da http://www.left.ru/2004/15/yakushev114-2.html
Sulle elezioni in USA e in Ucraina
di Dmitrij Jakushev
Di seguito la traduzione di un interessante articolo, scritto dallo studioso
marxista russo Dmitrij Jakushev, alla vigilia delle elezioni presidenziali in
USA e Ucraina.
Putin ha sostenuto apertamente Bush. Il presidente russo spera
sinceramente che, vincendo ancora una volta la lotta per la Casa Bianca, Bush,
in segno di riconoscenza, avrà la volontà di frenare gli umori antirussi
dell’establishment americano. In realtà, il suo è un errore serio di
valutazione, persino dal punto di vista della politica della borghesia e delle
esigenze di sopravvivenza del regime. Inoltre, le riverenze a Bush rischiano di
compromettere il sostegno pubblico di cui finora dispone Putin, sia in Russia
che nel mondo, senza che possa venirgli in cambio qualcosa dal punto di vista
delle relazioni con gli USA, anche nel caso di vittoria di Bush. Non si può che
concordare con Brzezinski, quando afferma in un’intervista a “Novaja Gazeta”
che “l’idillio tra l’America e Putin è finito”. Si, è veramente il caso di
credere all’anziano anticomunista e russofobo, quando afferma che:
“L’idillio con Putin, sia per i repubblicani che per i democratici, è finito.
Non prevedo rilevanti differenze nell’atteggiamento che Bush e Kerry terranno
verso la Russia. La preoccupazione per quanto sta accadendo in Russia è
condivisa dai più influenti circoli politici degli USA. E’ il riflesso della
delusione nei confronti di Putin, che ha cominciato a condurre una politica
esplicitamente antidemocratica, che si traduce nella feroce e rovinosa guerra
in Cecenia.”(“Novaja Gazeta”, 14 ottobre 2004, http://2004.novayagazeta.ru/nomer/2004/76n/n76n-s10.shtml,
nota del traduttore)
Le contraddizioni oggettive della Russia di Putin con i centri
imperialistici sono troppo grandi, perché si possa sperare, non solo in
rapporti di alleanza, ma neppure nella coesistenza pacifica. In questo caso
hanno certamente ragione i neoliberali quando affermano che non ci sarebbero
problemi con l’Occidente, non ci sarebbero atti terroristici, solo se la Russia
si ritirasse dal Caucaso, vendesse “Gasprom” e “Transneft” e si adattasse alle
ricette del FMI…
Un enorme significato per il futuro della
Russia hanno anche le imminenti elezioni del presidente dell’Ucraina. E’
addirittura possibile affermare che l’Ucraina sta attraversando il suo “momento
della verità”, che assume un significato storico per tutto il mondo. E’ proprio
in Ucraina che oggi si manifestano le più acute contraddizioni mondiali. La
Russia non può permettere che qui si affermi un regime nazionalista ad essa
ostile, perché in tal caso sarebbe la stessa Russia ad avere i giorni contati.
La Russia non può esistere senza l’Ucraina, sua parte costitutiva
indispensabile. L’Occidente, invece, non può permettere che l’Ucraina cada
sotto l’influenza della Russia. Ci troviamo di fronte ad una contraddizione che
può essere risolta solo con la forza. La politica della lotta per l’Ucraina
potrebbe anche assumere, nel breve periodo, una continuazione bellica.
Che le parti non possano intendersi è testimoniato dagli ultimi
giorni della campagna elettorale. I seguaci di Juschenko danno ad intendere di
essere pronti a non riconoscere i risultati delle elezioni e a trasferire la
lotta per il potere nelle strade, come si è visto con i violentissimi incidenti
scatenati il 23 ottobre vicino al palazzo della Commissione elettorale
centrale. Sulla determinazione anche della parte avversaria di andare fino in
fondo testimonia invece la visita presidenziale senza precedenti di Putin in
Ucraina, e il suo appello rivolto direttamente al popolo di questo paese a
pochissimi giorni dalla votazione.
Proviamo allora ad immaginare come potrebbero svilupparsi gli avvenimenti. La
Commissione elettorale centrale potrebbe ratificare la vittoria di Janukovic e
la cosa è assolutamente verosimile. L’opposizione, gli osservatori occidentali,
centinaia di migliaia di sostenitori di Juschenko potrebbero non accettare la
decisione. Ciò potrebbe avvenire dopo il secondo turno. Allora tra potere e
opposizione si scatenerebbe la battaglia per il controllo di Kiev. E la peculiarità
della situazione potrebbe consistere nel fatto che la parte soccombente non
fuggirebbe a Mosca o a Washington, ma cercherebbe di consolidare le sue
posizioni a Donetsk (roccaforte
filo-russa di Janukovic, nota del traduttore) o a Leopoli (la città
transcarpatica, dove del resto, già dopo il primo turno, migliaia di militanti
di movimenti ultranazionalisti, sostenitori di Juschenko, sono minacciosamente
scesi in piazza, nota del traduttore). E ciò significherebbe due
governi e la sanzione della divisione dell’Ucraina. Verrebbe
dimostrato, tra l’altro, che l’Ucraina non è mai stata e mai potrà essere una
nazione separata, e che una sua parte significativa è sempre stata e sempre
rimarrà Russia.
In questa situazione, i comunisti hanno il compito di sviluppare la più
vigorosa propaganda antimperialista, di esigere l’unione dei nostri popoli in
uno stato unitario, di farla finita con la borghesia privata venduta, dal
momento che la vigliacca borghesia russo-ucraina non andrà mai fino in fondo
nella realizzazione dell’unità dei nostri popoli. Una variante alternativa per
i comunisti potrebbe essere semplicemente quella di sedersi a bere il tè,
aspettando che finalmente si creino le condizioni per un’autentica, veramente
pura, lotta di classe, facendo a meno di qualsiasi corbelleria nazionale e
unitaria.
Può anche darsi che le mie siano solo assurdità e che non si avveri nulla di
tutto ciò. Può darsi che, più semplicemente la vittoria vada a Janukovic e che
Juschenko la accetti. O che succeda il contrario, con Janukovic che si adatta
alla vittoria di Juschenko. Non lo so, ma personalmente ho molti dubbi che ci
troveremo di fronte ad uno scenario così “usuale”.
Traduzione dal russo di Mauro Gemma