www.resistenze.org - osservatorio - mondo - politica e società - 19-10-04

Il mondo unipolare genera i George Bush come il sonno della ragione genera i mostri


di Enrico Penati

Abbiamo sempre respinto quelle enunciazioni generalmente di fonte americana secondo le quali la storia, anche soltanto quella moderna, ha raggiunto tre anni or sono un specie di punto di non ritorno, tanto da dire - come infatti hanno detto - che c’è un prima e un dopo, perché dopo l’11 settembre 2001 il mondo non è stato e non sarà mai più come prima. Si tratta di una esagerazione da infantilismo sciovinista, essendo ben noto, in genere anche a molti studiosi americani, che perché l’umanità sia in grado di indicare, con qualche verosimiglianza, un punto di svolta epocale devono passare alcuni secoli. Per esempio che la scoperta dell’America - ma riteniamo più corretto dire “l’invasione” dell’America come suggerisce il bel libro di Francis Jennings tradotto e pubblicato in Italia da Einaudi nel 1991 - abbia segnato lo spartiacque fra l’evo medio e il mondo moderno se ne accorse qualche europeo - non qualche americano - e non alla fine del Quattrocento ( come dire ai tempi di Erasmo da Rotterdam) ma tre secoli dopo, successivamente alla Rivoluzione francese (come dire ai tempi di Alexis de Tocqueville). Invece tutti i trombettieri americani già la sera dell’11 settembre sapevano che era finito un mondo e che ne era cominciato un altro.

Detto questo nessuno intende sostenere che quello che accadde a New York quel giorno sia stato un fatto trascurabile. Al contrario. Si è trattato di un avvenimento estremamente rilevante soprattutto, così riteniamo, per le reazioni che ha suscitato. Se qualcuno avesse il buon tempo e la pazienza di andare a rileggersi - sono sufficienti i titoli delle prime pagine - i principali quotidiani del mondo occidentale nel corso dei due ed anche tre mesi successivi all’11 settembre potrebbe fare questa constatazione : tutti hanno continuato a domandarsi chi è stato a farlo, nessuno si è posto la domanda perché lo hanno fatto.

Sherlock Holmes, a questo punto, si sarebbe rivolto al suo aiutante e gli avrebbe detto : “Elementare Watson, se vuoi sapere chi è stato devi prima chiederti perché lo ha fatto. Il chi viene dopo”. Al contrario, per tutti i grandi quotidiani del mondo occidentale - ed in primis per l’opinione pubblica statunitense e per il governo che la manipola - il perché era e rimane una domanda sconveniente. Proprio nel senso letterale, che non è conveniente porre questa domanda.

Invece la risposta al chi è stato è arrivata quasi contestualmente al crollo delle Torri, anzi, probabilmente anche prima. Il responsabile è il terrorismo islamico e per esso la sua maggiore incarnazione, quell’Osama bin Laden già agente della Cia (ma anche questo è bene non ricordarlo) che ha casa e bottega in una caverna dell’Afghanistan e dalla quale, tra una dialisi e l’altra, dirige il terrorismo antiamericano in tutto il mondo. Da quel momento il governo degli Stati Uniti, guidato da quel George W.Bush che nel novembre del 2000 era stato eletto alla presidenza grazie ad alcuni trucchi e brogli elettorali promossi o coperti da giudici della Florida e controfirmati dalla Corte Suprema, ha dichiarato guerra al terrorismo ed ha promosso ad attuato già due guerre, contro l’Afghanistan e contro l’Iraq, quest’ultima ancora in corso e finora con esiti, per gli americani, del tutto disastrosi. Il che potrebbe essere rivendicato da qualche commentatore disinvolto come prova irrefutabile dell’esistenza di dio.

