www.resistenze.org - osservatorio - mondo - politica e società - 05-11-04

da http://www.left.ru/2004/15/yakushev114-2.html

Sulle elezioni in USA e in Ucraina


di Dmitrij Jakushev

Di seguito la traduzione di un interessante articolo, scritto dallo studioso marxista russo Dmitrij Jakushev, alla vigilia delle elezioni presidenziali in USA e Ucraina.

Putin ha sostenuto apertamente Bush.
Il presidente russo spera sinceramente che, vincendo ancora una volta la lotta per la Casa Bianca, Bush, in segno di riconoscenza, avrà la volontà di frenare gli umori antirussi dell’establishment americano. In realtà, il suo è un errore serio di valutazione, persino dal punto di vista della politica della borghesia e delle esigenze di sopravvivenza del regime. Inoltre, le riverenze a Bush rischiano di compromettere il sostegno pubblico di cui finora dispone Putin, sia in Russia che nel mondo, senza che possa venirgli in cambio qualcosa dal punto di vista delle relazioni con gli USA, anche nel caso di vittoria di Bush. Non si può che concordare con Brzezinski, quando afferma in un’intervista a “Novaja Gazeta” che “l’idillio tra l’America e Putin è finito”. Si, è veramente il caso di credere all’anziano anticomunista e russofobo, quando afferma che:

“L’idillio con Putin, sia per i repubblicani che per i democratici, è finito. Non prevedo rilevanti differenze nell’atteggiamento che Bush e Kerry terranno verso la Russia. La preoccupazione per quanto sta accadendo in Russia è condivisa dai più influenti circoli politici degli USA. E’ il riflesso della delusione nei confronti di Putin, che ha cominciato a condurre una politica esplicitamente antidemocratica, che si traduce nella feroce e rovinosa guerra in Cecenia.”(“Novaja Gazeta”, 14 ottobre 2004, http://2004.novayagazeta.ru/nomer/2004/76n/n76n-s10.shtml,
nota del traduttore)

Le contraddizioni oggettive della Russia di Putin con i centri imperialistici sono troppo grandi, perché si possa sperare, non solo in rapporti di alleanza, ma neppure nella coesistenza pacifica. In questo caso hanno certamente ragione i neoliberali quando affermano che non ci sarebbero problemi con l’Occidente, non ci sarebbero atti terroristici, solo se la Russia si ritirasse dal Caucaso, vendesse “Gasprom” e “Transneft” e si adattasse alle ricette del FMI…

Un enorme significato per il futuro della Russia hanno anche le imminenti elezioni del presidente dell’Ucraina. E’ addirittura possibile affermare che l’Ucraina sta attraversando il suo “momento della verità”, che assume un significato storico per tutto il mondo. E’ proprio in Ucraina che oggi si manifestano le più acute contraddizioni mondiali. La Russia non può permettere che qui si affermi un regime nazionalista ad essa ostile, perché in tal caso sarebbe la stessa Russia ad avere i giorni contati. La Russia non può esistere senza l’Ucraina, sua parte costitutiva indispensabile. L’Occidente, invece, non può permettere che l’Ucraina cada sotto l’influenza della Russia. Ci troviamo di fronte ad una contraddizione che può essere risolta solo con la forza. La politica della lotta per l’Ucraina potrebbe anche assumere, nel breve periodo, una continuazione bellica.

Che le parti non possano intendersi è testimoniato dagli ultimi giorni della campagna elettorale. I seguaci di Juschenko danno ad intendere di essere pronti a non riconoscere i risultati delle elezioni e a trasferire la lotta per il potere nelle strade, come si è visto con i violentissimi incidenti scatenati il 23 ottobre vicino al palazzo della Commissione elettorale centrale. Sulla determinazione anche della parte avversaria di andare fino in fondo testimonia invece la visita presidenziale senza precedenti di Putin in Ucraina, e il suo appello rivolto direttamente al popolo di questo paese a pochissimi giorni dalla votazione.

Proviamo allora ad immaginare come potrebbero svilupparsi gli avvenimenti. La Commissione elettorale centrale potrebbe ratificare la vittoria di Janukovic e la cosa è assolutamente verosimile. L’opposizione, gli osservatori occidentali, centinaia di migliaia di sostenitori di Juschenko potrebbero non accettare la decisione. Ciò potrebbe avvenire dopo il secondo turno. Allora tra potere e opposizione si scatenerebbe la battaglia per il controllo di Kiev. E la peculiarità della situazione potrebbe consistere nel fatto che la parte soccombente non fuggirebbe a Mosca o a Washington, ma cercherebbe di consolidare le sue posizioni a Donetsk (roccaforte filo-russa di Janukovic, nota del traduttore) o a Leopoli (la città transcarpatica, dove del resto, già dopo il primo turno, migliaia di militanti di movimenti ultranazionalisti, sostenitori di Juschenko, sono minacciosamente scesi in piazza, nota del traduttore). E ciò significherebbe due governi e la sanzione della divisione dell’Ucraina. Verrebbe dimostrato, tra l’altro, che l’Ucraina non è mai stata e mai potrà essere una nazione separata, e che una sua parte significativa è sempre stata e sempre rimarrà Russia.

In questa situazione, i comunisti hanno il compito di sviluppare la più vigorosa propaganda antimperialista, di esigere l’unione dei nostri popoli in uno stato unitario, di farla finita con la borghesia privata venduta, dal momento che la vigliacca borghesia russo-ucraina non andrà mai fino in fondo nella realizzazione dell’unità dei nostri popoli. Una variante alternativa per i comunisti potrebbe essere semplicemente quella di sedersi a bere il tè, aspettando che finalmente si creino le condizioni per un’autentica, veramente pura, lotta di classe, facendo a meno di qualsiasi corbelleria nazionale e unitaria.
Può anche darsi che le mie siano solo assurdità e che non si avveri nulla di tutto ciò. Può darsi che, più semplicemente la vittoria vada a Janukovic e che Juschenko la accetti. O che succeda il contrario, con Janukovic che si adatta alla vittoria di Juschenko. Non lo so, ma personalmente ho molti dubbi che ci troveremo di fronte ad uno scenario così “usuale”.

Traduzione dal russo di Mauro Gemma