele,
della resistenza libanese sciita degli Hezbollah, ci accoglie in una sala
refettorio della fortezza di Khiam, nell'omonimo paese del Libano meridionale.
La tozza e sinistra fortezza ottomana-francese si trova su un'alta collina
strategica, sempre accarezzata da una forte brezza, nel punto dove si
incontrano tre dei confini più caldi del Medioriente: quello con Israele, dal
Jabal Sheik (il monte Hermon) con la zona libanese delle fattorie di Cheba
ancora occupate dallo stato ebraico, sino all'alta Galilea, quello siriano con
il massiccio del Golan occupato, e infine quello libanese.
Sheikh Nabil Qaouk sembra molto determinato a combattere il tentativo americano
e israeliano da una parte e dei gruppi alla al Qaeda dall'altra, di portare
avanti «uno scontro di civiltà» tendente a «far dimenticare l'occupazione della
Palestina con i quotidiani crimini contro la popolazione locale e l'aggressione
al Medioriente dell'imperialismo americano».
I rapimenti indiscriminati di volontari o giornalisti rientrerebbe in pieno in
questa strategia: «La resistenza, quando è tale, distingue tra governi e
popolo, nello specifico tra la politica del governo italiano e quella del
popolo italiano, e anzi deve allearsi con tutti coloro che in occidente sono
contro l'occupazione.
Non ci troviamo infatti nel mezzo di un conflitto tra religioni dal momento che
Bush non rappresenta affatto il messaggio del cristianesimo, né il terrorismo
israeliano quello di Mosé, ma di uno scontro tra il progetto egemonico
dell'impero Usa e quello sionista di schiacciare la resistenza palestinese da
una parte e dall'altra dei popoli che lottano per cacciare le truppe straniere
dal proprio territorio».
«Usa e Israele accentuando il loro estremismo nei prossimi mesi - continua
Nabil Qouk, ideatore tra l'altro della vincente strategia militare della
resistenza libanese - fanno presagire l'arrivo di sempre più gravi tragedie che
possono essere evitate solamente da un ampio fronte che comprenda tutti coloro
che, da noi e da voi, amano la giustizia e la libertà».
La condanna per il rapimento delle due cooperanti italiane e la richiesta di
una loro immediata liberazione - insieme ai dubbi e ai sospetti di molti che
riconoscono nel rapimento più i caratteri del modus operandi di Iyad Allawi e
di John Negroponte che quello della resistenza - non viene solo dal movimento
degli Hezbollah ma anche dal fronte progressista-nazionalista di Sidone (città
a maggioranza sunnita con il grande campo palestinese di Ein el Helwe con oltre
90.000 persone).
«La città di Sidone, con le sue centinaia di martiri dei bombardamenti e
dell'occupazione israeliana (1982 - 1985) - ci dice il neoeletto sindaco, il
medico patologo Abdul Rahman Bisri negli uffici del comune, non lontano dal
bianco castello dei crociati - non solo chiede l'immediata liberazione di
Simona Pari e Simona Torretta ma ha anche deciso, per dare maggior forza a
questa richiesta, di dare loro la cittadinanza onoraria della città».
Al sindaco di Sidone ha poi fatto eco il deputato locale, Osama Saad, figlio di
Maaruf Saad - l'esponente politico progressista ucciso nel 1975 durante uno
sciopero dei pescatori - nel corso di una cerimonia per la posa di una corona
di fiori al monumento per le oltre 500 vittime dei pesanti bombardamenti
israeliani del giugno del 1982.
L'esponente progressista -eletto in una lista anti-primo ministro Hariri - dopo
aver denunciato la politica dei due pesi e due misure della comunità
internazionale, ha lanciato anche lui ieri mattina un accorato appello per la
liberazione «delle due nostre ospiti e concittadine».