L’attacco all’Iraq venne presentato come misura necessaria per raggiungere due obiettivi : colpire Saddam Hussein, probabile, quasi certo, complice di bin Laden e se non complice potenziale alleato, e, secondo, distruggere in via preventiva quell’immenso arsenale di armi chimiche, batteriologiche e probabilmente anche nucleari che Saddam Hussein (altro ex uomo di fiducia, finanziato dagli Stati Uniti ai tempi della guerra con l’Iran) aveva raccolto con l’intenzione di scaraventare sul territorio statunitense.

Tutti sappiamo che gli americani in Iraq non hanno trovato neppure una scacciacani e men che meno una vaga traccia di eventuali responsabilità iraquene nell’attentato dell’11 settembre. E allora ?

Allora non poteva che essere così, visto che ci si è sempre preoccupati del chi e mai del perché. E dichiarare la guerra al chi è stato, cioè al terrorismo, ma senza fare nomi e cognomi, significa arrogarsi il diritto di appiccicare l’etichetta di terrorista a qualunque Stato la Casa Bianca scelga nel mazzo, e di conseguenza significa dichiararla al mondo intero, riservandosi il diritto, il governo degli Stati Uniti, di attaccare qualunque Paese in qualunque momento con qualsivoglia pretesto. Poi se va buca diranno che forse la Cia si era sbagliata, ma che cosa vogliono questi antiamericani, noi siano il popolo di Dio, governiamo in Suo nome e sotto la sua ispirazione e chi non è d’accordo con noi deve essere qualche malfidato, uno che ha votato per il divorzio, che non si è opposto all’aborto, che non disprezza gli omosessuali, che non partecipa al linciaggio di negri, che non ce l’ha con gli Ebrei, e diciamola tutta, uno che deve avere simpatie per il comunismo e quindi un terrorista almeno potenziale. Noi comunisti non abbiamo il diritto di sorprenderci : il compagno Bertold Brecht ci aveva avvertiti che il sonno della ragione genera mostri.

La gelida follia, quella che determina le decisioni del governo di Bush, è facilmente dimostrabile con un esempio. Ancora qualche anno fa le bombe dell’IRA - esercito repubblicano irlandese - facevano saltare in Inghilterra cinema e discoteche, stazioni del metrò e bus delle linee del trasporto urbano : centinaia e centinaia di morti. Era, e lo sapevano tutti senza bisogno dei suggerimenti della Cia, il terrorismo irlandese che almeno dalla famosa Pasqua di sangue del 1916 cercava di costringere il governo inglese ad abbandonare l’Irlanda e, quando questo avvenne, cercava di scacciare gli inglese anche da quel pezzetto dell’Irlanda del Nord - le sei contee - che gli inglesi stessi continuavano e continuano a chiamare Ulster. Tutti sapevano, ma proprio tutti, anche la Cia, che il comando dell’IRA ed il grosso dei militanti stavano di casa a Dublino almeno dal 1937 quando l’Inghilterra riconobbe l’indipendenza dell’Irlanda.

Contro gli irlandesi, terroristi o no, gli inglesi avevano sempre usato la mano pesante ma a  nessuno a Londra passò mai per l’anticamera del cervello di bombardare Dublino. Non solo. Tutti sapevano, compresa la Cia, che da sempre il maggior finanziatore dell’IRA, e più in generale dell’indipendentismo irlandese, era un numeroso gruppo di famiglie americane di origine irlandese abitanti, da generazioni, a Boston. Con lo stesso diritto col quale oggi Bush sepellisce prima l’Afghanistan ed oggi l’Iraq sotto un diluvio di bombe per punire il terrorismo islamico, il governo inglese avrebbe dovuto bombardare Dublino per distruggere l’IRA e poi anche Boston per punire i finanziatori del terrorismo irlandese.

Il sospetto che si ha è che la posizione di Bush e dei  kapò ai suoi ordini sia talmente al di là da ogni possibile comprensione umana, talmente folle, sanguinaria ed assassina, che la gente si rifiuti di ammettere che le cose siano veramente a questo punto. Purtroppo la verità è che siamo anche oltre.

Fine